giovedì 13 febbraio 2014

UEISMO ED UEISTI...A VOLTE RITORNANO



Chi ? I totalitarismi ed i loro accoliti.
In forme e con linguaggi adeguati ai tempi moderni,ma con la stessa carica di sopraffazione materiale e morale attribuita,a torto o ragione,agli "ismi" piú famosi del secolo scorso : fascismo,nazismo e comunismo.
Oddio,a questi ultimi furono addebitati i crimini piú orrendi della storia,dimenticando volontariamente quelli precedenti al loro avvento.
Colpa della 2a guerra mondiale,con il relativo bagaglio di decine di milioni di morti. E con,Norimberga insegnò,la riscoperta del "vae victis" romano : guai ai vinti.
Fascismo e nazismo persero la guerra,persero i capi e videro fatta fuori tutta la classe dirigente.
Come,in forma ibrida, sopravvivano tuttora è un'altra storia.
Pure il comunismo,vincente nel 1945,fu sconfitto successivamente,almeno in Europa. Da se stesso,non certo da altre potenze.
Trionfante tra gli "ismi" restò e rimane il padrone dei tempi moderni : il capitalismo.
Pesantemente truccato da democrazia liberale ha,attraverso gli Stati Uniti,assoggettato amici,alleati e pure riottosi nemici. Tutti assieme appassionatamente nel libero mercato e con la globalizzazione selvaggia.
E da noi,in Europa,cosa si è sperimentato per costringere intere nazioni ad obbedire ai diktat della finanza di Wall Street ed alle banche di Londra ?
L'Ueismo.....,amici che avete la bontà di leggere. La dittatura del nuovo millennio.
Unione Europea,la panacea di tutti i mali e la soddisfazione dei bisogni dei popoli.
Così la presentarono,imponendola con i trattati,di Roma il primo.
Mai,scrivo e ribadisco mai,sottoposti a verifica referendaria per sondare la volontà del popolo. Peraltro nettamente contraria in quei paesi in cui,incautamente,si votò per la adesione ai trattati e nei quali si annullò subito tutto.
Tutto demandato agli
Ueisti....rappresentanti di se stessi e delle caste partitocratiche al governo nei singoli parlamenti nazionali.
Balle ? Invito tutti a riflettere : alle ultime elezioni europee NON votò il 60% degli elettori. Gli Ueisti sono una minoranza squalificata. Ma una minoranza che opprime di fatto tutti gli altri.
Servendosi della coercizione mediatica e di quella giuridica comunitaria, l'Ueismo ha imposto leggi economiche che ci stanno affamando,arricchendo le banche e le multinazionali.
Sono entrati,tramite gli Ueisti presenti nei parlamenti,nei media dei giornali,delle tv e delle radio,prepotentemente e fraudolentemente negli stili di vita,nei consumi,nelle teste di ogni singolo cittadino europeo per intimargli cosa sia giusto fare o non fare,cosa comprare o meno,cosa leggere o scrivere...,cosa pensare.
Balle ? Guardiamo le leggi sui negazionismi vari,sulle presunte omofobie e,soprattutto ,quelle cui mirano davvero e che sono già applicate in Grecia : è vietato contrastare le normative ed i trattati della Ue. Specialmente con proteste di piazza. Si finisce dritti in galera.
Sfuggono al controllo internet e la informazione libera,minacciate di sanzioni gravissime.
Di ieri pure la politica imperialista contro l'Ucraina,ove si fomenta una rivolta contro un governo legittimamente eletto,per obbligarlo ad aderire alla Ue.
Mentre,all'interno dei propri confini,gli Ueisti accusano di nazi-fascismo populista quanti dalla Ue vogliano uscire.
Oggi è una continua incitazione alla rappresaglia contro la Svizzera che,tramite referendum popolare (unica vera forma di democrazia) ha osato andare contro- corrente in Europa.
Ueismo ed Ueisti...abbiamo in casa il totalitarismo.

p.s. presumo di potermi fregiare del conio  dei due termini.
Spero che,da oggi,possano essere usati per indicare la nuova dittatura ed i suoi scherani.

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello
                                                                                                                                           

martedì 11 febbraio 2014

HORST OTTO -- Un grande, generoso uomo tedesco (Ercolina Milanesi)

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I miei studi storici
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Un grande, generoso uomo tedesco

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Horst  Otto conosce bene la terra della Normandia. Ci è tornato tante volte dagli anni 50.
Ha imparato a saggiare con un solo colpo di pala la consistenza del terreno e a capire dove scavare. Non molto a fondo. A 60 centimetri di profondità, a volte di più, spesso di meno, ecco apparire le prime ossa, gli scarponi, stinti brandelli d’uniforme grigio- verde. A volte, molto raramente, una croce di legno a segnalare un tumulo. Lì è stato sepolto un uomo , un soldato tedesco.
Dal 1956 al 1961 Horst Otto ha recuperato le spoglie di migliaia di compatrioti, morti in combattimento o per una pallottola nella nuca. Quanti ? Non lo sa. Qualche volta ha lavorato dieci giorni per trovare un solo scheletro, altre, come a Tornai-sur –Dive, ha subito scoperto una fossa comune con 300 corpi. I resti venivano raccolti in un sacco di plastica o di iuta, etichettato con i dati del ritrovamento e trasportato in uno dei sei cimiteri tedeschi della Normandia. Qui riposano circa 78 mila caduti. Nella maggior parte dei casi la lapide recita:” Soldato tedesco ignoto”.
A 79 anni, nella sua piccola casa di Grand-camp Maisy, nel Calvados, Otto ripercorre la sua vita trascorsa a cercare di ridare una dignità e se possibile una identità a questi morti dimenticati. “Qualcuno deve farlo “, dice. E’ toccato a lui , una vita che lui definisce quella di un”tedesco qualsiasi”. Nato nel 1925 a Bieslau, in Slesia, da una famiglia di operai, Otto perde il padre a due ani. Arruolato nella Gioventù hitleriana a 10 anni , nel 1943 scelse la Marina “Volevo evitare di ritrovarmi a Stalingrado”.
Il 6 giugno 1944 è a La Rochelle durante lo sbarco degli alleati e il 6 aprile 1945 viene preso prigioniero a Soulac-sur Mer. Nel 1947 torna in libertà, ma il suo paese non c’è più, la Slesia è stata annessa alla Polonia.
“Tutti i tedeschi che non parlavano polacco erano stati espulsi. Io non lo parlavo e quindi non avevo speranza di poter tornare”. Una parte della sua famiglia è stata esiliata a Leipzig, nella Germania dell’est. Grazie alla Croce Rossa ritrova la madre in Westfalia.” Là ero ancor più straniero, ho deciso di restare e poi la Francia mi piaceva”.
Nel 1956 gli propongono di lavorare in Normandia per la Volksbund deutsche Kriegsgraberfursorge: due anni prima fra Parigi e Bonn era stato raggiunto un accordo che autorizzava la raccolta in alcuni cimiteri dei resti dei soldati della Wehrmacht. La Volsbund, una fondazione privata, reclutò a questo scopo una trentina di tedeschi, soprattutto reduci, che parlavano francese. E’ un compito immane, i corpi sono dispersi in 1.400 comuni della Bassa Normandia. Ancora oggi il numero resta approssimativo: se nelle file alleate il conto è piuttosto preciso, per i tedeschi si parla di “circa 200.000” tra morti e feriti nella battaglia di Normandia. Alle perdite in combattimento si devono aggiungere i 1.800 prigionieri di guerra che, secondo lo storico Daniele Voldman , sono morti durante le operazioni di sminamento.
In più, spesso, nelle fosse comuni scavate in fretta, insieme agli uomini finivano i loro cavalli o il bestiame morto: a volte i corpi venivano bruciati e qualche volta i caduti tedeschi finivano seppelliti insieme a quelli alleati. Dodici anni sono trascorsi da quegli eventi quando Horst Otto, nel 1956, prende alloggio in un piccolo hotel di Vierville-sur-Mer e si mette a setacciare la regione sul suo furgoncino Volkswagen, accompagnato da due o tre sterratori francesi.
Nel frattempo il risentimento si è stemperato e la compassione trova spazio. “ Ho trovato formidabile la gentilezza dei francesi nei nostri confronti”, assicura.  “Nelle zone dove aveva combattuto la resistenza ho dovuto affrontare insulti e rancore”.
Otto tentava di localizzare la sepoltura dei corpi, a volte con precisione, altre approssimativamente. Il meglio era recuperare la piastra con il numero di matricola. Altrimenti cercava segni che permettessero l’identificazione: bottoni, insegne militari, decorazioni, l’impronta dei denti. L’età e la taglia del defunto venivano stimate a vista. “ Componevamo i corpi nel municipio e quando ne avevamo una quarantina andavamo a seppellirli”, racconta. Tutto ciò che era stato trovato veniva mandato in Germania, per la ricerca negli archivi militari di un nome da scrivere sulla tomba. In certe zone, teatro di carneficine, non si finiva mai di disseppellire i resti. Soldati della Wehrmacht ma anche SS.
Nel 1961 terminano le ricerche sistematiche e Otto viene nominato intendente dei cimiteri tedeschi, incarico che coprirà per 25 anni. A questo titolo era ancora chiamato a sovrintendere alle esumazioni, quando per caso venivano trovati nuovi corpi. Un compito che lo ha portato, oltre che in Normandia anche in Bretagna, in Borgogna e in Alsazia-Lorena.
Il nuovo clima di comprensione è evidente scorrendo i registri dei visitatori del Deutscher Soldatenfriedhof, il cimitero militare di Orglandes.
Per un solo “sporchi tedeschi”, si leggono molte frasi amichevoli come”Riposino in pace “, o “Certo non hanno chiesto loro di venire qui”.
I morti sono sepolti in fila, tre nomi su ogni croce. La maggior parte di loro non aveva nemmeno vent’anni.

                                                                                                                                                                                       

venerdì 7 febbraio 2014

PARADISO SOVIETICO : IL GULAG “ - Ercolina Milanesi -


I miei studi storici
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PARADISO SOVIETICO : IL  GULAG “
  
 
Nell’agosto 1946 Winston Churchill, nell’università di Fulton, Missouri, pronunciò il famoso discorso della “ cortina di ferro” e disse che l’Unione Sovietica era un “ indovinello, contenuto in un mistero, all’interno di un enigma”, del quale non era dato conoscere nulla. Sul mito della Russia bolscevica  due sole erano le posizioni ufficiali: la condanna e l’esaltazione a priori.
Dopo il crollo dell’Urss e la caduta del muro, gli archivi moscoviti hanno spalancato le porte agli studiosi, una mole impressionante di informazioni che si riversa sull’opinione pubblica.
Ai conati “conservatori”, che si oppongono al revisionismo conseguente alla scoperta di nuovi documenti resta solo il potere di rallentare nel tempo la nuova presa di coscienza.
Per la stragrande maggioranza dei giovani studenti italiani la parola “Gulag” appare un oggetto misterioso, grazie ad una mancata operazione di informazione storica a livello scolastico.
Il sistema dei campi di concentramento punitivi appartiene alla storia sovietica sin dagli esordi, dai tempi di Lenin ( già nel ’20, presso le isole Solovki, situate nel Mar Bianco, a circa 200 chilometri dal circolo polare artico, era stato creato un “lager di lavori forzati per i prigionieri della guerra civile”, dove vennero imprigionati tutti coloro che si opponevano al nuovo regime, non solo zaristi ma anche anarchici, socialisti rivoluzionari, menscevichi) ma il maggiore sviluppo avviene negli anni del potere di Stalin, durante il suo lungo “regno” che va dagli anni 30 fino alla metà degli anni 50. La percezione del Gulag in Occidente ha subito diversi passaggi e per quanto possa sembrare assurdo l’immagine della Russia stalinista godeva di un diffuso “rispetto democratico “ in tutto il mondo.
Gli americani, nel 1933, avevano riconosciuto l’Urss e gli intellettuali concedevano credito e credibilità al regime dello “ splendido georgiano” e parecchi di loro, compresa la classe operaia, erano disposti a lasciare l’odiato “ inferno capitalista” per trasferirsi nel “paradiso dei lavoratori”. Fred Beal, operaio di estrazione comunista lasciò l’America e si rifugiò in Russia , dopo una condanna inflittagli in seguito ad uno sciopero. Però durò poco il sogno dell’americano e disilluso dalla realtà sovietica e constatate le condizioni inumane e senza diritti degli operai chiese ed ottenne di tornare negli Usa, dove scontò la pena e dedicò la sua vita a smascherare il mito sovietico; però i comunisti, simpatizzanti sovietici e anche democratici di vecchia scuola non volevano ascoltare nulla sulla atroce realtà del “Paradiso operaio”. Preferivano ascoltare la propaganda che si adattava meglio ai loro ideali e alle loro illusioni.
Raymond Aron nel suo libro: “L’oppio degli intellettuali” denunciò che la responsabilità maggiore di questo clamoroso fenomeno di amnesia etica e storica era nell’animo degli intellettuali.
Maksim Gorkij, grande figura eminente in Russia, alla fine degli anni ’20 compì un viaggio presso il lager delle isole Solovki, difendendone la sua “utilità sociale e la sua capacità rieducativa”. Il suo viaggio fu abilmente pubblicizzato in Russia e all’estero e i lager diventavano “luoghi indispensabili”, dove “aiuole fiorite crescevano intorno alle caserme”
Persino la Croce Rossa diede credito alle parole dello scrittore e le sue immagini , sorridente tra gli agenti della famigerata Ghepeù fecero il giro del mondo.
Il Gulag è un fattore endemico e perfettamente conseguente al regime instaurato. Una prima riflessione di un certo spessore ci fu solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando alcune prestigiose testimonianze di vittime del Gulag cominciarono ad affiorare. In Francia attirò l’attenzione del mondo il cosiddetto “ affare Kravcenko”, che prendeva il nome da quello di un funzionario sovietico che aveva disertato e si era consegnato agli americani.
“Ho scelto la libertà”, il libro che Kravcenko scrisse e che venne tradotto in più di venti lingue, vendendo milioni di copie, era una indubbia testimonianza dall’interno del regime sovietico. Inaugurando una strategia che avrebbero seguito in seguito: quella di accusare il funzionario disertore di “aver scritto sotto dettatura della CIA”, i comunisti occidentali cercarono di isolare la testimonianza del dissidente. Nel processo per diffamazione che ne conseguì,l’attenzione degli inquirenti si concentrò sulla realtà dei campi.
“Istituzioni rieducative dove i diritti umani venivano rispettati”, secondo la propaganda comunista. Nemmeno lo sconvolgente racconto di Margarete Bauber-Neumann (passata attraverso il Gulag e il Lager nazista, dopo che i russi la consegnarono, in quanto ebrea, agli alleati hitleriani) potè qualcosa contro la cieca fedeltà ideologica dei comunisti occidentali.
Voci come Julius Margolin (condannato al Gulag con atto amministrativo, senza essere ascoltato e senza subire processo), Alexandre Weissberg (scienziato austriaco emigrato, volontariamente, in Urss arrestato con accusa di spionaggio, di complotto per uccidere Stalin e di sovversione), Jerzy Gliksman ( membro del partito socialista ebreo polacco, deportato quando, in fuga dai nazisti finì nelle braccia della polizia segreta sovietica) lanciarono uno squarcio di luce sulla realtà entro i confini dell’Urss. David Rousset nel denunciare il sistema dei Gulag sovietici spiegò che: “ L’esistenza dei campi non è grave perché ci si soffre e muore; è grave perché vi si vive.
Un paese dove esistono campi di concentramento è marcio fino al midollo: sono disumani i suoi detenuti, lo sono i guardiani e lo è soprattutto il regime. Il mondo concentrazionario attiva un contagio inevitabile e questa è la più grande sciagura che si possa conoscere”.
Il “Libro bianco sui campi di concentramento sovietici “ della Commission internationale contre le régime concentrationnaire, pubblicato lo steso anno, si rivelò un altro documento fondamentale apparso sulla scena culturale francese.
Nemmeno la denuncia ad opera di Kruschev del terrore staliniano, nel XX° congresso del PCUS del 1956, spinse l’Occidente a concentrare la propria attenzione sul fenomeno del Gulag. Quel particolare momento storico, anzi, fu visto unicamente come denuncia dello stalinismo come “ deviazione “da un supposto comunismo originario e “democratico” e come suggerimento alla possibilità di una “riforma” del comunismo. Il sogno di cartapesta che lo stesso Gorbaciov, fino al Golpe del 1991, si illuse di poter realizzare. Più tardi, negli anni 70, venne la volta de “La giornata di Ivan Denisovic” (premio Nobel per la letteratura) e di “Arcipelago Gulag” di Alexander Solzenicyn  e dei “racconti della Kolyma” di Varlam Salomov. Guardando verso la Francia, antica maestra di libertà, il mondo poteva quindi prendere coscienza degli orrori del sistema comunista già da quarant’anni.
Difficile condividere l’assordante silenzio in Italia di intellettuali, libri scolastici, mass media, dove le riflessioni francesi sono approdate solo dopo il fatidico 1989. Ancor più difficile condividere l’atteggiamento assunto da parte di alcuni ambienti intellettuali, che cercano di chiudere il capitolo, mai definitivamente aperto, del Gulag, con la giustificazione dell’esaurimento della “Guerra Fredda”.
Solzenicyn descrive in “Arcipelago Gulag” il momento dell’arresto di un individuo prima della deportazione: “ E’ fatta, siete arrestato. E voi non troverete altro da rispondere che un belato da agnello: Io? Perché?. Ecco cosa è l’arresto, un lampo accecante, una folgorazione che respinge istantaneamente il presente nel passato e fa dell’impossibile un presente di pieno diritto. Ed è tutto. Nelle prime ore e anche nei primi giorni non potete rendervi conto di null’altro. Vi balugina ancora, nella vostra disperazione , una luna da circo, un giocattolo. E’ un errore, se ne renderanno conto ! Tutto il resto, tutto quanto è ora entrato a far parte del concetto tradizionale e anche letterario dell’arresto, non è più la memoria vostra che l’immagazzina e l’organizza, ma quella della vostra famiglia e dei vostri coinquilini. E’ una brusca scampanellata nel cuore della notte o un colpo brutale alla porta. E’ la gagliarda irruzione di stivali sporchi, d’insonni agenti. E’, nascosto dietro le loro spalle, il testimone, impaurito e mortificato, che essi hanno reclutato d’autorità. L’arresto tradizionale sono, ancora, le mani tremolanti che preparano la roba di chi viene portato via: un cambio di biancheria, qualche provvista, un pezzo di sapone, nessuno sa che cosa dare, che cosa si può portare con sé, come sarebbe meglio vestirsi; ma gli agenti spronano, vi interrompono bruscamente dicendo: non ha bisogno di nulla. Là gli daranno da mangiare. Fa caldo”.
La grande forza di questo libro è proprio quella di focalizzare gli infiniti effetti dell’incubo del Gulag sulla vita di un uomo. Quell’arresto e tutto ciò che ne seguirà è, quindi, da pensare moltiplicato per decine di milioni di volte. Subito dopo l’Ottobre bolscevico la dirigenza del partito unico cominciò a pianificare un nuovo sistema carcerario.
Già nel 1918 nasceva una Sezione punitiva centrale ( CKO)all’interno del Commissariato del popolo alla giustizia, che avrebbe dovuto coordinare tutte le carceri dell’Urss. Questa istituzione fu, in definitiva, la “madre del Gulag”. L’anno seguente, all’interno dell’ NKVD (Commissariato del popolo agli affari Interni) fu creata la Sezione lavori forzati. Già due anni dopo la cosiddetta Rivoluzione, quindi, il nuovo regime dava rigore istituzionale al concetto dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in aperto contrasto con le teorie marxiste cui sosteneva d’appellarsi. All’inizio del 1921 nei lager erano rinchiusi già intorno ai 156.000 detenuti. Entro il 1927 i reclusi arrivarono alla cifra di 200.000 persone. Il sistema di reclusione cambiò radicalmente nel 1929. Fuori di ogni retorica, si può affermare che, con il varo del piano quinquennale, il cui scopo era spingere la Russia in un processo di industrializzazione forzata, la “patria del socialismo”, con un clamoroso salto indietro nel tempo, torna alla pratica dello schiavismo. Non tanto clamoroso, in verità, quel salto all’indietro, dal momento che il servaggio della gleba in Russia fu abolito nel 1860.
Il regime bolscevico decideva quindi di creare campi  di “rieducazione attraverso il lavoro” in regioni remote e lontane dai grossi centri urbani. La Siberia, già utilizzata in epoca zarista, e la sterminata regione del Nord vennero usate come luogo per ospitare i campi. Ogni campo sarebbe distato dall’altro centinaia di chilometri, in uno spazio sterminato e ghiacciato. Assolutamente impossibile, per chiunque fosse riuscito a fuggire dal complesso carcerario, attraversare quel deserto bianco a piedi e men che meno sarebbe stato possibile varcare il confine. Nel 1930 i detenuti nei lager sovietici salgono, improvvisamente, da 23.000 a 160.000, e nella primavera dello stesso anno viene creata una direzione unica di queste strutture denominata Ulag sotto la guida dell’OGPU.
Un ulteriore riforma amministrativa nell’anno seguente portò alla creazione del Gulag ( Glavnoe upravlenje lagerei, Direzione centrale dei lager). E’ di quel periodo la decisione di sfruttare i detenuti per l’imponente costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico, questo progetto sarà la chiave di volta sulla quale fiorirà il Gulag, che potrà fornire, gratuitamente, operai e ingegneri (tutti quelli arrestati per “sabotaggio” nelle cicliche “purghe anti-complotto) al fine di realizzare costruzioni imponenti.
Ovviamente, ciò che veniva costruito a prezzo del sudore ( e della morte, solo per questo canale 15.000 persone perirono in condizioni disumane) di migliaia di detenuti veniva presentato all’estero come una gloriosa edificazione del socialismo sovietico.
Contemporaneamente, in Occidente, i sindacati egemonizzati dai comunisti combattevano per i diritti dei lavoratori e glorificavano le conquiste della patria del socialismo.
Nel 1932 fu la volta della costruzione del canale Mosca-Volga, intorno al quale fiorirono diversi Gulag (l’ITL Nord-Est), che ospitò in 25 anni un milione di detenuti, destinati all’estrazione dell’oro e dello stagno che mantenevano l’intero paese.
L’anno 1934 vedeva, in tutta l’Urss, 510.000 persone “ospiti” del Gulag e solo l’anno seguente, nel 1935, i dannati dell’inferno bianco salivano a 730.000.
La crescita esponenziale non si sarebbe fermata perché all’orizzonte si affacciava il periodo più buio della storia sovietica: il Grande Terrore. Stalin lanciava il colpo finale all’interno del partito e gettava le basi di quel “ culto della personalità” che lo porterà ad essere giudice della vita di ogni singolo cittadino sovietico.
Robert Conquest, nel suo illuminante “Il grande terrore”, ricorda come ogni sovietico, in quegli anni, non si sentisse immune dalla possibilità di finire nel Gulag. Il cittadino sovietico e gli stessi membri del partito, che finivano sotto le poche umanitarie attenzioni della polizia segreta imputavano allo sgherro di Stalin, il capo dell’ NKVD Ezov, tutta la responsabilità del terrore. Nella memoria russa, infatti, il grande terrore passerà come “il periodo di Ezov”, ma lo stesso Conquest ricorda come, in quei terribili anni, la vita delle persone veniva decisa da un semplice segno di matita rossa da parte di Stalin. Ezov si limitava ad eseguire gli ordini. Il grande terrore portò ad un eccezionale sviluppo dei Gulag che fino al 1934 erano 14, poi divennero 31 e per la fine del 1938, i detenuti erano saliti al terrificante numero di due milioni di persone.
All’inizio del 1940 i Gulag erano già 57, l’anno successivo 82, per una popolazione incarcerata di 2.350.000 persone. Un certo rallentamento si ebbe negli anni della Seconda Guerra Mondiale; la popolazione dei Gulag scese a 1.750.000 persone e, nel 1944 toccò il numero di 1.200.000 persone. Con la fine del conflitto, però, il Gulag riprese a pieno regime , il nemico esterno era stato sconfitto e, per mantenere salde le redini del potere, Stalin necessitava di un nuovo “giro di vite”. L’aspetto più agghiacciante della storia del Gulag è sicuramente questo: che il numero dei detenuti che avrebbero dovuto popolare il Gulag veniva deciso ad inizio anno, secondo direttive dello stesso Stalin. Esisteva una sorta di pianificazione degli arresti, che andava rispettata numericamente come si faceva per le direttive economiche di un Piano quinquennale. Stalin era pienamente cosciente che tutto il castello delle accuse ai condannati era fondato sulla menzogna; il terrore gli serviva solamente per mantenere saldo il potere. In questo, lo “splendido georgiano” si attenne alle originali direttive del “grande padre” Lenin, che negli anni della guerra civile auspicava l’uso del terrore nei villaggi e tra i contadini come arma rivoluzionaria necessaria alla vittoria.
La fine della guerra, che comportava lo “scomodo” impegno a restituire i prigionieri militari nel frattempo impiegati come forza lavoro, spinse il regime stalinista a ributtarsi nel tetro “arruolamento” nelle file della popolazione sovietica. Gli schiavi servivano e da qualche parte occorreva prenderli.
Nel 1948 le direzioni dei Gulag erano già una novantina e la popolazione detenuta era tornata a toccare il record di 2.000.000 di persone. Nel maggio 1950 i “dannati” erano arrivati, incredibilmente, al numero di 2.800.000 persone. Con la morte di Stalin il sistema del Gulag venne riformato, ma di certo non cancellato. Nel marzo 1953  a pochi giorni dalla morte del satrapo georgiano, venne interrotta la costruzione di nuovi Gulag e un decreto di amnistia del Presidium portò alla scarcerazione di un milione di detenuti e alla riduzione dei campi dal numero esorbitante di 175 al numero di 81. Anche le pene furono mitigate. A metà degli anni cinquanta la popolazione incarcerata nei Gulag era “solo” di un milione.
Il 25 ottobre 1956 la risoluzione del CC del PCUS e del Consiglio dei Ministri dell’Urss decise che era “inopportuna l’ulteriore esistenza degli ITL ( altra forma burocratica per definire il Gulag).
Nel mese di ottobre il Gulag cambiò nome in GUITK ( Direzione centrale delle colonie di rieducazione attraverso il lavoro).
L’inferno cambiava nome, ma le fiamme rimanevano le stesse e non bruciavano certo di meno.
 
Tratto da “Il Gulag “ di Ferruccio Gattuso

                                                                                                                                                    

martedì 4 febbraio 2014

LE "RAZZE" NON ESISTONO !


Ed è per questo che il governo israeliano – per esattezza l’ufficio del Primo Ministro – ha deciso di sottoporre chi vuole immigrare in Israele, contando sulla propria presunta origine ebraica, al test del DNA. Perché in Israele entri se sei Ebreo, e attenzione: non ‘culturalmente ebreo’, ma ‘geneticamente ebreo’. Nazisti!

Sono notizie che non leggete sui media di distrazione di massa, perché ‘perturbano’ il ‘messaggio’ che deve passare alle masse: chi è contro l’immigrazione è ‘razzista’, quindi nazista, ergo chi vuole bloccare l’immigrazione è uno ‘sterminatore di ebrei’. Una puttanata che è necessario crediate, perché il Sistema possa sopravvivere.
E un artificio logico che subirebbe alcune defaillances, e perderebbe la propria forza propagandistica, se si sapesse che anche gli Ebrei sono contro l’immigrazione, quando la subiscono, e che anche gli Ebrei distinguono gli individui dal gruppo etnico di appartenenza. Difficile infatti definire gli eredi degli internati, Nazisti. E allora cali il silenzio.
Però il web ci permette di andare direttamente alle fonti, e consultare senza l’intermediazione dei nostri media, i media israeliani.
Scrive il Times of Israel :
Un certo numero di persone provenienti dall’ex Unione Sovietica che desiderano immigrare in Israele, dovrà essere sottoposto a test del DNA per dimostrare la propria ebraicità, lo ha comunicato l’Ufficio del Primo Ministro.
E visto che in Israele non hanno la Kyenge e il suo cane da riporto Alfano, già il martedì successivo:
Ad una donna di 19 anni dalla ex Unione Sovietica è stato richiesto di fare il test del DNA per beneficiare della legge sul ‘ritorno’. L’Ufficio del Primo Ministro ha confermato che a molti ebrei dalla federazione russa che sono nati fuori dal matrimonio sarà richiesto un esame del DNA per dimostrare la propria origine ebraica, al fine di poter immigrare come un Ebreo.
Tutto questo, ripeto, perché le razze non esistono. Lo dice anche Avvenire. E il DNA è, ovviamente, un complotto neo-nazista per la conquista del mondo. Poi, però, scopri che questo complotto ha preso piede anche in Israele.
In Italia, invece, entrano ‘Kabobi’ e ‘Kyenge’. E li fanno anche ministri.


domenica 2 febbraio 2014

Montecitorio? Sceneggiata continua (Ercolina Milanesi)

Montecitorio? Sceneggiata continua
Fare reportages non solo è istruttivo ma da possibilità di conoscere nuovi paesi, usi e costumi così differenti dai nostri. Ma anche di ricevere umiliazioni quando scatta la parola politica e si devono sentire opinioni sulla nostra Patria.
Mi sovviene alla mente, non so per qual motivo, un aforisma di Franz Kafka:
“ UN CRETINO E’ UN CRETINO. DUE CRETINI SONO DUE CRETINI. DIECIMILA CRETINI SONO UN PARTITO POLITICO.”
Ecco ora so per qual motivo ho voluto scrivere questo aforisma: per la Camera dei deputati, ossia Montecitorio, il regno dei deputati dai mille partiti e partitini.
Spesso mi domando per qual motivo la mia bella Italia, da un passato di eroi, possa essere precipitata in una cloaca dove regnano corruzione e vizio, ma so che ardua è la risposta.
Inutile negarlo, hanno ragione gli stranieri di sorridere quando si parla del governo italiano. Solo noi abbiamo un governo con partiti che litigano in continuazione e la Camera diventa un’arena, onorevoli che si strattonano, qualche colpetto arriva al punto esatto e le urla sono gemiti strazianti da Casa di cura psichiatrica.
Ultimamente al governo sono arrivati visi nuovi, chi è divenuto onorevole, chi senatore, sempre per opera dello Spirito Santo, perché un tempo erano eletti dal popolo, perché il popolo è sovrano, sorry not now but many years ago…….never mind!
Una sceneggiata così lunga pare quella di Dallas, spiacente non essere al corrente degli anni ma quella della Camera la batte.
Io sono sincera, ciò che penso lo dico, sono una vera fascista a cui da piccola è stato inculcato l’amor di Patria ma, ora, what a pity, me ne frego perché purtroppo non mi riconosco più italiana.
Presidente Letta, Lei non mi è antipatico, anche se non faccio follie per Lei la reputo , innanzi tutto, colto, parla bene inglese e francese (la seguo alla TV, indi, complimenti per la sua disinvoltura) uno dei pochi, meglio dire rarissimi Presidenti che parlano lingue straniere. Però vederla seduto alla Camera accanto a ministri dal passato ambiguo e con la fedina penale non certamente adamantina, non si addice ad un Presidente del Consiglio.
Un ministro degli Esteri famoso per gli aborti procurati a migliaia, un ministro della Giustizia che non mette in pratica:”La legge è uguale per tutti” e fa uscire dalla galera un’amica dal passato oscuro, il Presidente della Camera che si crede Dio sceso sulla terra e (non è certo colpa sua, un parente stretto con migliaia di delitti sulla coscienza, ma non credo l’avesse…la coscienza..) con la sua amica del cuore il Ministro Kienge (buona questa …abbronzata…) ci stanno invadendo l’Italia con i loro amici africani che continuano ad invitare e preparano loro case, stipendi, sanità gratis e pensioni per i parenti in Africa, mentre i nostri pensionati stanno lentamente salendo in cielo.
Destra, centro, sinistra: cosa sarebbero? Aree politiche o circoli viziosi di giuda, di esseri umani senza dignità, solo avidi di potere che non ne sono neppur degni data la crassa ignoranza che alberga nelle loro menti. La destra è morta, inutile rinvangare tempi perduti, il centro è stata la rovina dell’Italia e la sinistra, nella grande sceneggiata, fa la parte di un fantasma che deambulando vaga senza itinerari prestabiliti alla ricerca di ridurre in concreto un’idea, un progetto. Ma è speranza vana.
Vogliamo aggiungere i grillini? In una sceneggiata i buffoni di corte vi sono sempre.
Sono patetici, veramente volevo dire tanto cretinetti, cela va san dire, quando li vedi giocare come dei bambini seduti sugli scranni, forse non si rendono neppure conto che sono alla Camera. Il capataz Grillo vuole rifare l’Italia e lasciamola rifare, forse potrebbe imbroccare la strada giusta, molte volte è successo che menti piuttosto fuori dal seminato escono con delle trovate geniale. It’s possible? I don’t think so, but I hope in a miracle……..
E il brufolone: il sindaco di Firenze Renzi, è una vera macchietta non da sceneggiata ma da circo equestre. Non gli basta essere sindaco ( vorrei sapere chi ha avuto il coraggio di eleggere primo cittadino un bamboccione come lui….un tantino suonato e un pochino ritardato come i bebè….) ora vuole divenire segretario del PD e pare abbia abbastanza chance. OK, un altro nuovo numero da citare nella sceneggiata.
Presidente Letta, io capisco che Lei auspichi un trionfo, che l’Italia ritorni una nazione stimata e degna del suo passato, ma devo deluderla. L’Italia entro due anni sarà una nazione islamica come tutta Europa, al governo ci saranno i musulmani al comando, siamo finiti e pronti ad emigrare perché non vogliamo condividere la nostra cultura, la nostra religione con chi ci disprezza, uccide i cristiani.
Di chi la colpa? Di chi non ha mai avuto un ideale, di chi ha lasciato fare partiti e partitini che portano solo grande confusione a chi deve votare. Ormai la maggioranza degli italiani è divenuta apatica, non crede più a nulla, ci sarà un forte calo alle elezioni e “ del doman non v’è certezza”!

ERCOLINA MILANESI 

                                                                                                                                                             

venerdì 31 gennaio 2014

FASCISTI E TROIE.....IL PARLAMENTO E' PERDUTO



Bivacchi di squadristi Grillini occupano aulette (delle commissioni) parlamentari. Nel mentre incursori a 5 stelle attaccano,con sprezzo del pericolo,il bunker della Boldrini. La quale,difesa dai pretoriani della Camera (i merce-commessi multieuro),lancia appelli tramite RadioTiranauno (e Sky) per la salvezza della democrazia dall'assalto degli eversori. In mezzo alla pugna,o rissa da bettola che dir si voglia,s'odon le stridule grida di oche starnazzanti capitoline : "fascisti,fascisti...,sempre piú fascisti" !!!
Un milite pentastellato,tal Massimo De Rosa,ferito moralmente dalla pesantezza dell'epiteto,da solo affronta le renzute invasate urlando (riporto fedelmente cronache giornalistiche) : "voi donne del Pd siete quì solo perché brave a far pomp...".
Ovvero,sintetizzando gli atti (parlamentari)...siete tutte troie !!
Tutto documentato,in video,audio,su internet e sulla carta stampata.
Cosa ci ho capito io ? Che il Fascismo non è morto,come da sempre Napolitano ci ripete. È vivo e vegeto,me lo ritrovo sempre "presente". Addirittura alla Camera,in veste "bidirezionale".
Infatti per i deputati Grillini "fascisti" sono gli altri....dalla Boldrini a scendere fino a Dambruoso (quello della botta in faccia alla grillina assaltatrice),tutti...mai ci fosse un comunista o democristiano in aula.
Per tutti gli altri occupanti abusivi (ricordiamo il porcellum) delle istituzioni, "fascisti" sono il M5S e,novello aspirante dittatore,Grillo in primis.
Così,autonomamente definitomi Fascista Doc,devo ripassare la storia e prendere atto di essere al potere,come semplice spettatore.
Quel però che mi viene autorevolmente confermato,tramite espressioni del De Rosa,è il sospetto che avevo :
in Parlamento abbondano le troie.

P.s. il linguaggio ed i termini sono edulcorati rispetto ai termini usati in aula.

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello
                                                                                                                                   

mercoledì 29 gennaio 2014

KIEV...,ARRIVANO I "NOSTRI"



Tra l'entusiasmo dei rivoltosi pro-Europa e le paure del Presidente ucraino Yanukovych sono sbarcati a Kiev "i nostri".
Ovvero,scesi dall'aereo senza correre alcun rischio,il ministro degli esteri della Ue,Catherine Ashton,e 12 europarlamentari sono corsi ad abbracciare i loro protetti "rivoltosi".
Visto il numero,scatta spontaneo il paragone con la missione "altissima" dei dodici "apostoli della libertà".
E,quasi miracolo,appena arrivati hanno ricevuto le dimissioni del Premier Azarov ed il ritiro delle leggi sull'ordine pubblico.
Potenza della Unione Europea (e degli Usa,aggiungo io).
Spesso,nel mondo,basta la parola.....!!
In Italia,una volta,era la réclame di un noto purgante,oggi sembra faccia ancora effetto,basta vedere Yanokovych.
Putin,secondo linea seguita,ha protestato per l'ingerenza occidentale negli affari interni ucraini.
Ma c'è Sochi,l'Olimpiade incombe e,si sa,quando ci sono i Giochi le armi dovrebbero tacere.
Putin ha detto : "se mi recassi ad Atene,cosa accadrebbe ?".
Appunto,Presidente....proprio questo mi chiedo. Perché non sbarca ad Atene ?
Senza apostoli,non ne avrebbe bisogno.
Molti,moltissimi europei guardano alla Russia ed a lei con grande attenzione.
La Unione Europea non è per nulla amata,in Europa.
Basterebbe che la Russia non facesse sentire soli ed abbandonati a se stessi quanti tentano di resistere a questo regime di banchieri,burocrati e magnacci vari.
In fin dei conti ,quando Putin ha fatto sul serio, gli Usa ed i suoi servi Ue sono scesi a piú miti consigli.
La Siria insegna.

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello