venerdì 29 dicembre 2023

R.S.I. – I diciotto Punti di Verona ed il Progetto di Costituzione del Governo della R.S.I.,

 


R.S.I. – I diciotto Punti di Verona ed il Progetto di
Costituzione del Governo della R.S.I.
,


Il manifesto di Verona della R.S.I., elaborato durante il Congresso del P.F.R del 14 Novembre
1943, rappresenta la summa ideologica del Fascismo che, abbandonati i fasti e gli aspetti
reazionari, torna alle origini, ai postulati di Piazza San Sepolcro. Ne riproduciamo
integralmente il testo, sia per il valore storico di questo documento ignorato da quasi tutti i
libri di storia, sia per far conoscere al lettore alcuni aspetti più puramente legati alla
situazione bellica del momento.
Quanto scritto a partire dalla parola “Il primo rapporto nazionale” è del tutto a carattere
puramente informativo senza fini propagandistici.
Premessa
“Il primo rapporto nazionale del partito fascista repubblicano leva il pensiero ai caduti del
fascismo repubblicano, sui fronti di guerra, nelle piazze delle città e dei borghi, nelle foibe
dell’Istria e della Dalmazia, che si aggiungono alle schiere dei martiri della rivoluzione, alle
falangi di tutti i morti per l’Italia; addita nella continuazione della guerra a fianco della Germania
e del Giappone fino alla vittoria finale e nella rapida ricostruzione delle Forze Armate destinate ad
operare accanto ai valorosi soldati del Fürer, le mete che sovrastano qualunque altra d’importanza
e d’urgenza; prende atto dei decreti istitutivi dei Tribunali straordinari nei quali gli uomini del
partito porteranno intransigente volontà ed esemplare giustizia, e ispirandosi alle fonti e alle
realizzazioni mussoliniane, enuncia le seguenti direttive programmatiche per l’azione del partito”
Il Manifesto di Verona
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1. Sia convocata la Costituente, potere sovrano d’origine popolare, che dichiari la decadenza della
monarchia, condanni solennemente l’ultimo Re traditore e fuggiasco, proclami la repubblica sociale
e ne nomini il Capo.
2. La Costituente sia composta dai rappresentanti di tutte le associazioni sindacali e di tutte le
circoscrizioni amministrative, comprendendo i rappresentanti delle province invase attraverso le
delegazioni degli sfollati e dei rifugiati sul suolo libero.
Comprenda altre sì le rappresentanze dei combattenti. Quelle degli italiani all’estero; quelle della
Magistratura, delle Università e d’ogni altro Corpo o istituto la cui partecipazione contribuisca a
fare della Costituente la sintesi di tutti i valori della Nazione.
3. La Costituente Repubblicana dovrà assicurare al cittadino, soldato, lavoratore e contribuente, il
diritto di controllo e di responsabile critica sugli atti della pubblica amministrazione. Ogni cinque
anni il cittadino sarà chiamato a pronunziarsi sulla nomina del Capo della Repubblica Nessun
cittadino, arrestato in flagrante o fermato per misure preventive, potrà essere trattenuto oltre i sette
giorni senza un ordine dell’Autorità giudiziaria. Tranne il caso di flagranza, anche per le
perquisizioni domiciliari occorrerà un ordine dell’autorità giudiziaria.
Nell’esercizio delle sue funzioni la Magistratura agirà con piena indipendenza.
4. La negativa esperienza elettorale già fatta dall’Italia e l’esperienza parzialmente negativa di un
metodo di nomina troppo rigidamente gerarchico contribuiscono entrambe ad una soluzione che
concili le opposte esigenze. Un sistema misto ( ad esempio, elezione popolare dei rappresentanti
alla Camera e nomina dei Ministri per parte del Capo della repubblica e del Governo, e nel partito,
elezioni di fascio salvo ratifica e nomina del Direttorio nazionale per parte del Duce ) sembra il più
consigliabile.
5. L’organizzazione a cui compete l’educazione del popolo ai problemi politici è unica.
Nel Partito, ordine di combattenti e di credenti, deve realizzarsi un organismo d’assoluta purezza
politica, degno di essere il custode dell’idea rivoluzionaria.
La sua tessera non richiesta per alcun impegno o incarico.
6. La religione della Repubblica è la Cattolica Apostolica Romana. Ogni altro culto che non
contrasti le leggi è rispettato.
7. Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a
nazionalità nemica.
8. In Politica Estera: Fine essenziale della politica estera della Repubblica dovrà essere l’unità,
l’indipendenza, l’integrità territoriale della Patria nei termini marittimi ed alpini segnati dalla
natura, dal sacrificio di sangue e dalla storia, termini minacciati dal nemico con l’invasione e con le
promesse ai governi rifugiati a Londra. Altro fine essenziale consisterà nel far riconoscere la
necessità dello spazio vitale ad un popolo di 45 milioni d’abitanti sopra un’area insufficiente a
nutrirlo.
Tale politica si adopererà inoltre per la realizzazione di una comunità europea con la federazione di
tutte le nazioni che accettino i seguenti principi fondamentali:
a) eliminazione dei secolari intrighi britannici del nostro continente;
b) abolizione del sistema capitalistico interno e lotta contro le plutocrazie mondiali;
c) valorizzazione, a beneficio dei popoli europei e di quelli autoctoni, delle risorse naturali
dell’Africa, nel rispetto assoluto di quei popoli, in ispecie mussulmani, che, come l’Egitto, sono già
civilmente e nazionalmente organizzati.
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9. In Materia Sociale: base della Repubblica Sociale e suo oggetto primario è il lavoro, manuale,
tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione.
10. La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità
umana, è garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e
morale d’altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.
11. Nell’economia nazionale tutto ciò che per dimensioni o funzioni esce dall’interesse singolo per
entrare nell’interesse collettivo, appartiene alla sfera d’azione che è propria dello Stato.
I pubblici servizi e, di regola, le fabbricazioni belliche debbono essere gestiti dallo Stato per mezzo
d’Enti parastatali.
12. In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli
operai coopereranno intimamente – attraverso una conoscenza diretta della gestione – all’equa
fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al
capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori.
In alcune imprese ciò potrà avvenire con un’estensione delle prerogative delle attuali Commissioni
di Fabbrica, in altre sostituendo i Consigli d’Amministrazione con consigli di gestione composti di
tecnici e da operai con un rappresentante dello Stato.
In altre ancora, in forma di cooperative parasindacali.
13. Nell’agricoltura, l’iniziativa privata del proprietario trova il suo limite là dove l’iniziativa stessa
viene a mancare. L’esproprio delle terre incolte e delle aziende mal gestite può portare alla
lottizzazione fra braccianti da trasformare in coltivatori diretti, o alla costituzione d’aziende
cooperative, parasindacali o parastatali, secondo le varie esigenze dell’economia agricola. Ciò è del
resto previsto dalle leggi vigenti, alla cui applicazione il partito e le organizzazioni sindacali stanno
imprimendo l’impulso necessario.
14. E’ pienamente riconosciuto ai coltivatori diretti, agli artigiani, ai professionisti, agli artisti il
diritto di esplicare le proprie attività produttive individualmente, per famiglie o per nuclei, salvo gli
obblighi di consegnare agli ammassi la quantità di prodotti stabilita dalla legge o di sottoporre a
controllo le tariffe delle prestazioni.
15. Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà. Il partito
iscrive nel suo programma la creazione di un ente nazionale per la casa del popolo il quale,
assorbendo l’istituto esistente e ampliandone al massimo l’azione, provveda a fornire in proprietà la
sua casa alle famiglie dei lavoratori di ogni categoria, mediante diretta costruzione di nuove
abitazioni o graduale riscatto delle esistenti. In proposito è da affermare il principio generale che
l’affitto, una volta rimborsato il capitale e pagatone il giusto frutto, costituisce titolo di acquisto.
Come primo compito, l’ente risolverà i problemi derivanti dalle distruzioni di guerra con
requisizione e distribuzione di locali inutilizzati e con costruzioni provvisorie.
16. Il lavoratore è iscritto d’autorità nel sindacato di categoria senza che ciò impedisca di trasferirsi
in altro sindacato quando ne abbia i requisiti. I Sindacati convergono in un’unica confederazione
che comprende tutti i lavoratori, i tecnici, i professionisti, con esclusione dei proprietari che non
siano dirigenti o tecnici. Essa si denomina Confederazione Generale del Lavoro, della Tecnica delle
Arti.
I dipendenti delle imprese industriali dello Stato e dei servizi pubblici formano Sindacati di
categoria, come ogni altro lavoratore.
Tutte le imponenti provvidenze sociali realizzate dal regime fascista in un ventennio restano integre.
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La carta del lavoro ne costituisce nella sua lettera la consacrazione, così come costituisce nel suo
spirito il punto di partenza per l’ulteriore cammino.
17. In linea di attualità il partito stima indilazionabile un adeguamento salariale per i lavoratori
attraverso l’adozione di minimi nazionali e pronte revisioni locali, e più ancora per i piccoli e medi
impiegati tanto statali che privati. Ma perché il provvedimento non riesca inefficace e alla fine
dannoso per tutti occorre che con spacci cooperativi, spacci d’azienda, estensione dei compiti della
provvida, requisizione dei negozi colpevoli di infrazioni e loro gestione parastatale e cooperativa, si
ottenga il risultato di pagare in viveri ai prezzi ufficiali una parte del salario. Solo così si contribuirà
alla stabilità dei prezzi e della moneta e al risanamento del mercato. Quanto al mercato nero, si
chiede che gli speculatori, al pari dei traditori e dei disfattisti, rientrino nella competenza dei
Tribunali straordinari e siano passabili di pena di morte.
18. Con questo preambolo alla Costituente il partito dimostra non soltanto di andare verso il popolo,
ma di stare con il popolo. Da parte sua il popolo italiano deve rendersi conto che vi è per esso un
solo modo di difendere le sue conquiste di ieri, oggi, domani: ributtare l’invasione schiavista della
plutocrazia angloamericana, la quale, per mille precisi segni, vuole rendere ancora più angusta e
misera la vita degli italiani. V’è un solo modo di raggiungere tutte le mete sociali: combattere,
lavorare, vincere.
Progetto di Costituzione preparato, su incarico del Governo della
R.S.I., dal Ministro dell’Educazione Nazionale, Biggini
(presentato il 16 dicembre 1943 alla riunione del Governo nella quale venne deliberata la
costituzione dell’Assemblea Costituente)
ALCUNE IDEE SUL FUTURO ASSETTO POLITICO E SOCIALE
DEL POPOLO ITALIANO
Art. 1°) – Forma di Governo: REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA
Repubblica ossia popolo sovrano, padrone assoluto dei propri destini, dove tutte le leggi
vengono emanate dai rappresentanti eletti con piena libertà dal popolo stesso, non escludendo per
leggi di massima importanza anche il referendum.
Sociale perché verranno elaborate provvidenze legislative per tutti, assistenza ai colpiti
da grave malattia, mantenimento degli invalidi, pensione nella vecchiaia, distribuzione con giustizia
del lavoro e della rimunerazione in modo che a nessuno più sarà consentito di vivere sfruttando il
suo simile, ciascuno dovrà godere in pieno il frutto del proprio lavoro: tutto quello che sarà
necessario al fine di consacrare il principio della fratellanza umana.
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Art. 2° - Organo supremo legislativo la Costituente; trasformandosi poi in assemblea nazionale
legislativa eletta con suffragio universale rinnovabile ogni cinque anni col sistema della
proporzionale.
Storicamente la Costituente è la prima assemblea che succede ad un movimento rivoluzionario, si
riuniscono i rappresentanti del popolo per gettare le basi del nuovo Stato, sulle rovine del vecchio,
conforme ai principi voluti dalla rivoluzione stessa. Dopo di ciò verrà denominata Assemblea
Nazionale Legislativa, la stessa che nominerà il Capo dello Stato.
Le elezioni si svolgeranno col sistema della proporzionale per dare modo a tutti i partiti ed a tutte le
correnti della nazione di essere rappresentati nel supremo consesso.
Art. 3° - Organo supremo del lavoro il Senato; il quale deve essere considerato il più alto consesso
nazionale inquantochè in esso potranno accedervi soltanto coloro che si saranno acquisite distinte
benemerenze nel campo della scienza e del progresso dell’Economia Nazionale. La nomina a
senatore sarà a vita, dovrà avvenire per elezione da parte della categoria dei lavoratori a cui il
candidato appartiene, compensando così della più alta onorificenza i meritevoli del lavoro. La
Confederazione generale del lavoro organo supremo di tutti i sindacati, sarà direttamente interessata
per il numero dei posti spettanti a ciascuna categoria procedendo in accordo col governo. Avrà
attribuzioni consultive ed avrà facoltà di avanzare proposte d’ogni genere inerenti al lavoro,
all’assemblea legislativa.
Così il Senato, gloriosa istituzione italiana, verrà completamente trasformato; le nomine non
saranno più per “motu proprio” di un sovrano e per simpatia di un capo di governo, ma sarà il
popolo tutto che mediante plebiscito nominerà i suoi migliori conferendo ad essi la gloria di entrare
nel supremo consesso dell’aristocrazia del lavoro.
Così verranno a trovarsi tutti uniti gli eletti del lavoro italiano, uomini di larga esperienza e
temprati nella lotta che formeranno la mente ed il cuore della nostra economia e del nosgtro
progresso.
Art. 4° - Magistratrura indipendente; i magistrati eletti con plebiscito popolare, così pure delle liste
dei giurati, i primi a vita, i secondi rinnovabili ogni cinque anni.
La Giustizia non subirà alcuna influenza esterna, né sarà più al servizio di correnti dominanti, ma
libera e indipendente dovrà essere, i suoi giudizi verranno presi con assoluta tranquillità secondo i
dettami della propria coscienza; i Magistrati verranno eletti a vita per espressa volontà del popolo
ed essi stessi saranno gli arbitri dell’orinamento giudiziario delle varie giurisdizioni. La scelta dei
candidati per la formazione delle giurie popolari alle Assisi dovrà essere fatta con scrupolo
trattandosi di una delicata funzione. Anche l’attuale sistema di detenzione e di pena dovrà essere
riveduto, studiato e modificato.
Art. 5° - Autonomie comunali e regionali , soppressione delle provincie. Gli Amministratori
comunali dovranno essere eletti ogni cinque anni, questi nomineranno nel proprio seno la giunta e il
sindaco. Tutti i sindaci dei singoli comuni formeranno il consiglio regionale, il quale nominerà la
giunta esecutiva col capo Regione.
Il Comune, primo nucleo dell’amministrazione statale, godrà di una grande autonomia. Dovranno
essere rivedute e corrette le attuali circoscrizioni sopprimendo quelle superflue. La provincia viene
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soppressa e le attribuzioni di essa in parte passeranno ai comuni ed in parte alla regione, la quale si
amministrerà con piena autonomia.
Si ritiene che, oltre alla semplificazione amministrativa, la regione possa meglio rispondere ai
bisogni di grandi opere, specialmente per canali d’irrigazione, autostrade, sistemazione dei bacini
montani e fluviali, arginatura dei fiumi, porti marittimi, ecc.
Art. 6 – Tutte le cariche pubbliche dovranno essere remunerate. Appunto perché tutti vivano
esclusivamente di lavoro, i preposti alla carica pubblica debbono essere logicamente indennizzati.
Art. 7 – Ampia libertà per tutti di riunione, di associazione, di stampa, di culto. L’uomo considera la
libertà la base essenziale per tutte le sue funzioni sia nella vita materiale che in quella spirituale.
La libertà è un bisogno assoluto dello spirito come gli alimenti sono un bisogno assoluto del corpo;
dunque libertà di credenze religiose e di pratiche religiose; libertà di propaganda, di riunione,
privata e pubblica, libertà di associazione, libertà professionali, libertà di lavoro e di iniziativa,
libertà di stampa e di critica.
La libertà è la palestra per l’esercizio del cervello, come i campi sportivi per l’esercizio muscolare.
E’ un bisogno sentito dall’uomo quello di esternare la propria idea e la propria critica, è la volontà
dello spirito che lo eccita, compiacendosi anche dell’azione contraria perché comunque le idee
sprigionate dall’anima servono sempre a qualche cosa, ed è solo nel crogiolo e nel dibattito delle
idee che ne scaturiscono sempre delle migliori, che formano la morale e la progressività di un
popolo.
Non va trascurato il dire che il cittadino nella connivenza sociale delle libertà godute saprà farne
buon uso, concorrerà egli stesso alla formazione del nuovo ordinamento e alla creazione delle sue
leggi che debbono regolare la nostra vita collettiva, sentirà poi l’obbligo ed il dovere del rispetto
assoluto.
Art. 8 – Il diritto al voto sarà concesso ad ambo i sessi appena compiuto il 24° anno di età, anche le
donne possono essere eleggibili.
Il voto ad ambo i sessi è un atto di giustizia perché anche la donna nella vita ha una funzione
sociale non meno importante dell’uomo, il diritto viene esercitato appena compiuto il 24° anno di
età per ragioni di una maggiore maturità di coscienza.
Art. 9 – Coscrizione obbligatoria abolita, creazione di una milizia nazionale volontaria per l’ordine
pubblico.
Questo articolo è dettato dalla convinzione che debba sorgere una intesa fra i popoli Europei
mirante alla soppressione dei conflitti armati. Caso non si avverasse, allora è naturale che l’Italia
dovrebbe pensare anche a come potere organizzare la sua sicurezza.
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Art. 10 – Abolizione di tutti i titoli nobiliari e di tutte le onorificenze concesse, eccettuate quelle
militari ed al valore civile.
La nascita dell’uomo è la più eloquente manifestazione della legge di natura che siamo tutti eguali.
I soli titoli riconosciuti saranno quelli conseguiti con lo studio e con atti di valore.
Art. 11 – Le imposte dovranno essere riunite in una sola, comprendendovi anche l’aliquota per
l’invalidità e la pensione nella vecchiaia, si prenderà per base il reddito con la progressività.
Il sistema tributario verrà riformato, sburocratizzato, semplificato; i dazi comunali, le imposte sui
consumi, le tasse sulle entrate e tutte le miriadi di marche da bollo soppresse; il cittadino pagherà
una tassa unica annuale, divisa in tante rate bimestrali in base al proprio reddito comprovante anche
l’aliquota per l’invalidità e la pensione. Le aliquote dell’imposta saranno progressive in base al
reddito, esse mireranno a colpire i maggiori profitti al fine di una migliore giustizia sociale.
Due commissioni preposte all’accertamento verranno istituite da parte dei consigli comunali, la
prima presieduta dal capo dell’Ufficio fiscale dello Stato, la seconda da un delegato del comune che
avrà funzioni arbitrali con giudizio inappellabile.
Gli accertamenti dovranno essere pubblicati su un giornale locale.
Art. 12 – Dogana: gradualmente si deve tendere al libero scambio: in unione alle altre nazioni
sorelle, di tutti quei prodotti che la natura stessa ha a ciascun popolo assegnato.
Un nuovo ordinamento politico, economico, internazionale dovrà essere tale da poter consentire le
eliminazioni graduali dei dazi protettivi. E’ un compito di molta importanza quello di arrivare al
libero scambio.
Ogni popolo sfrutterà al massimo le proprie risorse, cosidette materie prime, ma quasi tutti però
non hanno il necessario al completo dei bisogni nazionali, da qui la necessità dell’armonia degli
scambi, base fondamentale del principio della fratellanza umana. Non è possibile risolvere la
questione in modo unilaterale, perché il complesso problema è connesso all’economia degli altri
paesi.
Art. 13 – Politica Estera: l’Italia, nel campo internazionale, riconoscerà l’assoluta indipendenza di
tutti i popoli, si farà promotrice per stabilire un patto di fratellanza comune fra le nazioni con la
creazione di una milizia internazionale e un tribunale supremo con giudizio inappellabile per tutte le
controversie che potessero sorgere fra le nazioni associate.
Il popolo italiano esplicherà nel mondo la sua missione di giustizia, che la ragione ed il diritto non
dovranno essere del più forte che vuole conquistarli con la spada. Una nuova era si dovrà iniziare
con l’affratellamento dei popoli di buona volontà per evitare per sempre i flagelli dei conflitti
armati, le eventuali vertenze dovranno essere giudicate da una speciale Corte di Giustizia. Ogni
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popolo deve volere che la vita sia sacra, sia dedicata al lavoro, all’amore della famiglia, alla Patria e
al progresso dell’umanità. Tutte le nazioni associate dovranno contribuire in ragione della loro
popolazione alla formazione di una milizia internazionale da rimanere a disposizione dell’organo
esecutivo per imporre le proprie deliberazioni.
Art. 14 – Il popolo italiano ritiene ogni questione di razza abolita e per quanto riguarda i semiti
sosterrà, nel campo internazionale, la opportunità di una sistemazione definitiva con la creazione
dello Stato Ebraico.
Con le guerre di conquista, con le invasioni, con le dominazioni più o meno lunghe a cui sono stati
soggetti tutti i popoli nella storia si sono prodotte delle mescolanze che oggi una discriminazione
non sarebbe più possibile per definire una omogeneità di razza. D’altra parte non è azzardato dire
che la razza umana, benchè abbia diversi aspetti di colore e di forma, diverse abitudini e costumi a
seconda delle latitudini e della loro ubicazione, è una sola. Infatti si può constatare che tutti tendono
progressivamente a modificarsi in tutti i campi verso un fine di miglioramento comune, ragione per
cui il popolo italiano ritiene superflua ogni questione di razza.
Quanto ai semiti nessuno ignora la grandissima importanza che ha avuto in antico il piccolo popolo
Ebraico e quale sia stato il suo contributo alla nostra civiltà mediterranea. Dopo la conquista romana
della Giudea il picolo stato andò in frantumi ed essi si sparsero in tutto il mondo che si crede oggi
raggiungano la cifra di quattordici milioni. Da allora in poi alternate sono state in tutti i secoli le
persecuzioni di ogni specie subite e perciò si considera come necessario ridare ad essi la possibilità
della creazione del loro Stato con le loro rappresenzanze diplomatiche in tutti i paesi, così verrebbe
a formarsi anche per loro una patria, un punto d’appoggio indispensabile alla loro esistenza.
Art. 15 – Scuola obbligatoria per tutti, perlomeno fino al 16° anno di età per conseguire una
elevazione ed una educazione maggiore nel popolo ed una coscienza di cittadino.
Verranno create delle borse di studio da conferirsi, su proposta degli insegnanti, a tutti i bisognosi
che manifestano di avere avuto in dono dalla natura una maggiore intelligenza ed un maggior
ingegno.
La scuola non avrà dogmi. Saranno escluse le influenze politiche e religiose, l’insegnamento sarà
aperto alle grandi correnti del pensiero, i programmi verranno ampiamente discussi dal corpo degli
insegnanti stessi, commissioni speciali verranno istituite, incaricate del vaglio e delle decisioni
all’avviamento professionale di quelli ritenuti idonei con giudizio inappellabile.
I compiti dell’insegnamento e dell’educazione per la formazione della nuova etica speciale non
sono dei più facili, essendo la natura come il Creatore l’ha voluta con le virtù e coi difetti, col bene
e col male, con la generosità e con l’egoismo, coll’amore e con l’odio, con passioni, inclinazioni ed
impulsi contrari alla ragione, perciò gli educatori avranno la grande missione di plasmare il lato
buono degli istinti delle nuove generazioni per imprimere in esse una buona educazione, un
carattere saldo e una coscienza morale forte, tale da saper vincere e dominare le impulsività del
male che alberga entro le stesse.
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Art. 16 – Lo sport è ritenuto necessario, dovrà essere libero e indipendente, l’esercizio spontaneo
esercitato per pura passione, senza stimolo di lucro, solo col concorso di premi.
Lo sport è un elemento naturale indistruttibile che incomincia dall’infanzia per finire solo quando
l’uomo muore. S’intende per sport tutti gli esercizi fisici che abbiano per scopo svago, divertimento,
ricreazione anche senza il minimo pensiero di partecipare a gare, che queste, sono riservate all’età
giovanile, la quale si appassiona e si riscalda per primeggiare e per conquistare dei record. Oggi è
considerato da tutte le nazioni civili del mondo un fenomeno d’importanza sociale, necessario allo
sviluppo muscolare delle nuove generazioni.
Art. 17 – Il lavoro nella Repubblica Sociale Italiana è un dovere per tutti i cittadini, e ciascuno verrà
rimunerato a seconda della propria capacità e del proprio merito.
Il lavoro è la prima necessità ed il primo dovere della nostra esistenza sia materiale che
intellettuale, è uno sforzo che l’uomo è obbligato a compiere per conseguire quei beni economici
necessari a soddisfare i bisogni della vita. Molteplici sono le attività lavoratrici ma tutte unite
creano quella ricchezza necessaria al consumo umano, tanto più saranno le iniziative e la volontà
del lavoro dei cittadini quanto maggiori saranno i beni che vengono messi a disposizione della
collettività nazionale.
Il corrispondere una remunerazione a seconda delle proprie capacità e dei propri meriti, si
considera uno stimolo e un atto di giustizia.
Art. 18 – Il capitale non potrà essere più elemento di sfruttamento e di privilegio per alcuno, tutta la
proprietà immobiliare passerà esclusivamente nelle mani dello Stato fatte le seguenti eccezioni:
a) per i possessori della casa che serve di abitazione della propria famiglia;
b) della terra che viene fecondata con le proprie braccia;
c) e di quant’altro sia nella forma privata che associata ove risulti chiaramente che il capitale
ed il lavoro siano riuniti
nelle stesse mani.
Lo Stato, pur avendo il preciso scopo di cedere tutto alle libere associazioni cooperative, assumerà
provvisoriamente la gestione diretta delle industrie, delle miniere, delle ferrovie, delle poste, dei
telegrafi, degli autotrasporti, delle aviolinee, della navigazione mercantile, ecc. ecc.
Nel campo agrario il nostro paese si trova in condizioni speciali, la parte più importante della
nostra agricoltura e ortofrutticoltura sta nei terreni frazionati a sistema appoderativo con case
coloniche dove si realizzano le molteplici colture intensive con grande vantaggio della nostra
economia, e dove anche si cura l’allevamento, si conserva, si moltiplica tutto il nostro patrimonio
zootecnico nazionale.
In questo settore tanto importante, lo Stato, pur favorendo lo sviluppo di colture estensive
persisterà nel sistema del frazionamento dei terreni, e la terra verrà data a tutte quelle famiglie che
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desiderano di lavorarla con rilevanti facilitazioni perché possa in breve tempo diventare di loro
proprietà. Lo Stato si servità di commissioni comunali di esperti per stabilire il prezzo e le relative
facilitazioni.
Un regolamento dovrà essere elaborato dal governo sui movimenti che succederanno nelle
famiglie, chi dalla terra passa all’industria e viceversa, chi per estinzioni di unità famigliari è
costretto a ricorrere in cerca di un appezzamento di terreno più piccolo, chi per aumentata prole è
obbligato a ricorrere ad uno più vasto, e tanti altri.
Infine provvidenze legislative emaneranno disposizioni per la sistemazione di tutti coloro ai quali
la proprietà è stata tolta.
Togliere bruscamente la proprietà a chi ne ha in esuberanza alcuni crederanno di poter sostenere
che è un principio immorale.
Ciò non risponde al vero, perché il capitale è il risultato di uno sfruttamento più o meno lungo del
lavoro altrui, o frutto di scaltrezza e di corruzione di ogni genere ai danni della collettività
nazionale.
Togliere questo capitale e metterlo a disposizione esclusivamente di chi lavora costituisce una
riparazione ed un atto di giustizia sociale, sarà il più grande omaggio che l’attuale generazione
possa rendere ai suoi avi che nei secoli passati hanno sofferto, patito, e tante volte maledetto chi gli
aveva dato il bene dell’esistenza nel vedersi portar via il frutto delle loro fatiche e del loro lavoro
mancante per i propri figli.
Capitale e lavoro conferito nelle stesse mani è il problema del giorno, si ritiene il più confacente, il
più idoneo alla natura umana. La formula a ciascuno secondo i propri bisogni non ha possibilità di
realizzazione pratica, allo stesso modo di chi per vocazione presa, giura di rimanere casta e
s’accorge poi che gli istinti naturali sono più forti della sua volontà.
E’ perfettamente inutile non voler riconoscere che il Creatore ha profuso nell’istinto umano degli
egoismi che ha bisogno di soddisfare: forse sono stati dati per stimolo all’indefinito progresso
umano ?
La proprietà privata o associata oltre a essere fonte di maggior ricchezza e di benessere nazionale,
costituisce per l’uomo un godimento, non solo per quanto può offrire il rendimento del suo lavoro
libero ed indipendente, ma anche vi trova il soddisfacimento delle proprie passioni perché non vi è
esistenza umana senza missioni, dall’agricoltore che feconda la terra osservandone tutti i fenomeni,
all’astronomo che perlustra i cieli, all’industriale che aguzza la propria intelligenza per sempre più
perfezionarsi, all’artigiano che si studia di produrre cose artistiche sempre più belle, al corpo degli
insegnanti che educano come loro figli le nuove generazioni, alla scienza tutta che si accanisce
continuamente per scrutare i misteri della natura rivelandoci sempre cose nuove: sono tutte queste
forze di lavoro e di passione che fanno salire sempre più in alto la grande piramide della civiltà e
del progresso umano.
Il centro propulsivo della trasformazione sociale sarà la Banca di Stato, che, come si dirà più avanti
all’art. 22, curerà tante sezioni per quante saranno le branche dell’attività umana.
Esempio pratico:
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Il coltivatore diretto di un podere che viene ad avere temporaneamente per proprietario lo Stato e
che questo gli fissa il pagamento minimo di L. 3000 all’anno, interessi compresi, perché possa
diventare di sua proprietà in anni 30, senza escludere l’acconsentimento alla eventualità di un
riscatto prima, inizia i suoi versamenti alla Banca Sezione Credito Agrario.
Può accadere che dopo 10 anni egli sia obbligato, per molteplici cause, a lasciare il podere, allora
se prenderà possesso di un podere più piccolo o più grande sarà sempre tenuto conto della somma
versata, come pure se lascia la terra ed entra nell’industria, la somma versata alla Banca di Stato la
passerà alla sezione industriale destinando all’industria la somma stessa dove il lavoratore è passato
a lavorare versando la sua quota di capitale spettantegli. La terra verrà data in possesso in
proporzioni alle capacità lavorative della famiglia.
Saranno pure favorite nel campo agrario la libera e spontanea associazione che si renderà
indispensabile nelle terre di bonifica e nel frazionamento del latifondo per le colture estensive
meccanizzate.
Nell’industria si seguirà lo stesso metodo.
Lo Stato stabilito il valore di uno stabilimento industriale, lo suddividerà in tante parti uguali fra gli
operai addetti così si formeranno le quote capitali per ciascun operaio e per chi non avesse la
possibilità di riscatto immediato, lo Stato nella sua gestione provvisoria, sia cogli utili derivanti
dall’azienda e con trattenute adeguate per ciascun operaio andrà ad integrare la formazione delle
quote capitali spettanti a ciascuno e solo allora lo Stato cederà l’industria agli operai ed ai tecnici
costituitisi in associazione cooperativa. Allo stesso modo di chi passerà dalla terra all’industria, chi
dall’industria alla terra e così via di tutti gli altri casi, il lavoratore avrà con sé sempre il versato che
è risparmio suo investito nei mezzi di lavoro completo o incompleto che sia, qualunque possa essere
il giro della sua vita di laboriosa attività.
Arrivato al termine per godere di diritto la pensione, questa quota capitale verrà rimborsata,
integralmente in caso di morte il rimborso andrà in eredità ai figli legittimi, in mancanza di questi
alla collettività nazionale.
Abbiamo detto sopra per quanto possa riguardare la società in genere, mentre la terra appena
riscattata, il coltivatore ne diverrà arbitro della propria proprietà. I lavoratori dell’intelletto, del
pensiero e dell’arte saranno liberi e indipendenti godranno essi stessi delle provvidenze che la
Repubblica offre a tutti i cittadini.
Come nello spirito anche nei prodotti del lavoro vi sarà piena libertà, pur non tollerando gli illeciti
guadagni, per lo smercio della propria produzione e nessuna autorità potrà rendersi arbitra per
stabilire i prezzi sui prodotti del lavoro altrui, solo con la libera concorrenza verrà a stabilirsi
equilibrio economico.
La proprietà immobiliare espropriata non verrà pagata dallo Stato, l’assemblea nazionale legislativa
che ne decreterà l’esproprio contemporaneamente emanerà disposizioni per una sistemazione equa
di tutte le famiglie che perdendo la proprietà vengono a trovarsi sprovviste di mezzi per l’esistenza
e impossibilitati al lavoro. Ritengo ancora necessario dire qualche cosa sulla piccola proprietà
terriera.
Il coltivatore diretto, sia di montagna che di pianura, impiega con la massima volontà tutti i mezzi
di produzione nel modo che crede migliore, sa tesaurizzare il valore della terra, dove nessun relitto
rimane inutilizzabile, non conta le ore di lavoro, consacra tutte le cure amorevoli alla coltivazione di
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ogni specie, non è pigro ad alzarsi di notte se un temporale minaccia, per mettere al riparo i prodotti
maturati, persiste nella lotta contro le malattie delle piante fruttifere, in compenso prova la gioia
nella raccolta dei prodotti che la terra generosa offre alle sue fatiche. Si circonda di animali: cavalli,
buoi, vacche lattifere, suini, conigli e pollame che riproduce continuamente con passione e con tutta
la vigilanza che richiedono, notevole è pure la produzione del baco da seta, risorsa non trascurabile
sebbene in questi ultimi anni sia stata trascurata; si renderà necessaria la ripresa.
E’ indiscusso che questo sistema della piccola proprietà è di insuperabile ricchezza, per il suo alto
valore produttivo e qualitativo, perché si è certi che l’iniziativa del privato, lo stimolo, la volontà di
lavoro di esso non è ancora superato da nessuno.
In tali condizioni il nucreo famigliare rimane più unito godendo di una vita libera, sana, sobria e
patriarcale.
Art. 19 – Creazione di un Ente Nazionale Edile che avrà la esclusiva funzione di provvedere, per
tutte le famiglie, la casa di loro proprietà. A questo Ente verranno associate tutte le associazioni
edili della Nazione. Premesso che l’uomo nella vita ha il bisogno di circondarsi di affetti; la casa è
l’asilo dove li riunisce, è il luogo dove si riposa dopo il faticoso lavoro giornaliero gustando ore di
sereno raccoglimento e di intimità famigliare, l’ambiente ove pensa e studia il suo progresso.
Ebbene è giusto e doveroso predisporre in modo che tutti coloro che lo vogliono possano godere
una casa di loro proprietà con tutti i conforti secondo la tecnica moderna. Le facilitazioni che l’Ente
Edile Nazionale concederà saranno enormi; il pagamento sarà rateale versando alla Banca di Stato
seguendo gli stessi criteri come per la terra e per l’industria.
Art. 20 – Il risparmio deve essere tutelato nel modo più assoluto, non sono tollerate le inflazioni
(principio immorale), infruttifero perché nessuno deve costituirsi il privilegio di vivere di rendita
senza lavorare.
Molti porranno questa domanda: perché il risparmio è infruttifero? E se sarà tale si correrà l’alea
che questo prenda la via dell’Estero? A questi interrogativi si risponde:
il risparmio, frutto di lavoro non consumato che per ragioni di previdenza viene accantonato per gli
eventuali bisogni e tante volte finisce per trasformarsi in capitale, il quale frutterà solo se verrà
lavorato dallo stesso che lo ha accumulato, diversamente non si può corrispondere nessun interesse
perché allora saremo di nuovo a creare la cellula che perpetua il privilegio del capitale, avremo di
nuovo gli eccessi degli egoismi per arrivare alla somma di mezzi liquidi che fruttando si possa
vivere senza bisogno di lavoro. La nostra fatica sarebbe uguale a quella di Sisifo; non bisogna
dimenticare che l’uomo venuto sulla terra se vuole vivere deve mediante il lavoro procacciarsi i
beni necessari per l’esistenza, tutti sanno che la ricchezza si crea col lavoro e che nessuno più deve
osare per vivere di sfruttare il proprio simile: “chi lavora abbia, chi non lavora non abbia” così
diceva il Grande che riposa a Staglieno, solo chi lavora il proprio capitale avrà diritto di godere in
pieno i suoi frutti.
E’ sperabile che nel nuovo ordine sociale l’uomo sappia foggiarsi di una coscienza sempre più
ispirata ad una alto senso del dovere e ad un principio di fratellanza, considererà il denaro un mezzo
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e non un fine e più sentire quell’egoismo di un tempo quando la società gli assicura giustizia,
assistenza e pensione nella vecchiaia.
Le evasioni all’Estero se vi saranno, non potranne essere che entità trascurabili, perché chi vive
solo col proprio lavoro non potrà accantonare ingenti risparmi, tuttavia non mancheranno le
eccezioni, ma questi è da credere che non vorranno rendersi dei disertori da meritare il disprezzo
della Patria. Nella nuova coscienza repubblicana sociale il cittadino sentirà ugualmente il bisogno
del risparmio non più orientato alla trasformazione in capitale da sfruttare, che non sarebbe più
consentito, ma solo per la previdenza e per soddisfare le proprie passioni quali potrebbero essere
quelle per il miglioramnento della proprietà che lavora o ampliamento di essa per ragioni famigliari
e per l’abbigliamento della sua casa arricchita di cose secondo il proprio gusto, per acquistare cose
di piacere, per portare la famiglia in viaggio od in posti di soggiorno, per dare premi ai propri figli
meritevoli e quant’altro che non occorre menzionare perché i lettori sentono e comprendono.
Lo stato sociale assicura nel modo più assoluto la difesa del risparmio, le inflazioni divenute di
moda in questo secolo, non saranno più tollerate perché deleterie e immorali; non si consentirà più
che un decreto di governo svaluti la propria divisa monetaria falciando così il risparmio che è frutto
di rinuncie, di sacrificio, tale atto è criminoso ed è peggiore di quello compiuto da chi armato di
pistola esige il portafoglio dall’uomo della strada.
Sarà necessaria la creazione di una nuova divisa monetaria che verrà data in cambio a quella
attuale, vi saranno falcidie a seconda delle ingenti somme risparmiate, si agirà con criterio di
giustizia allo stesso modo del capitale immobiliare. La nuova divisa avrà valore reale intrinseco,
sarà ancorata all’oro con riconoscimento internazionale in modo che il risparmiatore sia posto nella
condizione completamente libera di far cambio con altre divise per i suoi bisogni particolari. La
sistemazione del problema monetario, sotto molti aspetti non potrà essere che di natura
internazionale specialmente per l’Europa, dove più la marea inflazionista ha pressochè polverizzato
il risparmio, sarà oggetto di studio da parte di economisti la nuova stabilizzazione e la nuova intesa
fra le nazioni agli effetti degli scambi ed anche per evitare la rovina degli attuali risparmiatori; dare
ad essi ancora la possibilità di una vigorosa ripresa economica.
Anche per il debito pubblico si seguiranno gli stessi criteri di liquidazione come per la carta moneta
e per la proprietà; essendo tutti fattori collegati, non si potrebbe fare diversamente, perché ad
esempio come all’espropriato che rimane la casa per la sua famiglia, a chi un podere che lavora da
sé per un valore “x”, anche chi ha cartelle del debito pubblico o mezzi liquidi dovranno essere
adeguati più o meno allo stesso modo.
Art. 21 – Il diritto di eredità limitato ai figli legittimi, i beni goduti dai celibi e dai coniugi senza
prole, alla fine della loro esistenza passeranno a disposizione della collettività nazionale.
Si ritiene giusto che l’eredità sia riservata ai soli figli legittimi perché essi rappresentano la
continuità della vita del ceppo famigliare, mentre è altrettanto giusto che i beni goduti da tutti
coloro che si estinguono siano devoluti alla collettività nazionale.
Art. 22 – Banca unica di Stato la quale provvederà a liquidare gradualmente tutte le altre istituzioni
bancarie ed essa solo eserciterà l’esercizio del credito diviso in tante sezioni per quante saranno le
branche dell’attività umana.
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Tutte le banche, nel futuro assetto economico, scompariranno comprese le casse rurali e le casse di
risparmio foggiandosi in una sola, la quale eserciterà esclusivamente il credito e le altre operazioni
di carattere bancario. Dovrà essere il cuore pulsante di tutta la vita economica dove le sue arterie
maggiori e minori arriveranno ad alimentare fino alle estremità della vita produttiva del nostro
paese.
Il capitale iniziale sarà fornito dall’espropriazione di tutta la proprietà immobiliare conforme al
dispositivo dell’art. 18 e dalle falcidie che si verificheranno sugli ingenti capitali liquidi.
Successivamente al primo stadio cominceranno ad affluire alla Banca versamenti derivanti dalla
cessione della proprietà a chi lavora, dagli introiti delle tasse e dal risparmio. Saranno garantiti,
tutelati e tenuti sempre a disposizione gli oneri dei depositanti.
Non sarà tollerato per nessun motivo l’esercizio del credito clandestino fra privati, pene
severissime verranno stabilite per i trasgressori. La tesaurizzazione verrà limitata se ci sarà bisogno.
Vogliamo credere il contrario perché il cittadino sentirà profondamente nel proprio animo il suo
dovere che è quello di tenere esclusivamente presso la banca i suoi risparmi. Il governo oltre tutti i
suoi servizi di tesoreria avrà il compito di stabilire i diversi tassi d’interesse che la banca dovrà
appluicare nelle sue operazioni.
Gli utili annuali derivanti dall’esercizio verranno continuamente accantonati.
Art. 23 – L’artigianato, che conserva una tradizione di gloria in Italia, sarà aiutato tanto nella forma
privata come in quella associata.
La condizione dell’artigianato è sempre stata quella di lavoratore indipendente. Si può affermare
che le origini siano concomitanti a quelle dell’uomo, il quale comparso sulla terra ha dovuto iniziare
lo studio per provvedere alle sue prime principali necessità fisiche, ed essendo un elemento
progressivo le capacità sono sempre aumentate sino al punto in cui la storia incomincia a parlare
della prima civiltà.
Nell’antichissima età Egiziana, Ellenica e Romana, poi, l’artigianato produceva già vasellame
ceramico, mobili artistici, stoffe di lusso e lavorazione dell’oro e delle pietre preziose.
Nel Medio Evo, per le crescenti necessità, incomincia a trasformarsi in piccola industria, ma
sempre impotente a poter soddisfare i bisogni della moltitudine che diventava sempre più numerosa.
In progresso di tempo si arriva al 18° secolo in cui compare la macchina e la grande industria che
per conseguenza porta un declino nella vita dell’artigianato senza però che questo possa farlo
scomparire.
Benchè esista nel tempo attuale una produzione industriale in grande stile di articoli di consumo,
pure l’artigianato rimane sempre quello che può soddisfare meglio i desideri umani.
Infatti oltre alla migliore qualità della sua produzione, ci si ricorre per soddisfare il proprio gusto,
ad esempio chi vuole l’eleganza dell’abbigliamento, chi vuole arredare con mobilio artistico, chi
vuole lavori in ferro battuto, foggiato con arte, chi vuole oro e pietre preziose lavorate e tantissime
altre cose, senza contare le innumerevoli riparazioni di oggetti.
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Ne consegue perciò che l’artigianato è un elemento universalmente riconosciuto necessario,
indispensabile ai nostri bisogni.
Art. 24 – Lo Stato assicura a tutti i cittadini il mantenimento degli invalidi e la pensione di
vecchiaia.
E’ la garanzia più importante per la tranquillità dell’esistenza, e dovrà essere corrispondente ai
bisogni ed alle necessirà della vita. Anche l’organizzazione ospitaliera dovrà essere studiata e
riveduta.
Art. 25 – Ogni forma di questua è abolita.
Giustamente per coerenza nello Stato moderno non possono essere tollerate alcuna forma di
accattonaggio e di elemosina perché è la collettività stessa fondandosi sul principio di fratellanza
umana che provvede con tutti i suoi mezzi previsti a fornire il necessario nutrimento a tutti gli
sfortunati menomati fisicamente impossibilitati al lavoro.
Art. 26 – Lo Stato avrà cura di creare una riserva speciale per sovvenire integralmente ai colpiti da
pubblica calamità.
E cioè lo Stato si assume il compito di indennizzare integralmente chiunque possa, essere colpito
da gravi danni causati da uragani, inondazioni, terremoti, frane, ecc. rendendo così la nostra
popolazione operosa più tranquilla.
Art. 27 – Il Commercio dovrà svolgersi liberamente con onestà e rettitudine e chiunque si renderà
indegno, verrà inesorabilmente eliminato.
Faremo un’analisi necessaria dimostrativa come attualmente si svolge l’attività commerciale.
Incominciamo col dire che tutte le industrie produttive hanno il loro ufficio commerciale coi loro
esperti rappresentanti così detti viaggiatori che hanno il compito dello smercio della produzione, di
segnalare la concorrenza sia nella qualità come nel prezzo, di concedere sconti progressivi a
seconda della qualità dell’incetta di qui, che il grossista per lo sconto ricevuto è messo nella
condizione, se vuole, di vendere al dettagliante allo stesso prezzo dell’industria.
I prezzi sono sempre concilianti, quando la domanda è superiore alla quantità della merce a
disposizione si ha immediatamente un rialzo, mentre quando l’offerta è superiore al bisogno del
consumo si ha la contrazione al ribasso e oggi con la rapidità delle comunicazioni e degli scambi il
fenomeno, collegato ai fattori internazionali, è avvertito immediatamente come una scossa sismica.
In queste contrazioni di prezzi, ci riferiamo sempre ai tempi normali, che molte volte sono
fortissimi, molti commercianti per aver incettato troppo non possono resistere e cadono nella rovina
e nel disonore, mentre in tempi eccezionali, quali potrebbero essere quelli derivanti da uno stato di
guerra, si verifica una contrazione della produzione da un lato e dall’altro un maggior consumo,
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dimodochè i prodotti cominciano a rarefarsi sui mercati provocando un aumento progressivo dei
prezzi, ed in questa circostanza i commercianti avidi di profitto, eludendo la legge, senza scrupolo,
sanno accumulare ingenti guadagni.
Esistono pure società monopolistiche e industrie protette che hanno creato una formidabile rete di
agenti esclusivisti con circoscrizioni d’influenza più o meno vasta, che lautamente questi
guadagnano senza alcun rischio, senza pericolo e senza capacità, ed è pure la cuccagna
dell’arrivismo politico. Abbiamo in numero più elevato la classe dei dettaglianti e degli ambulanti
ossia quelli che più che altro fanno acquisti alla spicciolata, chi con la loro carretta, chi col proprio
cavallo, chi col proprio furgoncino e persino con la bicicletta facendo arrivare i prodotti di consumo
fino alla estremità capillare sia in pianura che in montagna, e questa classe non è di trascurabile
importanza per il suo lavoro che presenta una necessità sociale. Abbiamo infine i coltivatori della
terra che coi loro prodotti ortofrutticoli, pollame, uova, ecc. affluiscono sui mercati per vendere
direttamente al consumo, come pure gran parte dell’artigianato. Come si potrà e si dovrà fare
funzionare il commercio in avvenire mantenendolo libero e indipendente ?
Nel futuro assetto sociale dove capitale e lavoro saranno riuniti nelle stesse mani e le posizioni di
privilegio smantellate, un nuovo ordinamento commerciale verrà instaurato, si creeranno sempre
più diretti rapporti fra produzione e consumo, occorrerà predisporre un piano organizzativo di
Cooperative associate, ed in questo non potrà rimanere estraneo l’Ente Nazionale della
Cooperazione, per l’istituzione di grandi magazzini all’ingrosso da fornire anche commercianti,
dettaglianti e ambulanti, aprire spacci per la vendita al minuto dei generi di consumo in ogni centro
abitato. Gli utili di esercizio derivanti dall’azienda non saranno mai distribuiti, ma accantonati per
migliorare sempre l’organizzazione, la quale avrà l’alta funzione di frenare gli eccessie di contenere
sempre entro i limiti del giusto la propria attività sociale.
Dipenderà dai consumatori stessi se sapranno raggiungere la coscienza di cooperatori e solo allora,
nella misura di questa, potranno scomparire molti degli intermediari frapposti fra produzione e
consumo.
Art. 28 – Tutte le società cooperative faranno capo all’Ente Nazionale della Cooperazione che avrà
il compito del controllo, della propaganda e di iniziative del genere.
La Cooperazione italiana si dividerà in due branche: Produzione Lavoro e Consumo. Molto ci sarà
da fare per raggiungere lo scopo e l’importanza della sua funzione, e solo quando la coscienza dei
cooperatori avrà raggiunto e superato l’iniziativa e il valore produttivo del privato avrà vinto la sua
battaglia.
Art. 29 – Si dovrà dare impulso a tutte le nostre riserve nazionali, specialmente ai prodotti del suolo
che rappresentano la nostra maggiore riserva per l’esportazione, organizzare la produzione
ortofrutticola sviluppandola, perfezionandola, industrializzandola, e portare i propri prodotti coi
mezzi rapidissimi che la scienza ci ha procurato, nei mercati europei.
All’uopo si avranno Società Cooperative di competenti e di tecnici per l’attrezzatura dei mercati
interni, per l’organizzazione dell’esportazione all’estero e per la creazione di stabilimenti industriali
per la confezione in conserva dei prodotti orticoli e delle marmellate. Necessariamente occorrerà
preventivamente l’intesa coi coltivatori per spingerli al massimo possibile della produzione
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ortofrutticola da consentire un continuo rifornimento ai mercati interni od una continua esportazione
all’estero, per mantenere i mercati conquistati.
Art. 30 – Dare altresì incremento ai posti di soggiorno e di cura, sistemarne dei nuovi là dove la
natura li offre, compiere ogni sforzo per rendere sempre più interessanti le bellezze naturali del
nostro paese da offrire a tutti coloro che vi accorreranno, ai bisognosi di cure ogni conforto, ai
giovani la gioia ed i piaceri della vita, ai vecchi il delizioso riposo dopo che hanno doverosamente
lavorato.
Una striscia di terra che si allunga fra tre mari, cinta a nord dalle Alpi insormontabili, il suo suolo è
ferace, belle le sue pianure, colline, monti e montagne coi suoi laghi, incantevoli lagune, riviere
profumate dall’olezzo dei fiori, clima dolce e sole splendente, prodotti alimentari squisiti e vino
generoso, terra che ha in sé ricordi di una civiltà trimillenaria, che ha avuto pensatori, navigatori,
scienziati, poeti, letterati, pittori, scrittori, architetti, artisti e musicisti che coi loro canti e melodie
hanno entusiasmato moltitudini deliranti. Questa terra si chiama Italia, la patria nostra che
veneriamo ed amiamo e che dobbiamo sempre più rendere ammirata nel mondo.
Il nostro temperamento è psicologicamente passionale, in cui si alternano continuamente ottimismi
e pessimismi; da queste contrazioni nervose si sprigiona una forza creatrice non comune. Rendere
sempre più interessanti le bellezze naturali del nostro paese è il dovere di tutti, lo Stato provvederà
per i grandi lavori, mentre i cittadini collaboreranno col fare bella la loro casa, l’artigiano la sua
bottega, il negoziante il suo negozio, gli industriali i loro stabilimenti, l’agricoltore la sua terra colla
casa circondata di fiori che darà una sensazione di gioia, di poesia. Accoglieremo con cordialità
fraterna tutti quelli che da oltre frontiera verranno a soggiornare dando ad essi la prova che il
popolo italiano, bandendo ogni principio egoistico, combatte la sua battaglia per il trionfo del
principio della fratellanza umana.
Art. 31 – Lo Stato infine dovrà essere il supremo regolatore di tutte le forze vive ed operanti della
nazione.
E’ capo supremo, il sorvegliante che controllerà tutte le forze del lavoro, esigerà l’obbedianza alle
sue leggi concretate dal popolo, punirà severamente i trasgressori, revocherà le cariche agli indegni
anche se queste fossero a vita e non esisterà la immunità parlamentare per i delegati all’Assemblea
Nazionale Legislativa. La realizzazione del presente programma non sarà immune da difficoltà che
verranno gradatamente superate col concorso e con la buona volontà di tutti per il raggiungimento
del fine a cui l’uomo, dopo tanti secoli di lotta dalla schiavitù al servaggio, al salariato, finalmente
arriverà a deporre il pesante fardello del giogo del capitale, e solo allora godrà in pieno i frutti della
sua intelligenza, del suo sapere e del suo lavoro.
Sarà completamente libero di esplicare la propria missione, il suo scopo, il suo fine nella vita in
armonia col proprio simile, ispirandosi sempre al senso del dovere, e così verrà formandosi quella
società fatta di amore e di fratellanza conforme a quanto predisse il più grande apostolo
dell’umanità ed artefice dell’unità d’Italia: Giuseppe Mazzini.
Appendice
18
In mezzo all’imperversare degli eventi il principio Mazziniano rimane come stella di prima
grandezza che brilla di luce immensa nel cielo politico ed economico d’Europa.
Si osserva che tutti i popoli sentono manifestando con la lotta il valore della propria indipendenza,
la stessa Russia ha concesso l’autonomia a tutti i suoi popoli federati che hanno origine etniche
proprie, dando persino sepoltura all’inno internazionale. Nel campo economico la teoria marxista,
cioè quella dello stato produttore messo in pratica dalla rivoluzione russa, in cui l’integrale
applicazione del collettivismo portò una diminuzione enorme nella produzione, e questo è
spiegabile per la mancanza d’interesse personale, tanto è vero che Stalin ha dovuto cedere
ammettendo la proprietà e l’iniziativa privata conservandola: nell’art. 9-10 della Costituente che
dice testualmente: “La legge ammette la piccola proprietà privata dei contadini singoli e degli
artigiani; nonché il diritto di proprietà individuale dei cittadini sul reddito del proprio lavoro, sui
risparmi, sulle case di abitazione e sui beni domestici ausiliari”.
Dunque la Costituente russa ha dovuto orientarsi, per quanto le condizioni di ambiente non sono
paragonabili a quelle del nostro paese, all’iniziativa privata, concedendo ad essa il diritto all’intero
frutto del proprio lavoro. Non è forse la stessa cosa quando Mazzini afferma che la proprietà privata
o associata non è un diritto naturale ma un dono sociale ?
Ciò che è di diritto inalienabile sono i frutti del lavoro. E’ innegabile dunque che su tutti gli
orizzonti il pensiero mazziniano in mezzo alle passioni politiche, ai contrasti di dottrina, si afferma
sempre più, perché è il migliore aderente ai desideri della natura umana.
--------------------------
Mancò il tempo per discutere e approvare questa proposta. Essa, però, rimane un documento
fondamentale per conoscere quello che il Fascismo Repubblicano, finalmente liberatosi
dall’influenza della monarchia e dei “poteri forti” ad essa collegati, voleva essere. E’ questo,
forse, il documento che più di altri mostra il disegno di quello che sarebbero stati la Società e
lo Stato quando la Grande Rivoluzione Fascista fosse stata compiuta.
E questo progetto di Costituzione non è, come qualcuno potrebbe pensare, un pezzo di archeologia
politica. Esso contiene proposte forti e originali per la soluzione dei problemi sociali, con le quali
il mondo di domani dovrà fare i conti. Né il comunismo, miseramente crollato, né il liberalismo,
che a tutt’oggi annaspa alla ricerca di soluzioni soddisfacenti che non trova, hanno saputo dare
risposte ai bisogni di equità e di giustizia sociale che pretendono, e sempre più pretenderanno, di
essere esauditi.
Essere Fascisti oggi, quindi, non significa soltanto essere nostalgici, ma anche essere portatori di
un’ideologia politica che non è morta e che non morirà, e che forse sarà, in un futuro non troppo
lontano l’idea vincente, l’idea di cui il mondo, come profetizzato da Mussolini, avrà ancora
bisogno.

sabato 2 dicembre 2023

Due Stati in Palestina : da Biden a Bergoglio....

 

Due Stati in Palestina : da Biden a Bergoglio una sola presa per il ....

 !! Tale dovrebbe essere definita la posizione di tutti i capi di stato, di quelli religiosi, dei politici e pure dei militari che, in piena sintonia con i massimi rappresentanti di tutte le istituzioni internazionali (ONU in testa), ribadiscono (solo oggi, si badi bene) la necessità di porre fine al conflitto che, dal 1948, insanguina la Palestina dopo la (artificiale) creazione dello Stato di israele. Ovviamente con la sola eccezione dei governanti di Tel Aviv che, coerentemente con quanto messo in atto con le azioni terroristiche dell'Irgun prima e della Haganah dopo, sono assolutamente disinteressati alla questione fin dal giorno della nascita della "entità sionista". Come viene tuttora definita la "creatura" imposta dalle Nazioni Unite, a guida anglo-americana (con il si sovietico), da chi non gradì affatto quel colpo di mano.

Sorvoliamo sugli avvenimenti successivi, sulla conseguente pulizia etnica messa in atto dagli occupanti israeliani ai danni dei Palestinesi. Saltiamo anche il blitz "terroristico" di Hamas che ha colto di sorpresa Netanyahu ed i criminali che lo affiancano ed andiamo sul (inesistente) "concreto" che viene oggi sbandierato da tutti per trovare una "soluzione" : "due popoli, due stati". 
E qui casca l'asino .. nessuno specifica !!
O, meglio, nessuno ha il coraggio di chiarire "come" arrivare a questo traguardo, peraltro previsto dalle "risoluzioni vincolanti" delle Nazioni Unite, dalla n. 242 alle successive. 
Biden, Putin, Xi, Von der Lyen, Borrell, Abdullah, Bin Salman, Guterres, Bergoglio e via di seguito, fino ad arrivare allo inutile Guterres, ritengono questa la "strada maestra" ? 
Bene, potrebbe persino essere "recuperata".
Allora si propongano le uniche condizioni necessarie per arrivarci : si torni ai confini, netti e delineati dalla "linea verde" del 1967  con relativa, chiarissima indicazione di "dove stavano gli ebrei e dove i palestinesi". 
Si sgombrino tutte le decine di migliaia di coloni sionisti dalla Cisgiordania occupata, si permetta il ritorno a casa (e nei Territori) dei profughi palestinesi cacciati con la forza persino da Gerusalemme est e si "riequilibrino" nuovamente così le forze in campo. Senza nessuna autorizzazione concessa ad israele per poter intervenire, a proprio piacimento, contro lo Stato di Palestina. Magari, a tutela di entrambi, interponendo una consistente "forza di pace" ONU, formata da truppe miste occidentali, russe, cinesi, iraniane ed arabe. 
Questa l'unica soluzione possibile secondo la tesi prevalentemente sostenuta e supportata dai media di tutto il mondo. 
Peccato, però, che nessuno approfondisca !!
Per quale motivo ? Offenderei la intelligenza di quanti leggono se appena osassi offrire un minimo indizio😎😎

Grazie per l'attenzione 
Vincenzo Mannello 

  • https://apis.mail.yahoo.com

venerdì 17 novembre 2023

Rosa Dainelli, l’agente segreto

 

Rosa Dainelli, l’agente segreto di Cuveglio che, durante la Seconda Guerra Mondiale, fece impazzire gli inglesi in Africa Orientale. (*)

Rosa Dainelli.

Rosa Costanza Dainelli, nata a Cuveglio in Valle il 02 maggio 1901 ha una storia che vale la pena raccontare.Una storia da romanzo rimasta nell’ombra forse perché non era opportuno parlare di elementi legati al SIM, ovvero il Servizio di Informazione Militare del periodo fascista, anche se il suo operato, dettato dalle circostanze belliche, fu rivolto esclusivamente contro l’esercito inglese durante il II conflitto mondiale in Etiopia. Ma partiamo dall’inizio: nata a Cuveglio in Valle il 2 maggio 1901, allevata con una educazione severa e nel culto del dovere, riuscì a studiare e laurearsi in medicina. Nel 1937, per un certo periodo, trovò impegno a Varese negli uffici di Assistenza Sociale, un lavoro non certo di grande profitto e così, nel novembre del 1938, prese la decisione coraggiosa di emigrare in Etiopia da poco conquistata, attratta come molti altri dal miraggio di una vita più fortunata.

Rosa Dainelli in età matura.

Dopo un breve soggiorno ad Asmara, si trasferì ad Addis Abeba. Non passò molto che si scatenò la guerra. In Africa Orientale la resistenza italiana fu assai debole; già nell’aprile 1941 Addis Abeba cadde in mano inglese e il 17 maggio ci fu la resa di Amedeo d’Aosta. Non tutti gli italiani accettarono la sconfitta, parecchi tra militari e civili, sperando in una controffensiva italo-tedesca in Egitto, diedero vita a un movimento di resistenza contro gli inglesi organizzato attorno ad agenti del SIM. Anche Rosa fu tra quelli che non vollero arrendersi. Ad Addis Abeba vivevano 40.000 civili italiani oltre a un numero imprecisato di militari allo sbando e così decise di lasciare il lavoro e di rendersi utile entrando come infermiera volontaria nell’ospedale militare Regina Elena della città ad assistere feriti e malati sempre più numerosi e disperati in quella situazione di confusione che si era venuta a formare. Nelle sue carte si trova una relazione del suo operato a favore dei numerosi italiani, militari e civili. Rosa aprì anche un ambulatorio a casa sua, modesto, ma che dava soccorso a molti indigeni che versavano in misere condizioni, afflitti da piaghe, ulcere e gonfiori. Durante un viaggio nella regione Galla aveva anche riscattato uno schiavo, Woldemariam, figlio di schiavi. In quei mesi Rosa collaborò col Comitato di assistenza sorto ad Addis Abeba. Dinamica e risoluta, trattò più volte con i comandi inglesi e riuscendo spesso ad ottenere revoche o modifiche a dure disposizioni che gravavano sulla provata popolazione italiana. Era però in contatto anche con elementi della resistenza; aveva aderito infatti ai Gruppi Segreti d’Azione.

Una colonna motorizzata italiana in Etiopia.

Quell’attività di resistenza la portò ad azioni pericolose di sabotaggio una delle quali, particolarmente rischiosa, è rimasta nella storia. Fu una missione voluta dal Vice Re, Amedeo d’Aosta che culminò la sera del 16 settembre 1941, quando un boato cupo scosse la città intera: fu distrutto il Deposito d’Artiglieria, si trattava di due milioni di cartucce Fiocchi, preda bellica che gli inglesi pensavano di usare per i loro mitragliatori . Dopo il sabotaggio al deposito d’armi, Rosa e il fratello, già nel mirino dell’Intelligence, non poterono sfuggire all’arresto da parte degli Inglesi, il 7 novembre 1941. Rinchiusa nelle prigioni di Acaki, per cinque giorni fu sottoposta a torture fisiche delle quali ne porterà le ‘stigmate’ tutta la vita. Fu l’unica donna italiana ad essere torturata in Africa. Non cedette. Subì quindi due mesi di segregazione e altri sei di cella. Le torture e la dura detenzione ne minarono gravemente la salute tanto che gli inglesi decisero di trasferirla in isolamento nel campo di concentramento di Dire Daua da dove, sette mesi dopo, nell’estate del 1943, un poco ristabilita, fu rimpatriata su una nave bianca e ricoverata a Firenze. Quando si riprese ritornò al suo paese. Le navi bianche erano quattro piroscafi (Saturnia, Vulcania, Duilio e Giulio Cesare) dipinti di bianco con grandi croci rosse che furono adibite dal governo italiano a riportare dall’Africa Orientale donne, bambini e soldati feriti.

La motonave ‘Saturnia’.

Con una dozzina di viaggi rimpatriarono 50.000 persone che, per vari motivi, vennero accolte freddamente dalle istituzioni e con avversione dalla popolazione. Anche Rosa trovò un clima ostile che peggiorò dopo l’8 settembre. Non aderì al nuovo regime di Salò, ma rimase sgradita alla Resistenza e visse un periodo veramente difficile. Al momento della Liberazione, fu presa e incarcerata nella caserma dei carabinieri di Cuvio. Gli indizi contro di lei però non erano tali da inviarla in campo d’internamento e così fu liberata con il consiglio di allontanarsi. Avvilita attraversò clandestinamente il Tresa ed espatriò in Svizzera. Il suo carattere indomito non la fece perdere d’animo. trovò lavoro a Ginevra nelle Nazioni Unite, addetta al Bureau International de Travail (Ufficio Internazionale del Lavoro). Si dimostrò capace ed efficiente tanto da scalare le gerarchie e diventare funzionaria. Così come aveva fatto in Etiopia, anche in Svizzera la sua indole la portò a prestare soccorsi a molti italiani emigrati, povera gente bisognosa di aiuti materiali e assistenza burocratica, trovando a moltissimi di loro una sistemazione e un lavoro. Nel 1951 il sottosegretario al ministero dell’Africa Orientale Italiana (che cesserà solo nel 1953), gli chiese una relazione sulla sua attività ad Addis Abeba. Si voleva in qualche modo chiarire e liquidare quell’oscuro periodo storico. La compilò, ma andò incontro a una serie di difficoltà e scetticismi da parte di burocrati e militari probabilmente ognuno a salvaguardia del proprio particolare. Tutto ciò non le impedì di ricevere la decorazione al valore militare. Alta, appariscente, elegante, le sue origini non le impedivano di ben figurare nel mondo delle persone che contano e seguirne l’etichetta. Ebbe rapporti con importanti personaggi tra i quali Maria Josè, l’ex regina in esilio a Ginevra, dalla quale tutti gli anni riceveva l’invito a bere il tè nel castello di Merlinge, dove viveva separata dal Re Umberto II. In età avanzata sposò Mathias Giuseppe Martegani, benestante svizzero, di origine italiana, figlio dell’ex vicesindaco di Ginevra. Poco dopo i settant’anni una subdola infezione alle gambe si propagò al corpo portandola alla morte. Era il 17 marzo ’73. Volle essere sepolta al cimitero di Cuveglio, dove ancora riposa.

(*) Fonte: http://curiosonevarese.blogspot.com

L’Africa Orientale Italiana in una illustrazione dell’Istituto Geografico Militare di Firenze del 1936.
La campagna d’Africa Orientale, 1940-1941.

lunedì 23 ottobre 2023

DELENDA CARTAGO

 OLTRE DUEMILA anni fa Roma correva il più grave dei pericoli della sua storia millenaria, premuta dalla potenza degli eserciti Cartaginesi di Annibale che, terminata la conquista della Spagna al di qua dell’Ebro, sfidavano l’Urbe assediando appunto la città di Sagunto, alleata dei Romani, al senato di Roma si discuteva se intervenire o no in aiuto dell’alleata cinta d’assedio.

La discussione si stava protraendo all’infinito sui pro e sui contro, tra decisionisti e prudenti, quando intervenne un senatore (Publio Cornelio Scipione..?) che disse appunto: “..mentre il senato discute, Sagunto brucia!..” riuscendo così a spostare l’attenzione del senato, dalla discussione teorica alla pragmaticità delle decisioni operative.

Iniziava così la seconda guerra Punica che vide alla fine la sconfitta e l’esilio di Annibale e fu il preambolo della distruzione della stessa Cartagine nella terza guerra Punica da cui iniziò il definitivo decollo di Roma, ormai senza più nemici importanti, come potenza imperiale e padrona del mondo al quale portò le sue Leggi, le sue tradizioni, la sua Civiltà.

Mutando le situazioni, stiamo vivendo oggi, in Europa e nel mondo, una condizione analoga perché la nostra civiltà, le nostre tradizioni, i nostri millenari valori spirituali sono alla mercé del liberalcapitalismo e della socialdemocrazia ed a nessuno dei due interessa né promuoverli, né salvarli perché la loro unità di misura è solo il denaro e quanto ne discende, in un contesto generale di materialismo becero ed abbrutente.

Noi dell’area Nazionalpopolare, o meglio i nostri ideali ed il nostro progetto politico, siamo l’antitossina per guarire questa mortale malattia della nostra civiltà, per riportare i nostri popoli a “volare alto”, per ripristinare la priorità dell’Uomo sul denaro e ristabilire il controllo della politica sull’economia.

Il materialismo dei nani di Zurigo e di Wall Street e quello dei discendenti del marxismo internazionale sono la nostra Cartagine che deve essere distrutta e sulle cui ceneri si dovrà spargere il sale per renderla eternamente sterile!

Appunto: “Delenda Cartago”.

E’ vero, siamo in pochi, ma siamo coscienti sia della realtà che ci circonda che della potenzialità innovativa della nostra proposta politica che può contare sulla conquista di quei vasti strati di opinione pubblica che formano, per ora, il partito dello scontento, della sfiducia e del non voto e che raggiungono ormai in Italia più di un terzo della popolazione totale..!

Occorre però fare un primo indispensabile passo, senza il quale tutto sarà inutile e destinato al fallimento, occorre operare per la riunificazione dell’area nazionalpopolare!

Senza passare per questa fase, non saremo credibili né all’interno, né all’esterno del nostro movimento e pertanto qualsiasi azione politica risulterà inutile ed inefficace.

Per questo dobbiamo piantarla di discutere in eterne assemblee, comitati, tavole rotonde e collegi, ma dobbiamo, è imperativo, passare all’azione costruendo dalla base un’unità, che potrà essere federativa, consociativa o comunque si voglia, purché sia UNITA’ di persone, di idee e di azione politica.

Anche per noi è venuta l’ora di dire, come nel senato dell’antica Roma, : ”..mentre il senato discute, Sagunto brucia!..”

E’ giunto il momento di vedere il “bluff” di quei camerati (ma lo sono veramente??) che antepongono i loro protagonismi e le loro misere ambizioni di pennacchi e medaglie agli interessi dell’ideale!

E’ giunto il momento di avere il coraggio di giocarci il nostro futuro e la nostra stessa esistenza politica cercando così di forzare la mano agli eterni indecisi, ai “sor tentenna” in camicia nera, ai pantofolai ed ai rivoluzionari da salotto e da “bar dello sport”!

Se non ci riusciremo, vorrà dire che come realtà politica, credevamo solamente di esistere, ma in pratica siamo morti e sepolti senza saperlo…..ed allora.. De profundis..!!

Alessandro Mezzano


martedì 3 ottobre 2023

PAGLIACCI LUGUBRI E SANGUINARI

  PAGLIACCI LUGUBRI E SANGUINARI

di Fabio Calabrese

   
 
Dal 1991, dal crollo dell’Unione Sovietica gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza esistente su questo pianeta, non solo, ma è evidente che gli Stati Uniti da allora stanno cercando di espandere il loro dominio a livello mondiale, imponendo dappertutto una democrazia che non è in realtà altro che una forma mascherata di colonialismo.
Io credo sia essenziale capire in che mani sia questo sfortunato pianeta e l’altrettanto sfortunata umanità che lo popola, chi sono questi yankee prossimi a essere i padroni di questo mondo , e che in ogni caso si comportano come se lo fossero, mentre l’Italia e l’Europa sconfitte nella seconda guerra mondiale si trovano da settant’anni a vivere in quello che di fatto è un regime di soggezione coloniale.
Al riguardo, devo essere onesto, i contatti che ho avuto con persone statunitensi sono stati sporadici, anche se di loro mi hanno sempre colpito il cattivo gusto e l’invadenza (chissà se la tendenza che dimostra la loro politica estera a invadere le altre nazioni non sia collegata più di quanto non sembrerebbe a prima vista alla loro invadenza caratteriale), ma indipendentemente da ciò, una via per comprendere chi sono veramente costoro ci viene proprio dal fatto che noi oggi subiamo un’invasione mediatica di film e di serial televisivi di produzione americana che a un esame appena un po’ attento si rivelano estremamente istruttivi nel farci capire quale sia la loro mentalità.
Al riguardo occorre rilevare innanzi tutto che i media hanno una funzione sia speculare sia normativa nel senso che da un lato riflettono e rivelano quale sia la mentalità che soggiace alla loro creazione, dall’altro rappresentano dei modelli che influenzano il comportamento delle persone, tanto più che, in presenza di una scuola sempre meno capace di trasmettere conoscenze e di famiglie sempre più evanescenti, labili, disintegrate, provvisorie, essi sono diventati e diventano sempre più di fatto l’unica “agenzia educativa” (o diseducativa). Stiamo attenti che questa è storia americana ma finisce per valere sempre più anche per noi che siamo sottoposti alla loro massiccia influenza mediatica, e soprattutto i più giovani, che hanno personalità meno strutturate, sono sensibili (ma sarebbe meglio dire vulnerabili) a questa influenza, e si consideri anche il fatto che pure da noi sia l’istituzione scolastica sia le famiglie mostrano tutti i segni di un inarrestabile declino, un declino di cui ritengo, la deleteria influenza che ci arriva d’oltre Atlantico ha non poche responsabilità.
Basandomi su di un esame del comportamento dei personaggi mediatici dei serial televisivi, qualche tempo fa avevo redatto un articolo, “Lugubri pagliacci”, che è stato pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa. “Pagliacci” perché da questi esempi si rileva un comportamento clownesco: grottesco, infantile, esagerato, spesso e volentieri sopra le righe. L’uomo americano, a giudicare dalla sua auto-presentazione mediatica si rivela fatuo e irresponsabile, incapace di concepire il fatto che il mondo continuerà a esistere anche la settimana prossima, tendente a delegare tutte le responsabilità alla donna che è la figura dominante e la vera capofamiglia. “Lugubri”, perché l’idea che a questi fanciulloni mai cresciuti altro che negli appetiti sessuali sia, per un seguito di circostanze storiche davvero sfortunate, sostanzialmente capitato in mano il destino del mondo, è una cosa che non si può considerare senza preoccupazione. Il paragone che viene istintivo è con “It”, il mostruoso alieno inventato da Stephen King che dietro una maschera da clown cela il suo vero aspetto di raccapricciante entità simile a un ragno.
Dagli amici di “Ereticamente” ho avuto un invito ad approfondire questa tematica (e intanto vi segnalo che l’articolo, che pare abbia riscontrato un notevole interesse è stato anche ripubblicato sul sito della FNCRSI). Un invito al quale era difficile sottrarsi, visto che di aspetti da approfondire ve ne sarebbero parecchi.
Un aspetto al quale sarebbe importante almeno accennare, è quello dell’attacco alla concezione tradizionale (ma sarebbe meglio dire NATURALE, perché è inutile girarci attorno con una “political correctness” bugiarda) della famiglia e l’esaltazione dell’anormalità sessuale a tutti i livelli.
Che nei serial di cui sopra gli omosessuali siano praticamente le uniche figure di maschi presentate come positive, è una cosa quasi scontata, tra l’altro con un’enorme dose di falsificazione rispetto alla realtà, perché le coppie gay sono sempre presentate come molto affettuose e stabili, mentre sappiamo che è tipico di queste persone cambiare partner con estrema disinvoltura, e proprio questo è stato all’origine, grosso modo nel periodo fra il 1990 e il 2000 della grossa diffusione dell’epidemia di AIDS fra gli omosessuali americani.
Non c’è di mezzo solo l’omosessualità: che dire di un programma come “Little Miss America” che presenta bambine impuberi vestite e truccate come donne adulte in pose più o meno seduttive; cos’è se non uno scoperto invito alla pedofilia? E quale lezione di vita si impartisce a queste bambine e alle loro coetanee se non che solo l’aspetto esteriore è importante per farsi strada nella vita, che è importante trasformarsi precocemente in un ingranaggio della macchina consumistica?
Non parliamo di quell’altra esaltazione dell’anormalità sessuale che è “American Next Drag Queen”, dove sono giovanotti discinti in tanga e paillettes a esibire seni e natiche frutto di sapienti interventi chirurgici e trattamenti ormonali in contrasto con quelli che sarebbero dovuti essere i loro naturali attributi.
Tuttavia, questi casi che ho citato nell’articolo precedente non sono ancora il peggio. Ultimamente, una mia corrispondente mi ha citato una pratica che negli ultimi tempi sembra sia diventata alquanto diffusa negli Stati Uniti, di donne bisessuali che dopo aver divorziato dal marito e ottenuto l’affidamento dei figli, nonché essere andate a vivere con una compagna ed essersi scoperte del tutto lesbiche, hanno fatto operare i loro figli maschi per fargli cambiare sesso. Vi rendete conto di quale violenza questo significa su quelle povere creature che ne avranno verosimilmente la vita rovinata?
Rendetevi conto di una cosa: i modi di fare statunitensi condizionano sempre più anche noi, e ponetevi l’interrogativo in tutta sincerità: E’ QUESTO il mondo nel quale volete vivere?
Questo articolo, nella forma in cui l’avevo pensato inizialmente, doveva intitolarsi “Americanate”. Per americanata s’intende (o s’intendeva) qualcosa di pagliaccesco e smargiasso, tipicamente frutto del cattivo gusto e della sicumera di coloro che si ritengono i padroni del pianeta e sono convinti che tutti gli altri non desiderino altro che imitare il loro modo di vita. Ora, fateci caso: oggi il temine è praticamente caduto in desuetudine; perché americanate non se ne fanno più, o al contrario perché anche noi ci stiamo sempre più americanizzando e non riusciamo più a cogliere la perversità di certi comportamenti che finiscono per apparirci naturali?
Tuttavia, dopo la strage di Newtown, ennesima esplosione di violenza tragica e futile, è appunto sulla violenza che ho deciso di spostare “il taglio” dell’articolo. Questi yankee non sono solo “Lugubri pagliacci”, sono appunto “Pagliacci lugubri e sanguinari”.
Quello che colpisce in questo episodio che è solo l’ennesimo di una lunga serie, non è che l’autore materiale dell’assurda strage sia stato un ragazzo autistico con gravi turbe mentali, ma il fatto che la madre che il ragazzo ha ucciso prima di recarsi alla scuola dove questa lavorava e perpetrare il massacro, sebbene fosse un’insegnante, quindi si suppone una persona non del tutto sprovveduta nei rapporti con i più giovani, non si fosse minimamente preoccupata di lasciar circolare per casa come se niente fosse due armi da guerra, pur sapendo di avere un figlio mentalmente disturbato che con ogni probabilità aveva già manifestato comportamenti aggressivi. E gli M 16, viene da chiedersi, facevano per caso parte della sua didattica?
Cosa dire poi del fatto che è bastato l’annuncio della Casa Bianca di imporre restrizioni legislative alla circolazione di armi negli Stati Uniti per far scattare una corsa all’accaparramento prima che le nuove normative possano entrare in vigore (e non è detto che succederà, perché la lobby dei produttori di armi è pronta a dare battaglia – è il caso di dirlo – armata fino ai denti). Come dire, non importa se il frigo è vuoto, l’importante è che l’armeria sia ben fornita, e se si ha fame, ci si può sempre consolare sparando ai vicini. 
Io credo che non sia possibile, tenendosi alle dimensioni di un articolo, fare un’analisi della violenza che è il tratto fondamentale della società americana – basta pensare che essa è basata su uno dei più spaventosi genocidi della storia, il massacro di qualcosa come da cinque a sette milioni di nativi americani (i cosiddetti pellirosse)  – un genocidio che ha avuto un’amplissima partecipazione popolare e ancora oggi viene sentito come un’epopea invece dell’orrore che obiettivamente è, si potrebbe ricordare il comportamento davvero infame tenuto dai militari americani durante la seconda guerra mondiale, le fucilazioni di prigionieri dopo che si erano arresi, i massacri dei civili, lo stupro delle donne dei vinti. Certo, l’Armata Rossa ad esempio ha fatto le stesse cose su scala maggiore, ma i Russi erano aizzati dai commissari politici, gli yankee no, “di suo” il russo è molto meno violento dell’americano, fino ad arrivare alle sevizie ai prigionieri nei carceri di Abu Ghraib e Guantanamo, che è storia recente, di oggi, ma per tutto ciò occorrerebbero quanto meno le dimensioni di un libro se non di un’enciclopedia.
Un tratto caratteristico della mentalità americana è la capacità di travestire la violenza da moralismo, l’aveva fatto rilevare bene Massimo Cacciari in quella famosa intervista rilasciata a Maurizio Blondet che ho citato più volte:
“I Pellerossa erano radicati nel loro ethos, e l’americano vedeva nel loro ethos un sistema di non-libertà. Lo sterminio delle società sacrali, degli ethoi tradizionali, è prescritto dal liberalismo per il “bene” stesso dell’uomo”… Per sradicare il Giappone dal proprio sacro nomos, non ci volle nulla di meno che l’olocausto nucleare. Migliaia di tonnellate di bombe furono [sganciate sulle città europee durante la seconda guerra mondiale]. E il Vietnam, la guerra del Golfo, l’intervento “umanitario” in Somalia nel e in Jugoslavia nel 1999” (1).
Sarà meglio perciò restringere l’argomento attenendoci al rapporto tra violenza e mass-media, sapendo però che anche in questo caso non ci muoviamo su di un terreno vergine. I media, ci sono svariati studi psicologici e sociologici in merito, abituano a un rapporto fittizio con la realtà, ma prima ancora concorrono alla de-strutturazione della personalità, soprattutto dei più giovani. Innanzi tutto abituano a percepire le cose in modo epidermico, un susseguirsi di immagini, di rappresentazioni che si susseguono incessantemente disabituando alla riflessione, sostituita da una fruizione momentanea per passare subito a qualcosa d’altro: ragazzi che hanno assorbito la droga mediatica in dosi massicce non sono più neppure capaci di concentrarsi, di svolgere attività che richiedano un minimo di impegno intellettivo come lo studio scolastico o la lettura di un libro, si perde la capacità di considerare criticamente quanto viene proposto: ciò che “si vede” è “vero” per definizione.
La rappresentazione mediatica si sostituisce alla percezione del reale. Consumatori di “prodotti” televisivi a forti dosi tendono ad esempio a sovrastimare il numero di appartenenti alla classe alta che esistono in un qualsiasi contesto sociale, e sopravvalutano la minaccia di aggressioni fisiche, in chiara connessione sia con le ambientazioni “high class” delle soap opera, sia con la violenza che abbonda nei film e serial “d’azione”. Questo però è ancora il minimo.
In un bell’articolo dedicato al rapporto tra violenza e media, “Manipolare l’esistenza senza farsene accorgere”, la psicologa Antonella Randazzo riporta questa citazione del “Saggio sulla violenza” del sociologo Wolfgang Sofsky:
“La violenza dello schermo attrae e al contempo è assai dannosa: Nonostante il disgusto e l’avversione, lo spettatore viene catturato dalle passioni suscitate dalla violenza, che conquistano i sensi, l’udito, la vista, l’anima… Basta un solo attimo e le sue resistenze interiori crollano. La vista del sangue scatena eccitazione, estasi, entusiasmo, il desiderio di altro sangue. Lo spettatore diventa schiavo della crudeltà…è la violenza stessa che lo spettatore. Essa agisce come un veleno”. (2-3).
Serial televisivi e anche i videogiochi, questi ultimi specificamente destinati a un pubblico di minori, insegnano comportamenti violenti come l’unico modo di relazionarsi, disegnano un mondo in cui tutto è risolto con la forza bruta, non esistono mediazioni e compromessi. In più, LE CONSEGUENZE DELLA VIOLENZA NON SI VEDONO. Quello che la rappresentazione mediatica nasconde, è il sangue, il dolore, la sofferenza che l’atto violento infligge a coloro che ne sono vittime.
Per fare un esempio, riferendosi a quella mecca della droga mediatica che è Hollywood,  il kolossal bellico di Steven Spielberg “Salvate il soldato Ryan” è stato oggetto di dure critiche non per il suo messaggio buonista e falsamente umanitario nel classico stile hollywoodiano, ma per il fatto di aver presentato le ferite, le mutilazioni, i cadaveri dilaniati in conseguenza dei combattimenti in maniera realistica invece che nella solita maniera stilizzata e anestetizzata: LA GENTE NON DEVE ESSERE TROPPO CONSAPEVOLE CHE FERIRE E UCCIDERE FA MALE. Per il sistema mediatico occorre che si rimanga al livello del videogioco, dove l’avversario sconfitto cessa semplicemente di esistere o è pronto a ricomparire al livello successivo. Dobbiamo forse stupirci che mentalità infantili in cui è stata inculcata una visione distorta della realtà imbraccino una carabina mettendosi a sparare sui passanti per attirare l’attenzione quando si è fatto di tutto per impedire loro la percezione della gravità di un atto simile?
I mezzi cinematografico  e televisivo sono basati su una fondamentale asimmetria fra emittente e riceventi: “messaggi” elaborati da un numero ristretto di persone possono raggiungere una dimensione planetaria; internet è diversa: il numero degli emittenti è anch’esso tendenzialmente infinito. Di per sé, questo sarebbe un fenomeno positivo, ma quando, grazie alla connessione internet-cellulari (i-pad, smartphone e chi più ne ha più ne metta), la comunicazione diventa una rete planetaria che si sovrappone punto per punto e in tempo reale al mondo concreto, il rischio è quello che SE NON SEI NELLA RETE; NON ESISTI. Da qui tutta una serie di atteggiamenti assurdi come quello di persone che si filmano mentre compiono un reato e mettono il filmato in rete. Il quarto d’ora o il minuto di notorietà mediatico serve a giustificare e certificare retrospettivamente l’intera esistenza dell’individuo, e quale modo migliore di ottenere l’attenzione dei media se non quello di scendere in strada armato e mettersi a sparare sui disgraziati che capitano a tiro. Alla base di tanti episodi di violenza brutale come quello di Newtown, non si trovano motivazioni meno futili di quelle di attirare l’attenzione dei media, da parte di personalità infantili, s’intende, che non hanno mai acquisito il concetto che la vita umana possa avere un valore qualsiasi.
A tutto ciò va aggiunto ancora un altro elemento, l’arroganza di coloro che si considerano i padroni del mondo per investitura divina, e si ritengono dei superuomini al di sopra della restante volgare umanità.
Che la NATO, la SEATO, l’Organizzazione degli Stati Americani si presentino formalmente come alleanze fra pari, mentre sono puramente e semplicemente strumenti del dominio americano, non dovrebbe ingannare, e credo che in effetti non inganni nessuno.
Se volessimo avere una riprova del fatto che il rapporto che abbiamo con gli USA non è affatto quello di un’alleanza ma un rapporto di vassallaggio e di dominio, sarebbe fin troppo facile trovarla vedendo le vicende giudiziarie che in tempi più o meno recenti hanno coinvolto cittadini italiani e statunitensi. Sebbene esistano trattati di estradizione e riconoscimenti di giurisdizione che sono – ovviamente – pezzi di carta, non è stato possibile per la giustizia italiana avere i due piloti che – ubriachi fradici mentre erano intenti a fare pazzesche evoluzioni – tranciarono con il loro aereo i cavi della teleferica del Cermis uccidendo decine di persone, né il G-man dal grilletto facile che ha ucciso il funzionario Nicola Calipari, ma forse la vicenda più grottesca è stata quella di Amanda Knox, la giovane assassina yankee che a Perugia si è resa responsabile della morte della compagna di stanza inglese Meredith Kercher. Dopo un processo di primo grado in cui lei e il suo amichetto Raffaele Sollecito furono condannati, così come è stato condannato con sentenza definitiva l’altro bell’amico, l’ivoriano Rudy Guede che ha fatto l’errore di ricorrere al rito abbreviato, negli USA si è scatenata un’enorme pressione mediatica, si è mobilitato il Segretario di Stato Hilary Clinton (Segretario di Stato per diritto dinastico in quanto moglie di un ex presidente, ma ora tralasciamo) per arrivare a un appello-farsa dove la corte ha dovuto assolvere la giovane killer, perché i reperti di prova a carico erano – ma guarda un po’ – deteriorati e inservibili. Scarcerata, la giovane delinquente è stata accolta negli USA come un’eroina, una Giovanna D’Arco miracolosamente sfuggita al rogo.
La verità pura e semplice, che si cerca inutilmente di nascondere col dito, è che A SERVI QUALI CI CONSIDERANO; QUALI DI FATTO SIAMO, non è concesso processare i padroni. Siete filo-americani? Allora, procuratevi il collare e il guinzaglio, perché ai cani piace avere padroni, agli uomini no.
Questa supponenza, questa convinzione di essere dei superuomini che devono agire come protagonisti dei film con John Wayne, ha effetti anche sul piano interno, e alquanto grotteschi.  
Nel 2011, in occasione del decennale dell’attentato dell’11 settembre, si è ovviamente riparlato di questo evento criminoso che presenta ancora oggi parecchi lati oscuri, al punto da rendere credibile che non si sia trattato di un atto terroristico ma di un’operazione di “false flag” per spingere l’opinione pubblica americana e mondiale in una certa direzione. Ora però non ci occuperemo di questo aspetto della questione. Una delle “icone”dell’11 settembre è rappresentata da “The falling Man”, “l’uomo che cade”, l’istantanea di una delle molte persone che si gettarono (o caddero, ma è meno verosimile) dalle torri del World Trade Center per non essere avvolte dalle fiamme. In concreto, è impossibile identificare di chi si tratti; ciò nonostante, le famiglie di almeno due persone sospettate sebbene con scarsissimo fondamento di essere  “The falling Man” sono state vittime di anni di persecuzioni, boicottaggi, tormenti di vario genere almeno fino a quando non sono riuscite a cambiare città, vita e cognome.
Per quale motivo? Teniamo presente che “l’uomo che cade” ha avuto la sfortuna di essere stato fotografato e di diventare un simbolo, ma molti altri hanno fatto la stessa cosa. Quali possono essere poi le responsabilità dei suoi familiari, e ancora di più delle famiglie degli uomini la cui identificazione con “The falling Man” è tutt’altro che certa? Quale è la colpa di quest’uomo? Quella di aver fatto ciò che probabilmente chiunque altro avrebbe fatto al suo posto: quello di aver preferito una fine rapida e relativamente indolore con un salto nel vuoto a una morte atroce, lunga, dolorosissima tra le fiamme, ma così facendo ha probabilmente abbreviato la sua vita di alcuni minuti, tecnicamente ha commesso un suicidio, gettando un’ombra sull’immagine mitica dell’americano come superuomo indistruttibile.
L’incredibile vicenda di “The falling Man” e soprattutto delle famiglie degli uomini sospettati di esserlo, non è la sola del medesimo genere. Penso che tutti noi ci ricordiamo di Rambo. Prima di diventare nelle successive pellicole della serie l’ennesima versione del classico supereroe americano tutto forza muscolare e patriottismo monolitico, nella prima pellicola, John Rambo è un reduce del Vietnam (profondamente frustrato, come si scopre alla fine della narrazione) che dopo essere stato maltrattato fino alla persecuzione dagli abitanti di una cittadina, decide di sfogare contro di loro le tecniche di guerriglia apprese nel conflitto indocinese.
La pellicola, e questa è la cosa importante, prendeva le mosse da un fatto assolutamente reale e da una serie di episodi concreti: l’ostilità e le persecuzioni di cui sono stati spesso oggetto i reduci del Vietnam una volta tornati in patria. Quale ne è il motivo? Che i reduci di una sconfitta non godano della stessa simpatia di coloro che ritornano da una guerra vittoriosa, questo è comprensibile, ma perché tanta ostilità?
La ragione è semplice: perché costoro sono stati e sono le testimonianze viventi del crollo del mito dell’invincibilità americana, così come la colpa di “The falling Man” è stata ,di essersi dimostrato alla prova dei fatti un uomo di carne e sangue e non un monolitico e algido eroe.
Vi sono altri fronti sui quali gli Stati Uniti sono costretti a mantenere una presenza costosa di mezzi e vite umane, oggi più discreta che nell’era Bush, ma da cui sanno che se si ritirassero in maniera sostanziale e reale, questi si trasformerebbero in nuovi Vietnam, perché gli islamici riprenderebbero il potere appena l’ultimo marine si fosse allontanato. L’Irak e l’Afghanistan.
I piedi d’argilla del colosso americano cominciano a mostrare le prime crepe.