lunedì 20 aprile 2026

25 APRILE , COSA FU LA RESISTENZA

 

COSA FU LA RESISTENZA

 


 

Ogni Anno, al 25 Aprile, siamo costretti ad assistere alle celebrazioni della resistenza che viene dipinta come il “moto popolare per combattere la dittatura del Fascismo”.

Presidenti della repubblica, capi di governo, politici di ogni colore, istituzioni, giornali e televisioni sono tutti li a versare fiumi di miele e di retorica e ad esaltare gli obiettivi di una guerra civile che ha portato sangue e lutti in tutta l’Italia.

Nessuno che parli degli eccidi, dei massacri, degli stupri e delle eliminazioni politiche che si sono verificati nei mesi successivi e se non ci fossero stati alcuni scrittori coraggiosi che li hanno documentati e denunciati, senza per altro potere essere confutati, questi orrori sarebbero restati nel silenzio di un oblio complice e bugiardo ..!

Ma, a parte le mostruosità il cui esempio sintomatico dell’atmosfera di quei giorni  è lo scempio di piazzale Loreto che ci condanna per sempre al ludibrio ed alla vergogna internazionali, proviamo ad analizzare quanto siano accettabili le tesi ufficiali secondo cui la resistenza fu lotta di popolo avente lo scopo di ridare la libertà dalla dittatura fascista agli italiani.

Lotta di popolo: 


Come è certificato dalle fonti ufficiali, la componente NON comunista nella resistenza fu molto piccola, subordinata e condizionata ( ricordiamo qui gli assassinii di partigiani non comunisti da parte dei comunisti come quelli di Malga Porzius ed altri tanto che Moranino, poi Onorevole, fu costretto alla fuga nei Paesi dell’est per sfuggire al carcere ) ma al contrario la componente comunista nella popolazione era minima e gli stessi risultati elettorali del primo dopo guerra danno alla componente comunista risultati minoritari.

Per tanto se nella resistenza i comunisti erano maggioranza assoluta ma nelle elezioni il comunismo realizzò risultati minimali ciò significa che la lotta antifascista NON fu sostenuta dalla maggioranza degli italiani, ma solamente da una piccola minoranza.

Ecco così sfatato il mito della “Lotta del popolo” !!!

Obiettivo di ridare la libertà agli Italiani:


Il fatto che la parte assolutamente preponderante dei partigiani fosse di estrazione comunista e di quel partito comunista retto da Palmiro Togliatti, membro del Comintern sovietico ( Stalin in persona gli offrì nel 1947 la carica di segretario del Cominform ) dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che lo scopo dei partigiani comunisti, che ripetiamo erano in assoluto quelli che comandavano nella resistenza, non era quello di ridare la libertà agli italiani, ma bensì quello di sostituire alla dittatura Fascista quella ben più dura e totale del comunismo di Stalin !!

Fu solamente per il “tradimento” dello stesso Stalin che nel Febbraio 1945 a Yalta si accordò con Roosvelt e Churcill lasciando, in cambio dei paesi dell’Est, il controllo dell’Italia agli Alleati che il disegno della resistenza italiana NON andò a buon fine ..!!

Palmiro Togliatti, da buon maggiordomo di Stalin dovette accettare “ob torto collo” quelle condizioni e dovette affrettarsi a promulgare una amnistia per cancellare i reati commessi dai partigiani nel corso della guerra civile e subito dopo la sua fine.

Come si vede, di due delle tesi che ogni 25 Aprile ci vengono sbandierate dalle istituzioni ufficiali della repubblica, nessuna è accettabile e veritiera.

La storia, quando si tacerà lo starnazzare della politica e delle istituzioni che sul mito della resistenza vivono a sbafo da sempre, farà chiarezza e la verità verrà finalmente a galla.

Noi la conosciamo da sempre e non siamo colpevoli se tanti italiani si bevono le menzogne che vengono vendute preconfezionate nel supermercato della politica ..!

Alessandro Mezzano


venerdì 17 aprile 2026

E’ VERAMENTE RISORTO!

 


E’ VERAMENTE RISORTO!

Questo è il volto di Gesù da giovane. La ricostruzione della polizia italiana

O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore (Exsultet)

 

Oggi, l’Angelo di Dio annuncia la Resurrezione dell’Unico Cristo Signore! Questo evento ha “rifatto la faccia della Terra”, da questo evento discendono tutti i tratti della nostra Civiltà, che è modellata, fatta, fondata sul Santo Triduo! La nostra Civiltà, Romana, Cristiana, Cattolica, si fonda non su “favole” (Cit. San Pietro), ma sulla Verità! Tra gli innumerevoli mali diffusi dal cosiddetto “secolo dei lumi”, esiste quello dello spargimento proprio delle “favole” spacciate invece per “ragione”, “scienza”. Invece, tale “ragione” non è quella Vera, quella che è “Ancella della Fede” e ne descrive i fatti, ma è quella della infinita presunzione dell’uomo, che, lasciato il suo Creatore e Redentore, ne diventa una scimmiottatura. Cristo è VERAMENTE Risorto! Questo rispondono i Cristiani! Perchè la Fede non è su “chi non si conosce”, ma sulla Verità!

San Paolo, ne parla direttamente: Cristo è Risorto, lo vide San Pietro, gli Apostoli, poi lo videro e toccarono “più di 500 fratelli”. Ma se questo non bastasse, se i Testimoni non bastano, se i fatti da loro riportati, e i relativi riscontri, non bastano, allora il Figlio dell’Altissimo rende Lui stesso testimonianza. La venerazione delle Reliquie è esattamente questo: la Ragione che è sposa della Fede! Il Lenzuolo che avvolse quel Santissimo Corpo, la testimonianza della Luce che, letteralmente, esplose, quella Santissima Notte, è donato da Cristo stesso ai suoi, che andarono a venerarlo al Sepolcro, il mattino di Pasqua. Essi videro e credettero. Videro il Lenzuolo svuotato del Santo Corpo e il Sudario nella stessa posizione. Videro e credettero. La Santa Reliquia, custodita e venerata, è l’altro Dono dell’Onnipotente, per mostrare a chi ha dura cervice, la Verità. Tutto, in questo giorno, viene ricapitolato. Roma, madre della Civiltà, diviene Sede della Vera Fede. Questo benedetto connubio, oggi, 21 aprile, trova particolare significazione. Pasqua di Cristo, dopo il Natale di Roma, che diventa culla della Fede. E a questo, si dovrà tornare, per proseguire il cammino!

venerdì 10 aprile 2026

PROCESSO ALLA DEMOCRAZIA

 


PROCESSO ALLA DEMOCRAZIA  
Partiamo da un dato di fatto provato ed  incontrovertibile, una vera e propria legge naturale: in natura la qualità è inversamente proporzionale alla quantità.
Ne consegue che è statisticamente provato che il giusto, l’intelligente, il bene, l’opportuno e il conveniente risiedono nelle minoranze e mai nelle maggioranze perché le seconde hanno una probabilità molto maggiore di sbagliare.
Un vecchio professore, pieno di anni, di esperienza e di acume diceva:” Quando troppa gente mi da ragione, allora sono quasi sicuro di essere in errore”
In democrazia le decisioni più importanti sono prese dalle maggioranze e quindi, per quanto dianzi dimostrato, dai meno preparati, dai meno intelligenti e dai meno capaci e questo ci sembra il modo migliore per prendere decisioni sbagliate per la comunità.
E’ altrettanto vero che in pratica la maggioranza decide solamente su chi comanderà e che i politici di professione se ne infischiano del concetto di democrazia ed applicano una oligarchia che fa capo a gruppi economici ed ideologici che, una volta al potere, fanno interessi che sono particolari e non generali.
In Italia 70 anni di democrazia hanno ampiamente dimostrato quanto andiamo dicendo con gli scandali, le ruberie, la corruzione ed i comportamenti paramafiosi che hanno devastato il Paese e non hanno invece fatto fare quelle leggi e quelle riforme che sarebbero state necessarie per ben governare!
Ma tutto ciò rimane un’aberrazione, un falso ed una presa per i fondelli in cui nessuno è quello che dice di essere e nessuno fa quello che ha promesso di fare!
Sarebbe allora più logico e soprattutto più onesto riconoscere i limiti intrinsechi della democrazia quanto quelli della possibilità della sua realizzazione pratica e non affidarsi ad essa per il governo delle nazioni.
A questo punto i democratici insorgono dicendo che se non c’è la democrazia, allora c’è la dittatura che è molto peggio,
A parte che, come in tutte le forme di governo il bene o il male non dipende dalla forma, ma sempre dalla natura di chi comanda e noi possiamo citare dittatori ottimi come Benito Mussolini che tanto di buono e di bene ha fatto per l’Italia ed agli italiani come dimostrano non le chiacchere, ma la mole di leggi e di riforme realizzate nei venti anni di suo governo, resta il fatto che le dittature presuppongono un dittatore che non sempre è presente e disponibile in quanto per esserlo si debbono avere delle qualità di personalità, di capacità di comando e di intelligenza strategica che non sono sempre alla portata di qualcuno.
Ma la ragione per la quale i democratici si sbagliano ( ed appartenendo ad una maggioranza si capisce bene il perché sempre in ragione che in natura la qualità è inversamente proporzionale alla quantità ) è che la dittatura NON è l’unica alternativa alla democrazia.
Noi riteniamo che l’alternativa più valida alla democrazia sia invece la MERITOCRAZIA.!
Partiamo con un esempio per non perderci subito nella teoria.
Il generale Josef Radetzky che fu governatore del Lombardo Veneto per conto dell’impero austriaco, aveva poteri assoluti e governò bene quelle terre tanto da lasciare un’eredità di ottima amministrazione e di progresso economico tra le più fiorenti d’Italia.
Egli non aveva bisogno di elargire favori a nessun politico ed a nessun faccendiere per conservare la sua carica che gli era stata affidata dall’imperatore per le sue qualità e le sue capacità e quindi il suo unico scopo era quello di dimostrare che la sua amministrazione era corretta e la migliore possibile tramite i risultati positivi ottenuti.
Se il governo delle nazioni, delle regioni e dei comuni fosse attribuito a persone scelte tramite una selezione meritocratica, così come pure avvenisse per i parlamentari, allora non dovremmo assistere allo scambio di favori per ottenere i voti e gli incarichi e si trancerebbe alla base uno dei principali motivi del malgoverno.
D’altronde quando uno di noi deve decidere da quale medico farsi curare, o quale ingegnere assumere per costruirsi la casa od a quale avvocato affidare una causa importante, la prima informazione che assume è se e quanto quella persona sia capace ed esperta.
Non si vede perché non debba usare lo stesso metodo per amministrare la cosa pubblica ed il governo del Paese.
Si potrà discutere su quale possa essere il metodo migliore per raggiungere tale obiettivo, ma l’importante è di incamminarsi sulla strada giusta, nella giusta direzione e con  un preciso traguardo da raggiungere anziché insistere a rimanere in una condizione come la democrazia  virtuale in cui ci troviamo che non può che dare frutti avvelenati!
Un  grande statista del passato, il Tayllerand soleva dire: ” La democrazia è l’arte di contare i nasi anziché i cervelli “
Alessandro Mezzano

domenica 22 marzo 2026

LA NOSTRA BATTAGLIA

 


 

La nostra battaglia è più ingrata ma è più bella, perchè ci impone di contare soltanto sulle nostre forze.
Noi abbiamo stracciato tutte le verità rivelate, abbiamo
sputato su tutti i dogmi, respinti tutti i paradisi, schernito tutti i ciarlatani-bianchi e rossi, che mettono in commercio le droghe miracolose per dare la "felicità" al genere umano. Non crediamo ai programmi, agli schemi, ai santi, agli apostoli: non crediamo soprattutto alla felicità, alla salvazione, alla
terra promessa.
Non crediamo a una soluzione unica - sia essa di specie
economica o politica o morale - a una soluzione lineare
dei problemi della vita, perchè - o illustri cantastorie di tutte le sacrestie - la vita non è lineare e non la ridurrete mai a un segmento chiuso fra bisogni primordiali".
Mussolini 1.1.1922

    

venerdì 6 marzo 2026

Il Corporativismo fascista

 

Il Corporativismo fascista

La risposta rivoluzionaria al conflitto capitale-lavoro

Secondo la vulgata antifascista, il Corporativismo fascista era semplicemente una dottrina creata per limitare le libertà individuali in favore dell'entità collettiva, cioè lo Stato fascista.

In realtà il Corporativismo era già esistito secoli prima ed era una dottrina o prassi nata dalle Corporazioni medioevali, che controllavano la vita cittadina nell'Italia medioevale e che organizzavano il mondo del lavoro non in base a classi sociali gerarchiche, bensì segmentandolo in base alle varie categorie produttive.

Con la fine dell'Ottocento iniziarono ad affermarsi anche in Italia diverse dottrine economiche finalizzate a superare la conflittualità tra lavoro e capitale, attraverso l'azione dello Stato.

Da quella conflittualità, negli anni successivi alla Prima Guerra mondiale, nacquero in Italia forti tendenze anti-stataliste e anti-socialiste che diedero vita ad un intenso dibattito su come cambiare radicalmente il pensiero economico tradizionale, in linea anche con le riflessioni economiche che si stavano affermando in altri Paesi europei.

Il Corporativismo tornò quindi di attualità, ma con diverse anime, quella dei Corporativisti liberali che aspiravano a guidare il sistema capitalista verso quell'efficienza che non era più in grado di realizzare spontaneamente, quella dei Corporativisti cattolici che vi vedevano l'affermarsi della tradizione del pensiero sociale cattolico che si opponeva al socialismo marxista e all'ineluttabilità della lotta di classe e, infine, quella dei Corporativisti fascisti vicini al Regime che vedevano nel Corporativismo un mezzo a servizio della potenza dello Stato.

Tutte queste anime avevano in comune l'aspirazione al superamento del conflitto capitale-lavoro, che il vorticoso sviluppo dell'economia e la rivoluzione industriale stavano esasperando, superamento da attuare attraverso il coordinamento dello Stato e l'istituzione delle Corporazioni che dovevano comprendere sia i lavoratori che gli imprenditori, in antitesi allo Stato monarchico-liberale che lasciava mano libera al prepotere delle concentrazioni economiche e allo spirito individuale di affari e di lucro.

Scriveva Mussolini “il Fascismo è contro il socialismo che irrigidisce il movimento storico nella lotta di classe e ignora l'unità statale che le classi fonde in una sola realtà economica e morale e, analogamente, è contro il sindacalismo classista”. Ma, nell'orbita dello Stato ordinatore, le reali esigenze da cui trassero origine il movimento socialista e il sindacalista, il Fascismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell'unità dello Stato”.

La grande depressione economica e finanziaria del 1929, iniziata negli Stati Uniti e dilagata nel mondo intero, confermava drammaticamente che il sistema capitalistico e l'economia classica erano oramai in crisi e non erano più in grado di dare risposte alle necessità collettive.

In Italia, il 22 aprile 1930, veniva insediato ufficialmente il “Consiglio nazionale delle Corporazioni”, presieduto da Mussolini Capo del governo e, in sua vece, dal Ministro delle Corporazioni, Consiglio del quale facevano parte Ministri, Sottosegretari, Gerarchi, Presidenti delle Organizzazioni sindacali e imprenditoriali fasciste, Direttori dei principali Ministeri economici e sociali, Esperti in organizzazione sindacale, in diritto ed economia corporativa ed Esperti delle varie discipline della produzione e del commercio.

La lunga fase attuativa si concludeva con l'approvazione della “Legge sulla costituzione e funzionamento delle Corporazioni del 5 febbraio 1934, legge che, sviluppando anche i principi della “Carta del Lavoro” approvata il 21 aprile 1927, sanciva il dovere sociale del lavoro, la subordinazione dell'interesse individuale alla Nazione, l'unitarietà del Sindacato, la Magistratura del lavoro e istituiva 22 Corporazioni ciascuna rappresentante una specifica categoria produttiva industriale, agricola o di servizi e dava attuazione alle norme e istituti delle Corporazioni che diventavano Organi dello Stato, nel cui ambito e nella cui autorità i ceti produttori si auto-disciplinavano per coordinare e regolare ogni specie di rapporto economico.

Il 27 dicembre 1934, con Regio Decreto, veniva costituito in seno al “Consiglio nazionale delle Corporazioni” il “Comitato corporativo centrale”, organo consultivo per le questioni di produzione nazionale riguardanti il lavoro, l'inquadramento sindacale e il riconoscimento delle associazioni economiche.

Il 5 gennaio 1939 un'apposita legge istituiva la “Camera dei fasci e delle corporazioni” che andava a sostituire la Camera dei Deputati e completava così il percorso della costruzione dello Stato Corporativo.

La “Camera dei fasci e delle corporazioni” veniva sciolta il 2 agosto 1943 subito dopo la caduta del Regime fascista.