giovedì 7 febbraio 2019

Il martirio di Norma Cossetto

Contro la violenza sulle donne
Il martirio di Norma Cossetto

Paolino Vitolo



Norma Cossetto
Norma Cossetto: chi ricorda questo nome? Pochi, credo. Eppure, in questi giorni in cui giustamente si manifesta contro la violenza sulle donne, dovremmo ricordarla. Anche perché, per rinfrescare la nostra pigra memoria, molto opportunamente, dallo scorso 15 novembre è in programmazione nei cinema italiani un film che narra la storia e la tragica fine di questa ragazza.
Il titolo del film è “Red land – Rosso Istria”, dal colore tipico della terra istriana, dovuto alla presenza di giacimenti di bauxite. E “Istria rossa” era il titolo della tesi di laurea di Norma Cossetto, che stava per laurearsi in Lettere e Filosofia all’Università di Padova. Ma non arrivò alla laurea.
Norma era nata il 17 maggio 1920 a Santa Domenica di Visinada, vicino Pola, che allora era un’importante città italiana, e viveva lì anche all’epoca dei tragici fatti di cui fu vittima. La sua colpa, se si può usare questa parola, fu di essere la figlia del responsabile del Partito Nazionale Fascista del piccolo paese, ma soprattutto di essere italiana
Così avrete capito perché, quando tutti si riempiono la bocca di discorsi e di recriminazioni sulla violenza di genere, non c’è nessuno che si sia ricordato di Norma Cossetto, che pure per la sua tragica fine venne insignita di Medaglia d' oro al merito civile alla memoria, con la seguente motivazione: «Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. — Villa Surani (Istria) – 5 Ottobre 1943».
Evidentemente, dopo 75 anni (settantacinque!!!) ancora c’è qualcuno che ha paura di dire e soprattutto di conoscere la verità. E ci accorgiamo purtroppo che anche tra i morti, anzi tra i martiri innocenti, ci sono quelli di serie A e quelli di serie B. Al punto che il film sopra citato, presentato a Venezia il mese scorso, non è stato diretto da nessuno dei nostri gloriosi tromboni, ma da un giovane regista argentino, Maximiliano Hernando Bruno, alla sua opera prima, peraltro riuscitissima.
Ma torniamo alla nostra storia.
Dopo l’8 settembre 1943, data dell’armistizio che portò a quello sfacelo che alcuni definirono “morte della Patria”, i partigiani comunisti del famigerato maresciallo Tito cominciarono a risalire la Dalmazia, cercando di cancellare ogni traccia di italianità da quelle terre italiane da sempre, dai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia. In verità quelle bande criminali non volevano cancellare solo l’italianità, ma anche e soprattutto gli italiani, Molti ignoranti in mala fede ancora oggi cercano di giustificare queste azioni come naturale reazione all’imposizione della lingua italiana da parte del regime fascista. Cosa falsa naturalmente, perché in Dalmazia si parlava l’italiano, anzi il dialetto veneziano, da alcuni secoli. Circostanza provata anche dal fatto che, sulle navi da guerra dell’Impero Austro-Ungarico dell’Adriatico, gli ordini venivano dati in veneto.
La pulizia etnica ai danni degli italiani continuò anche a guerra finita, anche dopo il 1945. Chi riuscì a scappare in Italia si trovò di fronte all’accoglienza fredda, se non ostile, dei cosiddetti confratelli, avvelenati dalla propaganda di certe parti politiche che additavano i profughi come “fascisti che non avevano voluto vivere nel paradiso rosso di Tito”. Bisogna capirlo: a quei tempi il PCI (Partito Comunista Italiano) non aveva ancora cambiato nome.
E che cosa capitò a quelli che non riuscirono a scappare? Furono uccisi, spesso torturati, e tutti furono gettati nelle foibe, alcuni ancora vivi e legati col fil di ferro. Le foibe sono delle cavità naturali molto diffuse nel Carso, il cui territorio è tutto traforato da queste profonde voragini. Territorio carsico, appunto. Molte di esse furono l’ultima dimora delle vittime italiane della pulizia etnica.
Ma torniamo alla storia di Norma Cossetto.
Nell'estate 1943 stava preparando la tesi di laurea intitolata “Istria rossa” e spesso girava in bicicletta per i paesi dell'Istria visitando municipi e canoniche alla ricerca di archivi che le consentissero di sviluppare i suoi studi.
Dopo l'8 settembre, secondo la testimonianza della sorella Licia, la famiglia cominciò a ricevere minacce. Il 25 settembre 1943, diciassette giorni dopo la capitolazione dell'Italia e il disfacimento dell'esercito, un gruppo di partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani, approfittando dello sbandamento generale, irruppe in casa Cossetto, razziando ogni cosa.
Il 26 settembre 1943 un partigiano di nome Giorgio si recò a casa dei Cossetto convocando Norma al comando partigiano nell'ex caserma dei Carabinieri di Visignano.   Il comando partigiano era composto da partigiani comunisti sia italiani sia slavi. Qui, dopo essere stata interrogata, le fu poi richiesto di entrare nel movimento partigiano; proposta che Norma rifiutò.  A quel punto ella fu rilasciata.
Il giorno successivo, 27 settembre, Norma fu arrestata dai partigiani insieme ad altri italiani, parenti e conoscenti. I prigionieri furono tutti confinati nella ex caserma della Guardia di Finanza di Parenzo. Qui fu raggiunta dalla sorella Lidia che tentò inutilmente di ottenerne il rilascio. Un paio di giorni dopo, i tedeschi occuparono Visinada, quindi i partigiani, sentendosi minacciati, trasferirono tutti i prigionieri nella scuola di Antignana trasformata in prigione.
Qui Norma fu separata dagli altri prigionieri e, fra il 1° e il 4 ottobre, legata nuda ad un tavolo, fu sottoposta a sevizie e stuprata dai suoi carcerieri. Secondo alcune testimonianze erano diciassette. L'episodio della violenza carnale fu in seguito riferito da una donna abitante davanti all'ex caserma, che, attirata da gemiti e lamenti, appena buio osò avvicinarsi alle imposte socchiuse e vide Norma legata al tavolo.
La notte tra il 4 e 5 ottobre Norma e gli altri ventisei prigionieri legati col fil di ferro, furono costretti a spostarsi a piedi fino a Villa Surani. Qui, ancora vivi, furono gettati nella foiba vicina. Ma prima, Norma e le altre donne furono nuovamente sottoposte a violenze.
Norma aveva solo 23 anni.

giovedì 31 gennaio 2019

LE FOIBE

 RAGGRUPPAMENTO NAZIONALE COMBATTENTI E REDUCI R.S.I.
(R.N.C.R. - R.S.I.)
MOVIMENTO POLITICO CULTURALE CONTINUITÀ IDEALE R.S.I


 LE FOIBE

10 febbraio, Giornata del Ricordo delle vittime delle foibe, di quelle migliaia di Italiani
orrendamente massacrati, soltanto perché Italiani, dalla soldataglia di Tito. Una feroce
pulizia etnica, con annesso esodo biblico, passata del tutto impunita tra le maglie, allargate
a dismisura, della giustizia italiana del dopoguerra, ovviamente democratica.
A Torino, a 48 ore dal 10 febbraio, una lapide dedicata ai Martiri delle foibe è stata
fatta letteralmente a pezzi. Il sindaco Piero Fassino (ex comunista doc) ha condannato
l’inaccettabile atto che colpisce i simboli quando si vuole cancellare la verità. Lasciando
perdere che quella verità è stata per decenni ignorata dall’allora comunista in
servizio permanente Fassino, l’attuale sindaco di Torino dovrebbe sapere che la verità
è tale soltanto quando è completa in tutte le sue parti, e su quelle seppellite nell’oblio
più assoluto dal 1945 ad oggi, emerge che a concorrere alla caccia di Italiani da infoibare
si sono prestati partigiani comunisti italiani inglobati nelle bande di Tito e smaniosi
di entrare a far parte della nuova Repubblica popolare jugoslava. Tutto regolare per
il Potere antifascista dal 1945 ad oggi.


Così come vi è stato un silenzio tombale sui soldati della RSI che in Venezia Giulia,
Dalmazia ed Istria si sono fatti massacrare nell’estremo tentativo di fermare gli infoibatori.
Così come non si fa cenno - la verità al macero - sull’aiuto prestato dalla Regia
Aeronautica del Sud a quegli stessi titini martirizzatori di Italiani.
A tutti gli effetti, una verità pelosa quella del sindaco di Torino, alla quale, peraltro, fa
riscontro una verità altrettanto pelosa, anche se dal taglio diverso, di tutte indistintamente
le forze politiche del rinnovato arco costituzionale, ovviamente antifascista.
In questo giorno di memoria e dolore, il Raggruppamento Nazionale Combattenti e
Reduci RSI Continuità Ideale abbruna i Labari nel ricordo di tutti coloro, civili e militari,
che subirono l’estremo oltraggio della teppaglia slava.
Per non dimenticare, mai!

Il Presidente NazionaleGianni Rebaudengo


domenica 27 gennaio 2019

MUSSOLINI GIGIONE

MUSSOLINI GIGIONE


Ogni volta che la televisione trasmette immagini del Duce lo si ritrae in atteggiamenti che francamente ci appaiono gigioneschi, retorici e addirittura caricaturali.
Effettivamente con il metro di valutazione odierno questi atteggiamenti sono esagerati ed innaturali, ma la superficialitá o la malafede degli autori di quei servizi non sa o non vuole tenere conto né del contesto, né del periodo storico di circa 95 anni fa e lo scopo di queste presentazioni è solamente quello denigratorio per sminuire e ridicolizzare l’immagine di un grande uomo che ha saputo annichilire la sinistra imbelle ed ha ricevuto il consenso quasi unanime della gente.
Era quella un’epoca in cui la retorica e l’esibizionismo delle immagini nei discorsi politici era di moda come si desume dai filmati d’epoca dei comizi di ogni colore dei principali rappresentanti politici come Lenin, Stalin, Hitler e molti altri, ma il vero motivo degli applausi al Duce era soprattutto motivato dai FATTI e cioè da quelle riforme che costituiscono ancora oggi la base dello stato sociale e che avevano catturato l’attenzione ed il consenso della quasi totalitá degli Italiani come nemmeno i piú accaniti antifascisti osano contestare..!!
Ed è proprio in base a quel consenso generale che si puó affermare che Mussolini aveva visto giusto e che quegli atteggiamenti, oggi considerati gigioneschi, erano non solo giustificati, ma intelligentemente usati per un risultato politico:
Il popolo allora, voleva vedere certi atteggiamenti istrioneschi ed il darglieli fu una mossa intelligente per averne il consenso che perȯ NON ci sarebbe stato se oltre alla forma, la politica del Duce non avesse avuto anche la sostanza..!!
Il non capire il contesto e le motivazioni contingenti di quegli atteggiamenti ed il limitarsi a presentarle senza comprenderne le ragioni profonde è un limite o una malignitá di coloro che lo fanno e dimostra la malafede, l’ignoranza e la stupiditá che anima l’antifascismo militante quando non l’indifferenza a prendere per i fondelli i propri interlocutori per raggiungere i loro scopi.!

Alessandro Mezzano

giovedì 10 gennaio 2019

L’ETERNO FUGGITIVO

L’ETERNO FUGGITIVO


Non sappiamo perché succeda e non sappiamo come, ma certamente qualche cosa di poco chiaro sta dietro le continue fughe di Cesare Battisti che si sottrare alla cattura ed alla estradizione in Italia dove lo attende una condanna a quattro ergastoli per altrettanti omicidi a scopo di rapina e quindi per reati comuni che nulla hanno a che fare con motivazioni di natura politica.
Ogni volta che si avvicina l’opportunitá di un arresto, i media e le istituzioni cominciano a divulgare la notizia urbi et orbi e con largo anticipo e, naturalmente, Cesare Battisti ha tutto il tempo per programmare e realizzare l’ennesima fuga sottraendosi alla cattura.
Sembra quasi che una segreta organizzazione si premuri di rendere impossibile la cattura di Cesare Battisti, quasi che essa significhi, come conseguenza la rivelazione di segreti rapporti che comprometterebbero la reputazione di personaggi importanti e insospettabili.
Come diceva il divino Giulio Andreotti: “ a pensare male si fa peccato, ma ci si indovina quasi sempre..”
Sará perché è di sinistra e gode per questo di una speciale immunitá che non si consente ad altri, sará per il timore che possa rivelare segreti inconfessabili di personaggi importanti, ma resta il fatto strano e improbabile che ogni volta che lo si sta per catturare scatta il meccanismo che gli permette di sottrarsi alla cattura e questo, se ce lo permettete, non si puó considerare una coincidenza che sarebbe statisticamente impossibile..!!
L’unica altra possibilitá che, data la situazione oggettiva vediamo, è quella che un giorno, stufi di dovere continuamente intervenire per impedirne la cattura, quei signori decidano di risolvere una volta per tutte il problema eliminandolo e cioè ammazzano Cesare Battisti.
A noi starebbe anche bene per fare si che finalmente egli paghi il debito enorme che ha contratto con la societá.

Alessandro Mezzano