mercoledì 21 giugno 2017

NO AL REFERENDUM sull’autonomia del Veneto



 
 
Mille volte no al referendum sull’autonomia del Veneto
 
di Luigi Bellazzi
 
Abbiamo detto milioni di volte no per l’annessione dell’Alto Adige all’Austria, non vedo perché noi si debba rinnegare il principio della volontà di potenza che deve permeare l’agire di ogni Nazione.

La Patria è una comunità di destino, una e indivisibile. 

I “romani” ruberebbero e i veneti cosa fanno? Rubano di meno. Nemmeno il decentramento amministrativo ha più senso con l’istantaneità della comunicazione attraverso la rete.

Si brucia una lampadina in una via di un quartiere periferico, dell’ultimo sperduto paesino tra le montagne? Un istante dopo all’Amministrazione centrale è pervenuta la segnalazione, in automatico può partirne la riparazione.

A cosa servono i consigli di circoscrizione i consigli comunali, i consigli regionali? Tutti inutili centri di spesa e di sperpero per raccogliere il consenso democratico.

Quanto maggiore è stata la spesa (cresciuta con l’espandersi delle rappresentanze democratiche), quanto più è salita la pressione fiscale.

Tanti più soldi sono usciti dalle tasche degli italiani per finire in quelle degli Enti pubblici (comuni, regioni, Stato) tanto più si è aggravata la crisi dell’economia nazionale.

Nel 1957 quando ancora la maggior parte dei soldi rimanevano comunque nelle tasche degli italiani ed erano trascorsi solo 12 anni dalla fine della guerra, noi italiani, da soli e primi al mondo iniziavamo i lavori dell’Autostrada del Sole (ultimata nel 1962).

Ben 1.200 chilometri da Milano a Napoli percorrendo gli Appennini. Nessuno aveva mai realizzato opere ingegneristiche del genere.
Oggi che la maggior parte dei soldi sono passati dalle tasche private a quelle pubbliche, non abbiamo neanche i soldi per riparare le buche dell’Autostrada del Sole.

Zaia parla dei ladroni romani, proprio lui che tiene su il pannolone al Presidente della Fondazione Cassa Marca di Treviso (l’equivalente in piccolo della nostra fondazione Cassa di Risparmio, l’87 enne ex democristiano Dino De Poli che si fa riconoscere uno stipendio-indennità di 30 mila Euri al mese (trentamila Euri al mese, alla faccia della povera gente, del pensionato a 500 Euri al mese).

Fino all’anno scorso De Poli se ne faceva dare 40 mila al mese.

Il vice di De Poli è un leghista. Quanto riceverà di stipendio come Vicepresidente della Fondazione Cassa Marca questo Leghista? Ah saperlo.

C’è il sospetto che sia parametrato allo stipendio - indennità - del presidente De Poli.

Questo De Poli è lo stesso che sempre come Presidente della Fondazione Cassa Marca vendeva alla socia Cattolica Assicurazioni di Paolo Bedoni il più grande latifondo del nord Italia, Cà Tron.

De Poli e Bedoni si conoscono benissimo ciò nonostante corrispondono a ciascun mediatore (uno non bastava…) la cifra astronomica di 720 mila Euri per una mediazione che non serve,per una attività che probabilmente non è mai nemmeno esistita. Entrambi (Bedoni e De Poli) hanno alle spalle uno stuolo di Consulenti, la fondazione è sull’orlo del fallimento.

La finanza cattolica corre in soccorso alla Fondazione attraverso l’Assicurazione cattolica facendole sborsare 68 milioni e consentendo alla fondazione un guadagno di 22 milioni.

A Zaia non è mai sorto il sospetto che quelle mediazioni, nascondano tangenti attraverso il consueto meccanismo di “andata e ritorno”?

In ogni caso per De Poli si tratterebbe di sperpero di denaro pubblico, peculato(?)

Per Bedoni dovrebbe pensarci l’Isvap, il C. di A. di Cattolica, i Sindaci, la società di Revisione.

Roma ladrona?

Il Veneto non avrà niente da imparare, ma anche ben poco da insegnare.
 
ITALIA SOCIALE
                                                                                                                                                                                                                       

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