lunedì 7 settembre 2026

IL TRADIMENTO DELL' OTTO SETTEMBRE

 


A MIGLIAIA RIFIUTARONO LA RESA

 
Erano i volontari che, prima della fondazione della Repubblica sociale italiana, decisero autonomamente di battersi al fianco dei camerati germanici su tutti i fronti.
Adriano Bolzoni

Comincerò col ricordare che gli uomini in armi nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, giovani o veterani con più anni di guerra, volontari o delle leve del 1924-25, furono tanto numerosi da rendere perplesso e quasi incredulo, pur conoscendo la realtà, anche chi scrive.
Tutte le volte che, per non importa quale ragione, si ripresenta l'argomento, vale a dire la consistenza, la sostanza, la natura ed i caratteri dell'esercito della Rsi, ebbene, sono il primo a riconoscere che il fenomeno militare repubblicano ha veramente dell'incredibile. Eppure, come inviato di guerra, come giornalista combattente, in totale autonomia e libertà, in possesso degli accrediti necessari dei comandi italiani e della Wehrmacht, ho svolto i miei compiti dall'ottobre del 1943 all’aprile del 1945. Intendo dalla Gustav alla Gotica, dalla piana del Liri a Cassino, da Anzio a Nettuno sino alla Garfagnana, dal Senio al confine alpino francese, dal litorale adriatico alla Venezia Giulia, sino alla fine della campagna d’Italia.
Trascuro i dati forniti dal generale Emilio Canevari (che del nuovo esercito della Rsi fu uno dei creatori), contenuti anche nel "Rapporto Graziani", dove si fornisce la cifra di 780.000 uomini, però includendo circa 260.000 militarizzati. E’ invece scrupolosamente documentata, nella primavera del 1944, una forza di
327.000 uomini nelle diverse unità. Questo, volendo escludere dal computo i circa 150.000 uomini incorporati nella Guardia Nazionale Repubblicana.
Si voleva creare un esercito repubblicano nazionale chiaramente apolitico; si scartò l'idea che questo esercito fosse composto di soli volontari, mantenendo la leva perché il concorso alla difesa avesse carattere nazionale e popolare.
Solo il 28 ottobre del 1943, ben cinquanta giorni dopo l'8 settembre (e cinquanta giorni in quel precipitare di avvenimenti significarono molto ed ebbero un gran peso) il governo della Rsi emise due decreti-legge: il primo stabiliva lo scioglimento delle forze armate regie e la creazione di quelle repubblicane; il secondo dettava la legge fondamentale del nuovo esercito repubblicano.
E’ bene, per meglio valutare il vero miracolo della Rsi - la creazione di un esercito, mai dimenticando che (è anche il parere di chi scrive) fu il fenomeno militare-combattente della Rsi a nutrire la Repubblica Sociale -, considerare gli avvenimenti di quel periodo. L'8 settembre del 1943, dopo l'accettazione di un "armistizio" che si traduce istantaneamente nella resa senza condizioni al nemico e nel dissolvimento dell'esercito con la fuga del re, della corte e dei responsabili delle forze armate, è il caos generale. Il 9 settembre, gli Alleati sbarcano in forze a Salerno, il giorno 1 ottobre entrano a Napoli.
Le forze armate della RSI nasceranno, s'è detto, il 28 ottobre. Solo più tardi, dopo un nuovo sbarco degli Alleati ad Anzio, il 22 gennaio 1944, esse avranno capacità operativa, mobilità e consistenza. E intanto? Intanto e da subito, in pratica dal 9 settembre 1943, un numero stupefacente di italiani - in uniforme, in armi, bandiera tricolore alle spalle senza lo scudo sabaudo - continua a battersi, non accetta la resa. Non aspetta la liberazione di Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso, non aspetta la creazione della Repubblica Sociale Italiana, non aspetta la fondazione del nuovo esercito repubblicano.
I comandanti, gli equipaggi ed il personale dei servizi dei nostri sommergibili nelle basi francesi - battelli che operavano nell’Atlantico - non abbandonano il campo che li ha visti, per lunghi, durissimi anni di sacrifici e vittoriose imprese, a fianco di leali e in molti casi fraterni camerati di terra, uniti dall'identico destino del combattere in mare contro un nemico strapotente. Questo, per molte ragioni, può apparire piuttosto comprensibile. Altrettanto comprensibile può apparire l’immediato affiancarsi alla Wehrmacht degli uomini dei nostri battaglioni del genio (nebbiogeni), dislocati nel Baltico e dei reparti di specialisti di stanza in Germania. Si trattava di circa 22.000 effettivi. Il loro comportamento prima e dopo l'8 settembre fu tale, nell'adempimento del servizio, da non suscitare mai il minimo dubbio dei comandi tedeschi riguardo alla loro lealtà ed efficienza.
Combattenti italiani presenti in Germania o nella Francia occupata dalla Wehrmacht, si dirà, quindi la loro decisione di continuare a battersi a fianco delle forze tedesche poteva derivare dalla scelta di un male minore. Non è irragionevole pensarlo, con l'esclusione dei comandanti e degli equipaggi dei nostri gloriosissimi sommergibili atlantici, che davvero il disonore dell'8 settembre rifiutarono consapevolmente e senza esitazioni. Ma quel che accadde in Italia, sino alla creazione dell'esercito della Rsi, a cominciare dalle prime ore dopo l'annuncio dell’”armistizio”, quindi dell'accettazione della resa e del repentino miserabile capovolgimento delle alleanze, con l'amico che diventa nemico e viceversa, testimonia per la Storia e la stessa salute dei combattenti italiani, per una non trascurabile parte di loro, almeno la ragione prima e profonda del rifiuto dell’armistizio.


1)                2)  

  1.  Il Maresciallo di Italia Rodolfo Graziani fu tra i primissimi a prendere posizione per la ripresa della lotta e il rispetto dell'alleanza.

  2. Reparti di allievi ufficiai della Guardia Nazionale Repubblicana, alle dipendenze di Renato Ricci, schierati nel cortile di una caserma


Il caso, peraltro clamoroso e universalmente oggi conosciuto, dell’immediato costituirsi nelle strutture di San Bartolomeo, a La Spezia, di una unità di fanteria di marina, che poi divenne addirittura la Divisione "Decima" con i suoi battaglioni, raccogliendo poi anche gli equipaggi di natanti e mezzi d'assalto, è certo il più famoso, ma non il solo. Diffusasi la voce che la "Decima" inquadrava ed arruolava combattenti, sotto bandiera e comando italiani, un flusso sempre crescente di giovani volontari e militari di ogni arma e grado sommerse le strutture della Marina a La Spezia, sin dal 9 settembre, agli ordini del comandante Junio Valerio Borghese.
La Wehrmacht, impegnata nella strenua battaglia di contenimento a Salerno e nel controllo essenziale delle maggiori vie di comunicazione della Penisola (l'esercito regio s'era già dissolto), non aveva né intenzione né interesse ad affrontare uno scontro con dei reparti formati da combattenti decisi a battersi, all'ombra della bandiera nazionale, rifiutando l’armistizio. Quando il 17 ottobre venne costituita la Repubblica Sociale Italiana, già da lunghi giorni la "Decima" si trovava a tentare di risolvere problemi impossibili: come inquadrare, vestire, nutrire, armare e organizzare un numero esorbitante di volontari.
Sempre immediatamente dopo la proclamazione dell'armistizio, nelle tragiche, sconvolgenti e miserabili ore del "tutti a casa", forti reparti della "Nembo" e della "Folgore, paracadutisti già misuratisi in combattimenti davvero eroici, anche per riconoscimento del nemico, rimasero in campo. Non meno di 4.000 uomini. E non meno di 60.000 combattenti, veterani di guerra e giovani volontari, si aggregarono (là dove le operazioni li avevano visti affiancare le unità della Wehrmacht) ai reparti tedeschi. Ci volle del bello e del buono, ci vollero trattative condotte anche a muso duro, quando si costituirono le forze armate della Rsi, per recuperare quei combattenti che i comandi germanici si tenevano stretti .
Nessuno oserà negare che, immediatamente dopo la paurosa catastrofe dell'8 settembre, per quanti decisero di non cambiare fronte e di non sopportare, con la sconfitta, anche l’ignominia e il disonore, insieme al disprezzo del nemico, non si trattava di fanatismo politico, di costrizione, di "cartoline-precetto" o roba simile. E’ certo probabile che taluno o talaltro, in uniforme, si trovasse
nella condizione di seguire la volontà del reparto, dei commilitoni, di continuare a battersi contro gli Alleati, che anche troppo evidentemente stavano guadagnando la campagna d’Italia. Sì, questo è possibile. Ma questo non può riguardare, in nessuna maniera, la situazione dei piloti, degli equipaggi di volo e degli specialisti dell'Aviazione. Sarebbe bastato salire a bordo di un velivolo militare e volarsene al Sud.
L'Aviazione della Rsi, che poi inquadrò 36.640 uomini tra piloti, ufficiali, sottufficiali, avieri e personale navigante e a terra, immediatamente dopo l'8 settembre, nelle prime ore rovinose e degradanti, trovò all'origine i suoi combattenti. Nomi che forse non diranno nulla alle ultime generazioni - cinquantacinque anni dopo - , ma che la storia dell’Aeronautica militare tricolore non ha dimenticato, che la gloria ha accarezzato, che l'eroismo ha baciato. Botto, Visconti, Drago, Marini, Bellagambi, Faggioni, Vizzotto, Marinoni e i loro compagni (impossibile elencare centinaia di piloti da caccia, bombardieri e ricognitori) non attesero la creazione delle forze armate della Rsi. Ripresero a battersi. Sui loro velivoli, la coccarda tricolore.
Certo in maniera imprecisa, poiché esistono solo dati indicativi e cifre sempre approssimate, è però lecito indicare in circa 80-90 mila i combattenti, giovani volontari e veterani di guerra già in armi nel giugno 1940, che subito dopo l'8 settembre, e comunque prima della creazione della Repubblica Sociale Italiana e la fondazione del nuovo esercito repubblicano, rifiutando la resa e il capovolgimento repentino del fronte, decisero di continuare a battersi a fianco dell'alleato tedesco. Date le condizioni catastrofiche del Paese, l'avanzare delle armate anglo-americane, l'evidente strapotere del nemico, il clima caotico del "tutti a casa", il numero di chi si mostrò deciso a continuare il combattimento è da considerarsi letteralmente stupefacente.
Al Sud, dove almeno mezzo milione di uomini era ancora in uniforme e, sia pure malamente e disordinatamente, ancora inquadrato nelle diverse unità, per trovare circa 6.000 volontari destinati a formare il Corpo motorizzato del regio esercito (compresi i servizi e il reparto sanitario) da mettere in campo a fianco degli Alleati, i più validi e meno screditati comandanti dovettero compiere miracoli.
Una notazione aggiuntiva va fatta. Nessuno storico o ricercatore attendibile, e ve ne furono, ancorché largamente imparziali, come Roberto Battaglia di parte comunista (anche se a parer mio i termini di "storico” e "comunista" sono antitetici), ha mai preso per buone le pagine sulla resistenza di Pietro Longo. Questi, nel suo "Un popolo alla macchia " pubblicato nel 1947, elenca nel campo della guerriglia qualcosa come 114 divisioni di partigiani, forti di ben 471 brigate . Per la sola regione del Piemonte, Longo cita una dopo l'altra 196 brigate combattenti. Nel campo partigiano i termini di divisione e brigata non hanno nessun preciso riferimento alle conosciute unità militari di non importa quale esercito.
Normalmente una brigata partigiana poteva contare su tre o quattro dozzine di uomini, talvolta un centinaio di armati. E questo nel periodo conclusivo della guerra civile. Comunque, alla stregua di Longo o di Secchia, un cronista buffone potrebbe dire che, subito dopo l'8 settembre, basandosi sulla consistenza di un centinaio di armati ciascuna, gli italiani che affiancarono i tedeschi, e comunque intendevano continuare a battersi, formarono 600 brigate . Usando lo stesso metro, la pesante divisione alpina "Monterosa" della Rsi, che con l'artiglieria divisionale e i servizi superò numericamente, con i suoi 16.000 uomini, ogni altra grande unità in campo, allineò in battaglia almeno 120 brigate combattenti.
Chiunque può capire che tutto questo è supremamente stupido. Ragionando alla partigiana, il "Barbarigo", ch'era solo un robusto battaglione della "Decima", mandando i suoi circa 1.600 volontari sul fronte di Anzio, nella piana Pontina, non allineò 16 fantomatiche brigate, ma combattenti decisi al sacrificio. Ebbe, tra morti e feriti, circa 800 dei suoi effettivi. Insensato parlare dell’ecatombe di 8 brigate italiane alla difesa di Roma.
Conclusione. Immediatamente dopo l'8 settembre, prima della liberazione di Mussolini (del tutto sconosciuta la sua fine), prima della nascita di un governo della Rsi, prima della creazione delle forze armate repubblicane, nel disordine e nel caos generali, decine di migliaia di italiani rifiutarono la resa. Ritennero, ogni ideologia esclusa o accantonata, di scegliere quello che per loro era il campo dell'onore.

 



giovedì 3 settembre 2026

AMERICA IN AGONIA

 AMERICA IN AGONIA


DA MOBY DICK AI GRANDI PESCECANI DI WALL STREET

 


“ Bartleby, lo scrivano” : Un’ opera anti usurocratica del grande Melville – l’ indimenticabile autore di Moby Dick -  finora tradotta in modo da edulcorarne il valore, oggi riproposta in una accurata traduzione di Massimo  Mattolini che ne fa riemergere questa nascosta valenza. Una “ storia di Wall Street” , come recita il sottotitolo originale sempre cancellato da tutte le edizioni per non colpire l’ immagine della centrale usuraja mondiale.

 Il piccolo e modesto scrivano Bartleby rifiuta una offerta economicamente vantaggiosa del suo titolare che lo avrebbe messo però nel cuore di operazioni contabili di strozzinaggio : lecite per la legge, illecite per la morale.  

Come scrive Mattolini  nella sua introduzione :  “Il potere della fantasia, delle libere scorribande dell'immaginazione sopravanza i freddi interessi usurai  di Wall Street. Egli è indifferente al denaro, l'offerta di venti dollari cade nel vuoto :  è incorruttibile. La grande eredità del Bartleby di Melville è questa: ci ha lasciato una speranza. Che proprio lì, al centro dell'Impero usurocratico, dove il Nomos appare sempre più invincibile, si possa agire affinché il nostro futuro sia  riconquistato.”

 

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venerdì 13 giugno 2025

LA DECADENZA " WOKE" PREVISTA UN SECOLO FA

 

La decadenza woke e progressista degli USA prevista in un testo di un intellettuale fascista scritto 80 anni fa. Il collasso della identità bianca degli Stati Uniti. Il libro è di una attualità quasi profetica, basti consultare l’ indice che riporta temi come questi : Né matrimonio, né bambini – la mecca del divorzio – il primato della pornografia – Mortalità infantile e industria dell’ aborto – omosessualità, transessualità  e vizi derivati - l’ industria degli stupefacenti – presto un presidente negro – snaturamento etnico e sopravanzare delle razze nere e gialle - 

 Il rimedio? Sempre in questo libro: Per gli USA è arrivato solo adesso,  dopo 80 anni,  quando questo modello di “ morte bianca” dei popoli occidentali ha ormai   impregnato anche l’ Europa : quello tratteggiato dalla nuova presidenza Usa : Finalmente, un Presidente americano ha “ staccato la spina” all’ ideologia woke della morte bianca dei popoli, prima dell’ agonia finale delle sue genti. La potenza dell’ impero americano fa sì che la fine di questo progetto di morte salvi a sua volta anche gli snervati popoli d’ Europa.

 Forse il Duce non aveva sempre ragione, ma i " suoi " ci azzeccavano proprio  sempre, come Gravelli in questo saggio , scritto in modo efficace e giornalistico, spesso ferocemente sarcastico, senza nulla perdonare al " male americano" , a quella sifilide morale yankee che ha condotto al tramonto dell' Occidente che oggi noi misuriamo in tutti i suoi guasti  ...Se l’ Asse avesse vinto la guerra , alla fine avrebbe salvato anche gli USA da una decadenza rivelatasi  mortale per tutti  ... Un libro profetico ed attualissimo.

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martedì 6 maggio 2025

LA RIVOLUZIONE DEGLI USURAI

 


Il presente volume è la ristampa integrale della prima edizione in Venezia, dicembre 1944 per la Casa Editrice delle Edizioni Popolari .Da allora questo libretto di Ezra Pound non è più stato ristampato e questa ne è la prima edizione del dopoguerra ad opera delle infaticabili ricerche delle Edizioni della Lanterna .Una efficace storia economica degli Stati Uniti ad opera di uno dei più grandi nomi della letteratura, e che si compendia in un concetto base espresso dall' autore : " la storia economica degli Stati Uniti è consistita in una serie di speculazioni fra la borsa di New York e quella di Chicago" : il motivo per cui una grande della letteratura americana divenne amico ed estimatore della rivoluzione sociale italiana degli anni 30 e 40 ed ammiratore convinto di Benito Mussolini , che seguì fino alla fine. Un'opera unica ed introvabile. Di estrema attualità anche oggi.

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sabato 8 marzo 2025

DECOMPOSIZIONE DI UN IMPERO




Mito americano? Ma anche no. In realtà esiste una corrente letteraria in cui l'America non appare un mito quasi irraggiungibile, una civiltà utopica, quasi una “Gerusalemme celeste” discesa sulla terra, ma ci appare in una dimensione cupa, violenta, avida, scurrile: un infermo volgare germinato sulla terra, patria orrenda di un capitalismo fradicio, dominata da un dollaro usuraio, dove la vita vale come una cambiale e un pugno di soldi sudici carpiti dagli usurai. Un'America ormai degradata dalla pressione sociale del potere di Usura , come ci ricorda con amarezza il grande americano Ezra Pound. Un'America dai lineamenti insani ed adunchi, una nuova Babilonia venuta dall'Oriente che ghermisce anime e vite. Marcello Gallian, scrittore controcorrente e dalla penna sferzante, inaugura questa visione iconoclastica del “mito americano” progressista. Il libro, pubblicato nel 1936 a puntate sulle pagine di “Quadrivio”, settimanale letterario diretto da Telesio Interlandi, ai confini fra avanguardismo , razionalismo, fascismo e arte moderna. “America” è un racconto surreale che dà forma e narrazione alle pulsioni anticapitalistiche del fascismo più rivoluzionario e sociale, e si conclude con una visionaria, incredibile immagine di quanto sarebbe accaduto oltre 80 anni dopo: l'incendio e la distruzione delle Due Torri. Letteratura surreale e profetica?

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lunedì 3 marzo 2025

IMPERIALISMI



Una antologia di scritti del giovane studioso di Storia, Daniele Proietti. Questo lavoro è una antologia degli scritti pubblicati sul periodico Avanguardia e ha per tema di fondo la critica serrata ai metodi di imperialismo internazionale che conducono all'instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale di carattere totalitario e liberticida, nonchè predatore delle risorse dei popoli. L'analisi di Proietti si sofferma sul carattere totalitario di questo Nuovo Ordine che impone una ideologia ferrea a tirannica ( il "politicamente corretto") per meglio dominare. Questo progetto viene da lontano, ci dice Proietti e risale alla dominazione ebraico- statunitense divampata dopo il secondo conflitto mondiale. Il volume è alla sua seconda edizione per i tipi delle edizioni della Lanterna ed è aumentato d auna prefazione dell' Editore e da una appendice con aggiornamento.

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venerdì 21 agosto 2026

IRAN - TRUMP

 


IRAN

Trump impantanato continua a bombardare!

Sono passati oramai cinque mesi dall'attacco congiunto di Usa e Israele contro l'Iran, attacco che aveva proditoriamente decapitato le massime Autorità del Paese e che doveva provocare un cambio di regime.

Invece il Regime religioso islamico si è rafforzato perché, le migliaia di morti civili provocati dai ricorrenti attacchi Usa, hanno fatto si che la maggioranza del popolo ora faccia quadrato con il Regime e, inoltre, l'Iran ha capito che con il blocco dello stretto di Hormuz tiene in scacco non solo gli Usa ma anche mezzo mondo.

La sensazione è che Trump, malgrado le minacce di “cancellare la civiltà persiana” e di avere “mille missili puntati contro la Repubblica islamica e pronti a partire”, si sia impantanato in uno scontro dall'esito incerto e dai risvolti imprevedibili.

Anche negli Usa la guerra all'Iran è sempre più criticata e Trump, tra tregue fasulle e bombardamenti veri, è sempre più impopolare!


 

giovedì 6 agosto 2026

GAZA

 


Gaza

L'Onu ribadisce è stato “genocidio”

Questa volta non useremo parole nostre per descrivere l'orrore dei massacri subiti dai Palestinesi di Gaza in questi quattro anni e per denunciare le disastrose condizioni nelle quali vivono tuttora e ci limitiamo a riportare quanto già affermato e adesso ribadito dall'Onu.

Nella relazione del 16 settembre 2025, la sedicesima sessione dell'Onu aveva concluso che : “Le condotte poste in essere dal Israele possono essere qualificate come “genocidio ai sensi delle Convenzioni internazionali”.

Adesso, il concetto è stato ribadito nella relazione della “Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite” resa nota il 23 giugno 2026, che ha scritto : “L'intensa scala e la natura sistematica delle operazioni militari israeliane sono proseguite, provocando morti, feriti e traumi senza precedenti tra i bambini Palestinesi”...... “il deliberato bersagliamento dei bambini è uno degli elementi chiave che dimostrano l'intento “genocidario” delle Autorità israeliane e delle forze di sicurezza di distruggere, in tutto o in parte, il gruppo palestinese a Gaza”.

A questo punto, per tutte le Nazioni presenti all'Onu, a cominciare dall'Italia, si impone una presa di posizione che vada al di là delle furbate propagandistiche e delle finte e ipocrite condanne, perché queste Nazioni, Italia compresa, che a vario titolo intrattengono rapporti commerciali e di scambio di armamenti con lo Stato di Israele, potrebbero essere ritenute complici di questo accertato “genocidio”.

Per salvare la faccia, Europa e Italia, hanno adesso approvato delle “ridicole” sanzioni contro i coloni israeliani che attaccano i villaggi palestinesi in Cisgiordania, “ridicole” perché di ben difficile applicazione.

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lunedì 27 luglio 2026

FRANCO FREDA

 

(...) Noi abbiamo propugnato l'egemonia europea, rivolgendoci a un'Europa che era stata ormai americanizzata o sovietizzata, senza considerare che questa Europa era diventata serva degli Usa o dell'Urss perché i popoli e le nazioni europee avevano assorbite-successivamente, ma non conseguentemente, alla sconfìtta militare - le esportazioni ideologiche degli Usa e dell'Urss...
E' giunto il momento di terminare di baloccarci col fantoccio Europa o di fare gargarismi colla sua espressione vocale.
Con l'Europa illuminista noi non abbiamo nulla a che fare.
Con l'Europa democratica noi non abbiamo nulla a che vedere.
Con l'Europa mercantilistica, con l'Europa del colonialismo plutocratico: nulla da spartire.
(...)
L'Europa è una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli e che ha contratto tutte le infezioni ideologiche - da quelle delle rivolte medievali dei Comuni a quelle delle monarchie nazionali antimperiali; dall'illuminismo al giacobinismo, alla massoneria, al giudaismo, al sionismo, al liberalismo, al marxismo.
Una baldracca, il cui ventre ha concepito e generato la rivoluzione borghese e la rivolta proletaria; la cui anima è stata posseduta dalla violenza dei mercanti e della ribellione degli schiavi. E noi, a questo punto vorremmo redimerla, sussurrandole parole magiche, dicendole, per esempio, che essa deve concedersi esclusivamente agli 'europei'... da Brest a Bucarest??! ! !...Noi abbiamo alzata la bandiera dell'Europa senza comprendere che questa non poteva rappresentare per noi alcun significato valido ed omogeneo: senza osservare quanti fossero i fili e i lacci da cui era composto il suo tessuto stracciato e quanto sterco esso nascondeva! (...)

Franco Freda

tratto da: "La disintegrazione del sistema" - 196

domenica 12 luglio 2026

EUROPA KAPUT

 

EUROPA KAPUT

 

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L’Europa è finita..!

Anzi, non è mai incominciata come dimostrato dalla storia di questi ultimi anni e, nuovamente per ultimo, dalla cronaca dei fatti dei migranti della motonave Diciotti.

I trattati e gli accordi disporrebbero che questi migranti dovrebbero essere distribuiti nei vari stati europei e non lasciati, come al solito, a carico della sola Italia che già ne ha accolti negli anni passati a centinaia di migliaia.

Ma i vari capi di stato europei sono però sordi ed assenti, pronti solamente a non assumersi la responsabilità degli accordi sottoscritti ed a dimostrare nei fatti e non solamente a parole, che l’Europa è un tutt’uno omogeneo e solidale ed a fare comunque una resistenza passiva ad oltranza.

Non poteva essere diversamente e noi, inascoltati e derisi dalla massa di parolai acefali e logorroici, lo avevamo detto quando affermavamo che questa Europa delle banche e dei poteri politici nazionali NON poteva funzionare e che quella che avrebbe invece funzionato era quella delle Patrie che nessuno voleva per non abdicare al proprio potere individuale e di cosca.

I fatti ci stanno dando ragione!

Avevamo ragione noi e torto gli altri.

L’Europa delle banche e dei tornaconti privati lascia infatti intatte le differenti valutazioni degli interessi di ciascun stato ed impedisce invece la visione unitaria dell’interesse collettivo dei vari Paesi componenti.

In chiave macroscopica è un poco la ripetizione delle discrasie che si verificano in Italia a causa della eccessivo decentramento tra i vari poteri amministrativi e che si traducono alla fine in malgoverno.

Inoltre il persistere della valorizzazione di interessi particolari e non comuni impedisce di fatto l’amalgama necessaria per la creazione di un’Europa Stato che dovrebbe esser il fine ultimo della confederazione.

Insomma il solito pasticciaccio che privilegia la furbizia all’intelligenza, la disonestà alla correttezza, la buona fede ai secondi fini!

D’altronde con questa classe politica che vive da sempre di questi squallidi mezzucci è quasi impossibile realizzare quell’altra Europa.

E’ come se si pretendesse che un imbianchino dipingesse il cenacolo di Leonardo da Vinci…!!

Non ci resta altro che la denuncia che però, siamo sicuri dato l’ambiente in cui viviamo, Non avrà esito alcuno mentre continuerà il teatrino della presa per i fondelli dei cittadini..!!

Alessandro Mezzano