giovedì 20 febbraio 2014

Dai colpi di Stato al Partito-Stato: come il Nuovo Ordine Mondiale, che ha eletto e manovra Renzi, finirà di mangiarsi l'Italia







di Nicola Bizzi

L'Era dell'abiezione denunciata già da tempo da Alfonso Luigi Marra vede il suo coronamento con la creazione di un Governo che sarà la massima espressione dei peggiori poteri forti internazionali.

Sono sinceramente troppo disgustato dai recenti sviluppi del quadro politico per commentare l'ormai certa nomina di Matteo Renzi alla guida dell'Esecutivo, di un nuovo Governo che sancirà la rottamazione del pur nauseante e pernicioso Governo del bilderberghino Enrico Letta e che decreterà la prossima ed inevitabile rottamazione di quel poco che resta dell'Italia che produce e che lavora.

Ciò non toglie che, quasi dovendomi legare ad una sedia come faceva Vittorio Alfieri (per la tentazione più che legittima di cambiare canale), mi sono sorbito, Giovedì 13 Febbraio, tutta la diretta della psicodrammatica Direzione di quello che è ormai divenuto un Partito-Stato, il PD.

Non mi interessa che la mossa di Renzi sia stata giudicata da molti commentatori "ai limiti della democrazia". Non sono un difensore a tutti i costi della "democrazia", un ordinamento sociale che, come ho avuto modo di scrivere più volte in passato, reputo utopistico, obsoleto, stantio e del resto storicamente mai in realtà applicato. Concordo però con l'analisi che Salvatore Tramontano ha fatto su Libero, ovvero che se una mossa del genere l'avesse fatta Berlusconi si sarebbe scatenato il finimondo: padrone dell'Italia, dittatore, autocrate, uno che tratta il Paese come se fosse un'azienda personale. Avremmo visto scendere in piazza i "nuovi resistenti", torme di intellettuali radical-chic e di black block intenti a manifestare, a scioperare (anche se mai hanno lavorato) e magari a infrangere qualche vetrina. E gli "autorevoli" quotidiani e magazine tedeschi, inglesi e francesi si sarebbero scandalizzati, gridando al colpo di Stato, all'avvento della dittatura, e altre simili amenità.

Gli stessi giornali che il colpo di Stato, quello vero, quello che determinò l'insediamento del Governo Monti, lo ignorarono, arrivando anzi a decantare la "autorevolezza" del massone tecnocratico-bancario che ha con orgoglio affossato la nostra economia, asservendoci totalmente alla Germania e facendo salire alle stelle il tasso di disoccupazione.

Ma dal momento che a fare questa mossa è stato l'ex boy scout di Rignano sull'Arno, il predestinato dei poteri forti e delle multinazionali, il pupillo della Mc Kinsey, quello che ha una carta del cielo molto simile a quella di Alessandro Magno, allora ne cantano le lodi. E il Renzi pigliatutto diviene una star, un novello "salvatore della Patria".

In sintesi, l'orripilante spettacolo a cui, per mero dovere d'informazione e trattenendo gli urti di vomito, ho voluto assistere sulla diretta della 7, si può riassumere così: l'assemblea di condominio del PD sfiducia il Presidente del Consiglio (del PD) perché dice che il governo del PD non ha saputo governare, e propone alla Presidenza del Consiglio il segretario del PD, alla guida di un altro Governo PD.

Tutto chiaro no? Sì, evidentemente per il popolino delle primarie è tutto talmente chiaro e "normale" che nessuno pone obiezioni.

Parlando di cose più serie, questo popolino con gli occhi foderati da più strati di prosciutto non si rende conto che, acclamando l'ex enfant prodige, si sta scavando la fossa da sé.

Non sono mai stato berlusconiano, anche se ho difeso in più di una occasione le ragioni di Berlusconi, soprattutto in occasione della sua caduta forzata nel Novembre 2011. Ma, se devo essere sincero, provo in questi giorni per il leader di Forza Italia lo stesso disgusto che provo per il PD e per Matteo Renzi. Perché è evidente che Berlusconi stia facendo solo il gioco di quest'ultimo e che, dietro la promessa di una probabile ed annunciata fine dell'antiberlusconismo, finirà per spianare la strada ad un disegno molto, molto pericoloso.

In molti miei precedenti articoli ho avuto modo di denunciare quali poteri forti si celino dietro l'irresistibile ascesa di Matteo Renzi e come il suo fulmineo percorso politico risponda ad un piano ben congegnato e già da tempo stabilito. Mi sono soffermato con attenzione sul suo guru e consulente economico, l'economista israeliano Ytzak Yoram Gutgeld (oggi anche deputato del PD), denunciando come, nelle vesti di presidente della nota multinazionale di consulenze Mc Kinsey, abbia stravolto il sistema bancario, introducendo in Italia, tramite piattaforme come la Advice, un altro dei tanti sistemi di espoliazione dei risparmiatori. Lo stesso Gutgeld che contribuì nel 2006 a redigere il programma del Governo Prodi e che ha pronto da tempo nel cassetto quello dell'esecutivo Renzi.

Lo stesso Gutgeld che propone un definitivo giro di vite sull'uso del contante.

Ma il quadro dei sostenitori e dei finanziatori esteri del giovane Matteo è molto più articolato e complesso di quanto si possa pensare. Come è articolato e complesso tutto l'insieme delle forze e dei poteri, più o meno occulti, che ne hanno decretato l'ascesa.

Siccome l'Italia è - come sostiene neanche tanto ironicamente Gianni Lannes - "una repubblica democratica fondata sul lavoro, la cui sovranità appartiene agli Stati Uniti d'America, che la esercitano nelle forme e nei modi più convenienti ai loro interessi (essenzialmente militari)", per quanto i nostri politici spesso se ne dimentichino, qui non si muove foglia che Washington non voglia.

E il nostro squallido teatrino della politica è sempre stato dominato da comparse di turno, da varie marionette i cui fili sono sempre stati mossi ad arte da abili burattinai dipendenti in tutto e per tutto dalla volontà della politica e dell'intelligence degli Stati Uniti. Politica e intelligence che a loro volta sono influenzate da grandi lobby di potere sovranazionale e transnazionale, in cui dettano legge la massoneria, il potere bancario e la grande finanza apolide.

I burattini che hanno tentato di cavalcare da soli la scena o di tagliare i fili invisibili dei loro manovratori, sono sempre stati prontamente sostituiti, sono caduti in disgrazia o, nei casi peggiori, sono stati eliminati.

Molti Italiani non conoscono Michael Ledeen, una delle menti della politica estera del segretario del Partito Democratico e ormai Premier in pectore Matteo Renzi. Vele quindi la pena far sapere ai nostri lettori chi è.

Nato a Los Angeles nel 1941, è "ufficialmente" uno storico ed un giornalista di fama mondiale molto attento alle vicende italiane, ma chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il potere di Washington, sa bene che tali impieghi di facciata nascondono in realtà il suo ruolo di uomo di punta dell'intelligence a stelle e strisce.

Come ha recentemente denunciato Franco Fracassi, un giornalista autore di alcune fra le più importanti inchieste investigative degli ultimi anni, non solo Michael Ledeen è sempre stato un consulente strategico per la CIA e per la Casa Bianca, ma è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del SISMI negli anni della strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran.

Implicato in alcuni dei maggiori scandali dell'amministrazione USA (Iran-Contra e Nigergate), è stato anche accusato di aver collaborato attivamente con la loggia Propaganda 2 di Licio Gelli e con il suo "piano di rinascita democratica", anche se ufficialmente ha sempre smentito i suoi coinvolgimenti con il Maestro Venerabile di Castiglion Fibocchi.

Considerato da molti l'eminenza grigia di Ronald Reagan, Ledeen era presente alla Casa Bianca durante il colloquio telefonico tra il Presidente americano e il Presidente del Consiglio Bettino Craxi nel pieno della crisi di Sigonella, nell'autunno del 1985, inserendosi nella traduzione simultanea in lingua inglese della conversazione e scavalcando di fatto il traduttore ufficiale Thomas Longo Jr, capo dell'Italian Desk del Dipartimento di Stato.
Per via dei suoi modi di fare intriganti e per le sue continue ingerenze nella politica di casa nostra, l'Ammiraglio Fulvio Martini, direttore del SISMI dal 1984 al 1991, lo fece dichiarare "persona sgradita", ma Ledeen è ritornato di colpo sulla scena nel nostro Paese durante le non chiare vicende che ci coinvolsero nella seconda guerra all'Irak, quella scatenata da George Walker Bush nel 2003.

Questo personaggio è attualmente membro di punta dell'American Enterprise Institute, un noto think tank neoconservatore.

E sono stati proprio i Neocons americani ad appoggiare Matteo Renzi nella sua scalata al potere.

Non me lo invento io, ma lo ha confermato anche il New York Times, che in più occasioni ha parlato degli stretti rapporti fra il Sindaco di Firenze e gli ambienti della destra repubblicana, legati a doppio filo con Israele e l'Arabia Saudita.

Come ha ipotizzato Franco Fracassi, è stato probabilmente anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che Renzi, allora Presidente della Provincia di Firenze di Firenze, si è recato nel 2007 negli Stati Uniti per un inspiegabile tour che vide fra le tappe principali proprio una visita al Dipartimento di Stato a Washington.

In questo quadro, mettendo insieme tutti i tasselli del puzzle, ben si comprendono i ruoli che rivestono nell'entourage renziano sia il già citato Gutgeld che Marco Carrai, il principale consulente politico di Matteo Renzi.

Due personaggi entrambi molto vicini a Israele (il primo ne ha anche la cittadinanza).

Carrai, ha addirittura propri interessi nell'entità sionista, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Coetaneo dell'enfant prodige, "l'uomo che sussurra a Renzi", come lo ha definito Marco Damilano su L'Espresso, dopo un esordio in politica con Forza Italia entrò nelle file del Partito Popolare, condividendo con Matteo tutto il percorso politico, tenendosi però al di fuori dei riflettori della ribalta.

Personaggio schivo e di poche parole, quando Renzi venne eletto Presidente della Provincia nel 2004 assunse la guida della sua segreteria, divenendo al contempo consigliere comunale per la Margherita, contando sulle preferenze assicurate da Comunione e Liberazione e dalla Compagnia delle Opere, che in Toscana è presieduta da Paolo e da Leonardo Carrai (suoi cugini), quest'ultimo alla guida anche del Banco Alimentare, altra opera ciellina. E traendone indiscussi vantaggi professionali.

Oltre ad essere in ottimi rapporti con John Phillips, nuovo ambasciatore USA in Italia, Carrai è Consigliere del Sindaco (a titolo gratuito), amministratore delegato di Firenze Parcheggi (partecipata del Comune) e membro dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (che è azionista di Banca Intesa), nell'ambito del quale è stato regista della nomina alla presidenza di Jacopo Mazzei.

Siede inoltre nel cda del Gabinetto Vieusseux, una tra le più importanti istituzioni culturali cittadine, ed è infine presidente di Aeroporti Firenze, come racconta Duccio Tronci inChi comanda Firenze.

Suo fratello, Stefano Carrai, è in società con l’ex presidente della Fiat Paolo Fresco nella società Chiantishire, che tenta di mettere su un gigantesco piano di appartamenti, resort, beauty farm nella valle di Cintoia, a Greve in Chianti, per ora bloccato dal Comune.

Come racconta sempre Marco Damilano, una delle frasi che più spesso si sente pronunciare da Marco Carrai è: «Ho da fare a Tel Aviv».

Anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures.

E il di lui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia al paese mediorientale.

Aveva quindi visto giusto l'ultimo cassiere dei DS, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi ci sono Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Ma D'Alema altro non dice e non può dire, perché dovrebbe altrimenti ammettere pubblicamente quella che ormai è una verità assodata, ovvero che la sinistra italiana, in cambio della conquista del governo del Paese, si è totalmente asservita e prostituita alla grande finanza internazionale, siglando questo "patto col diavolo" già alla vigilia di Tangentopoli.

Dietro Renzi ci sono quindi forti poteri economici, politici e finanziari, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra, il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro (attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis) entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.

Come rileva sempre Franco Fracassi, la carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.

Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo.

E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments, società che già nel primo anno di attività passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di Dollari gestiti.

L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo.

Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall'ex segretario PD Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatre anni e vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair).

E così, nell'ultimo anno - rileva sempre Fracassi - il gotha dell'industria e della finanza italiana si è via via schierato sempre di più dalla parte di Renzi.

A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al Sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». È stato poi il turno di Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»).

E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano Sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.

Risulta quantomeno sospetto il fatto che, proprio sul giornale controllato da Mediobanca, Il Corriere della Sera, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, sia arrivato lo scoop su Monti e Napolitano (la questione del golpe del Governo tecnico).

Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo di RCS.

Fatti già abbondantemente noti, perché già denunciati lo scorso anno da Bini Smaghi e dall'ex Premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, ma che ripresentati adesso, in versione "scoop", hanno colpito a fondo il Governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.

Sempre Fracassi ci si ricorda che il defunto segretario del PSI Bettino Craxi soleva dire: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica».

Altro che prosciutto sugli occhi! Il popolo Italiano, se sta permettendo tutto questo, dimostra di essere addirittura lobotomizzato. Ha ragione Alfonso Luigi Marra quando sostiene che viviamo nell'era dell'abiezione e che il vero problema oggi è la gente.

La gente che, con il suo ottenebramento, continua a votare quei burattini che predicano la "rivoluzione per non cambiare", permettendo così ai grandi burattinai di consolidare sempre di più il loro dominio.

Il sonno della ragione, si sa, genera i mostri peggiori, mostri molto pericolosi.
17/02/2014


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