mercoledì 31 dicembre 2025
domenica 21 dicembre 2025
Il Trattato della vergogna
Osimo 10 novembre 1975
Il Trattato della vergogna
Il 10 novembre 1975, a Osimo (AN), veniva siglato l'accordo tra Italia e Jugoslavia che fissava in maniera definitiva i nuovi confini tra i due Paesi, fino ad allora compresi in quello che era stato il Territorio Libero di Trieste in base al Memorandum di Londra del 1954.
L'Italia con il trattato di Parigi del 1947 aveva ceduto alla Jugoslavia la quasi totalità dell'Istria con Fiume, le isole del Quarnaro e gli altipiani Carsici e accettato la creazione del Territorio Libero di Trieste con la zona A, da Duino a Muggia, amministrativamente controllata dall'Italia e la zona B, da San Dorligo fino a Cittanova, amministrativamente controllata dalla Jugoslavia.
Con il Trattato di Osimo, firmato dal democristiano Mariano Rumor Ministro degli Esteri italiano e da Milos Minic Ministro degli Esteri jugoslavo, l'Italia rinunciava vergognosamente ad ogni diritto sulla zona B e acquisiva definitivamente la zona A con Trieste e i comuni limitrofi.
Nel 1990-91con la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita degli Stati di Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Kosovo e Macedonia, la ex zona B veniva spartita tra la Slovenia e la Croazia.
Considerato che tutti i Trattati erano stati stipulati con la Jugoslavia che si era dissolta e non con la Slovenia e la Croazia, quando queste ultime chiesero (e anni dopo ottennero) l'ingresso nell'Unione Europea, l'Italia avrebbe potuto mettere il veto al loro ingresso e pretendere la revisione del Trattato e dei confini, anche se oramai quelle italianissime terre, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, erano state abbandonate dalla stragrande maggioranza degli Italiani che fuggivano dai massacri delle foibe e dalla pulizia etnica del comunista Tito.
Ma i pavidi Governi italiani di allora, quelli di centrosinistra di Andreotti e Amato del 1992 e quello di centrodestra di Berlusconi del 1994, dopo generiche dichiarazioni di voler difendere gli interessi italiani, preferirono non affrontare il problema e si limitarono a sollevare la questione dei beni immobili di proprietà degli Italiani nei territori ora sotto la Slovenia e la Croazia, senza peraltro ottenere grandi risultati.
L'Italia perdeva così l'occasione di rivendicare tutte o in parte quelle italianissime terre, probabilmente perché ritenute retaggio della penetrazione fascista, mentre in realtà il Fascismo si era limitato a riprendere terre che erano italiane fin dal 1848, anche se sotto l'Impero Austroungarico venne favorito l'affermarsi dell'etnia slovena e croata rispetto a quella italiana ritenuta meno leale e affidabile per l'Impero Austroungarico.
sabato 13 dicembre 2025
UN FASCISTA Filippo Tommaso Marinetti
UN FASCISTA
Filippo Tommaso Marinetti
Nasce ad Alessandria d'Egitto il 22 dicembre 1876, il padre originario di Voghera era un avvocato civilista che si era trasferito in Egitto con la famiglia per lavorare, prima come impiegato presso la Compagnia del Canale di Suez e poi come legale personale del Pascià Muhammad Tawfiq, cosa che gli consentì di accumulare un discreto patrimonio.
Nel 1888 Filippo Tommaso inizia gli studi superiori presso il Collegio St.Francois-Xavier dei Gesuiti francesi e nel 1893, a soli 17 anni, fonda “Papyrus”, la sua prima rivista scolastica, ma i Gesuiti lo espellono per aver pubblicato sulla rivista alcuni romanzi di Emile Zola ritenuti scandalosi.
La famiglia lo manda allora a Parigi dove si diploma e successivamente si iscrive alla Facoltà di Legge di Pavia e poi a quella di Genova dove, nel 1899, si laurea il Legge.
Decide però di dedicarsi alla sua passione artistico-letteraria tra Parigi e Milano, come promotore e autore, le sue prime poesie sono in lingua francese e vengono pubblicate su riviste parigine e milanesi e suscitano un certo interesse e, nel 1902, esce il suo primo romanzo “La conquéte des étoiles”.
Nel 1905 fonda e dirige a Milano la rivista internazionale “Poesia”, dove esalta la “città moderna”, il mito “della velocità” e “dell'automobile da corsa” immagine dinamica del progresso.
Nel 1909 invia il suo Manifesto del Futurismo ai principali giornali italiani, ma pochi lo pubblicano, però riesce a farlo pubblicare sul prestigioso giornale francese Le Figaro, cosa che dà al nascente movimento una risonanza europea.
Il “Futurismo” è un movimento rivoluzionario, provocatorio che vuole chiudere i ponti con il passato, vuole liberarsi dagli orpelli decadentisti e passatisti.
Nel 1910 lancia le “Serate futuriste” e pubblica il suo primo romanzo “Mafarka le futuriste” che non ottiene un grande successo e per il quale viene condannato con l'accusa di oltraggio al pudore.
Nel 1911, in occasione della guerra Italo-Turca, Marinetti sostiene la causa della guerra e riesce ad aggregarsi come “osservatore” alle truppe italiane in partenza per la Libia ed è testimone del massacro dei Bersaglieri italiani che presidiavano l'oasi di Sciara Sciat, Bersaglieri dei cui corpi i Turchi-Arabi fecero scempio.
Ritorna in Italia dove scrive il racconto “La battaglia di Tripoli”, che ha un discreto successo in parallelo alla celebre canzone “Tripoli bel suol d'amore” scritta da Giovanni Corvetto.
Nel 1912 scrive il romanzo in versi “Le monoplan du Pape” (L'aeroplano del Papa), violentemente anticattolico.
Acceso interventista, quando nel 1915 l'Italia entra in guerra contro l'Austria-Ungheria, si arruola come volontario, prima nel Battaglione ciclisti e poi negli Alpini e, il 14 marzo 1917, nella battaglia del monte Cucco viene ferito all'inguine e alle gambe e viene decorato con la “Medaglia di bronzo”.
Promosso tenente partecipa alla battaglia del Piave e all'offensiva finale di Vittorio Veneto per la quale riceve un'altra “Medaglia di bronzo” e, il 4 novembre 1918, entra a Tolmezzo liberata con la sua autoblinda Lancia 1Z, vicenda poi narrata nel suo romanzo “L'alcova d'acciaio”.
Nel 1919 Marinetti fonda il Partito Politico Futurista che propone lo “svaticanamento dell'Italia”, il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, la distribuzione delle terre ai Combattenti e Reduci, la lotta all'analfabetismo, il suffragio universale esteso alle donne, le otto ore lavorative ed i contratti collettivi.
Viste le affinità con le idee di Mussolini, il 23 marzo 1919 Marinetti partecipa alla fondazione dei Fasci italiani di Combattimento e vi fa confluire il suo Partito Futurista.
Nel 1920 partecipa al secondo Congresso dei Fasci dove ribadisce i punti del suo programma ma, vista la scarsa attenzione alle sue proposte, si allontana dal Fascismo.
Lasciata la politica ritorna alla letteratura e al teatro assieme alla scrittrice Benedetta Cappa che diventa sua moglie e che gli dà tre figlie.
Deluso dalle ultime esperienze culturali si riavvicina al Fascismo nel 1923 e, nel 1924, pubblica il volume di scritti politici titolato “Futurismo e Fascismo” e, nel 1925, è tra i firmatari del “Manifesto degli intellettuali fascisti”.
Nel 1929 è membro dell'Accademia d'Italia appena fondata e difende a spada tratta la lingua italiana contro il la moda delle parole straniere.
Nel 1930, con Guglielmo Sansoni detto Tato, organizza il “Primo concorso fotografico nazionale” e nel 1931 teorizza la poetica dell'aeropoesia nel “Manifesto dell'aeropoesia”.
Nel 1932 indice il primo “Premio di pittura Golfo della Spezia” e, nel 1934 pubblica il “Manifesto dell'Architettura Aerea”.
Nel 1935, coerente con le sue idee sulla guerra “sola igiene del mondo” e sul patriottismo, partecipa come volontario alla guerra di Etiopia con il grado di “Seniore” nella divisione “28 Ottobre” e, nel 1936, partecipa alla battaglia del passo Uarieu dove guadagna un'altra “Medaglia di bronzo al Valor Militare”.
Nel 1938 è contrario all'alleanza dell'Italia con la Germania (dove le opere dei “Futuristi” sono considerate “arte degenerata”) e, sulla rivista futurista Artecrazia, compaiono alcuni articoli contro l'antisemitismo e le leggi razziali, articoli ispirati probabilmente dallo stesso Marinetti.
Nel 1942, a 66 anni, partecipa sempre come volontario alla sfortunata spedizione dell'ARMIR in Russia, come “Primo Seniore” del “Gruppo 23 Marzo Camicie Nere” e ottiene la “Croce di guerra al Valor Militare”.
Rientra in Italia sofferente di miocardite e, nel 1943, aderisce alla RSI-Repubblica Sociale Italiana-.
Muore a Bellagio (CO) il 2 dicembre 1944 per una crisi cardiaca e il suo funerale di Stato, voluto da Mussolini, viene celebrato il 5 dicembre 1944 nella chiesa di San Sepolcro a Milano, con grande partecipazione dei milanesi ed è sepolto nel Cimitero Monumentale.
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domenica 30 novembre 2025
sabato 15 novembre 2025
SINTESI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
SINTESI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE - UN MACELLO DI OLTRE 30 MILIONI DI MORTI, VENNE PERFIDAMENTE PROGETTATA DALL’ALTA FINANZA.
Con i primi del ‘900 e il petrolio assurto a primo elemento dell’industria e dei trasporti, si consolidò, sotto la guida dei Rothschild, il grande connubio industria e finanza che elevò il Capitalismo finanziario a grande capitale monopolista.
Tre maledetti esponenti di questo capitalismo monopolista: il Casato dei Rothschild (cinque grandi famiglie, il massimo della finanza mondiale), Morgan (Magnate della siderurgia e della finanza, banche e assicurazioni ) e Rockfeller (Industria, banche e petrolio), con un codazzo di banchieri (in particolare i Warburg) su l’asse City di Londra e Wall Street di New York, escogitarono nel 1910 il Federal System Bank, che poi con un colpo di mano delle loro Power èlites riuscirono a far approvare negli Usa nel natale del 1913.
Nel frattempo Banche, Assicurazioni, Credito e Finanza – ovvero i BANKSTERS - elargirono a piene mani prestiti a tutte le nazioni europee rivali tra loro, indebitandole e facendole armare in modo tale che l’unica loro via di uscita era una guerra.
Con il sostegno della Massoneria, il controllo della stampa e la manipolazione delle diplomazie riuscirono a scatenare il GRANDE MACELLO, al termine del quale la Finanza si trovò a dominare la vita delle nazioni.
Nel marzo del 1913 il banchiere Morgan, uno dei più esposti nei prestiti a tutti i contendenti, era venuto a Roma, anche con il segreto scopo di sondare il Vaticano a che non si opponesse troppo ad una imminente guerra.
Morì però nel sonno nel lusso di un Grand Hotel di Roma.
Quando a novembre del 1922 Mussolini prese il governo, quel furfante di Re Vittorio Emanuele gli rivelò che la nazione era indebitata per debiti di guerra, di una cifra spropositata con il banchiere Morgan.
Il Duce si ritrovò questa fregatura e pensò bene di non pagare in qualche modo, ma De Stefani, ministro delle Finanze che fece capire che era impossibile: i banchieri avevano particolari leggi e meccanismi internazionali che ci avrebbero rovinato, se non peggio. Si dovette allora accedere un altro prestito per pagare gli interessi, ammortizzandolo negli anni.
Alla fine degli anni ’30 i BANKSTERS ebbero la sgradita sorpresa di ritrovarsi alcune nazioni che sfuggivano alla cessione della loro sovranità, avevano eliminato la truffa del gioco democratico e risolto i problemi sociali dei loro paesi.
Puntavano anche ad eliminare le intermediazioni bancarie negli scambi internazionali e a riappropriarsi delle banche Centrali e della emissione monetaria.
Avevano anche edificato degli Stati nazional popolari con il grande ed entusiastico apporto delle masse, dove i rispettivi Stati avevano al primo posto i problemi etici e politici e non quelli finanziari.
UNA MINACCIA MORTALE e fu necessario scatenare un altro macello mondiale per eliminarla.
OGGI I BANKSTERS SONO PROPRIETARI O CONTROLLANO TUTTE LE RISORSE DEL PIANETA.
Quando pagate le tasse, andate allo stadio, sorbite una bevanda, vi fate il bagno, accendete la luce, comprate i preservativi, vi fate un uovo al tegamino, ecc., sappiate che state ingrassando i Banksters.
L’odierno e grande problema dei BANKSTERS , al fine di garantirsi il dominio assoluto per millenni, su una massa di schiavi, è quello di scatenare un altro grande macello mondiale, questo con un numero incalcolabile di morti, ma limitando le conseguenze nucleari.
Quindi ridurre la popolazione a meno di un miliardo di individui, tutti schiavi, formattati nel cervello tramite un depotenziamento della forza di volontà che si ottiene introducendo le pratiche del gender e della bisessualità, ovviamente in una umanità di meticci.
CI RIUSCIRANNO?
mercoledì 5 novembre 2025
IL FALSO SULLA RISIERA DI SAN SABBA!
IL FALSO SULLA RISIERA DI SAN SABBA!
Falsari alla ribalta: il mito della Risiera di San Sabba
Negli ultimi tempi gli appassionati di fanta-storia stanno monopolizzando l’attenzione, in quel di Trieste, continuando a deliziarci di fantasie circa il mai esistito campo di “sterminio” nazista in Italia, vale a dire la Risiera di San Sabba.Questo grossolano falso, ricostruito con i soldi del Comune di Trieste negli anni 60, ebbe il suo scopo propagandistico di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli stermini, inequivocabilmente veri, commessi da comunisti slavi (inizialmente spalleggiati da quelli italiani) ai danni di decine di migliaia d’italiani, indipendentemente dal fatto che costoro fossero o no fascisti: stiamo parlando delle Foibe. Periodicamente, soprattutto in occasione di successi e avanzate della Destra Europea, la fandonia di San Sabba riprende colore, specie nel triestino, arricchendosi di nuovi particolari e, naturalmente, di nuovi morti; dopo il successo elettorale di Haider non vi è stata TV, radio, giornale che non abbia parlato (a sproposito) della Risiera e dei 5000 (!) ebrei che vi sarebbero stati sterminati mediante una camera a gas che nessuno ha mai visto. Naturalmente la versione ufficiale, buona per Auschwitz come per San Sabba, è che se non vi sono prove di questi avvenimenti dipende dal fatto che i nazisti in ritirata fecero saltare tutto, per cancellare le prove dello sterminio (?).Grandi idioti questi nazisti; tanto affannati nel far saltare le camere a gas di Auschwitz, San Sabba e molte altre località al fine di cancellare le “prove”, ma altrettanto “distratti” da lasciare in vita centinaia di migliaia di scampati pronti a fornirci la loro testimonianza, l’immancabile libro, le interviste a gogò e qualche bel film sul presunto “olocausto”!Ma qual è la realtà di San Sabba? Grazie al compianto Giorgio Pisanò, che dalle pagine del suo Candido fece della questione della Risiera quasi un fatto personale e grazie al più noto degli storici revisionisti italiani, Carlo Mattogno, abbiamo un enorme mole di materiali inconfutabili che smontano completamente le fandonie dell’olocausto triestino e tutti i suoi sostenitori, primo fra tutti quel Ferruccio Folkel, che nel 1979 pubblicò a Milano, grazie alla Arnoldo Mondadori Editore, il testo: “La Risiera di San Sabba”. Mattogno, nel suo contro-testo pubblicato a Monfalcone nel 1985 grazie alle Edizioni Sentinella d’Italia, “La Risiera di San Sabba – Un falso grossolano”, in 40 misere pagine demolisce completamente le argomentazioni ridicole del Folkel, soprattutto quelle inerenti ai cinquemila morti ebrei, cifra pacchiana ottenuta “assumendo” che a San Sabba si uccidessero 50 ebrei al giorno (!) per tre giorni la settimana (!!), ed il tutto naturalmente senza la benché minima prova addotta per confermare tale delirio! Non migliore figura fanno le “testimonianze” presentate dal Folkel, dato che è impossibile trovarne due che collimino fra loro e soprattutto espresse da persone viventi; una delle migliori espressioni di involontaria comicità del Folkel si ha nell’esaminare la testimonianza di un certo Wachsberger, il quale, dopo aver ipotizzato che la “camera a gas” di San Sabba fosse celata nel garage, racconta che durante le “esecuzioni” la porta del garage rimaneva aperta! Che diavoli questi nazisti! Avevano già inventato negli anni 40 delle camere a gas funzionanti “a porta aperta”! Come avranno fatto a perdere la guerra con queste conoscenza tecniche d’avanguardia?Uscendo dal mito tanto caro ai circoncisi e attingendo all’opera di Giorgio Pisanò, la Risiera di San Sabba non fu nulla di più che un campo di detenzione di polizia, riservato a prigionieri ebrei e partigiani che vi transitavano per brevi periodi, in attesa di essere inviati al lager di destinazione. Se così non fosse, difficilmente si spiegherebbero i 22 convogli di deportati che dal 09/10/1943 al 07/11/1944 furono inviati ad Auschwitz.Dal 1945 fino agli inizi degli anni 60 nessuno a Trieste aveva mai osato parlare di un “campo di sterminio”: né i “titini” che avevano occupato la città subito dopo la guerra, né i britannici che la amministrarono fino al 1954, né gli storici antifascisti locali, né tanto meno gli storici resistenzialisti nazionali (Bocca, Secchia, Battaglia…). Eppure, ai primi degli anni 60, per bilanciare gli orrori tragicamente veri delle Foibe, ecco apparire il “campo di sterminio”, edificato ex novo (forno crematorio compreso) nel 1965 con i soldi stanziati dal Comune di Trieste e su progetto dell’architetto Bolco! Ma c’è di più: nel 1976 a Trieste venne celebrato il processo agli aguzzini di San Sabba, cioè a dei veri e propri criminali in divisa germanica che si resero responsabili della soppressione gratuita di alcuni prigionieri. Ebbene, grazie a quel processo si accertò che a San Sabba morirono una ventina di prigionieri, dei quali si conservano regolarmente i nominativi, ed il responsabile ancora in vita venne condannato per omicidio plurimo aggravato continuato, non certo per strage o sterminio!Dunque nel 1976 per il Tribunale di Trieste non esistevano prove alcune di stermini e/o stragi, mentre nel 1979 il “buon” Folkel pretese di “stimare” il numero dei morti di San Sabba in più di cinquemila!Altra pietra tombale sulle balle olocaustiche venne posta sempre da Giorgio Pisanò, che ripubblicò la testimonianza dell’avvocato ebreo Bruno Piazza, il quale transitò dalla Risiera nel 1944, per poi essere trasferito, vivo e vegeto, alla carceri del Coroneo; tale testimonianza venne cialtronescamente ignorata dai fautori delle balle olocaustiche, nonostante fosse stata pubblicata in tre edizioni successive dalla Casa Editrice Feltrinelli (terza edizione: giugno 1990), in un libro dal titolo “Perché gli altri dimenticano”.Questi dati e questi fatti potrebbero anche bastare per sbugiardare a dovere circoncisi e reggicoda vari a proposito della Risiera, ma esiste la cosiddetta “ciliegine sulla torta”; nel novembre 1992, a Trieste, in occasione di una delle tante commemorazioni dei mai esistiti 4/5000 morti di San Sabba, il Movimento Fascismo e Libertà cittadino diffuse nella Risiera un volantino firmato da Giorgio Pisanò in persona, nel quale si esortavano i giovani a non farsi ulteriormente imbrogliare dai falsari antifascisti. In conseguenza di ciò gli attivisti locali, fra i quali Angelo Cauter e lo stesso Pisanò, vennero denunciati per “ricostituzione del PNF” e “apologia di Fascismo”.Ebbene, il 5 maggio 1994 il Tribunale di Trieste mandò assolti gli attivisti fascisti da ogni accusa, riconoscendo del tutto lecita la contestazione dell’autenticità della Risiera di San Sabba, in quanto diatriba definita ancora aperta fra le versioni antifasciste e quelle fasciste, il che costituisce un’implicita ammissione che sull’autenticità della Risiera come campo di sterminio nessuno è pronto a giurare, tanto meno il Tribunale di Trieste.Questi sono i dati da sbattere in faccia al coro di lamentosi circoncisi sempre pronti ad inventare stermini di massa anche dove non ve ne furono; contro fatti, dati, processi, studi, costoro hanno saputo solo opporre “stime”, testimonianze contraddittorie, falsità macroscopiche e mezzucci vergognosi quali la ricostruzione e novo di un mai esistito campo di sterminio.Tuttavia, alla massa belante di italioti sempre pronti a scusarsi per olocausti mai avvenuti, ciò non basta, dato che continua a prendere per buone le balle colossali di certo ebraismo, catalogando come “falsità” di stampo nazista i fatti precisi e i processi svoltisi negli anni passati.Mai come ora la nota esortazione di Dante ci pare attuale, affinché “il giudeo di noi, fra noi non rida”.
Carlo Gariglio
sabato 1 novembre 2025
venerdì 31 ottobre 2025
EUROPA KAPUT
EUROPA KAPUT
L’Europa è finita..!
Anzi, non è mai incominciata come dimostrato dalla storia di questi ultimi anni e, nuovamente per ultimo, dalla cronaca dei fatti dei migranti della motonave Diciotti.
I trattati e gli accordi disporrebbero che questi migranti dovrebbero essere distribuiti nei vari stati europei e non lasciati, come al solito, a carico della sola Italia che già ne ha accolti negli anni passati a centinaia di migliaia.
Ma i vari capi di stato europei sono però sordi ed assenti, pronti solamente a non assumersi la responsabilità degli accordi sottoscritti ed a dimostrare nei fatti e non solamente a parole, che l’Europa è un tutt’uno omogeneo e solidale ed a fare comunque una resistenza passiva ad oltranza.
Non poteva essere diversamente e noi, inascoltati e derisi dalla massa di parolai acefali e logorroici, lo avevamo detto quando affermavamo che questa Europa delle banche e dei poteri politici nazionali NON poteva funzionare e che quella che avrebbe invece funzionato era quella delle Patrie che nessuno voleva per non abdicare al proprio potere individuale e di cosca.
I fatti ci stanno dando ragione!
Avevamo ragione noi e torto gli altri.
L’Europa delle banche e dei tornaconti privati lascia infatti intatte le differenti valutazioni degli interessi di ciascun stato ed impedisce invece la visione unitaria dell’interesse collettivo dei vari Paesi componenti.
In chiave macroscopica è un poco la ripetizione delle discrasie che si verificano in Italia a causa della eccessivo decentramento tra i vari poteri amministrativi e che si traducono alla fine in malgoverno.
Inoltre il persistere della valorizzazione di interessi particolari e non comuni impedisce di fatto l’amalgama necessaria per la creazione di un’Europa Stato che dovrebbe esser il fine ultimo della confederazione.
Insomma il solito pasticciaccio che privilegia la furbizia all’intelligenza, la disonestà alla correttezza, la buona fede ai secondi fini!
D’altronde con questa classe politica che vive da sempre di questi squallidi mezzucci è quasi impossibile realizzare quell’altra Europa.
E’ come se si pretendesse che un imbianchino dipingesse il cenacolo di Leonardo da Vinci…!!
Non ci resta altro che la denuncia che però, siamo sicuri dato l’ambiente in cui viviamo, Non avrà esito alcuno mentre continuerà il teatrino della presa per i fondelli dei cittadini..!!
Alessandro Mezzano
domenica 26 ottobre 2025
28 ottobre 1922
CREDERE IN UN'IDEA
RIVOLUZIONARIA COMPORTA DEI DOVERI. IL PRIMO, E PIU'
GRANDE, E' QUELLO DI ABBANDONARE I PIGRI AL LORO OBLIO E
DI DEDICARSI
A QUANTO DI NUOVO
SI PREANNUNZIA ALL'ORIZZONTE.
IL PASSATO HA
SENSO SOLO SE COLTIVATO COME RADICE DELL'AVVENIRE.
I RICORDI
MALINCONICI FUNESTANO LE ENERGIE E LE CONVINZIONI POSITIVE DI
CHI LOTTA PER NON OMOLOGARSI AL SISTEMA.
domenica 19 ottobre 2025
I PENSIONATI
I PENSIONATI
La faccia nascosta della crisi
Siamo i milioni di cittadini oramai fuori dal ciclo del lavoro, senza un futuro e senza prospettive di miglioramento, se non quelle che può darci la magra pensione che riceviamo ogni mese.
Una pensione che dovrebbe garantirci una decorosa e dignitosa vecchiaia dopo una vita di lavoro e, invece, essendo bloccata da anni senza aumenti malgrado i continui rincari del costo della vita, fa sì che siamo quelli che pagano più di tutti il peso della crisi.
E sarà ancora peggio perchè:
L'INFLAZIONE - già aumentata ma tutti sappiamo che l'inflazione “reale” (cioè l'aumento di prezzi e tariffe) è sempre stata molto più alta di quello che vuole farci credere il Governo, anche per nascondere la sua incapacità di controllare i prezzi.
BOLLETTE e TARIFFE - AUMENTANO!
+ benzina e gasolio
+ biglietti ferroviari
+ bollette luce e gas
+ assicurazione auto
+ servizi bancari
+ trasporto pubblico locale
+ raccolta dei rifiuti
tariffe dell'acqua
Altri aumenti sono previsti per gli
affitti, per la Sanità (dove saranno sempre di più
i
servizi a pagamento), mentre i Servizi Sociali verranno
pesantemente tagliati e il reddito degli italiani DIMINUISCE
E noi PENSIONATI siamo ancora una volta i più penalizzati,
perchè i vari Governi di centrodestra e centrosinistra, d'accordo con gli imprenditori e con la complicità dei Sindacati, hanno praticamente cancellato tutti gli adeguamenti delle nostre pensioni al costo della vita.
CHIEDIAMO IL RIPRISTINO IMMEDIATO DELL' INDICIZZAZIONE DELLE PENSIONI AL REALE COSTO DELLA VITA.
LA PENSIONE NON E' UNA GENTILE CONCESSIONE, E' UN DIRITTO!
NON E' VERO CHE MANCANO I SOLDI, BASTA TAGLIARE, MA REALMENTE:
DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA
DEL MALGOVERNO
DELLA CORRUZIONE.
martedì 14 ottobre 2025
domenica 5 ottobre 2025
Come Benito Mussolini affrontò e risolse il problema mafioso.
Come Benito Mussolini affrontò e risolse il problema mafioso. [ di Filippo Giannini ]
Mussolini approdò in Sicilia, a Palermo il 6 maggio 1924. Era in programma una visita ufficiale di quindici giorni.
Da continentale, aveva una visione vaga della mafia, ma ben presto la sua conoscenza su quel fenomeno si sarebbe approfondita.
Acompagnato in auto, a Piana degli Albanesi, dal sindaco di quella cittadina, Francesco Cuccia, detto Don Ciccio, che ostentava sul petto la Croce di Cavaliere del Regno, pur essendo stato chiamato in giudizio per omicidio in otto processi, tutti risolti per insufficienza di prove, Mussolini avvertì un certo imbarazzo per il comportamento del notabile seduto al suo fianco.
Don Ciccio, osservato che il suo ospite era seguito da alcuni agenti, confidenzialmente diede un colpetto sul braccio di Mussolini e, ammiccando, gli disse: «Perché vi portate dietro gli sbirri? Vossia è con me. Nulla deve temere!».
Mussolini non rispose, ordinò di fermare la macchina e di far ritorno a Palermo.
Il giorno dopo ad Agrigento parlò ai siciliani e fu una dichiarazione di guerra alla mafia: «Voi avete dei bisogni di ordine materiale che conosco: si è parlato di strade, di bonifica, si è detto che bisogna garantire la proprietà e l'incolumità dei cittadini che lavorano. Ebbene vi dichiaro che prenderò tutte le misure necessarie per tutelare i galantuomini dai delitti dei criminali. Non deve essere più oltre tollerato che poche centinaia di malviventi soverchino, immiseriscano, danneggino una popolazione magnifica come la vostra».
Mussolini rientrò a Roma il 12 maggio e il giorno dopo convocò i ministri De Bono e Federzoni e il capo della polizia Moncarda e chiese ad essi il nome di un uomo idoneo a battere il fenomeno malavitoso siciliano. Federzoni propose Cesare Mori. Mussolini ordinò che venisse immediatamente convocato e, conferendogli l’incarico, gli raccomandò: «Spero che sarete duro con i mafiosi come lo siete stato con i miei squadristi!».
Il Governo Giolitti aveva già inviato, precedentemente, Cesare Mori in Sicilia per combattere il fenomeno mafioso. Pur avendo dimostrato notevole perizia, Mori non era riuscito a conseguire un apprezzabile risultato, dati i limitati mezzi legislativi conferitigli.
Il successo dell'azione di antimafia dipendeva dalla serietà e dalla reale volontà del Governo fascista di recuperare la Sicilia allo Stato. La risposta la dette lo stesso Mussolini: «II fascismo, che ha liberato l'Italia da tante piaghe cauterizzerà, se necessario, col ferro e col fuoco, la piaga della delinquenza siciliana».
Vennero quindi concessi a Mori, che si avvalse dell'opera dell'ottimo maresciallo Spanò, i pieni poteri e già a fine anno 1925 ottenne i primi successi: oltre 700 arresti di mafiosi accusati di omicidio, abigeato, grassazione, operati con fulminee azioni nelle Madonie, a Misilmeri, a Marineo, a Piazza Armerina. Seguì un'operazione, forse la più spettacolare, nel comune di Gangi, tra Nicosia e Castelnuovo, dove da oltre un trentennio spadroneggiavano le bande degli Andaloro e Ferrarello, bande che vennero interamente catturate.
Marzo e aprile 1926 videro nuovi successi e nuovi arresti a Termini Imerese, a Marsala, a Mazzarino, a Castelvetrano, a Gibellina. Così di seguito, mese dopo mese, centinaia di arresti liberarono dalla piovra ampie aree della Sicilia.
Il 26 maggio 1927, in apertura del dibattito sul bilancio dell'Interno, Mussolini tenne alla Camera uno dei discorsi più famosi e più interessanti ed anche uno dei più lunghi: il cosiddetto discorso dell'Ascensione, di cui citiamo un passo: «E tempo che io vi riveli la mafia. Ma, prima di tutto, io voglio spogliare questa associazione brigantesca da tutta quella specie di fascino, di poesia, che non merita minimamente. Non si parli di nobiltà e di cavalleria della mafia, se non si vuole veramente insultare tutta la Sicilia. Vediamo. Poiché molti di voi non conoscono ancora l'ampiezza del fenomeno, ve lo porto io sopra un tavolo clinico: ed il corpo è già inciso dal mio bisturi».
Così Mussolini scandisce momenti e cifre dell'offensiva scatenata dal fascismo contro il fenomeno mafioso: successi ottenuti non solo in termini di repressione, e di miglioramento dell'ordine pubblico. Ma il successo maggiore fu l'aver ripristinato l'autorità dello Stato. Ecco i dati: rispetto al 1923, nel 1926 gli omicidi erano passati da 675 a 299, le rapine da 1200 a 298, gli abigeati da 696 a 126, le estorsioni da 238 a 121, i danneggiamenti da 1327 a 815, gli incendi dolosi da 739 a 469, i ricatti da 16 a 2.
Sono successi significativi che avvalorano la capacità operativa del prefetto Mori. Questi, continuando nella sua operazione, punta su patrimoni sospetti: si aprono inchieste sulle amministrazioni comunali, si indaga sui beni di cui godono famiglie sospette e si pretende che ne venga dimostrata la liceità, pena la confisca.
A tutto ciò faceva seguito la continua attenzione di Mussolini che sollecitava, con lettere e telegrammi, di perseverare nell'azione e l'accelerazione dei processi.
Nel 1929 l'opera del prefetto di ferro si poté considerare conclusa con l'indiscussa vittoria del nuovo Stato sulla mafia.
La storiografia del dopoguerra, per motivi facilmente intuibili, sostiene che Mori fu allontanato perché cominciava a colpire in alto. I fatti dimostrano il contrario e cioè che Mori colpiva dove c'era da colpire, indipendentemente dai nomi, coerentemente alle disposizioni ricevute al momento dell'incarico.
Certamente si cercò di fermare l'azione dello Stato in diversi modi. Una petizione fu inviata al Duce, firmata da 400 fascisti trapanasi, con la quale si chiedeva di allontanare «l'antipatriottico prefetto di Bologna amico dei bolscevichi». La risposta di Mussolini fu fulminea: l'immediata espulsione dal partito dei firmatari della petizione. Per gli stessi motivi, a febbraio 1927, venne sciolto d'autorità il fascio di Palermo, rinviando a giudizio, addirittura, il segretario, On. Alfredo Cucco, che fu poi processato e assolto.
Un ufficiale della Milizia, accusato di connivenza con la criminalità, fu condannato a dieci anni, tutti scontati.
Nel maggio 1927 venne sciolto anche il fascio di Catania.
La mafia per sopravvivere dovette emigrare oltre Atlantico e si risvegliò in Sicilia soltanto nel 1943 con lo sbarco angloamericano.
Lo scorso anno andai per pochi giorni di vacanza in Sicilia. Un giorno entrai in un negozio di artigianato e mi intrattenni per alcuni minuti con il proprietario, una persona colta, di “una certa età”. Ebbene egli mi assicurò che quando sbarcarono gli anglo americani in Sicilia – e questo me lo ha garantito – le truppe di invasione erano precedute da drappelli, quasi sicuramente di siculo-americani, che innalzavano una bandiera color oro, dove al centro era ben disegnato una doppia “L”. Quel signore mi ha garantito che quel simbolo indicava “Lucky Luciano”, un famoso mafioso “vittima del Fascismo” fuggito negli Usa negli anni Venti-Trenta. Su questa testimonianza non posso porre il sigillo dell’autenticità; ma è noto che gli Usa utilizzarono la mafia americana per invadere la Sicilia. In merito a questa testimonianza invito i lettori a documentarmi se a conoscenza di particolari.
Don Calogero Vizzini, uno dei capi della mafia, indicava agli alleati gli uomini giusti da mettere alla guida dei Comuni e delle Province. Genco Russo, boss mafioso che Mori aveva confinato a Chianciano, ottenne la Croce di Cavaliere della Repubblica in quanto gli venne riconosciuta la qualifica di vittima del fascismo.
Certamente Mori si avvalse di poteri eccezionali, indispensabili e proporzionati alla pecularietà del fenomeno mafioso. Questo è stato ben compreso ed esposto nel 1929, nel corso del processone contro la mafia, dal deputato fascista Michelangelo Abisso, patrono di Parte Civile. Nella sua lunga arringa fra l'altro ammonì: «La vittoria contro la delinquenza non è un fatto isolato: essa va inquadrata nel nuovo ordine di cose, nel nuovo metodo di governo; in breve, è la più tangibile manifestazione dello Stato forte e veramente sovrano (...). Debellato il male, occorre far seguire quella che i medici chiamerebbero cura ricostituente, occorre ritemprare l'organismo, in modo che possa vittoriosamente resistere ad un nuovo attacco. Occorrono strade principali e soprattutto agrarie attraverso le quali il lavoro e la civiltà possano toccare quelle zone remote e deserte che finora furono solo accessibili alla barbarie e al delitto; occorrono acqua e luce, telefoni e scuole che vincano gli ultimi residui di analfabetismo e di ignoranza, occorrono opere di irrigazione e di bonifica che consentano un più intenso sfruttamento delle aride zolle ed impediscano il depauperamento della razza, l'insidia della malaria; occorrono la piccola proprietà ed una sempre più illuminata giustizia nei rapporti tra lavoro e proprietà, sempre chiusa nella concezione gretta del privilegio e restia alle influenze delle correnti nuove che travolgono le dighe e aprono irresistibilmente le vie dell'avvenire».
All'opera di Mori farà seguito quella del Governo, impostata su un grandioso programma di interventi, anche se ostacolata da una serie di difficoltà di origini esterne e, alla fine, forzatamente interrotta dalla disfatta militare.
Termino citando lo storico Emil Ludwig: <Mussolini sognò col Fascismo una grande Nazione. Si mise all’opera per trasformare il sogno in realtà. Creò la Nazione Italia e questa è una delle ragioni della sua grandezza di fronte al mondo e alla Storia>.
Voglio anche ricordare il rimprovero che partì dalla ,penna del più grande giornalista svizzero Paul Gentizon: <Tra i milioni di suoi compatrioti ai quali aveva reso l’orgoglio di essere italiani, non se ne è trovato uno solo, nell’ora suprema, per ricoprirlo pietosamente con un lenzuolo, e di chiudergli gli occhi. E’ la sorte dei Grandi>.
Nell'immagine, Cesare Mori, il Prefetto di Ferro.
domenica 21 settembre 2025
I giovani e la R.S.I.
I giovani e la R.S.I.
(dal Bollettino ACTA della Fondazione della R.S.I. – Istituto Storico, numero 69 – maggio-luglio 2009, riprendiamo il seguente molto significativo scritto)
NOI GIOVANI ABBIAMO UNA MISSIONE
Le “chiacchiere” non ci sono mai piaciute, così come le persone tanto avvezze a parlar bene ma a razzolar poco. Il nostro riferimento è la Tradizione, parola che racchiude un universo di simboli, miti, eroi, ma soprattutto parola che richiama in maniera indiscutibile all’azione. Questa premessa è necessaria poiché quando abbiamo l’onore di collaborare con i reduci della R.S.I. dobbiamo essere consapevoli di avere di fronte uomini d’azione, di milizia, dei soldati. La Tradizione etimologicamente significa tramandare qualcosa, un qualcosa che si spiega con i valori quali la lealtà, il sacrificio, l’onore e la fedeltà. Coloro che l’8 settembre scelsero di combattere per la patria, lo fecero in modo disinteressato, con l’impersonalità attiva di chi è animato dalla virtù e dai valori dello spirito, di chi ha un fuoco che brucia nel petto; impersonalità tipica dei legionari, ardore tipico del combattente. L’esperienza che intrapresero, per molti fino all’estremo sacrificio, è un bagaglio inestimabile di un “altro sapere”, come ebbe a dire un “vecchio” guerriero di nome Rutilio Sermonti, un sapere che solo chi coltiva il proprio spirito può conoscere ed ammirare. E il nostro compito, oggi, è far sì che questo bagaglio non venga lasciato nell’oblio della dimenticanza, perché la Tradizione è anche testimonianza, conservazione della memoria storica di un popolo: abbiamo la possibilità di ascoltare le loro esperienze, di conoscere il significato dell’essere fedeli, per oltre mezzo secolo, ad una linea ed uno stile, sia in pace sia in guerra. Loro hanno vissuto l’onore, la fedeltà, la fratellanza, in cameratismo, hanno conosciuto il dolore per un fratello ucciso in battaglia, il coraggio e la forza di volontà che spinge ad andare avanti sempre, anche quando sei allo stremo. Loro hanno avuto nella vita almeno un’ora immortale, come dice il generale Degrelle. Loro hanno vissuto ! E noi, oggi, possiamo dire lo stesso ? Siamo i figli di un’epoca dominata dal lusso e dalla comodità, dalla mentalità borghese dell’uomo vile, di colui che non sa cosa significhi sacrificarsi per un’idea, di chi, codardo e menzognero, è traditore prima di tutto di se stesso. Siamo i giovani del terzo millennio, i figli della decadente cultura occidentale, siamo quelli che consumano la vita senza sapere chi siamo, quelli che la società moderna vuole sonnambuli prigionieri della caverna di Platone che non sanno neanche dell’esistenza del sole. Ma una possibilità l’abbiamo ancora, a patto di conservare l’umiltà di chi vuole imparare, la volontà di chi vuole lottare, l’abnegazione di fare militanza in nome di quei valori della Tradizione che i combattenti della R.S.I. hanno saputo incarnare nella vita. Sono loro gli ultimi baluardi di cosa significhi vivere la Tradizione, contro tutto e contro tutti, col coraggio di chi, animato dalla verità e dalla giustizia, non cede neanche un metro. Possiamo lavorarci a fianco, guardarli negli occhi, imparare dalle loro esperienze, scoprire il patrimonio di virtù e di coraggio di cui sono portatori, aiutandoli nel contempo nell’incredìbile opera di conservazione, tutela e riscoperta storica di testi, documenti, foto, che raccontino le gesta di quegli uomini che hanno combattuto “dalla parte sbagliata”. Racconti che ci aiutino a vivere, perché se vogliamo affermare un’idea, se vogliamo essere in grado di combattere un nemico diverso da quello di sessant’anni fa ma altrettanto forte e disposto a sopraffarci, abbiamo bisogno di esempi, di testimoni di coraggio e forza d’animo, di uomini. La loro eredità è la nostra eredità ed anche se oggi molti si affrettano a definirla scomoda ed ingombrante, il nostro compito è quello di farla conoscere, divulgarla, svolgere un’operazione di verità che cancelli il fango che l’ha ricoperta. Il nostro vuol essere un aiuto concreto, partecipativo, attivo, ci mettiamo a disposizione per organizzare iniziative in cui la cultura sia azione e formazione, in cui si conosca e si impari da chi, dopo l’8 settembre, ha scelto la strada più difficile, da chi è ancora leone in un mondo di pecore.
Abbiamo bisogno della forza di chi ha occhi che ancora brillano.
Il tepore di una stufa elettrica non ci basta più, abbiamo bisogno del calore di un fuoco che brucia.
In alto i cuori !
Comunità
militante Raido, Roma
giovedì 11 settembre 2025
FASCISMO SOCIALE
Fascismo sociale
Il Fascismo ha costruito lo Stato Sociale ed ha dato dignità ai
lavoratori italiani, e questo non lo diciamo noi lo dicono i
fatti. Eccone pochissimi esempi:
Tutela lavoro donne e fanciulli ( R.D. n° 653 26/04/1923
)Assistenza ospedaliera per i poveri ( R.D. n° 2841 30/12/1923
)Assicurazione contro la disoccupazione ( R.D. n° 3158 30/12/1923
)Assicurazione invalidità e vecchiaia ( R.D. n 3184 30/12/1923
)Maternità e infanzia ( R.D. n° 2277 10/12/1923 )Assistenza
illegittimi e abbandonati ( R.D. n° 798 08/05/1927 )Assicurazione
obbligatoria contro la tubercolosi ( R.D. n° 2055 27/10/1927
)Esenzioni tributarie famiglie numerose ( R.D. n° 1312 14/06/1928
)Assicurazione obbligatoria contro malattie professionali ( R.D.
n° 92813/05/1929 )Istituto Nazionale assicurazione infortuni sul
lavoro I.NA.I.L. ( R.D. 264 23/03/1933 )Istituzione libretto di
lavoro ( R.D. 112 10/01/1935Istituto Nazionale per la Previdenza
Sociale I.N.P.S. ( R.D. n° 1827 04/10/1935 )Riduzione settimana
lavorativa a 40 ore ( R.D. n° 1768 29/05/1937 )Assegni familiari (
R.D. n° 1048 17/06/1937Casse rurali ed artigiane ( R.D. n° 1706
26/08/1937 )Istituto Nazionale per le assicurazioni contro le
malattie I.N.A.M. ( R.D. n° 318 11/01/1943 )
domenica 7 settembre 2025
sabato 6 settembre 2025
8 SETTEMBRE 1943 TRADIMENTO!
LA SUA VERGOGNOSA SINTESI STORICA: RESA INCONDIZIONATA DELLA NAZIONE AL
NEMICO E GUERRA ALL´ALLEATO.
GLI AMICI DIVENNERO NEMICI. I NEMICI DIVENNERO ALLEATI. SI COPRI´ IL
TRADIMENTO MILITARE CON LA RETORICA DELLA <<LIBERTA´>> SCIORINATA SULLA
PATRIA NON PIU´ LIBERA.
COMMEMORARE IL TRADIMENTO DELL´OTTO SETTEMBRE 1943 E L´IGNOBILTA´ DELLA
RESA INCONDIZIONATA AL NEMICO ANGLO-AMERICANO E´ QUANTO DI PIU´ OSCENO,
DI PIU´ BASSO SI POTESSE FARE SUL PIANO POLITICO E STORICO. LA STAMPA E
LE TELEVISIONI DEL REGIME ANTINAZIONALE E ANTIFASCISTA, ATTRAVERSO I
PROPRI PENNIVENDOLI, DANNO PER L´ENNESIMA VOLTA FIATO ALLA GROTTESCA,
RAFFINATA RICERCA DI MENZOGNE, ONDE RIAFFERMARE UN´ANTICA TEMATICA
ANTINAZIONALE, TANTO CARA AGLI ANGLO-RUSSI AMERICANI. UNA TEMATICA
ELABORATA PER ESPRIMERE ALLE LORO BAIONETTE VIVISSIMA RICONOSCENZA. IL
TRISTISSIMO EVENTO RESTA PER NOI, INVECE UNA PIAGA PURULENTA
PROFONDAMENTE APERTA NEL CORPO MARTORIATO DLL´ITALIA, UNA PIAGA MAI
RIMARGINATA NONOSTANTE L´INTERVENTO PSEUDO-SANITARI LAUTAMENTE PAGATI
CON VISTOSE BANCONOTE MERCENARIE. L´8 SETTEMBRE 1943 SEGNO´ IL TRIONFO
DELLA VILTA´, DEL DISONORE PIU´ SUDICIO!!!
venerdì 29 agosto 2025
Decreto flussi
Decreto flussi
Adesso non è più “sostituzione etnica”
Il Governo Meloni ha approvato il nuovo “Decreto flussi” in base al quale, nel triennio 2026-2028, verranno fatti arrivare in Italia 500.000 tra lavoratori stranieri, colf e badanti.
Le quote assegnate sono 230.550 per il lavoro subordinato non stagionale e autonomo e 267.000 per il lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico.
E' il secondo “Decreto flussi” del Governo Meloni, con il primo relativo al triennio 2023-2025 era stato autorizzato l'ingresso in Italia di 450.000 lavoratori stranieri.
Secondo il Governo si tratta di “manodopera indispensabile al sistema economico e produttivo nazionale altrimenti non reperibile” e le quantità sono state stabilite “tenendo conto dei fabbisogni espressi dalle parti sociali”.
Peccato che nello stesso tempo, solo nel 2024, sono stati 156.000 gli Italiani che hanno lasciato l'Italia per trasferirsi e andare a lavorare all'estero.
Sono il calo demografico e l'invecchiamento della popolazione che richiedono nuovi lavoratori, ma anche il fatto che i giovani italiani preferiscono andare all'estero.
Però la Meloni nel 2017, durante uno dei suoi veementi comizi contro l'allora Governo Gentiloni, aveva tuonato : “Vogliono fare arrivare in Italia 500.000 immigrati in 3 anni, questa è sostituzione etnica e noi non lo permetteremo”.
Per la serie “dire una cosa quando si è all'opposizione e fare il contrario quando si è al Governo”.
martedì 19 agosto 2025
IL I° BATTAGLIONE PARACADUTISTI DELLA GNR "MAZZARINI"
- Questa che pubblichiamo è la storia degli ultimi giorni di lotta e di sacrifici del Battaglione Paracadutisti della Guardia Nazionale Repubblicana "Mazzarini". Il racconto è tratto dall'ultimo capitolo del libro di Nino Arena "I° Battaglione Paracadutisti GNR Mazzarini" e costituisce una testimonianza veramente eccezionale, anche perchè documentatissima, su quelle che furono la storia e la sorte dei reparti combattenti della Repubblica Sociale Italiana.
- Nomi, episodi, situazioni emergono nella ricostruzione operata da Nino Arena con chiarezza e precisione, e forniscono così il quadro completo di una realtà per molti aspetti, e per troppo tempo, ignorata nella sua globalità probabilmente anche da molti di coloro che ne furono protagonista
- La realtà di un esercito, quello della Repubblica Fascista, che fino all'ultimo, anche quando speranze e illusioni erano del tutto crollate, restò compatto e fedele, con i suoi ufficiali e i suoi soldati, ai valori e ai fondamenti morali e politici che l'avevano animato e guidato durante i seicento gloriosi giorni della RSI.
- Una realtà che costò a questi combattenti lacrime, sangue e infinite persecuzioni, come testimoniato dal "Mazzarini" che su poco più di 350 effettivi ebbe ottanta Caduti.
- Ma il libro di Nino Arena, con le rapide e acute annotazioni a commento dei fatti rievocati, apre anche nuove prospettive di valutazioni su determinati aspetti della vita e delle vicende della Repubblica Sociale Italiana: non ultimi gli errori strategici e tattici in cui incorsero i capi politici e militari repubblicani nella guerriglia antipartigiana.
- Un documento prezioso, in definitiva, che porta un grande contributo alla opera di revisione storica ormai in atto sulla RSI e sul Fascismo Repubblicano.
- Pisanò
Maggio
1944. Paracadutisti del Mazzarini













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