martedì 19 maggio 2026

Continuano a voler tenere nascoste le verità....

 

Continuano a voler tenere nascoste le verità....


da Il Fatto quotidiano.

Parma ricorda i repubblichini: lapide staccata. Caos in Comune, Vignali tace

La stele che ricorda i caduti di Salò è stata staccata dal muro del cimitero da un ventenne: in aula si torna a parlare dell'opportunità di ricordare la Rsi, il sindaco preferisce non rispondere. I consiglieri del Pd abbandonano la seduta, gli antifascisti fermati dalla polizia municipale

 
La lapide chiesta dai nostalgici (e lontani parenti) repubblichini e accettata (di buon cuore) dal sindaco di
Parma Pietro Vignali, è stata staccata dal muro dove l’amministrazione comunale l’aveva voluta.  Non è stata danneggiata, ma semplicemente tolta. Quel che è servito per scatenare il putioferio in consiglio comunale dove il centrosinistra ha chiesto al sindaco spiegazioni su quella stele, ma lui, Vignali, ha abbassato il capo e fatto rispondere il suo vice.

Vignali, si sa, quando l’argomento e l’interlocutore non lo appassionano preferisce tacere. A niente è servito, da parte dei suoi avversari politici, ricordargli che alla città è stata conferita la medaglia d’oro della Resistenza e ancor prima è passata agli annali per le barricate contro i fascisti dell’agosto 1922. Contro tutto e tutti, il 2 giugno scorso, insieme alle commemorazioni per la festa della Repubblica e dell’Unità d’Italia, ha dato il suo assenso perché venisse posata una
lapide a ricordo dei caduti della Repubblica sociale italiana.

Nel silenzio era stata dunque appesa e altrettanto nel silenzio è stata tolta dal cimitero della
Villetta. Nel frattempo, però, le polemiche che si sono scatenate tra i due eventi sono state tutt’altro che discrete. Manco a dirlo, le reazioni positive erano giunte dall’associazione nazionale delle famiglie caduti e dispersi della Rsi con un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi.

“Lo scoprimento di una lapide dedicata ai caduti della Rsi nel cimitero di Parma è apparsa a taluni come un fatto sconcertante. E in effetti è piuttosto sconcertante che si sia dovuto attendere ben 66 anni dalla fine della seconda guerra mondiale per concretizzare un normale atto di cristiana pietà nei confronti di chi non è più tra noi. Se poi qualcuno ritiene opportuno innaffiare perennemente la pianta dell’odio anche verso chi è caduto, magari tragicamente, ne prendiamo atto con rammarico, ma perfettamente consci di aver operato conformemente a quanto ci indicava la nostra coscienza”.

Di tutt’altro tenore quanto dichiarato dal
comitato antifascista di Parma. “La Rsi, con sede a Salò fu uno stato fantoccio creato dai tedeschi, che il 10 settembre 1943 avevano occupato militarmente Nord e Centro Italia, a capo del quale misero Mussolini, da loro stessi liberato il 12 settembre. La Rsi si distinse particolarmente nella feroce repressione antipartigiana al fianco e per conto dei nazisti. La pietà umana non può essere confusa con i fatti, la storia, le idee. Le idee non sono certo uguali, sono ben diverse: libertà, democrazia, progresso sociale e uguaglianza sono i valori dell’antifascismo codificati nella Costituzione del ’48. Così pure diversi sono i fatti storici, fatti di cause, il nazifascismo, e di effetti, la resistenza partigiana, ben distinti e non sovrapponibili. La pietà umana sia per tutti i morti, il ricordo pubblico, la commemorazione e la celebrazione no. Nessuna onorificenza e nessuna commemorazione per i fascisti nessuna strada e nessuna lapide”.

Poi l’
epilogo, almeno fino allo stato attuale, quattro giorni dopo la posa. Un giovane del luogo, un ventenne, si è armato degli strumenti da lavoro necessari ed è andato a rimuovere la piastra togliendo i ganci che la fissavano al muro. Non l’ha danneggiata, è stato attento in questo. E successivamente si è anche autodenunciato, dichiarandosi un antifascista.

E, sicuramente, è riuscito nell’intento di far parlare della lapide.  Nel pomeriggio il consiglio comunale si è interrogato sulla necessità di avere entro le mura cittadine una lapide del genere. A farlo è il capogruppo del
Pd, Giorgio Pagliari, chiedendo al sindaco – presente in aula – una chiara e netta presa di distanza dalla tanto discussa stele, già celebrata sui siti internet dai giovani dell’estrem,a destra.

Il sindaco
Pietro Vignali, però, ha il capo chino e non rivolge lo sguardo all’assemblea, facendo cenno al suo vice di rispondere al posto suo: “Rispondo io – annuncia il vice, Pietro Buzzi – così come concordato”. Ma le minoranze di centrosinistra volevano sentir parlare il sindaco e a quel punto hanno lasciato l’aula mentre dal pubblico cominciavano a piovere insulti e locandine con impresse mani fatte di sangue “a memoria dei caduti che ci hanno difeso dagli invasori”.

“Questo è uno sfregio alla democrazia, i partigiani sono morti per niente”. Partigiani, antifascisti e familiari delle vittime del fascismo insorgono quindi contro l’amministrazione: “Il sindaco viene tutti gli anni all’
Anpi e poi fa queste cose – dice amareggiata Gianna Montagna, figlia di Walter Montagna, parmigiano del sasso e figura di spicco dell’Oltretorrente – io mi vergogno, queste cose infangano tutto quanto è stato fatto dai nostri padri”.

In un’aula consiliare semivuota – il centrosinistra all’Aventino e i “riottosi” portati fuori a forza dalla Polizia municipale – il vicesindaco ha dato quindi le sue ragioni: “La lapide è stata pagata totalmente dall’associazione dei repubblichini – ha messo le mani le mani avanti Buzzi – e questo non è revisionismo, ma pietà per i morti e, nel 150esimo dell’Unità d’Italia, abbiamo cercato di avere una matura visione storica e un doveroso segno di rispetto”.

Così si è chiusa la puntata di una polemica che andrà avanti. Almeno fino a quando Vignali non prenderà la parola per spiegare le sue ragioni.

Antonella Beccaria e Massimo Paradiso




Home

lunedì 11 maggio 2026

PROCESSO ALLA DEMOCRAZIA

 PROCESSO ALLA DEMOCRAZIA 



 
Partiamo da un dato di fatto provato ed  incontrovertibile, una vera e propria legge naturale: in natura la qualità è inversamente proporzionale alla quantità.
Ne consegue che è statisticamente provato che il giusto, l’intelligente, il bene, l’opportuno e il conveniente risiedono nelle minoranze e mai nelle maggioranze perché le seconde hanno una probabilità molto maggiore di sbagliare.
Un vecchio professore, pieno di anni, di esperienza e di acume diceva:” Quando troppa gente mi da ragione, allora sono quasi sicuro di essere in errore”
In democrazia le decisioni più importanti sono prese dalle maggioranze e quindi, per quanto dianzi dimostrato, dai meno preparati, dai meno intelligenti e dai meno capaci e questo ci sembra il modo migliore per prendere decisioni sbagliate per la comunità.
E’ altrettanto vero che in pratica la maggioranza decide solamente su chi comanderà e che i politici di professione se ne infischiano del concetto di democrazia ed applicano una oligarchia che fa capo a gruppi economici ed ideologici che, una volta al potere, fanno interessi che sono particolari e non generali.
In Italia 70 anni di democrazia hanno ampiamente dimostrato quanto andiamo dicendo con gli scandali, le ruberie, la corruzione ed i comportamenti paramafiosi che hanno devastato il Paese e non hanno invece fatto fare quelle leggi e quelle riforme che sarebbero state necessarie per ben governare!
Ma tutto ciò rimane un’aberrazione, un falso ed una presa per i fondelli in cui nessuno è quello che dice di essere e nessuno fa quello che ha promesso di fare!
Sarebbe allora più logico e soprattutto più onesto riconoscere i limiti intrinsechi della democrazia quanto quelli della possibilità della sua realizzazione pratica e non affidarsi ad essa per il governo delle nazioni.
A questo punto i democratici insorgono dicendo che se non c’è la democrazia, allora c’è la dittatura che è molto peggio,
A parte che, come in tutte le forme di governo il bene o il male non dipende dalla forma, ma sempre dalla natura di chi comanda e noi possiamo citare dittatori ottimi come Benito Mussolini che tanto di buono e di bene ha fatto per l’Italia ed agli italiani come dimostrano non le chiacchere, ma la mole di leggi e di riforme realizzate nei venti anni di suo governo, resta il fatto che le dittature presuppongono un dittatore che non sempre è presente e disponibile in quanto per esserlo si debbono avere delle qualità di personalità, di capacità di comando e di intelligenza strategica che non sono sempre alla portata di qualcuno.
Ma la ragione per la quale i democratici si sbagliano ( ed appartenendo ad una maggioranza si capisce bene il perché sempre in ragione che in natura la qualità è inversamente proporzionale alla quantità ) è che la dittatura NON è l’unica alternativa alla democrazia.
Noi riteniamo che l’alternativa più valida alla democrazia sia invece la MERITOCRAZIA.!
Partiamo con un esempio per non perderci subito nella teoria.
Il generale Josef Radetzky che fu governatore del Lombardo Veneto per conto dell’impero austriaco, aveva poteri assoluti e governò bene quelle terre tanto da lasciare un’eredità di ottima amministrazione e di progresso economico tra le più fiorenti d’Italia.
Egli non aveva bisogno di elargire favori a nessun politico ed a nessun faccendiere per conservare la sua carica che gli era stata affidata dall’imperatore per le sue qualità e le sue capacità e quindi il suo unico scopo era quello di dimostrare che la sua amministrazione era corretta e la migliore possibile tramite i risultati positivi ottenuti.
Se il governo delle nazioni, delle regioni e dei comuni fosse attribuito a persone scelte tramite una selezione meritocratica, così come pure avvenisse per i parlamentari, allora non dovremmo assistere allo scambio di favori per ottenere i voti e gli incarichi e si trancerebbe alla base uno dei principali motivi del malgoverno.
D’altronde quando uno di noi deve decidere da quale medico farsi curare, o quale ingegnere assumere per costruirsi la casa od a quale avvocato affidare una causa importante, la prima informazione che assume è se e quanto quella persona sia capace ed esperta.
Non si vede perché non debba usare lo stesso metodo per amministrare la cosa pubblica ed il governo del Paese.
Si potrà discutere su quale possa essere il metodo migliore per raggiungere tale obiettivo, ma l’importante è di incamminarsi sulla strada giusta, nella giusta direzione e con  un preciso traguardo da raggiungere anziché insistere a rimanere in una condizione come la democrazia  virtuale in cui ci troviamo che non può che dare frutti avvelenati!
Un  grande statista del passato, il Tayllerand soleva dire: ” La democrazia è l’arte di contare i nasi anziché i cervelli “

Alessandro Mezzano