martedì 29 novembre 2022

TERZA GUERRA MONDIALE?

 

titolo terza guerra mondiale

di Paolo Taufer 1

 

postato: 24 settembre 2012

 

terza guerra mondiale

 

È doveroso rendersi conto dell'immenso pericolo che ci sovrasta ad opera di reali «forze occulte» che manovrano, nell'ombra, tutto il mondo. Pochi ne sanno e pochi ne parlano di chi e di che cosa si tratti, salvo i protagonisti occulti, ma che mantengono un segreto ben custodito da un Grado all'altro, nascondendo la natura profonda delle loro Società Segrete per la formazione di un Governo Mondiale, che vuol scalzare tutte le potenze occidentali attraverso, soprattutto, lo sviluppo del comunismo da loro voluto e finanziato. L'Autore di questo articolo presenta una sintesi-quadro di questo sotterraneo potere mondiale, affinché il lettore non resti in una colpevole indifferenza, ma senta il dovere di una difesa e si adoperi, almeno tra gli amici, perché la questione trattata sia anche da loro conosciuta e profondamente sentita. Perché siamo di fronte all'ultimo sventramento dell'Occidente cristiano! «Non odi consiglio? Soccorso non vuoi? È giusto se poi non trovi pietà. Chi vede il periglio, né cerca salvarsi, ragion di lagnarsi del fato non ha».

 

Premessa

 

Se si scruta con occhio attento il mondo occidentale si rimane colpiti da alcuni fenomeni che, per estensione e universalità, tendono a conferire alla società fisionomie e indirizzi ben precisi. Casuale? Naturale evoluzione del corpo sociale secondo il determinismo democratico verso livelli di integrazione sempre più elevati o piuttosto frutto di meditati disegni concepiti e studiati già da tempo nella massima discrezione e del cui svolgimento siamo impotenti testimoni? La materia è ardua: tuttavia, i ricercatori che con essa si sono cimentati hanno potuto stabilire con ragionevole certezza l'esistenza di un plurisecolare lavoro, inteso quale elaborazione di piani, attuazione di indirizzi e controllo dei risultati per imprimere al mondo una direzione voluta: quella che dovrà assicurare a pochi pastori la supremazia assoluta su un immenso gregge, docile e obbediente, depurato infine da ogni fanatismo religioso e parassitismo sociale: la Repubblica Universale, il Governo Mondiale conseguito attraverso un Nuovo Ordine Internazionale.

 

I

IL PIANO
 

 

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potestas tenebrarum per impadronirsi del controllo mondiale.

 

L'essenza

 

Cosa richiede un piano di dominazione mondiale? Il consenso, ovvero l'eliminazione di ogni resistenza, anche potenziale, ad ogni livello: di nazione, di società, famiglia o singola persona. Pertanto, l'azione dovrà essere incisiva con caratteri di efficienza, ubiquità, tempestività, senza nulla concedere all'improvvisazione poiché ogni passo falso è rivelatore. Quale il massimo ostacolo? Quello che fà di un uomo comune un martire: l'amore per Dio, la fede in quella Luce che non può coesistere con le tenebre e che nella sua più autentica e genuina essenza è la Verità tutta intera: la Verità cattolica, baluardo insuperabile alla manipolazione e all'asservimento delle coscienze con il dogma che la difende, bersaglio privilegiato dei «liberi pensatori» di ogni tempo.

 

Coloro che dall'alto attendono a questo processo secolare, conosciuto come Rivoluzione, sanno perfettamente che Cristo non lo si combatte da generiche posizioni di ateismo e men che meno di agnostica indifferenza, ma da categorie teologiche opposte, dal buio della potestas tenebrarum: ecco la motivazione profonda, la sorgente cui i veri attori dell'attuale scenario attingono; solo un odio immenso per Dio e quindi per le Sue creature può giustificare la trama che avvolge il pianeta come un'immensa piovra, la folle corsa agli armamenti puntati sull'Occidente - poiché solo ove è Cristo potrà sorgere l'Anticristo - finalizzata a condizioni di schiavitù storicamente inimmaginabili, riservate ai sopravissuti di un'incombente ecatombe mondiale.

 

L'elaborazione


Ha radici nella stessa Storia umana. Dal non serviam di luciferiana memoria, attraverso la caduta nell'Eden, la venuta salvifica di Cristo, ai nostri giorni, «colui che fu omicida fin dagli inizi» ebbe sempre a peritarsi di contrapporre sé stesso a Dio per il tramite dell'uomo. Il corso degli eventi in questa lotta senza quartiere fra Bene e Male conobbe rallentamenti secolari come nel luminoso Medio Evo cristiano ove la Legge Perfetta, metro adam weishaupte principio di ogni comportamento, suscitava la splendida civiltà occidentale, realizzando dalla Scandinavia all'Egitto quell'unità invano perseguita ai nostri giorni in nome di un umanesimo laico bassamente materialista. Dopo gli splendori duecenteschi si annunciano ­ già alla fine del Trecento - le prime incrinature: l'ansia di emancipazione da Dio aumenta, per sfociare nel Cinquecento nel grande ritorno ufficiale al paganesimo pre-cristiano della Rinascenza. Un nuovo umanesimo che, dapprima nelle lettere e nelle arti (oserà definire «gotico» lo stile purissimo delle cattedrali!) successivamente nel costume e nella religione, andrà affermando uno spostamento in progressione dal centro di gravità dell'equilibrato teocentrismo medioevale alla terrenità antropocentrica, terrenità che con Martin Lutero (1483-1546) e la Rivoluzione protestante spezza in due la cristianità, scinde il diritto civile dal canonico, la legge dalla teologia e dalla morale cristiana, lo Stato dalla Chiesa, prendendo forma nella dottrina del libero esame che apre le cateratte di uno sfrenato soggettivismo e quindi dì un sistematico egoismo e di un conseguente edonismo, forieri di rivoluzioni, guerre e delitti. Il corpo sociale dilaniato genera mostri: in Germania nascono gli Illuminati di Baviera di Adam Weishaupt (1748-1830) 2, mentre a Londra nel 1717 si costituisce la Massoneria, cinghia di trasmissione del temporalismo ebraico 3, alfiere del libero esame di Lutero che con lungo lavoro preparatorio trasferisce al sociale nelle forme note del liberalismo, culto della natura, della ragione, del socialismo, ecc... La Rivoluzione Francese, amaro, sanguinoso frutto del connubio fra ideologie illuminatiche e finanziamenti dei banchieri ebrei Rothschild di Francoforte, seguirà il passaggio del contagio dalle classi colte al popolino; l'Illuminato e rosacroce Napoleone Bonaparte (1769-1821) 4 si incaricherà di diffonderlo con la spada in tutta Europa: si scatena una folle esigenza di libertà, le gerarchie naturali oscillano, sono spazzate via e, fra conati comunistici repressi con orrore, la rivoluzione termina in un bagno dì sangue.

 

L'Ottocento europeo è costellato di rivoluzioni contro le monarchie religiose e secolari che si tenta di sostituire con repubbliche, ove il potere non lo si esercita più con l'occhio fermo di Dio, ma attraverso una non ben definita volontà popolare, in realtà emanazione di un gruppo ristretto che orienta e governa il popolo 5, diventato nel frattempo «massa», dominandolo ferreamente spacciandosi per suo servitore e mandatario. Vengono nel contempo elaborate teorie utopiche, logica conseguenza di una filosofia che ha abbandonato il reale per il materiale: alla glorificazione esasperata dell'individuo senza nessun obbligo morale verso sé stesso e gli altri che non sia quello stabilito dall'ordine pubblico del momento, fà riscontro la mutilazione della persona, privata della sua piena dimensione spirituale i cui valori vengono ridotti a sentimento (romanticismo). L'ebreo Mordechai Levi, altrimenti conosciuto come Karl Marx (1818-1883), teorizza (ben pilotato) un sistema suscettibile di un livellamento generale in nome della sola dimensione economica dell'individuo. Darwinismo, riduzionismo, relativismo morale, separazione fra scienza e fede, fra politica e religione sono dunque il contesto in cui prendono corpo le teorie mondialiste moderne e si dispongono i mezzi per la loro attuazione.

 

La classe dominante. I programmi

 

Uno studio attento delle Società Segrete dell'Ottocento, Carboneria e relativa Alta Vendita, Massoneria, ecc..., rivela un filo continuo di odio anticattolico che dalla Gran Loggia Madre d'Inghilterra conduce ai due veri registi della politica mondiale dell'epoca: G\ M\ Lord Palmerston (1784-1865) e l'ebreo Benjamin Disraeli (1804-1881), che tanta parte ebbero nel «Risorgimento» italiano. Verso la fine del secolo, lo stesso filo si ritrova in Russia in uno scritto molto interessante: I Protocolli dei Savi di Sion 6, un programma dettagliato che descrive la conquista del mondo da parte di un'élite ebraica che in tal mondo configurerebbe la realizzazione del disegno messianico terreno che Dio, secondo il Talmud, avrebbe sul popolo ebreo.

 

Si è dibattuto all'infinito sulla loro autenticità, ma la cosa in realtà è secondaria: il loro contenuto è così intelligente e la realizzazione fino ad oggi così impeccabilmente scandita che l'ignorarli sarebbe semplicemente ingenuità. Il filo è ripreso nel 1926 da Jean Izoulet (1854-1929), professore di filosofia sociale al Collegio di Francia, che nella sua opera Paris capitale des religions ou la mission d'Israël, espone un articolato programma in quindici punti per conseguire l'unificazione del pianeta sotto l'alto dominio ebraico, fatto, secondo l'autore, ormai irreversibile 7.

 

lord palmerston benjamin disraeli
Lord Palmerston Benjamin Disraeli

 

Particolarmente significativi i primi quattro: una lingua, una moneta, una religione, una scienza universale. Nel 1935 appare in Francia il Pacte Synarchique révolutionnaire pour l'Empire français, dichiarazione d'intenti e programma di lavoro della Sinarchia - alleanza di tecnocrati e banchieri, in continuità ideale con gli Illuminati di Baviera, di cui ricalca procedimenti e metodi 8, gemella delle società socialiste fabiane anglo-americane, ma con diramazioni soprattutto europee 9 - nelle cui proposizioni riappare il filo conduttore. Leggiamo: «Il nostro metodo di rivoluzione invisibile e le tecniche, tattica e strategia della rivoluzione in ordine sparso, sono state elaborate per ridurre al massimo la violenza per le strade. Noi vogliamo evitarla ovunque. Noi facciamo la rivoluzione dall'alto». Ed ecco il pensiero strategico:

  • mettere il potere nelle mani dei mandatari dei gruppi interessati;

  • realizzare la massima concentrazione in ogni ramo dell'industria, allo scopo di eliminare qualsiasi concorrenza 10;

  • avere l'assoluto controllo dei prezzi di qualsiasi prodotto;

  • inquadrare l'operaio in un organico giuridico e sociale che non permetta più nessuna azione rivendicativa da parte sua 11.

E Carroll Quigley (1910-1977), archivista e storico degli attuali potentati che governano il mondo (l'establishment), indicando nel «creare un sistema di controllo mondiale, centralizzato nelle mani di personalità che siano capaci di dominare i sistemi politici dì ciascun Paese per costituire una sorta di grande insieme economico planetario», la ragione di fondo degli sforzi del «sistema», ripropone drammaticamente la domanda che già si evince nelle proposizioni del Pacte Synarchique: hanno un volto i «mandatari dei gruppi interessati»? Occorre fare un passo indietro, al 1694, data di nascita della Banca d'Inghilterra, che, fissando il prezzo dell'oro giornalmente, saprà trarre grandi profitti dall'eccedenza di denaro cartaceo - nel frattempo messo in circolazione - sulle effettive riserve auree 12.

 

Prendono in tal modo corpo le grandi concentrazioni di capitale a consolidamento delle già cospicue fortune delle poche grandi famiglie di banchieri internazionali che già alla fine del Medioevo si occupavano essenzialmente dei debiti degli Stati e dei prestiti ai governi. Famiglie ebraiche quali i Rothschild, i Lazard, i Barinf, i Seligman, i Loeb, i Warburg, gli Schroeder, i Lehman, cui più tardi si aggiunsero i Rockefeller 13 e i Morgan, sono le medesime che oggi dominano Wall Street e la City. Per fissare dei termini, si consideri che nel 1930 Morgan - corrispondente dei Rothschild per gli U.S.A. - disponeva di un patrimonio superiore all'intera ricchezza di ventun Stati dell'Unione 14, mentre, stando all'economista ebreo Charles Levinson 15, il patrimonio dei Rockefeller ammontava, nel 1978, a 640 miliardi di dollari; un'inchiesta del 1973-1974 di due commissioni di studio senatoriali americane concludeva che le prime 324 società U.S.A. facevano capo a otto grandi concentrazioni finanziarie controllate dai Rockefeller, dai Morgan e da altri banchieri di Wall Street 16.

 

carroll quigley charles levinson henry coston
Carroll Quigley Charles Levinson Henry Coston

 

Il potere finanziario di costoro è immenso, la morsa in cui possono serrare le nazioni senza scampo, la decisione di asservire il pianeta incrollabile. Il loro modo di procedere rivela «una logica affarista unita a una visione messianica di un Nuovo Ordine Internazionale basato sul controllo monetario e finanziario degli uomini, dei partiti, degli Stati, degli imperi» 17.

 

Come credere a tutto ciò? Una serie dì studiosi francesi, Henry Coston (1910-2001), Pierre Virion (1899-1988), Jacques Bordiot (1900-1983), Pierre Faillant de Villemarest (1922-2008), ma sopratutto Yann Moncomble (1953-1990) - cui attingiamo largamente - con una ricerca minuziosa e documentatissima hanno esplorato il tessuto connettivo di questa immensa congiura palesando gli occulti legami che ovunque emergono fra migliaia di fondazioni - 25.000 solo negli U.S.A. 18 - associazioni, centri, gruppi, compagnie, ecc... e, nel tentativo di restituire dignità alla Storia, sono risaliti lungo i meandri intricatissimi e spesso contraddittori del «sistema», spingendosi in prossimità dell'Occhio onniveggente che troneggia sul biglietto da un dollaro sovrastando il tronco di piramide di Weishaupt, alla cui luce principiano le spiegazioni che andiamo cercando.

 

L'organizzazione. I mezzi

 

Chi si appresti ad uno studio approfondito della materia, rimane sconcertato dal numero impressionante di fondazioni e società spesso legate fra loro in modo singolare, ma mai casuale, un mare magnum in cui contraddizioni e situazioni apparentemente inconciliabili si sciolgono entro un finalismo che trascende il contingente che i mass-media giornalmente buttano in pasto alle folle 19. Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), 33° Grado della Massoneria, «Sublime Principe del Segreto Reale» e 90º Grado del Rito Misraim, avverte: «In politica nulla accade a caso. Ogni volta che ha luogo un avvenimento si può stare certi che esso è stato previsto affinché si svolga così». Ebbene: anche se il mosaico cela ancora particolari importanti, specie verso l'alto, la mappa dell'organigramma può dirsi tracciata e il filo d'Arianna acquisito. Dall'alto in basso troviamo dunque:

  • il Gran Kahal che, attraverso il B'nai B'rith e la Pilgrims Society, ha compiti direttivi;

  • la Round Table con compiti esecutivi a livello mondiale;

  • gli Istituti Internazionali con compiti esecutivi a livello internazionale e nazionale, che vegliano cioè, più o meno coscientemente, all'esecuzione dei piani dei primi;

  • una rete fittissima di associazioni culturali, filantropico-religiose, tecnico-scientifiche, ecc..., funzionale agli Istituti Internazionali che avvolge popoli e nazioni, poderoso albero dai folti rami il cui invisibile apparato radicale trae linfa dalle varie istituzioni dell'O.N.U., potenziali strutture del futuro Governo Mondiale.

Nella disamina che seguirà è bene sapere che il coktail mondialista è piuttosto monotono, sempre e dovunque non più di tre ingredienti: Massoneria, Alta Finanza, comunismo.

 

  Il B'nai B'rith

 

Nel 1843 nasce a New York, in casa del ricchissimo mercante tedesco di tessuti, Joseph Seligman (1819-1880), come branca del Rito massonico Scozzese d'Inghilterra, «un Ordine segretissimo riservato strettamente a quegli israeliti dotati di alte responsabilità» 20, la grande Massoneria ebraica internazionale, il B'nai B'rith («Figli dell'Alleanza»), la cui denominazione ufficiale ai nostri giorni è quantomeno singolare: «Lega anti­diffamazione B'nai B'rith». Nel 1968, la sua consistenza era di 450.000 affiliati in 1.800 Logge con 1.450 capitoli femminili installati in quaranta Paesi. Lo storico ebreo Paul Goodman (1911-1972) lo definisce «la più grande forza organizzata dei tempi moderni» 21, il cui scopo dichiarato è «unire gli ebrei per i loro più alti interessi e quelli dell'umanità» 22.

 

Esso serve da esecutivo al Gran Kahal, il Gran Sinedrio odierno che, secondo Edwin C. Knuth, nella sua opera The Empire of the City, è composto da quattrocento membri, sotto la presidenza di Moses Mendelssohn (1729-1786), ed estende al mondo il suo dominio attraverso la Pilgrims Society 23. Il B'nai B'rith influisce poderosamente sopra tutti gli altri rami della Massoneria a partecipazione anche non ebraica 24; è l'Ordine supremo cui sono subordinate tutte le altre asso­ciazioni visibili e occulte ebraiche, quali l'Alleanza Israelita Universale, il Consiglio Mondiale Ebraico 25, il Fondo Sociale Ebraico, il British Israel, l'Alleanza Italia-Israele, l'Alliance France-Israel, la L.I.C.R.A. (Lega Internazionale Contro il Razzismo e l'Antisemitismo), ecc...

 

La sua influenza è notevole nella Chiesa stessa: durante il Vaticano II fu esso a porre, attraverso il Cardinale Augustin Bea (1881-1968) 26, come condizione del suo appoggio, l'ammissione da parte della Chiesa del massonicissimo diritto dell'uomo alla libertà di religione, pensiero e coscienza, codificato successivamente nei due documenti Dignitatis Humanæ e Nostra Ætate che tanta perplessità e confusione ebbero a indurre nei cattolici.

 

joseph seligman paul goodman cardinale augustin bea
Joseph Seligman Paul Goodman Cardinale A. Bea

 

Tutto induce a credere che il Gran Kahal, attraverso il B'nai B'rith, si identifichi tout-court con la zona di vertice, coi veri registi della scena mondiale, i manipolatori giganti del potere, del sistema bancario centralizzato, il cervello unico delle vedute universali, centro propulsore della Rivoluzione e quindi delle guerre, delle campagne del divorzio, della limitazione delle nascite, dell'aborto 27, eutanasia, della droga, della crisi petrolifera, ecc... che, come andremo e vedere, di casuale hanno meno che nulla.

 

La Pilgrims Society

 

Catena di trasmissione del Gran Kahal è la Pilgrims Society, la cui storia è strettamente legata per tempi e contenuti a quella del British Israel, nato nel 1919 come amalgama di imperialismo inglese, socialismo fabiano e biblismo protestante, alleato al temporalismo ebraico; simbolo dell'associazione fu il tronco di piramide con l'Occhio onniveggente, fregio di sinistra sul dollaro americano del 1935.

 

- Imperialismo inglese 28

Sostenuto dalla corrente di pensiero di Cecil Rhodes (1853-1902), discepolo, verso il 1870, del professore socialista di Oxford John Ruskin (1819-1900) e fondatore, coi capitali dei Rothschild, di una immensa fortuna in Sudafrica, dopo avere sottratto al boero Paul Kruger (1825-194) il controllo sull'oro e sui diamanti mediante la De Beers (che tutt'oggi, in mano alla famiglia ebraica Oppenheimer, controlla l'85% del mercato mondiale dei diamanti 29 e la Consolidates Gold Fields). Affiliato alla Loggia Apollo di Oxford, sognava di costruire una società iniziatica sul modello di quella gesuitica (diventerà nel 1909 la Round Table), lo stesso adottato da Weishaupt per gli Illuminati.

 

Il suo motto era: «Tenere le Università e i colleges», ovvero l'individuo potrà ribellarsi, ma non sfuggire alle tendenze trasmesse da tali istituti. Sogno per altro avverato: basta infatti scorrere la lista degli attuali membri della Pilgrims per rendersi conto che sono tutti amministratori o direttori di Università e colleges 30. Cecil Rhodes in realtà fu uno strumento mediante il quale la Massoneria, favorì in ogni modo la costituzione di un impero mondiale britannico mediante la concentrazione delle grandi fortune dell'epoca e la ricerca dì una saldatura con gli Stati Uniti.

 

cecil rhodes john ruskin logo della pilgrims society
Cecil Rhodes John Ruskin Logo della Pilgrims

 

- Socialismo fabiano

La Fabian Society si costituisce come società semi-segreta nel 1884, in vista di una riorganizzazione su basi socialiste della società. Il nome è scelto come termine di riferimento per l'azione: ci si ispirerà alla prudente tattica del cunctator nella guerra contro Annibale. Che essa, ideologicamente, preceda la Rivoluzione russa, è fuori dubbio, tanto che George Bernard Shaw (1856-1950), suo membro influente, dichiarerà più tardi: «Noi siamo socialisti, il partito russo è il nostro» 31.

 

Strumento della Round Table, in pochi anni la Fabian Society infiltra le Università di Oxford e di Cambridge e fonda nel 1894 la maggiore scuola marxista d'Inghilterra 32, la London School of Economics, finanziatore il banchiere ebraico sir Ernest Cassel (1852-1921), fondatore della fabbrica di cannoni inglese Vickers, socio di Jacob Schiff (1847-1920), dirigente della banca Kuhn & Loeb di Wall Street, il ben noto finanziatore - con Morgan e i Warburg - della Rivoluzione russa. Da allora, gran parte dei quadri dirigenti inglesi passeranno dalla London School che nel frattempo assurge a modello per le successive Università socialiste americane della Round Table: Harward (gruppo Morgan), Massachusetts Institute of Technology (M.I.T.), Columbia, John Hopkins, ecc...

 

La penetrazione è rapida: nel 1914 già cinquantadue Università e colleges si erano dotati di «Comitati per la pace» a vocazione bolscevica e socialista mediati dalla Fabian Society 33. Emanazione della Fabian Society fu la Golden Dawn 34, setta occultista affiliata alla Massoneria di Rito scozzese; ad essa appartenne il mago satanista Aleister Crowley (1875-1947), storico della sètta che tanta parte ebbe, con Aldous Huxley (1894-1963), nella creazione di quella «cultura della droga» i cui effetti scontiamo ai nostri giorni 35. La Golden Dawn era collegata alla Società Teosofica (entrambe si rifacevano a Edward Bulwer-Lytton, maestro di John Ruskin, capo dei Rosacroce inglesi, 18° Grado del Rito Scozzese della Massoneria britannica), la sètta degli adoratori di Satana 36 fondata da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), che aveva adottato, fra i suoi simboli, la croce uncinata e che tenne a battesimo il nazismo attraverso le logge del Vril e di Thule.

 

george bernard shaw ernest cassel
George B. Shaw Ernest Cassel Jacob Schiff

 

A queste ultime si erano affiliati Adolf Hitler (1889-1945), Rudolf Hess (1894-1987) - proveniente dalla Golden Dawn 37 - Alfred Rosenberg (1893-1946), Karl Haushofer (1869-1946); Hans Frank (1900-1946), Dietrich Eckart (1868-1923) 38.

 

- Biblismo protestante 39

All'epoca, il puritanesimo e la religiosità britannica apparivano - come ebbe a constatare Max Weber (1864-1920) - in singolare stretto rapporto col Vecchio Testamento e la traduzione ebraica e quindi col concetto di popolo eletto. In pieno espansionismo planetario, molti credevano nell'unicità della missione de! popolo britannico cui Dio comandava di realizzare il Suo regno su questa terra: si profilò pertanto possibile una fusione in comunione di intenti col non mai sopito temporalismo ebraico. Data di fondazione della Pilgrims Society sulle due sponde dell'Atlantico - in Gran Bretagna e in U.S.A. - fu il 1922; primo presidente venne eletto Lindsay Russel. Il nome della società riferisce ai padri fondatori degli Stati Uniti, i calvinisti puritani che, nel 1620, per sfuggire alla persecuzione anglicana, attraversarono l'Atlantico a bordo del Mayflower (la gente comune) e successivamente dell'Arbella (i capi) per giungere alle coste del Massacchusetts. L'impresa venne finanziata da un agente di Londra, tal George Morton, progenitore di uno dei fondatori della Pilgrims d'America, il banchiere Levi Parsons Morton (1824-1920) 40. La cerimonia della fondazione vide presenti tutti o quasi i membri della Gran Loggia Madre d'Inghilterra, ivi incluso Jacob Schiff, futuro finanziatore coi Warburg della rivoluzione bolscevica, e Winston Churchill (1874-1965), uomo di Bernard Baruch (1870-1965), il banchiere ebreo che nel 1920 lo sottrasse ai debiti 41. Da quel momento, il peso specifico della Pilgrims negli avvenimenti divenne preponderante tanto da potersi ritenere la loro «fabbrica». Oggi, come allora, si presenta come un club mondano che non tiene se non riunioni ufficiose; in realtà, un'unica famiglia di dominatori, formati negli stessi colleges di Oxford o di Harvard, fra loro apparentati. Presidente del ramo inglese è stato Gavin Astor (1918-1984), il cui portavoce è il Daily Express, e di quello americano Harold H. Helm, banchiere e direttore del Reader's Digest. Per molti anni, a causa della mancanza quasi assoluta di documenti, l'esistenza della Pilgrims Society rimase un mistero; gli storici che si occupavano del governo «occulto» del mondo passavano direttamente dalla società di Rhodes alla Round Table senza rendersi conto che i fondatori della Round Table originavano tutti dalla Pilgrims 42.

 

Per dare un'idea della sua potenza, gli otto gruppi citati, che controllano le prime 324 società americane, fanno capo alla Pilgrims assieme alla English Speaking Union, che ebbe fra i primi presidenti il 33° Grado della Massoneria Franklin Delano Roosevelt, alla Ditchley Fondation, al Bilderberg Club, alla Trilaterale, all'Istituto Atlantico, alla Foreign Policy Association, alla United World Federalist, al Rotary Club, ai Rhodes Scholars, alla Fabian Society, alla Pugwasth e ad innumerevoli altre catene di trasmissione come la Newcomen Society da cui originò il Club di Roma; pure ad essa sono collegati i club per ricchi, con ammissione a pagamento: il Knickerbocker dei Rockefeller (100.000 dollari), il Links (1.000.000 di dollari) cui appartennero Dwight David Eisenhower (1890-1969), il Pilgrims Henry Cabot Lodge Jr. (1902-1985) e Jean Monnet (1888-1979), padre del Mercato Comune Europeo.

 

bernard baruch gavin astor henry cabot lodge jr.
Bernard Baruch Gavin Astor H. Cabot Lodge Jr.

 

Il metodo Pilgrims: creare organi e società internazionali a misura che la situazione lo richieda con fini e destinazioni diverse, perfino opposte in apparenza, ma agganciate ad un unico centro propulsore da cui emanano le direttive. L'azione: in ordine sparso, ma allo stesso tempo coordinatissima in modo da avvolgere le nazioni in una tela di ragno inestricabile 43. E Ronald Reagan (1911-2004), appoggiato ai Rockefeller quasi come Jimmy Carter, ammetteva: «Alcuni garantiscono che io sia l'uomo più potente del mondo. Non è vero. Anche qui tutti i giorni qualcuno si incarica di decidere ciò che devo fare e ciò che devo dire. L'uomo più potente è lui» 44.

 

La Round Table

 

Questa Società Segreta fu fondata nel 1891 dai massoni Cecil Rhodes e William Stead (1849-1912), giornalista legato alla Società Teosofica 45 di Madame Blavatsky, strutturandola a «cerchi concentrici», come quella degli Illuminati di Baviera, ossia Rhodes al centro, un comitato round tableesecutivo e un gruppo ristretto di iniziati 46. Il nome di Round Table le fu dato nel 1909 ad opera dello stesso Lord Alfred Milner (1854-1925). Composta di politici e uomini d'affari, provenienti in buona parte dalla Fabian Society, circolo esterno della Pilgrims, le sarà affidato il compito di vegliare all'esecuzione dei piani elaborati in seno ai vertici mondialisti. L'idea fondamentale della Round Table rimase quella del professore di sociologia di Oxford, John Ruskin, ovvero socialismo, e un'élite di capi in grado di operare nelle istituzioni al fine di prendere possesso metodicamente e scientificamente del mondo. Sulle modalità ci ragguagliano Arnold Joseph Toynbee (1889-1975), discepolo di Ruskin, membro Round Table, fondatore e direttore dell'Istituto per gli Affari Internazionali britannico (RIIA): «Noi dobbiamo costantemente negare con le labbra ciò che abbiamo fatto con le mani» 47, e l'ebreo Walter Lippmann (1889-1974) - membro Pilgrims, Roubd Table, Fabian Society, consigliere di Roosevelt, presidente dell'Harvard Socialist Group, direttore del Council on Foreign Relations (l'Istituto per gli Affari Internazionali americano) dal 1932 al 1937, pubblicista - che poco prima della sua morte dichiara al New York Times: «Finché non sarà possibile un Governo Mondiale si tratterà di creare un socialismo diversificato» 48. Pertanto, se abbiamo bene inteso, il problema consiste nel creare più modelli di governo sostanzialmente uniformi ­ perché raccolti intorno al comune denominatore di uno Stato accentratore e di un'economia centralizzata e pianificata e, come tali, facilmente manovrabili - ma diversi nei particolari e persino dialetticamente contrapposti, così da determinare l'impressione di una varietà di scelte e di soluzioni in realtà inesistente e quindi un'illusione di libertà.

 

william stead lord alfred milner walter lippmann
William Stead Lord Alfred Milner Walter Lippmann

 

Ciò, evidentemente, presuppone un'opera assidua di disinformazione storica in modo da far dimenticare un passato che potrebbe costituire un imbarazzante termine di paragone e suggerire soluzioni diverse. E se non fosse possibile una totale dimenticanza, basterà rendere quel passato odioso, deformandolo mediante la creazione di quelle leggende nere di cui abbonda la storiografia moderna: così come c'è la leggenda nera del Medioevo, quella dell'Inquisizione, quella del Regno borbonico delle Due Sicilie, quella delle reazioni sanfediste, quella del dispotismo nella Francia prerivoluzionaria, ecc... ecc... Oggigiorno, la Round Table è articolata in due branche principali: European Round Table, e Business Round Table, oltre Atlantico; l'alta direzione è tuttora britannica, con sede a Londra, e dal 1961 dispone di una rivista The Round Table edita da Chatam House, sede del Royal Institute of International Affairs.

 

Anche l'URSS partecipava all'attività della Round Table, specie nelle conferenze Est-Ovest 49. Nel 1980, la lobby del Business Round Table americana comprendeva centosettanta presidenti delle maggiori multinazionali sotto la presidenza di Irving Shapiro (1916-2001), presidente della Du Pont ­ membro della Trilaterale, del Council on Foreign Relations e del Bilderberg 50 - e disponeva delle seguenti testate: New York Times, New York Herald Tribune, Washington Post, Christian Science Monitor (protestante), Reader's Digest e l'agenzia Associated Press 51.

 

Gli Istituti Internazionali

 

Il 1919 è una pietra miliare della storia occidentale: a Versailles dunque fà il suo ingresso e si consolida la presenza concreta e dominatrice degli anglo-americani. I loro delegati, tutti Pilgrims e Round Table, allo scopo dichiarato di evitare ulteriori guerre, concepiscono degli istituti, veri e propri «laboratori di studio scientifico» delle questioni internazionali e suscitano, coi capitali rispettivamente dei Rockefeller e degli Astor, ilcouncil on foreign relations Council on Foreign Relations negli USA e il Royal Institute of International Affairs, meglio conosciuto come Chatam House, a Londra. Da essi scaturiscono in fasi successive tutti gli altri, dapprima nel Commonwealth, indi in Europa occidentale e orientale, poi su scala planetaria 52. Gli Istituti Internazionali attingono largamente alle massime concentrazioni economico-culturali del Paese cui l'Istituto appartiene 53, creando a livello di nazione coaguli di ricchezza e potere di cui le redini sono consegnate ai centri propulsori Round Table e Pilgrims. All'Istituto Affari Internazionali italiano (I.A.I.), ad esempio, fanno capo la Confindustria, C.G.I.L., C.I.S.L., U.I.L., le principali banche, esponenti di tutti i maggiori partiti, grossi industriali, giornalisti di opposte tendenze, professori universitari, economisti, dirigenti, ecc... Attraverso l'I.S.P.I. (Istituti Studi di Politica Internazionale) sua catena di trasmissione, l'Istituto Affari Internazionali italiano tiene conferenze ad alto livello su problemi internazionali 54. Le ideologie e i personaggi, quindi, irriducibili agli occhi dell'uomo della strada, si risolvono all'interno di simili istituzioni in semplici manifestazioni di un potere proteiforme che di volta in volta stabilisce corso e limite agli avvenimenti senza mai perdere di vista le finalità essenziali dell'azione. Al Council on Foreign Relations, il vero esecutivo americano, appartenevano nel 1978 circa 1.400 membri influenti degli affari, della politica, delle finanze, dell'Università e della stampa 55, mentre il Royal Institute of International Affairs, secondo i! senatore Lyndon La Rouche 56, controlla il mercato mondiale della droga - per altro in mano britannica fin dai tempi delle guerre dell'oppio - il cui giro d'affari sfiora i 200 miliardi di dollari l'anno (una bustina di eroina vale al dettaglio 230 volte il suo peso in oro), un quinto dell'intero commercio mondiale, dieci volte la produzione mondiale dell'oro, quaranta volte quella dei diamanti. Dal seno di simili Leviatani nascono allora tutta una serie di istituzioni e associazioni, quali:

 

Il Bilderberg Club

 

Fondato nel 1954 dall'ebreo F\ Joseph Retinger (1887-1960), membro dell'Ordine delle Aquile Bianche, agente comunista dell'URSS, intimo amico di Sean Mc Bride (1904-1988), fondatore della marxisteggiante Amnesty International e dal Pilgrims Nelson Rockefeller (1908-1979) 57, si riunì la prima volta (ospite il principe Bernardo d'Olanda) all'Hotel Bilderberg presso Haarlem. Esso riunisce una due volte l'anno la crema del mondo degli affari e della politica - circa un centinaio di persone - in riunioni segrete, delle quali rifiuta di rivelare contenuti e delibere. L'Observer inglese nota che il segretume Bilderberg è segno della volontà di dominio occulto esercitato attraverso i personaggi fantocci dei governi 58, cosa di cui non ha mai fatto mistero il principe Bernardo 59.

 

joseph retinger nelson rockefeller sean mc bride
Joseph Retinger Nelson Rockefeller Sean Mc Bride

 

Pur essendo meno agile della Trilaterale, il Bilderberg nei suoi discreti incontri sembra precedere gli avvenimenti che di lì a poco seguono, come per l'incontro di Megeve nel 1974 60 in cui venne progettata l'eliminazione dei portoghesi dall'Angola e del regime Caetano in vista della creazione di un super-governo economico sull'intero Sudafrica, Zaire incluso 61, processo per altro ancora in corso per eliminare, attraverso l'apartheid, l'ostacolo dei discendenti dei boeri 62.

 

L'Istituto Atlantico per gli Affari Internazionali

 

Voluto dalla Round Table fin dagli anni '30, punto d'arrivo di diversi movimenti paralleli, quali il Federal Union, l'Atlantic Union Movement (il cui patron fu Joseph Retinger), il Movimento Universale per la Confederazione Mondiale, il Movimento Mondiale per l'instaurazione di un Governo Mondiale, presieduto dall'Abbé Pierre (1912-2007) 63, l'Istituto Atlantico, si costituisce ufficialmente nel 1961, con a capo il Pilgrims Henry Cabot Lodge Jr., quale superistituto internazionale esteso alle due sponde del Nord Atlantico. Nel 1979 contava centonove membri, di cui quarantuno appartenenti al Bilderberg, trentasette alla Trilaterale e ventitre del Council on Foreign Relations. Suoi compiti istituzionali sono:

  • mantenere stretti legami con le sue filiazioni, cioè NATO, CEE e OCSE (Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo), i cui segretari generali ne sono automaticamente membri;

  • curare permanenti relazioni, principalmente col Royal Institute of International Affairs (direttore attuale A. Schonfield, membro dell'Istituto Atlantico, della Trilaterale e del Bilderberg), col Council on Foreign Relations (presidente John Mc Cloy, Pilgrims, Bilderberg), col DGAP, l'IAI tedesco (presidente Kurt Bierrenbach, Trilaterale e Bilderberg), con l'IFRI, l'IAI francese (presidente Thierry de Montbrial, Bilderberg e Trilaterale), con l'Istituto Internazionale di Studi Strategici (ISS), e la Brooking Institution.

Al finanziamento dell'Istituto Atlantico contribuiscono: la Fondazione Ford (dove dieci membri su quindici del Consiglio di Amministrazione provengono dal Council on Foreign Relations), le fondazioni Rockefeller, Agnelli, Tyssen, Volkswagen, Carnegie e Sumitomo; fra i «benefattori» italiani troviamo: FIAT, Banca d'Italia, Credito Italiano, IRI, Banca Nazionale del Lavoro.

 

La Trilaterale

 

Fondata nel 1973 da David Rockefeller, presenti John Jay McCloy (1895-1989), il fratello di Giscard d'Estaing, Rostow e G. Ball, proiezione mondialista del Council on Foreign Relations con circa duecento componenti 64, concentrazione insuperabile di ricchezze e mezzi 65, propugna l'organizzazione della società secondo le linee di un triangolo i cui vertici sono gli USA, l'Europa Occidentale e il Giappone.

 

Un nuovo «club di ricchi» che si è affiancato ad organismi sperimentali come il Bilderberg e il Council on Foreign Relations 66, il cui scopo è migliorare i rapporti con ex URSS e Cina in vista del superamento della divisione del mondo in due blocchi e del più grande compromesso fra capitalismo e comunismo, ulteriore passo sulla via del Governo Mondiale 67.

 

La Brooking Institution

 

Fondata verso il 1930 da un magnate, Robert S. Brooking (1850-1932), è considerata come il bastione della Teoria Transnazionale 68. Realmente operativa solo negli anni '60, ha fornito quadri ai successivi governi americani. Fra i suoi membri si annoverano Pilgrims, Council on Foreign Relations, Bilderberg, Trilaterale, Rhodes Scholars.

 

david rockefeller john jay mccloy robert s. brooking
David Rockefeller John Jay McCloy Robert S. Brooking

 

La Pugwash

 

Nacque nel 1955 intorno al Manifesto Russel-Einstein, ad opera dello scienziato atomico Joseph Rotblat (1908-2005), in forma di conferenza scientifica «per spiegare al mondo gli effetti che potrebbe avere il nucleare sull'umanità» sotto l'egida dell'Associazione dei Parlamentari per un Governo Mondiale. Il finanziatore di turno fu allora il Premio Lenin per la Pace, il miliardario canadese Cyrus Eaton (1883-1979) di Pugwash (Nuova Scozia). Obiettivi dichiarati delle sue conferenze (trenta fino al 1980) sono:

  • influenzare i governi in direzione di un'amalgama social­comunista;

  • formare una solida catena fra gli scienziati di tutto il mondo;

  • educare l'opinione pubblica 69.

Ai lavori partecipano russi, quali il Generale Talenskj, specialista di scienze militari; l'ebreo Ilya Ehrenburg (1891-1967), membro della Commissione Affari Esteri del Soviet Supremo; il prof. Modest I. Rubinstein, economista sovietico, e altri 70. I temi spaziano dal disarmo unilaterale, coinvolgendo attraverso le fondazioni pacifisti ed ecologisti, alla politica, alimentazione, economia, ecc... Attualmente, la Pugwash è, assieme al Consiglio Ecumenico delle Chiese (C.E.C.), attivissimo nell'appoggio alla guerriglia marxista in Africa e in America Latina 71.

 

joseph rotblat cyrus eaton
Joseph Rotblat Cyrus Eaton Ilya Ehrenburg

 

Qui ci limiteremo ad osservare che venne fondato e a lungo diretto dal Pilgrims Willem Visser't Hooft (1900-1985), finanziato dai Rockefeller 72 e dal Massachusetts Institute of Technology (M.I.T.), sovvenzionato dagli Agnelli 73, l'organizzazione più attiva in materia di disarmo. I Paesi maggiormente rappresentati nella Pugwash sono USA, URSS e Gran Bretagna attraverso personalità legate di volta in volta al Royal Institute of International Affairs, alla Fabian Society, al Council on Foreign Relations, al Bilderberg o alla massonicissima Royal Society. Ai finanziamenti provvedono le solite fondazioni Ford, Rockefeller, Carnegie, Ciba, Nuffield, Theodor Korner, ecc...

 

Secondo l'ebreo massone Jacques Bergier (1912-1978), «cabalista sevaggio», la Pugwash avrebbe carattere «elitario e segreto» 74. In stretta relazione con la Pugwash lavora il segretissimo gruppo Bellerive che si interessa soprattutto di plutonio. Suo presidente è l'Aga Khan, alto commissario ONU per i rifugiati. Stranamente, in seno a tale gruppo si trova anche il pastore Pilgrims, Bilderberg Visser't Hooft, presidente onorario del Consiglio Ecumenico delle Chiese e suo fondatore, a «rappresentare il punto di vista cristiano» 75. Ora, Visser't Hooft nel 1964 insegnava teologia all'Accademia di Mosca e nel 1972 lo ritroviamo membro dell'Università ebraica di Gerusalemme.

 

Cinghie di trasmissione Pugwash sono l'International Peace Research Association (I.P.R.A.), fondata nel 1964 da Joseph Rotblat, e il Stockolm International Peace Research Institute (S.I.P.R.I.), fondato nel 1966 dal Parlamento svedese, che propugna il disarmo unilaterale 76 in modo per lo meno ambiguo. Il suo presidente Gunnar Myrdal (1898-1987), infatti, amico intimo di Sean Mc Bride - il fondatore di Amnesty International - nel 1981-1982 si è battuto contro i Cruise e i Pershing facendo proprie le tesi sovietiche 77. Nel consiglio di amministrazione del Stockolm International Peace Research Institute si nota la presenza di un tedesco dell'Est, uno iugoslavo e dell'architetto della ostpolitik di Willy Brandt (1913-1992), l'ebreo Egon Bahr 78.

 

willem visser't hooft jacques bergier egon bahr
Willem Visser't Hooft Jacques Bergier Egon Bahr

 

L'Istituto Internazionale di Studi Strategici

 

Fu creato a Londra nel 1958, mercé una donazione iniziale di 150.000 dollari della fondazione Ford ad «un gruppo di analisti britannici, di politici, giornalisti e uomini di Chiesa, al fine di studiare i problemi complessi posti dall'era nucleare» 79. Tutti i fondatori erano membri del Royal Institute of International Affairs. Attualmente, include centottanta giornalisti delle maggiori testate e reti radio-televisive mondiali (di soli quotidiani ne conta centotre); l'Italia è rappresentata da giornalisti come Domenico Bartoli (La Nazione), Antonio Gambino (L'Espresso), Fabio L. Cavazza (Il Sole 24 Ore), Mario Ciriello (La Stampa), Sergio Telmon (RAI) 80. I finanziamenti sono assicurati da venti fondazioni internazionali. Evidentemente l'Istituto Internazionale di Studi Strategici non è estraneo ad un controllo sull'informazione, quantomeno di una «certa informazione» 81.

 

L'Istituto Internazionale d'Analisi dei Sistemi Applicati

 

 Si costituisce nel 1972 sotto gli auspici del cancelliere austriaco Bruno Kreisky (1911-1990), fondatore dell'I.A.I. austriaco nel 1958, membro della Fondazione Ford, della Pugwash e del Bilderberg. La sua creazione viene decisa in tempi brevi dopo un viaggio di Henry Kissinger (membro Pilgrims, Council on Foreign Relations, Trilaterale, Bilderberg, Istituto Atlantico, Pugwash) a Mosca, quale «Trilaterale del mondo scientifico», massima concentrazione di premi Nobel mondiale, cui è affidato il compito di preparare il mondo del 2000. Ne è presidente il genero di Kossighin, Jermen Gvishiani. Essa ha un asso essenziale su tutti gli altri centri di ricerca: riceve infatti tutte le informazioni, i «pensieri fondamentali» di tutti i Paesi ed è collegata a tutte le grandi reti delle banche-dati del mondo.

 

Ogni Paese che voglia operare nella ricerca avanzata è costretto a rivolgersi ad essa e, per ottenere quei dati che altrimenti impegnerebbero i suoi scienziati per anni, deve, oltre che pagare profumatamente, rivelare lo stato delle proprie ricerche, contribuendo in tal modo a potenziarne il monopolio 82. È finanziata dai governi americano e russo, dalle fondazioni Rockefeller, Ford, Volkswagen, dalla CEE, dal ministero della ricerca e della tecnologia tedesco, dalla Shell olandese, ecc... 83.

 

L'elenco, lungi dall'esser terminato, si arricchisce di associazioni che continuamente si affiancano a rafforzare o sostituire le già esistenti in relazione ai bisogni emergenti. Ricordiamo l'Istitute of Race Relations, branca attiva del Royal Institute of International Affairs - soprattutto in Sud Africa - fondato dal Pilgrims ebreo Lord Marcus Sieff (1913-2001) e dal Royal Institute of International Affairs Lord Frederic Seebohm (1909-1990), governatore della marxista London School of Economics; il gruppo di Parigi, una seconda Trilaterale allargata agli arabi, che con il pretesto degli aiuti al terzo mondo, attraverso l'OPEC obbligherà alla creazione di un Nuovo Ordine Internazionale; il Club di Roma 84, per il quale il comunismo è «un modello di progresso» 85, che caldeggia a sua volta un Nuovo Ordine Internazionale basato sull'indebolimento dell'Occidente a favore dell'Est e del Terzo Mondo mediante l'adozione di economie pianificate, rigido controllo delle nascite e accentramento burocratico.

 

I contenuti del Club di Roma vennero fatti propri, in vista di un allargamento, dalla Commissione Brandt nel 1977 su richiesta del presidente della Banca Mondiale Robert Mc Namara (Council on Foreign Relations, Trilaterale Bilderberg, Istituto Internazionale di Studi Strategici).

 

bruno kreisky henry kissinger robert mc namara
Bruno Kreisky Henry Kissinger Robert Mc Namara

 

Ora, Willy Brandt, presidente dell'Internazionale Socialista, premio Nobel per la Pace, riceve, nel 1981, la medaglia d'oro del B'nai B'rith e gli incoraggiamenti di Paolo VI (1897-1978) e di Potter, il «papa rosso» presidente dei C.E.C. Dal Club di Roma sortiscono, nei 1974, la conferenza di Algeri per un Nuovo Ordine Internazionale (Reshapping International Order) e le conferenze Nord-Sud di Parigi. La Federazione mondiale delle città gemellate (F.M.V.J.), il cui statuto, redatto da Robert Badinter (sionista, membro del B'nai B'rith, ministro della giustizia nel governo Mitterrand-Mauroy), nel 1964, rivendica 86:

  • libera totale circolazione delle persone; soppressione dei visti;

  • riconversione delle spese della difesa;

  • disarmo generale, arresto fabbriche armi nucleari;

  • creazione di un Servizio Civile Internazionale collegato all'ONU;

  • statuto internazionale per gli obiettori di coscienza.

Suo scopo dichiarato, secondo il suo fondatore Jean-Marie Bressand (1919-2011): creazione di un Nuovo Ordine Internazionale «per arrivare a un giorno in cui i cittadini delle città agiscano come cittadini del mondo, dando alla coscienza comunitaria universale una priorità sulle posizioni nazionali e di parte» (1970) 87. Per conseguire tali scopi la Federazione mondiale delle città gemellate dispone di risorse finanziarie formidabili; fra i suoi presidenti ebbe Giorgio La Pira (1904-1977), sindaco di Firenze, e Diego Novelli, sindaco di Torino (1981).

 

Nel comitato d'onore si incontrano nomi sorprendenti: Bokassa (1921-1996), l'Abbé Pierre, presentato nel 1977 da La Pira alla candidatura per l'Ordine d'Onore massonico internazionale 88, il premio Nobel per la Pace; Helder Camara (1909-1999), Arcivescovo di Recife, figlio di un massone segnalato nel 1935 alla Scuola dei Quadri di Mosca per seguire un corso annuale sulle tattiche di infiltrazione di membri del partito nelle principali Chiese del mondo occidentale , premio Nobel per la Pace 1984, su presentazione di René Cassin (1887-1976), già presidente dell'Alleanza Israelita Universale; Camara nel 1975 rilascia l'interessante dichiarazione: «Io rispetto chi in tutta coscienza ha scelto la violenza rivoluzionaria [...]. Marx oggi difende il pluralismo nel socialismo» 89.

 

jean-marie bressand giorgio la pira helder camara
Jean-Marie Bressand Giorgio La Pira Helder Camara

 

Amnesty International, fondata il giorno della SS.ma Trinità del 1961 «per conferire ad essa un significato laico» 90 da Sean Mc Bride, membro Round Table, del segretissimo Ordo Templi Orientis (O.T.O.) - sètta massonica occulta di derivazione illuminatica - premio Lenin per la Pace, amico stretto del fondatore Bilderberg Joseph Retinger, patrocinatore del 1983 dell'«Associazione Internazionale del Libro della Pace» con Noél Baker (1889-1982) della Fabian Society e Bernard Stanley Benson, uno dei maggiori artefici dei sofisticati armamenti del Pentagono 91, Presidente dal 1963 al 1970 della Commissione Internazionale dei Giuristi che coi finanziamenti di David Astor (1912-2001), Royal Institute of International Affairs, Round Table, Bilderberg, darà i natali ad Amnesty.

 

Capo dell'Ufficio istruzione di Amnesty è il prof. Derek Roebuck, leader del partito comunista australiano. Nonostante il fine di Amnesty International sia di «promuovere il primato del diritto e la protezione giuridica dei diritti dell'uomo in tutto il mondo» le sue indagini singolarmente prediligono i Paesi non comunisti quando addirittura non esita a difendere terroristi come quelli del M.I.R. (le Brigate Rosse cilene) o i Tupamaros; essa opera in collegamento con la «Lega dei diritti dell'uomo», anticamera dello scozzesismo massonico 92, con «soccorso rosso», con l'Associazione dei Giuristi Democratici, con il C.E.C. che notoriamente finanzia i movimenti di «liberazione» in America Latina e in Africa 93, col Tribunale Russel, che dal 1979 diventa «Tribunale permanente dei popoli» ad opera della Fondazione Lelio Basso, legata a circoli mondialisti, con Oxfam, la cui attività consiste nel «promuovere un'educazione multirazziale, organizzare campagne contro il razzismo», per cui finanzia comunità quacchere, luterane, metodiste e sotto la copertura dell'umanitarismo la South African Institute of Race Relations controllata da H. Oppenheimer e dai Rothschild... 94.

 

Conferenze Internazionali per l'Unità della Scienza

 

Queste conferenze ICUS curiosamente sono finanziate dalla Chiesa dell'Unificazione del coreano Rev. Sun Myung Moon (1920-2012), e hanno per fine l'intensificazione degli scambi accademici, scientifici, religiosi e culturali fra le nazioni del mondo. Il sedicente reverendo afferma che Cristo gli apparve il giorno di Pasqua del 1936 per affidargli il completamento della sua missione (sic!) da conseguire per il tramite dell'«Associazione per l'Unificazione del Cristianesimo mondiale» che la stampa scopre nel 1975 come «sètta Moon».

 

Moon diventa presto miliardario spogliando i tre milioni di creduloni che, in omaggio all'obbedienza assoluta dovuta a un messia (così amava autodefinirsi), depongono i loro averi ai suoi piedi, abilmente reinvestiti in un piccolo impero multinazionale di industrie. Le conferenze ICUS lavorano - per loro ammissione ­ all'elaborazione di un Nuovo Ordine Internazionale, sotto la direzione di un ebreo americano, Morton Kaplan, instancabile catalizzatore di grossi nomi della scienza (come il nostro Antonino Zichichi) 95 intorno a temi di rilevante portata filosofica; presidenti e vicepresidenti di tali serissime riunioni presentano un pedigree che rende attenti: Bilderberg, Pugwash, Council on Foreign Relations, Istituto Atlantico e Trilaterale.

 

noél baker david astor sun myung moon
Noél Baker David Astor Sun Myung Moon

 

Alla luce di ciò appare quantomeno sorprendente la campagna di denigrazione anti­Moon condotta verso il 1966, soprattutto dal New York Herald Tribune e dal Washington Post (organi del Council on Foreign Relations e quindi dei Rockefeller), sull'onda del rapporto Fraser concernente le relazioni coreano-americane; in esso, Moon era dipinto come fanatico sèttario, anticomunista viscerale con eccessi suscettibili di guastare le relazioni fra i due Paesi: ebbene, Fraser risultò appartenere al Socialist Workers Party ­ organizzazione comunista americana - membro importante dell'IISS, della Trilaterale e del Council on Foreign Relations.

 

Nello stesso periodo, Moon fondava un quotidiano con articoli firmati da giornalisti del New York Herald Tribune del Council on Foreign Relations! Seguono decine di associazioni come il Council on Foundation, che riunisce le fondazioni punto di incontro fra l'Alta Finanza e la crema mondialista; la Pan Europa di Kalergi, che attraverso il Comitato per l'Unione Economica Europea, altrimenti conosciuto come piano Marshall, susciterà la CECA e il MEC; il Comitato Permanente Mondialista, articolato solo in Francia in ventuno sottoassociazioni; il Comitato Direttore del Movimento Universale per una Confederazione Mondiale con una settantina di leghe sparse per il mondo; i Futuribili 96; il Club di Dakar; il Gruppo di Parigi; la Croce Rossa finanziata da magnati che spesso la usano per copertura 97, ecc...

 

Gli Istituti Internazionali all'Est

 

Il ruolo di Wall Street e la preminenza ebraica nella Rivoluzione russa del 1917 sono noti: lo ammettono - sia pure a mezza voce - gli stessi protagonisti 98; meno noto, ma determinante, fu l'intervento successivo della Pilgrims nella «costruzione del socialismo». L'economia russa che, dati statistici alla mano, nel 1919 non era poi tanto arretrata, in seguito alla Rivoluzione entrò in gravissima crisi: la produzione in taluni settori scese nel 1920 anche a un decimo di quella dell'anno precedente, sfociando nella grande carestia del 1921 con tre milioni di morti. I Gulag, voluti da Lenin (1870-1924) con decreto 15 aprile 1919, poterono sì controllare le masse affamate, ma la Rivoluzione rischiava di abortire.

 

Per scongiurare tale pericolo, la Pilgrims decise di intervenire iniettando nella moribonda economia sovietica, nel decennio 1920-1930, sessantatre miliardi di dollari che attraverso duecento gruppi bancari finanziavano le imprese americane e tedesche della Germania socialista di Weimar, direttamente impegnate su suolo sovietico 99. I risultati non si fecero attendere: il 90% dell'elettrificazione e delle telecomunicazioni sovietiche fu realizzato dalla General Electric e dalla Radio Corporation America, la Mc Kee costruì a Magnitogorsk, la più grande acciaieria del mondo, la General Motors con la Ford e la Studebaker le fabbriche di camion e di blindati fra cui i carri T-37 impiegati poi nel 1939 nell'invasione della Polonia e dei Paesi baltici, mentre rete ferroviaria e industria petrolifera furono appannaggio della Germania nazista, succeduta a quella di Weimar, in un contesto di mutua assistenza che, inaugurato col trattato di Rapallo (chi l'ha visto nei libri di storia?) si protrasse per ben ventitre anni! 100.

 

Da parte sua il governo fascista di Benito Mussolini (1883-1945), che nel 1926 aveva incassato da Wall Street, tramite il banchiere Thomas Lamont (1870-1948), 100.000.000 di dollari 101, stese con l'URSS nove contratti di collaborazione fornendole inoltre venticinque sommergibili fra le 1.200 e le 1.800 tonnellate e novantasei idrovolanti. Non sono che cenni - chiaramente - ma sufficienti per comprendere l'affermazione compiaciuta che Stalin (18791953) rivolse al Council on Foreign Relations, Pilgrims, Averell Harriman (1891-1986) nel 1944: «I due terzi della nostra industria di base sono dovuti al vostro aiuto e alla vostra assistenza tecnica». E lo storico Antony Sutton (1925-2002) aggiunge: «Il terzo rimanente fu creato da industrie tedesche, francesi, inglesi e italiane» 102.

 

thomas lamont averell harriman antony sutton
Thomas Lamont Averell Harriman Antony Sutton

 

Zbigniew Brzezinski, ai nostri giorni, precisa l'entità di tale aiuto: ne fu oggetto il 95% della struttura industriale sovietica 103. Il socialismo, si chiami New Deal, fascismo, nazionalsocialismo o comunismo, costituisce indubbiamente una solida garanzia di fallimento economico (salvo tempestivi aiuti esterni) e con ciò una delle principali cause di immiserimento dei popoli: le ricorrenti crisi agricole della sterminata URSS sono lì avodka cola dimostrarlo. Ma è anche uno degli strumenti più efficaci mossi dall'Alta Finanza che per suo tramite controlla, orienta, dirige: ieri, intervenendo direttamente attraverso un migliaio di imprese, oggi, mediante organizzazioni come l'US-USSR Trade and Economic Council, fondato nel 1973 (come la Trilaterale!) intorno ad Armand Hammer (1898-1990), presidente dell'Occidental Petroleum (OXY) (suo padre fu amico personale di Lenin e capo del partito comunista americano), e David Rockefeller, il fondatore della Trilaterale; nel consiglio direttivo figurano cinquantadue personalità, fra cui I. Shapiro, presidente del Business Round Table e della Du Pont 104: sono costoro che controllano il mercato del grano mondiale e con esso la fame dei popoli. Un'altra organizzazione è il Comitato Americano per un'Intesa Est-Ovest (A.C.E.W.A.), il cui compito sembra essere quello di mettere a disposizione dell'Est la tecnologia più avanzata: basti pensare che il sistema ABM (antimissile) sovietico è basato su calcolatori CYBER 73 (quaranta milioni di operazioni al secondo), ceduto all'URSS nel 1978 105. Una strategia, quindi, Vodka-Cola, ormai attiva in tutto l'Occidente, che si sviluppa lungo i canali privilegiati delle banche e dei partiti comunisti locali 106. Cui prodest? Hanno risposto in parecchi. Sentiamo il prof. di Harvard Zbigniew Brzezinski, teorico della Trilaterale, Council on Foreign Relations, Bilderberg, IISS, uno dei principali artefici della rivoluzione della microinformatica (che secondo Jean-Jacques Servan Screiber, il cui padre fu vicepresidente dell'Alleanza Israelita Universale, farà bruciare le tappe ai Paesi del Terzo Mondo in vista di un Nuovo Ordine Internazionale) 107, «creatore» di Carter, indi suo consigliere speciale per gli affari esteri e la sicurezza nazionale: «Il tempo di questo tipo di americano (fortemente radicato e attaccato al suo Paese, N.d.R.) è passato. Le forze proletarie rappresentano l'onda del futuro» 108. «Noi dobbiamo cercare la cooperazione coi Paesi comunisti in vista di un accomodamento innanzi tutto politico, ma ulteriormente filosofico» 109. «Parole come capitalismo, democrazia, socialismo e comunismo e lo stesso nazionalismo non hanno più significato: le élite mondiali pensano in termini di problemi mondiali» 110.

 

Per il presidente della IBM France, invece, «in affari le frontiere non esistono, ci sono entità etniche, linguistiche e culturali [...]. Il mondo intero è l'estensione di un mercato unico» 111. Pertanto, «in alcun caso la Trilaterale non è, né sarà mai, anticomunista» 112. Più chiara e netta giunge la voce di Nicholas Murray Butler (1862-1947), che senza mezzi termini dichiara all'Hotel Astor di New York già nel 1937: «Il comunismo è lo strumento con cui si abbatteranno i governi nazionali in favore di un Governo Mondiale, di una polizia e di una moneta mondiali».

 

armand hammer jean-jacques servan screiber nicholas murray butler
Armand Hammer J.-J. Servan Screiber N. Murray Butler

 

Ora, Butler era uno che sapeva quel che diceva in quanto cofondatore e presidente della Pilgrims e del Council on Foreign Relations, capo del British Israël, collaboratore di Jacob Shiff, presidente dell'Università di Columbia, nonché amministratore della Fondazione Carnegie, comunista e premio Nobel per la Pace 1931. Per il barone Edmond de Rothschild (1845-1934), «la struttura che deve saltare è la nazione» 113, mentre gli inguaribili della democrazia, l'economista e sindacalista ebreo Charles Levinson lavora di mazza: «Lo Stato, il governo sono delle astrazioni. Esiste solo un certo numero di individui legati a dei partiti che riflettono le stesse forze dominanti qualunque sia la loro colorazione politica» 114.

 

Come meravigliarsi allora dell'esistenza di Istituti Internazionali all'Est, concretamente attivi come all'Ovest? Thierry de Montbrial, trilateralista, massone del Club giacobino Le Siècle e presidente dell'IFRI (l'I.A.I. francese), toglie ogni dubbio: «In URSS, la politica è decisa da Istituti Internazionali nostri omologhi e nostri interlocutori» 115. Il programma mondialista degli Istituti Internazionali è allora rispettato all'Est come all'Ovest: i potentati, grazie all'azione congiunta della mascella comunista e di quella finanziaria, sgretolano le nazioni riducendole alla fame e ai debiti; da quel momento invieranno soccorsi e aiuti alimentari (di solito intercettati e deviati verso l'Est o verso i «movimenti di liberazione») che, opportunamente amplificati dai complici mass-media, forniranno la necessaria copertura all'operazione. Ecco il motore primo dell'allargamento a macchia d'olio della stella rossa a cinque punte sul pianeta, simbolo fin dai tempi più remoti del sionismo in generale, Pentalfa dei maghi e dell'umanesimo iniziatico 116 che, non a caso si riproduce in forma immutata sulla bandiera americana e ovunque nel mondo.

 

L'O.N.U.

 

Il crogiuolo in cui tutti i regimi dovranno fondere assieme alle strutture sociali, preliminare indispensabile per lo stabilimento dell'egemonia mondiale, è l'O.N.U. Il suo ruolo è fondamentale sia perché essa ha fra le sue istituzioni specializzate gli embrioni dei ministeri di un Governo Mondiale, sia perché in essa convergono e si armonizzano le varie campagne di volta in volta per la limitazione delle nascite, il divorzio, l'aborto, la lotta alla fame 117, le campagne pacifiste, per il disarmo, ecc...

 

Essa ebbe il suo Quartier Generale a New York (in un immobile costruito sul terreno dei Rockefeller) per insistenza dei russi secondo il progetto iniziale di Cecil Rhodes e William Stead 118. La sua Carta, secondo un rapporto ufficiale del Dipartimento di Stato del 1950, venne preparata dal Council on Foreign Relations comunista, Leo Paslowsky assieme a diciassette collaboratori - di cui tre Council on Foreign Relations ­ riconosciuti successivamente come appartenenti ad una rete spionistica sovietica 119. Léon De Poncins (1897-1976), esperto di mondialismo, nel suo libro La guerra occulta svolge qualche rilievo generale sull'O.N.U. del 1946-47:

  • dei 1.800 funzionari O.N.U., 1.200 sono ebrei, così come il 50% dei funzionari superiori;

  • la bandiera dell'O.N.U. ha i colori bianco e azzurro d'Israele.

L'O.N.U. è la sede dove l'apparente antagonismo fra comunismo e capitalismo 120 si compone e si risolve nei limiti di una diatriba fra correligionari 121. Particolarmente significativa la storia dell'UNESCO. Essa vide la luce nel 1946 - con il fine istituzionale di assicurare la pace, grazie alla cooperazione nel campo dell'educazione e della cultura - in seguito ad una conferenza tenuta a Londra che riunì, fra le altre, personalità come Léon Blum (1872-1950), presidente del CEPE (poi IFRI); Frédéric Joliot Curie (1900-1958), Nobel per la chimica, premio Stalin per la Pace, comunista, membro fondatore della Pugwash; Clement Attlee (1883-1967), capo delegazione inglese (Ruskin College, London School of Economics) e dove si stabilì che l'UNESCO dovesse proseguire l'opera dell'«Istituto internazionale di cooperazione intellettuale» di Parigi.

 

Ora, fra i dirigenti di quest'ultimo troviamo Albert Einstein (1879-1955), membro fondatore della «Società degli amici della Russia bolscevica» nel 1923, presidente della Lega contro l'Imperialismo, sionista ardente e Pugwash convinto; Sigmund Freud (1856-1939), il creatore della psicanalisi, membro dal 1897 dell'Alta massoneria ebraica B'nai B'rith 122, presentato dagli autori contemporanei come «rabbino laico» 123 e la sua opera come «la Kabbalah travestita», «in qualche modo l'ultimo commento in ordine di tempo del Talmud» 124 e del filosofo ebreo Henri Bergson (1859-1941). Al fine di provare !a filiazione diretta dell'UNESCO da tale Istituto, il suo primo direttore, il Fabian Society Julian Huxley (1887-1975), non esitò ad affermare: «Non abbiamo più bisogno di ricorrere a rivelazioni teologiche o a un assoluto metafisico. Freud e Darwin sono sufficienti a dare la nostra visione filosofica del mondo» 125.

 

E il tricentenario nel 1971 della morte del sèttario dissidente hussita Comenius (1592-1670), celebrato quale «apostolo della comprensione mondiale [...], ispiratore dell'UNESCO fin dalla fondazione» è rivelatore dei patrocini sotto cui si pongono tali organizzazioni: Comenius, infatti, fu discepolo di Johann Valentin Andreae (1586-1654), fondatore del Rosacrucismo moderno e autore della Partenosia che contiene tutti i piani di dominazione mondiale degli Illuminati 126. Senza dubbio casuale...

 

léon blum clement attlee comenius
Léon Blum Clement Attlee Comenius

 

Qualche notizia sull'opera della Pilgrims

 

- La Prima Guerra Mondiale

Nel 1910 ebbe luogo, sull'isola Jeckill, di fronte a Brunswick (Georgia) una riunione segreta di banchieri internazionali per decidere l'istituzione del Federal Reserve Act e della Federal Reserve Bank 127, onde sottrarre al governo americano il potere sul credito e l'emissione della moneta, per consegnarlo nelle mani dell'Alta Finanza - cosa puntualmente avvenuta il 22 dicembre 1913 - e gli obiettivi nonché l'orientamento della Prima Guerra Mondiale. L'assassinio dell'arciduca Ferdinando d'Austria (1863-1914), già predetto dalla Revue internationale des sociétés secrètes (RISS), del 15 settembre 1912, venne confermato dal Pilgrims Colonnello Edward Mandell House (1858-1938) con un anticipo di quattro mesi 128. Ora, House era agente di fiducia dei banchieri Warburg, Schiff (della Kuhn & Loeb) e Morgan, membro Round Table e della Massoneria illuminata e sinarchica Masters of Wisdom («Maestri di saggezza»), fondatore del Council on Foreign Relations ed eminenza grigia del presidente F\ Thomas Woodrow Wilson (1856-1924) e successivamente del 33º Roosevelt.

 

L'attacco alle monarchie di diritto divino si scatenò secondo un preciso copione: dapprima, aiutando finanziariamente quella austro-tedesca a schiacciare quella russa, poi, nel 1917, intervenendo direttamente per eliminare quella austriaca. Intervento seguito all'onda emozionale per il siluramento del transatlantico Lusitania, con 1.257 passeggeri americani a bordo, da parte di un sommergibile tedesco al largo delle coste irlandesi. Siluramento invero strano: House e re Giorgio V d'Inghilterra (1865-1936) ne erano al corrente prima che avvenisse! 129. Il giornalista Colin Simpson (1908-1983) rivelò nel 1973 altri particolari sconcertanti: sul Lusitania erano state imbarcate segretamente sei milioni di cartucce e decine di tonnellate di esplosivo; abbandonato poco prima dal suo incrociatore di scorta aveva deviato dalla sua rotta rallentando in zona di rendez-vous col sottomarino 130.

 

Il capo dei servizi segreti britannici per l'emisfero atlantico che combinò l'affaire, William Wiseman (1885-1962), dopo la guerra divenne un alto dirigente della banca Kuhn & Loeb. La linea Pilgrims comincia a definirsi... Il 2 aprile 1917 gli USA entrano in guerra a fianco della Triplice Intesa; la Pilgrims, per bocca di sir Harry Brittain (1873-1974), esulta: «È giunto finalmente un giorno meraviglioso [...], il sogno della Pilgrims, dopo quindici anni, è infine diventato realtà» 131. E da Parigi, dove si erano riunite in congresso, nel 1917, le Massonerie alleate per predisporre i mezzi in vista della costituzione della Società delle Nazioni, fà eco F\ Andrè Lebey: «Se c'è una guerra santa è questa e lo dobbiamo ripetere instancabilmente».

 

edward mandell house william wiseman harry brittain
E. Mandell House William Wiseman Harry Brittain

 

House, che nel 1918 designerà i negoziatori di Versailles scegliendoli fra gli affiliati della Massoneria, della Pilgrims o della Round Table, ammette nelle sue memorie: «Il Kaiser non voleva la guerra» 132. La Rivoluzione russa negli aspetti sorvolati dalla storia ufficiale offre pure qualche spunto: così i finanziamenti dei Pilgrims ebraici attraverso la Round Table e la Banca d'Inghilterra, i versamenti della Federal Reserve Bank di New York del 1917 sull'unica banca di San Pietroburgo sfuggita alla nazionalizzazione, la National City Bank dei Rockefeller, le collusioni con lo Stato Maggiore germanico, l'ascesa di Lenin in esecuzione di un piano già predisposto nel 1903 133.

 

Né la scelta di Lenin fu casuale. La rivista L'Arche (nº 161, 1970) lo menziona come ebreo (Ulianoff 134); mentre il Dizionario Universale della Massoneria lo cita come affiliato alla Loggia Belleville del Grand'Oriente di Francia, a Parigi, prima del 1914. Un particolare: la sua mummia al Cremlino è congelata «all'ordine» di apprendista (posizione che spesso assumeva anche il trilateralista Carter nel corso di cerimonie militari).

 

- La Seconda Guerra Mondiale

Dalla prima guerra mondiale nasce la Società delle Nazioni, tappa provvisoria verso una maggiore integrazione mondiale; gli imperi di tipo teocratico sono cancellati, mentre all'Est il comunismo, prefigurazione della futura Repubblica Universale, corona l'opera Pilgrims. In Occidente, i vincitori di Versailles suscitano tutta una serie di staterelli senza storia in cui si esasperano nazionalismi e particolarismi, venendo a mancare quell'unità nella diversità che caratterizzava l'Impero Asburgico. Una situazione instabile, potenzialmente esplosiva in cui la Germania fungerà da detonatore.

 

Ma perché possa svolgere questa funzione occorre un poderoso riarmo e a tal fine si richiedono prima di tutto mezzi economici e strutture industriali, poi fabbriche specializzate e truppe addestrate. Ebbene, il rilancio economico fu reso possibile da un massiccio afflusso di capitali, séguito di un'abile svalutazione del marco: capitali Pilgrims naturalmente. Nel solo periodo 1924-1926 Wall Street e Londra, cioè National City Bank, Chase Manhattan Bank, Morgan Bank, Kuhn & Loeb Bank, Standard Oil (Rockefeller), General Motors, Paul Warburg 135, trasferirono all'economia tedesca 975.000.000 di dollari, di cui centosettanta per la creazione di tre grandi cartelli:

  • Vereinigte Stahlwerke;

  • IG - Farben;

  • AEG.

Nel 1939, le prime due assicureranno dal 50 al 95% della produzione bellica tedesca nei rispettivi settori di produzione, mentre l'AEG (omologa tedesca della General Electric americana) fornirà l'energia necessaria. Adolf Hitler, il medium di Braunau am Inn 136, sottomesso ai Rosacroce di Baviera (davanti a cui dovette più volte giustificarsi) 137, della cui formazione si occuperà Dietrich Eckart della sètta teosofa Thule; per la sua ziklon-bascesa al potere riceverà dalla Pilgrims, tra il 1929 e il 1933, 32.000.000 di dollari 138. Più complesso il problema delle fabbriche di armi e dell'addestramento delle truppe: non tutto può essere fatto alla luce del giorno; il gioco per riuscire non dev'essere troppo scoperto e solo a pochissimi è dato di conoscerlo fino in fondo. Ora, sul suolo tedesco vi erano commissioni interalleate per il controllo del rispetto delle clausole contro il riarmo contenute nel trattato di Versailles. Per eluderle si ricorse, fin dal 1922, e cioè ben prima dell'ascesa al potere di Hitler, alla complicità della Russia comunista. La collaborazione fra imprese americane e tedesche si fece strettissima al punto che Standard Oil e General Motors, ad esempio, misero a disposizione dell'IG-Farben nel 1917 i loro laboratori del New Jersey e del Texas per la fabbricazione di gas (fra cui lo Ziklon-B) ad uso militare. La Bendix Aviation, controllata dalla Banca Morgan, fornì attraverso la Siemens tutti i sistemi di pilotaggio e quadri di bordo degli aerei tedeschi, e ciò fino al 1940 139. Londra dal canto suo, solo nel 1934-1935, inviò in Germania 12.000 motori d'aereo ultra-moderni, mentre la Luftwaffe riceveva mensilmente da Washington equipaggiamenti e accessori per cento aerei 140. Le due principali fabbriche di blindati e di carri vennero realizzate dalla Opel, filiale della General Motors e della Ford, mentre l'I.T.T., che attraverso il cartello AEG controllava tutte le telecomunicazioni tedesche, cesserà di lavorare per gli armamenti del Reich solo nel 1944. La geografia dei bom­bardamenti angloamericani che, nel 1944-1945 rasero al suolo Dresda e Colonia, è istruttiva a più di un titolo: in quasi nessun caso i settori dove sorgevano le fabbriche a capitale Pilgrims subirono rilevanti danni. Uno studio interalleato stabilirà che le perdite in macchinari dell'industria tedesca non superavano, all'inizio del 1946, il 12% del potenziale del Reich 141.

 

Le commissioni di controllo del trattato di Versailles non vedevano nulla: e come potevano vedere se il principale poligono di tiro in cui si addestravano gli artiglieri tedeschi era a Luga, vicino a Leningrado? O se i carristi delle panzer divisionen imparavano a pilotare i loro blindati fabbricati dalla Krupp e dalla Rheinmetall in territorio russo, a Katorg presso Mosca? 142. Tutti gli aviatori tedeschi che combatterono sui fronti di guerra fra il 1939 e il 1942 vennero formati sui campi di Lipetsk, Saratov e della Crimea! 143. Il trattato di Rapallo in fondo sancì questa semplice verità: senza Stalin, Hitler non sarebbe stato possibile, né Stalin senza Hitler. Washington e Londra dirigevano... Perno delle manovre dell'Alta Finanza in Germania non fu Hitler, ma il banchiere protestante F\ Hjalmar Horace Greeley Schacht (1877-1970) 144, presidente della Reichsbank e successivamente ministro delle Finanze. Legato al Movimento Paneuropeo di Richard Coudenhove-Kalergi (1894-1972) 145 e agli ambienti dì Wall Street e della City, nel settembre 1930 si imbarca per gli USA dove in forma privata incontra i capi dell'Alta Finanza. Ci torna successivamente nel 1933 per conseguire da Roosevelt la garanzia della neutralità USA in caso di riarmo della Germania. Ma allora, ci si chiede, come fu possibile il successivo rovesciamento delle posizioni? Avvenne lo stesso gioco del 1914, quando le élites angloamericane erano germanofile, ma contemporaneamente firmavano un accordo segreto con la Francia in senso contrario.

 

 

Infatti, solo nel 1938 le principali concentrazioni della City (dirette dagli ebrei tedeschi Baring, Schroeder, Goschen, Kleinwort, Erlanger, Seligman, Japhet, Rothschild) diventeranno avversarie di Hitler, quando egli farà arrestare uno di loro, chiedendo un forte riscatto per la sua liberazione (Louis de Rothschild) 146. I tempi erano evidentemente maturi per il 33º Roosevelt e per il suo entourage dì consiglieri (ilpearl harbour Pilgrims, Round Table, Fabian Society, ebreo Walter Lippmann, i banchieri ebrei Bernard Baruch, Henry Morgenthau (1891-1967), Felix Frankfurter (1882-1965) - quest'ultimo stamperà il nuovo dollaro col simbolo del British Israël - il Pilgrims Henry Stimson (1867-1950) che farà del suo Paese l'«arsenale delle democrazie») che affrettarono i preparativi per la guerra. Essa infatti si può dire inizi il 7 novembre 1938, quando a Parigi il giovane ebreo Herschel Feibel Grynszpan (1921-1960) assassina il terzo segretario dell'ambasciata tedesca. Il 9 e il 10 novembre scatta la rappresaglia in Germania; Roosevelt richiama il suo ambasciatore a Berlino, annuncia la costruzione di 10.000 aeroplani, chiede agli americani di boicottare i prodotti tedeschi e fà pressione sull'Inghilterra, attraverso il Pilgrims Joseph Kennedy (1888-1969), affinché rinunci alla politica di conciliazione con la Germania. Ultima operazione: poiché la popolazione è ostile all'ingresso in guerra a fianco degli alleati, si dovrà attendere il 7 dicembre 1941, l'attacco aeronavale nipponico alla base USA di Pearl Harbour, che, per il gioco di alleanze tra le potenze dell'Asse, consentirà agli Alleati di dichiarare guerra alla Germania. Nel 1937, il Pilgrims arcivescovo di York, William Temple (1881-1944), figlio dell'arcivescovo di Canterbury, dichiarava: «Potrebbe essere necessario che si addivenga ad una nuova terribile guerra per ristabilire l'autorità della Società delle Nazioni; potrebbe accadere che la generazione attuale e le future siano decimate, sacrificate, affinché la lega di Ginevra ne esca riaffermata, come l'ultima guerra fu indispensabile alla sua creazione» 147. L'ambasciatore polacco a Washington, Potoki, riferendo un colloquio avuto col Pilgrims William Bullitt (1891-1967) - 32º Shriner, Council on Foreign Relations, e agente della Kuhn & Loeb - scriveva il 19 novembre 1938: «La guerra durerà almeno sei anni e terminerà con un disastro completo in Europa e col trionfo del comunismo» 148.

 

hjalmar horace greeley schacht richard coudenhove-kalergi henry morgenthau
H. Greeley Schacht Coudenhove-Kalergi Henry Morgenthau
felix frankfurter henry stimson william bullitt
Felix Frankfurter Henry Stimson William Bullitt

 

Alla fine del 1940 si radunarono a New York diciotto personalità Pilgrims per stendere un programma di «educazione» degli americani in vista della guerra; i vari banchieri - tutti Pilgrims - Morgan, Warburg, Lamont e il B'nai B'rith Lehman finanziarono per milioni di dollari al fine di convincere il popolo americano ad abbandonare la neutralità 149. Infine il 14 agosto 1941, prima che gli USA entrassero in guerra, venne firmata dai FF\ F. D. Roosevelt e Wiston Churchill la «Carta Atlantica», prefigurazione dell'O.N.U., in cui si stabilivano gli scopi della guerra.

 

E poiché Hitler evitava accuratamente tutto ciò che potesse urtare o provocare gli americani, la Pilgrims agì attraverso il Giappone, mediante una provocazione ben orchestrata. Nel 1940 disconosce il trattato di commercio col Giappone, ponendo l'embargo su benzina avio, ferramenta, macchine utensili e sui prodotti provenienti dalle Filippine. Il 25 luglio 1941 i beni nipponici in USA, come misura di ritorsione per l'occupazione dell'Indocina, vengono congelati. Il Giappone prova a trattare. Gli USA rispondono di voler sgelare i beni a condizione che il Giappone si ritiri dall'Asia e rinneghi il Tripartito: o battersi o capitolare. Henry Stimson, ministro della Guerra, nelle sue memorie afferma che Roosevelt e i suoi consiglieri avevano «complottato quest'affare» (Pearl Harbour; N.d.A.) per qualche «ragione impenetrabile» (sic!) «ma abominevole» (!). E continua: «L'importanza dell'attacco a Pearl Harbour non è nella vittoria tattica, ma nel fatto che l'esitazione e l'inazione USA diventa impossibile» 150.

 

Dopo Pearl Harbour la stampa pone strane questioni: come si è fatta sorprendere a Pearl Harbour la flotta USA se i servizi segreti americani leggevano a libro aperto i messaggi in codice dei giapponesi? Ora, le prove sono abbondanti: un attacco a sorpresa a Pearl Harbour era impossibile.

 

La crisi del petrolio

 

Nel 1960, la Exxon del Rockefeller Group ribassa di sua iniziativa di dieci dollari il prezzo al barile del petrolio. Il motivo ufficiale: evitare una sovrapproduzione con conseguente crollo del prezzo, offrendo in tal modo all'URSS un'arma contro l'Occidente. Per reazione nasce l'OPEC, un cartello anti-cartello che, curiosamente, riceve l'approvazione del Dipartimento di Stato americano; determinante a tal fine è l'appoggio di John Mc Cloy, Pilgrims, Round Table, Council on Foreign Relations, Bilderberg, già presidente della Fondazione Ford, dell'Istituto Atlantico, della Banca Mondiale e della Chase Manhattan Bank dei Rockefeller 151.

 

Il 1° settembre 1969, il Colonnello Gheddafi (1942-2011) rovescia re ldris (1890-1983), caccia gli americani e chiede quaranta cent di più al barile, subito accettati dalla Exxon e dalla Occidental Petroleum di Armand Hammer. Mistero: come mai uno sconosciuto capitano delle trasmissioni di ventinove anni, beduino del deserto, si impone a compagnie che, notoriamente, non tollerano a lungo intralci ben maggiori? Risponde L'Exspress, del novembre 1981: «I primi sostenitori del terrorismo e l'avventurismo libico sono gli USA», e il Washington Post aggiunge che sono pure i principali importatori di petrolio libico dai cui proventi derivano i finanziamenti del terrorismo internazionale. L'OPEC segue l'esempio di Gheddafi: il 12 dicembre 1970 a Caracas i sei Paesi del Golfo impongono all'Occidente un aumento generale del prezzo del greggio. Per le trattative sono designati tre uomini, puri prodotti arabi delle grandi Università americane, fra cui lo sceicco Ahmed Zaki Yamani 152.

 

La crisi del petrolio decolla: un gruppo di specialisti della Fabiana Hopkins University, individuato il cartello OPEC come unico responsabile della crisi, sosterrà la necessità di spezzarlo, cosa che non impedirà agli scienziati e ai previsìonisti del Club di Roma di affermare che «se l'OPEC non esistesse, bisognerebbe inventarla. È una benedizione» 153. Ora, il Club di Roma è finanziato da Agnelli e da Rockefeller... En passant: i profitti delle sette sorelle, grazie all'operazione OPEC, sono semplicemente favolosi 154. Una crisi voluta? Secondo uno studio dell'U. S. Geological Survey, organismo di Stato, al ritmo di consumo attuale senza contare i nuovi enormi giacimenti del Sud America, USA, Messico, Africa e Cina, la cui entità e numero è top secret delle compagnie, il petrolio è sufficiente per ottocento anni, mentre il gas naturale per 2.500. Tale studio costò il congedo al direttore Dr. Vincent McKelvey (1916-1987) in quanto giudicato dannoso alla pretesa «crociata dell'economia» di Carter! 155.

 

gheddafi ahmed zaki yamani vincent mckelvey
Gheddafi Ahmed Zaki Yamani Vincent McKelvey

 

Jean-Jacques Servan Schreiber, il più giovane sopravvissuto di Auschwitz, l'avvocato di Harvard, scrive nel suo libro Le dèfi mondial (pag. 59): (L'OPEC) «deve diventare, per il suo doppio potere energetico e finanziario, lo strumento che obbligherà alla creazione di un Nuovo Ordine Internazionale». Non è lo stesso scopo della rivoluzione dei microprocessori guidata da Brzezinski e dallo stesso Jean-Jacques Servan Schreiber? Sorpresa: questa rivoluzione è finanziata coi petrodollari! 156. Altro paradosso: chi sono i consiglieri finanziari degli arabi se non i loro eterni nemici, gli ebrei? Quale allora il gioco dei club mondialisti?

 

Gli arabi stessi nel 1975 si fecero sfuggire una lista di banche e società ebraiche che lavoravano con loro. Ebbene: i Rothschild, i Warburg, i Fratelli Lazard e altri che comparivano su tale lista sono gli stessi che, in consorzio con la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller e la Morgan Guaranty, lavoravano nel quadro del commercio con l'URSS. Pertanto, né l'URSS può essere seriamente antisemita, né l'ala progressista araba superare certi limiti per non nuocere agli interessi di Mosca 157. In fin dei conti, dice James Crossbow su On Target, tutto fà parte di un piano dove l'obiettivo a lungo termine è di ricondurre il livello di vita occidentale a quello del Terzo Mondo (distruggendo nel contempo l'islam sotto i colpi di maglio del socialismo; N.d.A.). C'è da credere allora che pro e contro, rivoluzione e opposizione non siano che due facce di una stessa medaglia i cui tratti sono definiti dalla stessa mano che risolve l'opposizione al sistema nel sistema 158.

 

II

ANTISEMITISMO?

 

È facile, afferma Yann Moncomble, esser tacciati di antisemitismo preconcetto, etichetta con cui troppo facilmente si bollano coloro che osano abbordare il problema. Ma sono gli stessi ebrei che lo abbordano. Marcus Elia Ravage scrive infatti nel 1929 parlando ai cristiani: «Voi non avete ancora compreso tutta la profondità della nostra colpevolezza. Noi siamo degli intrusi. Noi siamo dei distruttori. Noi siamo dei rivoluzionari. Noi ci siamo impadroniti del vostro mondo, dei vostri ideali, del vostro destino [...]. Noi siamo stati la causa prima non solo dell'ultima guerra mondiale, ma dì quasi tutte le guerre, non solo della Rivoluzione russa, ma di tutte le grandi rivoluzioni della vostra storia. Noi abbiamo arrecato la discordia e il disordine nella vostra vita privata e nella vostra vita pubblica. E lo facciamo ancor oggi. Nessuno potrà dire per quanto continueremo ad agire» 159. E Sylvain Levi (1863-1935), presidente dell'Alleanza Israelita Universale, nel 1926: «Non esiste che un solo problema sulla terra ed è il problema d'Israele. Problema a due facce, la cui faccia interna è il laicismo (rapporto fra scienza e fede) e la faccia esterna l'internazionalismo (rapporto fra patria e umanità). Laicismo e internazionalismo sono le due facce del giudaismo» 160.

 

E per gli scettici c'è il testo di David Ben Gurion (1886-1973) del 1957: «L'Europa occidentale e l'Europa orientale diventeranno una federazione di Stati autonomi a regime socialista e democratico. Fatta eccezione per l'URSS, Stato federale euroasiatico, tutti gli altri continenti si uniranno in un'alleanza mondiale con una polizia mondiale a disposizione. Tutti gli eserciti saranno aboliti e non ci sarà più la guerra. A Gerusalemme, le Nazioni Unite (le vere Nazioni Unite) costruiranno un santuario dei Profeti che assisterà l'unione federale di tutti i continenti, come ebbe a profetizzare Isaia. Tutte le persone, qualunque sia la loro provenienza, avranno diritto a un'educazione superiore. Una pillola anticoncezionale rallenterà l'esplosiva natalità di Cina e India. E verso il 1987 la longevità umana si attesterà mediamente sui cent'anni» 161. Commenta il Moncomble: «E tutto ciò nel 1957... Ben Gurion aveva predetto con esattezza sconcertante la storia recente: la "convergenza" dei regimi sovietico e americano; il cambiamento della guerra fredda in "distensione"; la federazione dell'Europa attraverso la pietra miliare del Parlamento Europeo con (l'ebrea) Simon Veil come primo presidente... e persino la distribuzione massiva della pillola che, negli anni '50, non faceva che i primi timidi passi» 162.

 

sylvain levi david ben gurion
Sylvain Levi David Ben Gurion

 

III

UNA TERZA GUERRA MONDIALE?

 

Il problema venne inquadrato molto bene dal Pilgrims ebreo Paul Warburg, membro eminente del Council on Foreign Relations, finanziere internazionale, amministratore della banca Kuhn & Loeb, che rivolgendosi ai senatori americani il 17 febbraio 1950 ebbe a dire: «Noi avremo un Governo Mondiale, che ci piaccia o no. La sola domanda è di sapere se esso sarà creato per conquista o per consenso» 163. Data ormai per scontata la congiura 164, cosa induce a ritenere probabile che gli oscuri vertici della Potestas tenebrarum sceglieranno la via delle baionette invece che la televisione? Le notizie secondo cui il Gran Kahal avrebbe messo a punto piani per la costruzione di città sotterranee nel Sud della cordigliera delle Ande in grado di resistere a bombardamenti atomici, con immense riserve alimentari nei ghiacci dell'Antartide, che per anni consentirebbero di reggere il governo del mondo e per la cui esecuzione si è riunito in segreto nel 1971, a Buenos Aires, presente il rabbino Gordon Tucker di New York? 165.

 

La continua (folle? insensata?) corsa agli armamenti, perorando nel contempo l'idea di pacifismo e di disarmo? L'incapacità dichiarata di ottenere per via pacifica una fusione fra gruppi etnici diversi senza il cemento della religione? La storia dell'ultimo secolo? La Massoneria, creatura del giudaismo 166, dichiara per bocca di un suo storico, Serge Hutin (1927-1997): «Se dobbiamo ammettere l'esattezza della tradizionale concezione esoterica dei cicli [...], la fine di un ciclo è al tempo stesso "l'apocalisse" nel senso comune della parola e siccome la distruzione 167 è la condizione necessaria alla rigenerazione, essa prepara ovviamente l'inizio di una nuova era»... E prosegue: «Una tradizione asserisce che quando la testa del Serpente si ricongiungerà con la coda. cioè quando gli ebrei cacciati dalla Palestina al tempo della Diaspora si ristabiliranno in Palestina, il mondo entrerà nell'ultimo periodo del ciclo terrestre attuale, ciò che corrisponde agli avvenimenti annunciati nell'Apocalisse di San Giovanni».

 

Uno dei grandi occultisti del secolo scorso, il Maestro Philippe de Lion (1849-1903), «il quale serviva le forze della luce» (leggi Satana; N.d.A.), indicava negli ultimi anni del secolo XX la fine dell'età terrestre 168. E un prezioso introvabile fascicolo pubblicato nella Francia di Vichy (sui rapporti fra nazismo, democrazie e sètte segrete) osservava acutamente: «Senza guerra, niente rivoluzione» 169.

 

rabbi gordon tucker serge hutin philippe de lion
Rabbi Gordon Tucker Serge Hutin Philippe de Lion

 

Una risposta certa a simile enorme domanda la può dare solo Dio che, attraverso la Sua purissima Madre, ha parlato a Fatima e sotto il cui patrocinio ci poniamo: il problema in tutti i casi è solo teologico. «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12, 30), dice il Signore, e quella parte del popolo ebreo che ha opposto il rifiuto al Cristo «perché si è fatto figliuolo di Dio» (Gv 19, 7), da allora lo combatte, ieri con la Croce, oggi nella santa Chiesa, sordo alle profezie di San Paolo (Rm 11, 25).

 

Ed è lo studio di questa teologia negativa che ispira i tenebrosi piani che abbiamo testé considerato - oggetto di un successivo esame - la chiave di volta di una possibile risposta al problema, con l'occhio però sempre fermo alla Parola di Dio: «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie» (Is 55, 8).

 

sabato 19 novembre 2022

Gramsci assassinato? Certamente non dai fascisti… 

 

Gramsci assassinato? Certamente non dai fascisti… 

 [ di Pietro Cappellari ]

Il nome di Gramsci è oggi un mito, una bandiera sventolata sia dalla sinistra, sia dalla destra (ricordiamo l’inserimento del pensatore sardo nel “Pantheon” di Alleanza Nazionale). Peccato che, oltre a brandire il suo nome, pochi abbiamo letto i suoi scritti ma, evidentemente, ciò non è importante. Serve utilizzare politicamente la sua immagine, quella costruita dalla mano manipolatrice dei togliattiani, per presentare un comunismo dal volto umano e non stalinista, rendere presentabile il PCI agli intellettuali degli anni ’50 che fino a qualche anno prima avevano vestito con orgoglio la camicia nera, salvo disfarsene nel momento della sconfitta del Regime.
Insomma, nulla di nuovo: l’utilizzo di un personaggio per fini politici, la manipolazione del suo pensiero e dei suoi scritti non rigidamente allineati con il “servizio” che devono rendere al Partito Comunista. Quindi, quando oggi si parla di pensiero gramsciano ci si deve porre la domanda: quale? Quello che è stato divulgato dal PCI? Ovviamente, qualche problema sorge spontaneo, così come quando si parla di “egemonia culturale” – estrapolata dagli scritti gramsciani – che i “gendarmi della memoria” hanno interpretato come il “diritto morale” di manipolare la storia. No, non siamo davanti a gramsciani in questo caso, ma davanti a mascalzoni, a semplici delinquenti del pensiero. Gramsci fu sempre una persona intellettualmente onesta, non merita di essere confuso con questi cialtroni al servizio di una ideologia fallita di odio, miseria e terrore.
Tra i molti libri che parlano del pensatore sardo, particolare interesse ha suscitato in noi il volume di Luigi Nieddu, L’ombra di Mosca sulla tomba di Gramsci e il Quaderno della Quisisana (Le Lettere, Firenze 2014) che ripercorre la vita di Antonio Gramsci senza quella sudditanza da sempre imposta dalla vulgata di sinistra.
Nieddu ha illustrato con dovizia di particolari i lati oscuri della “vicenda Gramsci”, la sua emarginazione da parte dei compagni, la tutela cui fu sottoposto durante la sua traversia giudiziaria da parte di elementi al servizio dell’Unione Sovietica e, soprattutto, le agghiaccianti problematiche relative alla sua misteriosa morte.
Sì, perché la vita del pensatore sardo non è certo quella che tutti conoscono, ossia quella della vittima del fascismo. Scopriamo così che Antonio Gramsci non fu il fondatore del Partito Comunista d’Italia, né de “L’Unità”. Visse sempre ai margini, ignorato dalle masse e anche dai suoi stessi collaboratori di partito. La stessa ricerca del consenso e dell’egemonia culturale da lui propugnata erano solo “cavalli di troia” con i quali la dirigenza comunista – incapace di farsi maggioranza, così come di scatenare un’insurrezione – potesse aggregare intorno a sé elementi di diversa provenienza ideologica (intellettuali, borghesi, ecc.) e costruire un “fronte comune” in grado di conquistare il potere.
A questo punto, gettata la maschera, con l’ausilio della violenza anche contro questi “compagni di viaggio” si sarebbe potuta instaurare la dittatura del proletariato, fine ultimo da conseguire. Tutte tecniche di conquista del potere originali e interessanti. Bisogna tuttavia evidenziare che vennero elaborate anche in altri “fronti”: pensiamo a Giuseppe Bottai e al ruolo della cultura nell’edificazione dello Stato totalitario fascista; oppure alle direttive sui “fronti popolari” allora emanate dall’Unione Sovietica ai partiti comunisti.
Arrestato e condannato quale esponente del PCdI per aver commesso “fatti diretti a far sorgere in armi gli abitanti del Regno contro i poteri dello Stato, per instaurare violentemente la Repubblica Italiana dei Soviet”, Gramsci – già da tempo isolato e posto sotto stretta sorveglianza dagli stalinisti russi e italiani – iniziò la sua lunga traversia penitenziaria, in gran parte scontata – per intervento di Mussolini – in cliniche di cura private di primissimo piano, ove gli fu permessa ampia libertà, diversi privilegi e, addirittura, la possibilità di scrivere i famosi Quaderni, un vero e proprio “vangelo” per i suoi apologeti. Ben strana dittatura quella fascista…
Gramsci doveva diventare, a questo punto, il “martire” della violenza fascista. E il PCdI fece di tutto perché così fosse, anche ostacolando le trattative per una sua liberazione. Espulso dal collettivo carcerario comunista e denunciato al Centro estero di Parigi per la sua dissociazione dallo stalinismo, Gramsci divenne un problema per il Partito Comunista d’Italia che progettò un suo rapimento e un trasferimento in URSS (visto che il pensatore sardo si era sottratto ad ogni ipotesi di fuga all’estero e, soprattutto, all’idea di raggiungere la Russia, dove – poteva ben immaginarlo – l’attendeva il carcere duro, quello vero, non certo le cliniche di cura). A tal proposito, come Nieddu evidenzia, le misure di sorveglianza cui fu posto Gramsci non servivano a impedire una sua improbabile fuga, quanto quella di un suo rapimento da parte dei compagni: il pensatore sardo “preferiva stare in Italia vigilato, e di fatto, protetto dalla polizia fascista, piuttosto che ‘libero’ nella Russia di Stalin”.
Si arrivò così al 21 Aprile 1937, quando Gramsci divenne a tutti gli effetti di legge un uomo libero. Non passarono pochi giorni, però, che – secondo quanto si sostiene – venne colpito da una emorragia celebrare e morì. Erano gli anni della Guerra civile spagnola e dello sterminio da parte degli stalinisti di tutti i compagni non allineati: a tal proposito, una rilettura meriterebbero anche le morti dei fratelli Rosselli e di Guido Picelli, probabilmente fatti fuori dai soviettisti che mal tolleravano la loro “devianza” ideologica.
Sulla fine del pensatore sardo, nonostante la versione ufficiale diffusa, permangono troppi misteri, tutti evidenziati da Nieddu. Testimonianze contraddittorie, foto e documenti scomparsi o manipolati, norme di legge disattese impunemente. Un po’ troppo per una morte naturale. E così si cita una misteriosa “caduta” dalla finestra di Gramsci: si stava sottraendo a qualcuno che voleva rapirlo per farlo espatriare clandestinamente senza il suo consenso? Così come si profila il sospetto che, invece, di una morte naturale, il pensatore sardo potesse essere stato avvelenato. Così come l’incomprensibile incenerimento del corpo, non richiesto eppure eseguito dalla sua “tutrice” sovietica Tatiana, disattendendo tutte le norme di legge e potendo contare, quindi, su coperture di primo livello.
Nieddu cita l’ombra di Helfand, uno spietato Agente del NKVD, che gestiva de facto l’Ambasciata Sovietica a Roma ed era un amico del Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano. Ma non solo, ci ricorda della scomparsa dell’ultimo Quaderno di Gramsci, quello che abbraccia gli ultimi due anni della sua vita, durante i quali si vorrebbe far credere che il pensatore sardo non abbia scritto nulla. Invece, furono anni importanti, probabilmente di riflessione, non solo sul Regime sovietico, ma anche su quello fascista (è noto che leggesse anche giornali e libri di autori fascisti, come Attilio Fanelli, Giuseppe Bottai o Telesio Interlandi, solo per citarne alcuni).
E allora si profila anche l’ipotesi – più che logica – di un allontanamento progressivo dal comunismo di Gramsci, un allontanamento che doveva essere spiegato nelle riflessioni contenute nell’ultimo Quaderno, quello che opportunamente venne fatto sparire. Gramsci doveva essere un “martire” della violenza fascista, il volto umano di un comunismo presentabile agli Italiani. Insomma, di là dell’uomo, di là della realtà dei fatti, di là addirittura del suo vero pensiero, serviva una “figurina” da propaganda. E il Partito Comunista Italiano la fece questa “figurina”, sulla pelle di Antonio Gramsci.

venerdì 11 novembre 2022

Manifestazioni di Roma e Milano? Due modi diversi per sostenere la NATO

 

Manifestazioni di Roma e Milano? Due modi diversi per sostenere la NATO

di Antonio Catalano  

Manifestazioni di Roma e Milano? Due modi diversi per sostenere la NATO

Fonte: Antonio Catalano

Le differenze tra la piazza di Roma e quella di Milano? Be’, a Roma abbiamo avuto la sfilata di un movimento convocato all’insegna dell’ipocrisia e dell’opportunismo, a Milano la chiara dichiarazione di guerra al fianco dell’Ucraina di Zelensky. A Roma Letta e Conte si son presentati come due agnellini sacrificali, la pace la pace la pace, con il secondo più attivo, impegnato con tutto se stesso a far dimenticare che i cinque decreti sull’invio di armi e sanzioni del governo Draghi, in cui i 5 Stelle erano il gruppo di maggioranza relativa, sono passati grazie al loro decisivo contributo. La manifestazione di Roma ha dato fondo alla peggior retorica pacifista: gli interventi dal palco sono iniziati tutti con il rituale biasimo dell’invasione russa e la dichiarazione di sostegno alla resistenza ucraina, per poi snocciolare le solite vuote e stucchevoli tiritere sul valore della pace. Gli stessi che hanno sostenuto disciplinatamente il governo Draghi senza porre nessuna resistenza quando si trattava di approvare le sanzioni alla Russia e di inviare armi al governo fantoccio di Zelensky oggi li abbiamo sentiti parlare senza nessun pudore del valore della pace, come se questa fosse il frutto di una generica aspirazione alla fratellanza universale e non il risultato di proposte ben precise che non possono che misurarsi con la realtà fattuale. Mancava solo sul palco un bello striscione raffigurante bambini che fanno un girotondo tenendosi per mano, come quei disegni che le maestre delle elementari propongono ai propri piccoli allievi. Nessuno intervento che abbia provato ad analizzare le cause di questa crisi, da che cosa sia nato il 24 febbraio, il ruolo della Nato e degli Usa e il fatto che questi stiano facendo guerra alla Russia per procura ucraina. Nessuno accenno alla violazione degli accordi Minsk e ai terribili otto anni dal 2014 al 2022 in cui le popolazioni russe dell’Ucraina hanno subito ogni sorta di persecuzione, con le migliaia e migliaia di morti accertati. Niente di tutto ciò, solo una condanna dell’aggressione russa e una sequela lagnosa di buoni propositi di pace, senza che nessuno degli oratori provasse a definire un quadro di riferimento di questa pace. Dichiarare “Putin si deve ritirare” non vuol dire parlare di pace, ma schierarsi in modo preciso da una parte. Diciamo che la piazza di Roma nasce dall’intenzione politica delle dirigenze politiche che l’hanno promossa di intercettare il malumore fortemente serpeggiante nel Paese al fine di prevenirne sviluppi imprevedibili, stante una crisi energetica che riverserà i suoi effetti disastrosi sull’intero sistema produttivo italiano, con le conseguenze sociali che ben possiamo immaginare. A Milano, invece, si sono radunate alcune centinaia di persone chiamate a raccolta da Calenda per gridare in modo chiaro e inequivoco il proprio sostegno all’Ucraina. Dal palco si sono sentiti interventi del tipo: «Saranno l’Europa e la Nato a denazificare la Russia», «Vogliamo la Russia che perde sul campo di battaglia, è inutile negarlo», «Se necessario la Russia va distrutta». Con il gran finale di Calenda che davanti a un grande striscione con la scritta “Slava Ukraini” (Gloria all’Ucraina) urla esagitato «Noi siamo intitolati a cantare Bella ciao, porcaccissimo Giuda!». Un palco sul quale ci sarebbero stati bene gli interventi di Stoltenberg, di Zelensky e di un esponente del reggimento Azov. Un movimento che voglia davvero contrastare il coinvolgimento bellico del nostro Paese non può che dissociarsi da tali realtà.
La Globalizzazione della NATO

venerdì 4 novembre 2022

 VITA QUOTIDIANA DURANTE I MESI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

 VITA QUOTIDIANA DURANTE I MESI DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA


dal libro Pieraccini Monica FIRENZE E LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA (1943-1944). Edizioni Medicea, Firenze, 2003, pp 357. 
 

 
   Nei libri di storia non si parla della vita quotidiana durante i mesi della Repubblica Sociale. Non se ne parla perchè, con una discutibile omissione, si passa dalla caduta di Mussolini alla fine della guerra, lasciando una zona grigia, poco analizzata e basata su pochi dati, che trattano esclusivamente dell’andamento del conflitto bellico. La sensazione risultante è quella che nei 600 giorni di Repubblica Sociale Italiana la popolazione non abbia vissuto. Quasi come se si fosse dedicata anima e corpo alla guerra civile, o quasi come se si fosse chiusa in casa in attesa del passaggio degli alleati. Niente di più sbagliato. Almeno se si pensa all’Italia del Centro-Nord, dove la vita andò avanti, ben poco si paralizzò, e le amministrazioni cittadine, finchè non passò il fronte, riuscirono a garantire tutti i servizi essenziali alla popolazione. Non solo, ma nonostante la guerra, nonostante il momento terribile e di "emergenza", gran parte degli italiani – almeno quelli che non erano arruolati o che non avevano scelto di latitare sui monti – ebbe la possibilità di riempire le giornate assistendo a manifestazioni sportive e culturali di vario genere. Scuole e università erano aperte, i cinema e i ristoranti erano numerosi e in piena attività, i trasporti funzionavano e gli uffici pubblici mettevano in condizione i cittadini di districarsi tra le mille pratiche burocratiche, i negozi vendevano merce e, soprattutto, per chi aveva soldi, sul mercato nero era possibile trovare di tutto per continuare a vivere in modo decoroso. Certo, la situazione andò progressivamente deteriorandosi nel corso dei mesi e con l’avvicinamento del fronte, ma in linea di massima si può notare come l’apparato amministrativo della neo-costituita Repubblica Sociale funzionò, anche in condizioni estreme. 
    Un altro mito da sfatare è che la popolazione, dopo l’8 settembre, abbia fatto la corsa ad arruolarsi nelle formazioni partigiane. Niente di più falso. Con la caduta di Mussolini, ma soprattutto con l’8 settembre, gli italiani furono sicuramente presi da un senso di angoscia, di paura e di smarrimento. Non si aveva idea di cosa avrebbero fatto i tedeschi, se si fossero fermati al nord, dove c’erano le principali industrie della penisola, o se fossero scesi giù, verso il Meridione. A proposito dei giorni dell’armistizio Arturo Loria, scrittore, collaboratore di "Solaria" e tra i fondatori della rivista "Il Mondo", nel suo "Diario di Bordo", affermava : "Occorre dominarsi, c’è da perdere la testa". E in effetti le voci si rincorrevano, si pensò anche al suicidio di Hitler, ma, l’ordine pubblico non fu messo in crisi, o comunque le reazioni furono più tiepide di quello che uno poteva immaginare. La tendenza della maggioranza della popolazione, da quel momento e, in modo accentuato, sino alla "liberazione" dell’Italia, fu quella di sparire o comunque di non compromettersi con nessuna delle parti in lotta. Schierarsi significava fare una scelta, e non molti, in questa fase di totale incertezza, erano disposti a sacrificarsi, tanto più che le difficoltà economiche imponevano ai più di restare ai loro posti per guadagnarsi lo stipendio necessario al mantenimento della famiglia. Per di più, schierarsi apertamente a fianco della R.S.I in un momento in cui la vittoria, se non impossibile, sembrava comunque lontanissima, era sicuramente un atto eroico, ed eroi sono infatti da considerare coloro che agirono in questo senso. Scappare sui monti e aderire al movimento antifascista era più facile, innanzitutto sotto l’aspetto psicologico, in quanto si era fiduciosi e ottimisti sugli obiettivi da raggiungere, ma comportava comunque anch’esso dei sacrifici, determinati dalla necessità di vivere nascosti sui monti, rischiando la pelle ogni giorno, in condizioni igieniche difficili e senza cibo. Così, la maggioranza degli italiani attese. Attese la fine della guerra, e con essa tutte quelle difficoltà materiali che rendevano più precaria la vita di tutti i giorni. 
   Questo diffuso atteggiamento è testimoniato da tanti diari, articoli di giornale e documenti dell’epoca. A Torino, ad esempio, appena dopo l’8 settembre, quando ancora le forze tedesche e fasciste non si erano dispiegate del tutto, il generale Trabucchi così scriveva ne "I vinti hanno sempre torto": "A Torino presi contatto con i carabinieri, la guardia di finanza, i metropolitani, l’Unpa (Unione nazionale protezione antiaerea ndr). Era facile trovare adesioni fino a che ci si accontentava di raccogliere informazioni e di ricevere modeste attestazioni di simpatia. Quando, per contro, si chiedevano posti e documenti di copertura, locali nei quali accantonare armi ed esplosivi, staffette per collegamento, personale per la lotta armata, le simpatie si facevano tiepide."
   E’ la stessa sensazione che emerge leggendo i vari rapporti che i federali inviavano a Salò, e anche nei quotidiani e nelle riviste dell’epoca l’indole tendenzialmente apatica degli italiani era sottolineata e criticata. Così sulla Nazione del 17 novembre 1943, in un articolo firmato "Acis" e intitolato "Attendisti zazzeruti" si legge: : "Il contegno di molti italiani è, infatti, patologico; questo estraniarsi dai lutti, dai tormenti, dai disastri della patria rappresenta una sorta di anestesia che è propria di certe forme mentali...Giovanotti coi capelli lunghi, le maniere effemminate, la sigaretta in bocca, il bicchiere dell’aperitivo sul tavolino, discutono animatamente: credereste che discutessero della guerra, della situazione italiana, dei gravi compiti che spettano alle nuove forze nate nel paese? Vi avvicinate e vi accorgete con stupore che stanno parlando di vestiti, scarpe, di borsa nera, di tabacchi, della maniera di eludere le disposizioni annonarie, qualche volta perfino di donne. Ma di guerra, ohibò! La guerra non esiste, non ha importanza." E ancora, sullo stesso quotidiano, a fine gennaio 1944: "Vediamo ai caffè ancora troppa gente che ozia e chiacchiera a vanvera per ammazzare il tempo (ironia delle parole!); vediamo in giro troppi elegantoni, troppi zazù ostentatamente originali, cappelli a larghe falde, guantoni, sciarpona di lana (!), giacca a martingala, pantaloni a quadrettoni e canino... tutto un insieme che sa di americanismo rientrato e pacchiano, eleganza chiassosa e senza scopo, molto rustica e molto pretenziosa, ma, probabilmente, molto costosa... ci sembra che questi signori manchino di contegno, che è la virtù dei raffinati...". 
   Anche "Italia e Civiltà", settimanale edito da Carlo Cya e diretto da Barna Occhini, più volte lancia strali, anche se spesso con sferzante ironia, contro questo atteggiamento degli italiani, poco consci del difficile momento. Eloquente a questo proposito un articolo di Enrico Sacchetti, pittore e arguto scrittore, che, osservando i fiorentini che facevano le code nei negozi per acquistare i grilli che si vendevano in occasione, appunto, della "Festa del Grillo", che cadeva nel giorno dell’Ascensione, così commentava: "...Mi dissi che i fiorentini si dimostravano veramente eroici e civilissimi perchè a costo di rimetterci la Pelle non rinunciavano alla Poesia... e mi sentivo tutto orgoglioso quando mi assalì un dubbio: e se invece questa fosse incapacità a partecipare al grande dramma della Patria? Se fosse indifferenza, apatia, "attendismo"?". 
   E’ evidente, insomma, che dopo aver esultato per l’intervento dell’Italia in guerra, la popolazione era ormai stanca, risentiva dell’aumentato costo della vita e non vedeva l’ora di tornare alla normalità, in tutto e per tutto. Quel che occorre ribadire, però, è che in effetti, specie nei primi mesi di Repubblica Sociale, tutti rimasero al loro posto a lavorare e ciò permise alle autorità di fornire ai cittadini quei servizi necessari alle attività quotidiane della città. 
   Firenze, in questo, fu un caso emblematico e sul capoluogo toscano andiamo adesso a soffermarci, permettendoci comunque di generalizzare e di dire che la situazione fiorentina è paragonabile a quella della maggioranza delle città italiane del nord e del centro (anche se, come avremo modo di sottolineare, Firenze fu più fortunata di altre, in quanto la presenza di campagne nel circondario permise alla popolazione di procurarsi il cibo anche nei momenti più difficili del passaggio del fronte).
   Sia il 25 luglio che l’8 settembre del ’43 la popolazione e le autorità fasciste, che pur detenevano armi e potere, non ebbero grandi reazioni. Il giorno della caduta di Mussolini in città si ebbero solo una cinquantina di feriti e qualche manifestazione di esultanza. Maggiore angoscia e senso di smarrimento caratterizzarono l’8 settembre e nella mattina del 12, quando i tedeschi entrarono in città occupandone i punti nevralgici, i fiorentini si chiusero in casa, ma, poche ore dopo, i negozi, che avevano abbassato le serrande, ripresero la loro attività.
   Nonostante il coprifuoco e gli allarmi aerei, la vita cittadina, almeno nei primi mesi di Repubblica Sociale, non fu interrotta così tante volte. Gli allarmi erano ancora rari (nell’agosto del 43 ne suonarono solo nove) e le stesse autorità credevano poco alla possibilità di un bombardamento su una città d’arte amata in tutto il mondo. Nonostante fossero stati costruiti numerosi rifugi, i fiorentini erano indisciplinati e spesso gli allarmi non li spingevano a nascondersi come avrebbero dovuto. Rimanevano per strada, incuriositi dai sorvoli degli aerei, e fu proprio questo a determinare il grande numero di vittime durante il primo bombardamento su Firenze. Il 25 settembre ’43 si contarono, infatti, 218 morti e 150 feriti. Tra loro, perse la vita anche il noto professor Kriegbaum, direttore dell’Istituto Germanico di Storia dell’Arte, che proprio qualche tempo prima, riferendosi al capoluogo toscano, si era retoricamente chiesto: "Chi potrebbe distruggere una tale bellezza?".
   Il bombardamento sconvolse i fiorentini, il cui stato d’animo non era sicuramente dei migliori, anche se non avevano la volontà di mettere in difficoltà le autorità. Ovviamente, l’umore della popolazione seguiva l’andamento delle operazioni militari, e soprattutto, la situazione economica e alimentare, che peggiorò a partire dal marzo ’44 (mese durante il quale ci furono 31 allarmi e 2 bombardamenti). Firenze, come abbiamo già accennato, fu comunque una città che sotto questo aspetto fu fortunata. Nelle campagne vicine, infatti, i fiorentini poterono trovare frutta, verdura, pollame anche nei momenti più difficili. Non solo, ma chi aveva soldi da spendere poteva comprare di tutto al mercato nero: dalle calze al burro (180 lire il chilo), dall’acqua allo zucchero, dai panini ripieni al prosciutto, che costavano 15 lire, alla carne, che nei mesi appena antecedenti il passaggio del fronte in città, si poteva acquistare a 160 lire il chilo. 
   In realtà, nei primi mesi di Repubblica Sociale anche sul mercato "ufficiale" la situazione era piuttosto buona. I raccolti abbondanti permettevano di distribuire quasi tutte le razioni previste. Più difficoltà si ebbero sin dall’inizio per prodotti come pesce, latte, olio (nel giugno 1944 un fiasco di due litri e mezzo arrivò a costare anche 1100 lire!), grassi in genere e carne. I dolci, che ancora venivano confezionati, avevano prezzi molto alti. 
   Per la popolazione, comunque, districarsi tra le numerosissime norme, che regolavano il tesseramento e che coinvolgevano produttori, rivenditori e consumatori, non era facile. Non tutti i negozi potevano vendere le razioni, che per altro venivano distribuite in determinati giorni. Ciò causava lunghe file davanti agli spacci autorizzati, tanto che spesso le donne, che più si dedicavano a questo tipo di attività, avevano difficoltà a tornare a casa prima dell’inizio del coprifuoco. La popolazione, che non poteva accontentarsi delle razioni "ufficiali", si ingegnava in tutti i modi possibili per ottenere di più. I produttori agricoli erano restii a consegnare tutto il quantitativo designato dalla Sepral (Sezione Provinciale dell’Alimentazione) agli ammassi e non erano pochi coloro che macinavano e macellavano clandestinamente. Tra i commercianti c’era chi vendeva la merce sottobanco a prezzi più alti di quelli consentiti e chi, in bar o trattorie, non si atteneva alle norme sulla somministrazione e finiva con il preparare cappuccini, anche se vietati, o confezionare dolci con zucchero e mandorle, anche se non era permesso dalla legge. Dal canto loro i consumatori preferivano sicuramente pagare di più ma assicurarsi un quantitativo di cibo maggiore, acquistando al mercato nero o cercando qualche scusa per farsi duplicare la carta annonaria dalle autorità competenti. 
   Nel corso dei mesi, i generi che venivano tolti dal mercato libero e poi razionati aumentarono. Nell’ottobre ’43 fu introdotto il razionamento del sale, che veniva distribuito in misura di 100 grammi per persona alla settimana (nell’aprile ’44 la razione fu ridotta di 1/3). Il mese successivo furono tesserati anche i tabacchi, per ovviare alle lunghe code che si creavano a causa di intere famiglie, compresi minorenni, che si mettevano in fila per acquistare anche 70 sigarette al giorno, per poi rivenderle sul mercato nero, facendo affari d’oro. La razione individuale fu fissata inizialmente a 40 sigarette a testa alla settimana. Da dicembre il razionamento dei tabacchi fu ulteriormente modificato e regolamentato da 11 articoli, secondo i quali a ciascun consumatore sarebbe stata rilasciata una tessera con nome e cognome del proprietario, numero della rivendita presso la quale recarsi, e numero della carta annonaria. La tessera era divisa in 52 cedole che l’esercente doveva staccare settimana per settimana all’atto della distribuzione della razione. La razione individuale settimanale sarebbe stata determinata ogni volta dall’ufficio compartimentale dei Monopoli di Stato. Nel maggio del 1944, infine, il tesseramento dei grassi fu esteso a tutti i pubblici esercizi, esclusi quelli di quarta categoria.
   Con il passare dei mesi, l’aumento dei prezzi e il peggioramento generale della situazione economica portò a un aumento delle infrazioni annonarie, tanto che le autorità cercarono di porvi rimedio aumentando i controlli. A questo scopo fu istituito il Nucleo di Polizia Economica, guidato dal capitano Ercole Cardillo, che cercò di reprimere i reati attinenti alla disciplina economica della produzione e distribuzione dei prodotti. E anche se sequestri e punizioni furono in effetti numerosi, era sicuramente impossibile riportare la situazione sotto controllo. I commercianti nascondevano stoffe e tessuti dentro le pareti dei loro negozi o nei cimiteri e, intanto, strani personaggi provenienti da chissà dove entravano in città cercando di fare affari, speculando sulla fame e sui bisogni dei fiorentini. E’ il caso ad esempio di tre cinesi, Ton Hutymg, Ching-Chang Chene e Jue Jean Koo, arrivati in città da Milano per vendere clandestinamente camicie da uomo e fazzoletti. Furono arrestati per aver tentato di corrompere gli agenti della squadra annonaria. 
   Nell’aprile ’44 la Sepral aumentò le razioni di pasta e di pane. La pasta passò da due a tre chili a testa il mese, il pane salì a 250 grammi, anche se era poco lievitato e quindi pesava di più. In luglio, a un mese dall’inizio della "battaglia di Firenze" le difficoltà dal punto di vista economico erano ormai insuperabili. La carne, insufficiente alla distribuzione, tornò sul mercato libero, con un prezzo che variava dalle 80 alle 150 lire il chilo. I prodotti più abbondanti erano frutta e verdura, mentre la razione di pane scese a 100 grammi, era distribuita solo al mattino e doveva bastare in media per sette persone della famiglia. Quando il pane mancava, veniva distribuito direttamente il grano.
   L’olio era diventato, come scriveva Bernard Berenson nel suo "Echi e riflessioni – Diario ’41-44" "raro come un liquore prezioso", anche se qualcuno giurava che in giro si potessero trovare ancora pasta e pane fatti in casa, verdure, pere, susine e fichi dolcissimi.
   La situazione economica influenzava senza dubbio l’umore della popolazione, tanto che proprio le difficoltà economiche furono la motivazione principale che portò agli scioperi del marzo 1944, unica occasione in cui l’ordine pubblico cittadino fu messo in crisi. I primi giorni di marzo, infatti, gli operai delle principali fabbriche cittadine (Pignone, Cipriani Baccani, Manifattura Tabacchi, Galileo) incrociarono le braccia, rendendo tangibile il malcontento che serpeggiava tra loro a causa dell’aumento del costo della vita, al quale non era corrisposto un aumento dei salari. Per gli operai, ma anche per tutti gli impiegati a reddito fisso, era difficilissimo vivere con i soli generi tesserati, e, allo stesso tempo, i loro bassi stipendi permettevano loro di ricorrere solo in misura modesta al mercato libero e alla borsa nera. Questa situazione induceva, così, i lavoratori a restare al loro posto, visto che anche un pur modesto stipendio era fondamentale per sopperire alle necessità quotidiane.
   L’aspetto economico e quello dell’approvvigionamento alimentare furono sicuramente due dei più importanti nella vita quotidiana della popolazione, che fecero il buono e il cattivo tempo negli umori e negli stati d’animo e che assorbirono gran parte delle giornate dei cittadini, in particolar modo delle donne, vere amministratrici della gestione domestico-familiare, dopo che i loro uomini si erano arruolati a fianco della R.S.I o avevano più vilmente deciso di vivere da latitanti nei boschi.
   La vita quotidiana dell’epoca era però caratterizzata anche da altri aspetti. Abbiamo detto che in gran parte delle città italiane del nord i vari servizi pubblici funzionavano, i giovani andavano a scuola e all’università, e si poteva anche dedicare il poco tempo libero uscendo a cena nella migliori trattorie della città o assistendo a gare sportive, o a mostre d’arte, o ancora gustandosi i film al cinema o le opere a teatro. 
   Se torniamo infatti a parlare del capoluogo toscano, è evidente che nel periodo che va dalla costituzione della Repubblica Sociale (settembre 1943) al momento del passaggio del fronte in città (agosto 1944), solo i bombardamenti degli anglo-americani del 25 settembre, del 18 gennaio, dell’8 febbraio, dell’11 e del 23 marzo, del 1° e 2 maggio, gli allarmi aerei e poche, isolate azioni dei Gap, interruppero le varie attività cittadine. 
   Gli uffici pubblici erano di norma aperti mattina e pomeriggio, in tutta la città c’erano 30 cinema (dove si proiettarono sino alla fine di luglio del 1944 film come "La Gorgona" di Sem Benelli, "Ossessione" di Luchino Visconti, "Circolo equestre Zabum" con Alida Valli, Aldo Fabrizi e Carlo Ninchi, "Resurrezione" con Doris Duranti), senza contare i vari teatri (Comunale, Pergola, Verdi, Nazionale), dove opere, commedie e riviste furono allestite "sino all’ultimo". 
   Come ogni anno, anche nel ’44, in piena guerra civile, fu organizzato il Maggio Musicale, giunto alla nona edizione, che fu inaugurato l’8 aprile con un programma che prevedeva, tra l’altro, l’esecuzione di opere famose e di sicuro successo, come la "Lucia di Lammermoor", il "Flauto Magico", il "Falstaff", "Un ballo in maschera" e la "Agnese Bernauer" di Hebbel (quest’ultima ebbe protagonisti del calibro di Vittorio Gassmann, Ernesto Calindri, Memo Benassi e Ernesto Sabbatini). Artisti quali Antonio Abussi, Gino Bechi, Fedora Barbieri, Onelia Fineschi, Gustavo Gallo, Tito Schipa e Andrea Morosini si alternarono sul palco del Comunale sino al bombardamento di maggio, che determinò la chiusura del famoso teatro fiorentino, a causa della distruzione dell’organo, delle attrezzature del palcoscenico e di molte delle partiture delle opere e dei concerti. Le autorità, però, non si dettero per vinte neanche in quell’occasione e il "Così fan tutte" programmato da tempo per il 2 del mese, si tenne ugualmente all’interno del teatro della Pergola, sotto la direzione di Vittorio Gui,. 
   Anche il mondo della pittura dimostrava vitalità. Nelle numerose gallerie cittadine si esponevano i quadri di artisti dell’800, come Fattorini, Signorini, Silvestro Lega, Gordigiani, e di contemporanei, quali Pietro Annigoni, Ottone Rosai, De Chirico, Primo Conti, Lorenzo Viani, Ardengo Soffici, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, scultore e teorico della compenetrazione dei piani, con dei nomi, quindi, da far invidia alla Firenze di oggi, che si trova in una situazione di pace ormai da più di mezzo secolo. 
   Nel giugno ’44, mentre le autorità fasciste si stavano preparando ad abbandonare la città, fu organizzata a Palazzo Strozzi la XIV Mostra interprovinciale organizzata dal Sindacato fascista di Belle Arti della Toscana. Nello stesso mese iniziarono le audizioni per l’ammissione al Centro di avviamento lirico del Comunale e già si pensava all’inaugurazione della stagione sinfonica estiva nel cortile di Palazzo Pitti, quasi come se la cruenta guerra civile facesse da sfondo a una vita cittadina che doveva andare avanti, nonostante tutto, e anche in quella situazione di emergenza. 
   Dal punto di vista culturale, la città, dopo essere stata crocevia di intellettuali, artisti e scrittori, che avevano portato nuove idee e ideali, non solo poteva permettersi di vivere di rendita, ma, con i limiti comunque dettati dalla particolare ed "eccezionale" situazione, continuò ad essere viva anche in questo ambito. I vari istituti culturali funzionavano. C’erano l’ Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, l’Accademia fiorentina di Scienze Morali "La Colombaria", il Gabinetto Vieusseux, prestigiose biblioteche come la Riccardiana, la Nazionale e la Marucelliana, l’Istituto nazionale di Cultura Fascista e l’Istituto Germanico di Storia dell’Arte, diretto dal professore Kriegbaum (dopo la sua morte, avvenuta nel corso del primo bombardamento alleato su Firenze del 25 settembre ’43, gli successe Ludwig Heinrich Heydenreich). Nel novembre ’43 si trasferì a Firenze presso Palazzo Serristori la prestigiosa Accademia d’Italia, diretta da Gentile e poi da Giotto Dainelli, in dicembre fu riorganizzata l’Accademia della Crusca e nello stesso mese fu inaugurata la nuova sede dell’Associazione italo-germanica a Palazzo Antinori. Dal 29 marzo al 19 maggio ’44 fu organizzato dal circolo "Lyceum", sotto il patrocinio del Comune e con l’apporvazione dal cardinale Elia Dalla Costa, un ciclo di conferenze sui Santi italiani, al quale parteciparono, oltre alla presidentessa Jolanda Blasi, Guido Manacorda, Mario Casella, Adolfo Oxilia, Paolo Lamanna e Luigi Maria Personè.
   Anche se la grande epoca delle riviste fiorentine era ormai tramontata, durante i mesi della Repubblica Sociale Italiana uscirono quotidiani e periodici di rilievo. 
   La Nazione e il Nuovo Giornale, i quotidiani di informazione, furono pubblicati sino alla fine di luglio, mentre nel primo mese del ’44 iniziò le sue pubblicazioni il già citato "Italia e Civiltà", settimanale diretto da Barna Occhini, edito da Carlo Cya, e al quale collaborarono tra gli altri Giovanni Gentile, Ardengo Soffici, Primo Conti, Ridolfo Mazzucconi, Giovanni Spadolini, Enrico Sacchetti. La rivista, il cui ultimo numero uscì il 17 giugno, ebbe un tono pacato, ma non risparmiò critiche a certi atteggiamenti, sia che fossero propri delle autorità fasciste, sia della popolazione. 
   Più acceso e aggressivo il tono di "Repubblica", settimanale stampato in una tipografia di via della Pergola, che annoverava tra i collaboratori Chiara Corsini, Mario Vannini, Franco D’Agostino, Gioacchino Albano, Melchiorre Melchiorri. L’ultimo numero uscì il 22 luglio ’44.
   Nel’44, precisamente da febbraio a maggio, riprese le pubblicazioni anche la "Nuova Antologia", diretta sino alla sua morte da Giovanni Gentile, e poi da Ardengo Soffici. Gli articoli erano puramente (o quasi) accademici e toccavano quindi solo da lontano gli argomenti di attualità; i collaboratori erano professori e studiosi di altissimo livello, come Eugenio Garin, Giotto Dainelli, Niccolò Tommaseo e Giovanni Spadolini. 
   In generale, quindi, nonostante la situazione particolare, la città ebbe il suo fiorire letterario e artistico, anche se spesso le autorità fasciste lamentarono anche agli intellettuali la tendenza a fuggire dalla realtà per rifugiarsi in un mondo tutto loro. Enrico Sacchetti, ad esempio, su "Italia e Civiltà" scrisse un articolo piuttosto forte nel quale accusava gli stessi intellettuali dell’assassinio del grande filosofo Giovanni Gentile. Volenti o nolenti, complici del delitto di Gentile erano tutti quei professori che si davano per malati, i giornalisti alla macchia, i letterati, i pittori che continuavano a dipingere nature morte, i poeti e pensatori che non parlavano, che stavano nascosti o che pure scrivevano ma limitandosi "a cercar farfalle sotto l’arco di Tito". 
   In effetti, anche tra gli intellettuali schierati, serpeggiava sicuramente un senso di smarrimento e di angoscia. Primo Conti, nel suo "La gola del merlo" sottolinea la sensazione di imminente tragedia, che provava in una "stagione piena di incubi e sospetti". Allo stesso modo Ardengo Soffici spiegò con queste parole il motivo che lo portò a fare una scelta difficile, restando a fianco della Repubblica Sociale Italiana: "Vedi, la donna che c’innamorò quando era adolescente, ora è vecchia, brutta e ammalata. Scappare da lei sarebbe un’ignobile viltà: bisogna stare vicini al suo letto e sopportarla, anche maleodorante". Questione d’onore, quindi, che fecero propria tutti coloro che, pur essendo consapevoli dell’ormai imminente tragedia, pur comprendendo che Mussolini aveva ragione quando definiva se stesso "uomo per ¾ defunto", restarono al fianco di un ideale. Barna Occhini, genero di Papini e direttore di "Italia e Civiltà", dette la colpa al Duce di questa triste situazione. In una lettera indirizzata allo stesso, infatti, scrisse: "...avete lasciato che il mercato nero diventasse una piovra gigantesca; avete lasciato che restassero al vostro fianco, come intimi collaboratori, uomini che il Paese disprezzava e odiava... ora il primo responsabile di quanto è avvenuto, tradimento compreso, siete Voi, perchè in regime di dittatura è il dittatore responsabile di tutto, e come a lui risale ogni merito, così su di lui ricade ogni demerito..."
   Ma se il senso di smarrimento era comunque comprensibile, nei fatti, allo stato pratico, la popolazione continuava la sua vita. Il 15 novembre a Firenze iniziarono le scuole elementari, medie inferiori e superiori. Le lezioni si svolgevano generalmente dalle 8.30 alle 11.30, anche se alcune scuole adottarono il turno pomeridiano, con inizio alle 14.30. Sebbene interrotte sempre più spesso dagli allarmi, le lezioni si tennero regolarmente e regolarmente gli studenti andarono in vacanza dal 22 dicembre all’8 gennaio. 
   Dopo i bombardamenti dell’11 e 23 marzo, la situazione subì un peggioramento, in quanto i numerosi sinistrati, che avevano perso la casa sotto le bombe e che non conoscevano nessuno che li potesse ospitare, furono sistemati dal Comune proprio nelle scuole. Così, con i locali pieni, le lezioni non potevano essere tenute e tra il 15 e il 22 aprile chiusero tutte le scuole, anche se a maggio furono comunque fissati gli esami. 
   Anche l’Università funzionò per un certo periodo di tempo. Sino al 31 dicembre ’43 fu possibile iscriversi, mentre le lezioni cominciarono il 17 gennaio. Rispetto alle scuole, nelle facoltà si respirò un’aria più turbolenta, soprattutto perchè molti furono gli studenti progressivamente richiamati alla leva. In più, un numero più consistente di professori seguì l’atteggiamento attendista e assenteista (ma tutti o quasi si ripresentavano per prendere lo stipendio alla fine del mese) che colpì anche la magistratura. Emblematico il caso di Rodolfo De Mattei, professore di storia delle dottrine politiche alla facoltà di Scienze Politiche, che, dopo essersi presentato a lezione solo un paio di volte, sparì dalla circolazione dopo aver affermato: "Mi rivedrete insieme agli inglesi".
   La sostanziale tranquillità che caratterizzò la vita quotidiana durante i mesi della Repubblica Sociale Italiana fu confermata anche da un dato sorprendente, ovvero il numero degli ebrei fiorentini deportati. In effetti, la comunità ebraica del capoluogo toscano era numerosa, contava 2500 persone, ma solo 248 furono portate via e di esse 235 non fecero più ritorno a casa. Una percentuale pari a poco meno del 10%, che non è poi granchè se si pensa ai meticolosi rastrellamenti operati allora dai tedeschi. D’altronde le autorità fasciste, per mezzo dell’Ufficio Affari Ebraici, istituito alla fine del ’43, si occuparono esclusivamente delle requisizioni dei beni della comunità ebraica e in effetti il suddetto Ufficio, guidato da Giovanni Martelloni, ebbe un’entrata complessiva di 865.845 lire.
   L’ultimo aspetto che andremo ad analizzare è quello dell’efficienza della pubblica amministrazione, che, nonostante i costi esorbitanti che dovette sopportare, elargì ai cittadini i principali servizi.
   Giotto Dainelli, che accettò solo nel febbraio ’44, dopo varie esitazioni, la carica di podestà, portò avanti con grande efficienza il suo programma, da lui stesso illustrato ne "Le attività da me svolte in Firenze nella primavera 1944" (Roma, 1948) e che consisteva nel predisporre e prevedere d’urgenza quanto fosse di volta in volta necessario per le vicende della guerra combattuta, in particolare nel caso di bombardamenti; nel prevedere l’eventualità di un’occupazione anglo-americana e le impellenti necessità che sarebbero di conseguenza derivate dal cambio di occupanti stranieri in guerra tra di loro; nello studiare i grandi problemi cittadini, in modo che tutto fosse pronto per il dopoguerra. Dainelli fece così il possibile per far proseguire gli studi sul piano regolatore, sul sistema fognario cittadino e su quello idrico, anche e soprattutto in previsione della fine del conflitto, si prodigò per la riattivazione dei pozzi cittadini, in un momento in cui l’acqua era assai rara, predispose in città quattro punti fissi di soccorso ai quali i fiorentini potevano ricorrere in caso di bombardamenti e si adoperò affinchè lo sgombero delle macerie e gli interventi successivi alle incursioni fossero immediati e efficienti. Non solo, ma il podestà ebbe un ruolo importante nel far riconoscere l’appartenenza al Comune di Firenze delle ricchezze artistiche dei musei cittadini, nell’ambito dello spettacolo fece in modo che fosse organizzato nel migliore dei modi il Maggio Musicale fiorentino e, grazie a lui, in città furono allestite numerose mense comunali. In vista del passaggio del fronte e quindi dei giorni dell’emergenza, fece predisporre dal direttore dell’Ufficio di Igiene un elenco delle possibili malattie epidemiche che avrebbero potuto diffondersi in città e fece acquistare i farmaci necessari. Non solo, ma fu promotore di un importante progetto, poi fallito in quanto le banche non dettero la loro disponibilità, che avrebbe dovuto dotare il capoluogo toscano di una riserva di quasi 24.000 quintali di carbone vegetale, da utilizzare nel caso, piuttosto probabile, in cui il gas non fosse stato più erogato.
   Anche gli istituti di beneficenza - 38 erano quelli che si trovavano in città – continuarono a funzionare e un’opera importante fu quella svolta dall’Epaf (Ente provinciale di Assistenza fascista), che accentrava le varie attività assistenziali che nel ventennio erano state curate dalla Federazione fascista, che si occupava dei combattenti e delle loro famiglie, dalla Prefettura, punto di riferimento per sfollati e sinistrati, e dagli Enti Comunali di Assistenza, che cercavano di risolvere i problemi dei rimpatriati e delle famiglie bisognose. Nel solo mese di dicembre del ’44 l’Epaf erogò 12 milioni e mezzo di lire e nell’aprile ’44 20 milioni, più un milione di sussidi straordinari di primo intervento erogati per i due bombardamenti del primo e 2 maggio.
   Finchè il fronte non passò da Firenze, i principali servizi pubblici, quindi, funzionarono: treni, corriere, tram (in città c’erano più di 30 linee), taxi (che partivano da piazza Beccaria, piazza Donatello, piazza Cavour, piazza Santa Trinita, e così via) erano a disposizione dei cittadini sino all’ora del coprifuoco. Allo stesso modo, con le ovvie limitazioni determinate dalla difficile situazione, gas, luce, acqua vennero erogati sino all’ultimo. Quando il carburante iniziò a scarseggiare i servizi delle corriere che andavano fuori Firenze furono ridotte, così come aumentò il costo dell’energia elettrica. I bombardamenti sulla città causarono inoltre sospensioni, seppur temporanee, dell’erogazione di gas (che, ad esempio, dopo l’incursione dell’11 marzo fu sospesa per cinque giorni e il 23 dello stesso mese, a causa dei danni provocati dagli ordigni da 500 libbre scaricati dagli aerei anglo-americani fu ulteriormente ridotta), acqua e luce, oltre che a interruzioni delle linee tranviarie (in particolare il 25 settembre ’43, quando rimasero uccisi sotto le bombe 14 tranvieri). 
   A partire dal ’44, e con sempre maggiore intensità, si fecero sentire anche gli atti di sabotaggio e le azioni di disturbo da parte delle bande di partigiani, che andavano a colpire i tratti ferroviari e le linee telefoniche "volanti", che erano utilizzate dai tedeschi per mettere in comunicazione tra loro i diversi comandi. Dall’inizio del ’44 si verificò una diminuzione nella circolazione di auto private, a causa della mancanza di carburante e alla conseguente introduzione di divieti e limitazioni. Il 6 marzo ’44 l’esplosione di due bombe provocò danni agli scambi della linea elettrica tranviaria in via Baldini, ma in meno di tre ore il servizio fu ripristinato. Da segnalare l’aumento progressivo dei biglietti dei tram, che comunque rimasero in funzione sino a luglio, quando furono usati in particolar modo per il trasferimento di merci e immondizie. Il 10 giugno fu sospesa del tutto l’erogazione del gas e a fine mese si verificò una forte carenza di acqua, tanto che le condizioni igieniche peggiorarono in modo consistente. Il 23 luglio smisero di funzionare i telefoni, ma, ad ogni modo, se si escludono i giorni dell’emergenza vera e propria, il personale ferroviario, i vigili, i postelegrafonici, gli agenti di pubblica sicurezza e gli addetti alle organizzazioni di soccorso rimasero diligentemente al loro posto per tutto il periodo della Repubblica Sociale.
   Concludendo, quindi, e sintetizzando ciò che abbiamo già ampiamente sottolineato, anche durante il periodo della R.S.I la città di Firenze, e più in generale le città del centro-nord, restarono "vive", nonostante tutto. Non solo, ma i cittadini dimostrarono di non sentirsi completamente coinvolti da tutto quello che accadeva loro intorno. L’attenzione era rivolta essenzialmente ai piccoli (anche se importanti) problemi quotidiani. I fiorentini, in particolar modo, dimostravano di estraniarsi, di essere distratti e indisciplinati, persino in fatto di circolazione stradale. Ecco cosa si legge sulla Nazione del 1° dicembre ’43: "Firenze è stata sempre la città più refrattaria a tutte le discipline e in particolar modo a quella di cui parliamo... I visitatori provenienti da altre città si meravigliavano che i buoni fiorentini dessero prova di una così totale noncuranza per i regolamenti, attraversando le strade quando loro faceva comodo, guardandosi bene dal seguire una mano, nel camminare sui marciapiedi, affollandosi sui crocevia in amena conversazione... Se le rinnovate disposizioni hanno dato una parvenza di regole alla circolazione, non hanno infatti, e non lo potevano, cambiato il carattere e le abitudini dei cittadini, quali, da epoca immemorabile, hanno amato fermarsi a chiacchierare, prima sui marmi di Santa Reparata e poi sui crocicchi delle strade... Lo stazionamento inoperante in mezzo alle strade, l’ozio contemplativo del pedone che sfoggia il suo spirito con le ragazze che passano, è roba d’altri tempi, quando la placidità un pò sonnolenta della vita permetteva questo e altro." Per ovviare a questi inconvenienti, fu organizzato addirittura un ciclo di conferenze a cui dovevano obbligatoriamente presenziare coloro – pedoni, automobilisti e motociclisti – che avevano commesso infrazioni al codice della strada. Le lezioni erano tenute dal comandante dei vigili urbani Aldighiero Batini presso l’Archivio Centrale di Stato in via dei Castellani e, accompagnate da proiezioni, iniziavano alle 7 di mattina di ogni domenica. Chi non si presentava in orario sarebbe stato multato; chi non si presentava affatto sarebbe stato arrestato.
   Emblematico dello stato d’animo che si respirava tra la popolazione al momento del passaggio del fronte è anche il simpatico aneddoto riportato da Curzio Malaparte nel suo "Maledetti toscani", dove racconta che una mattina dell’agosto del 1944, quando gli alleati erano già entrati in città, un commerciante o più probabilmente un contadino, con il suo carretto a mano carico di fiaschi di vino, si trovò ad attraversare via Calzaioli. Dietro di lui, un colonna corazzata inglese, che chiedeva di passare. Al carrista che ordinò di spostarsi, l’uomo andò in escandescenze e gli urlò contro frasi del tipo: "Ho furia anch’io! O che prepotenze son queste? Non s’è mai finito di vederne di nuove! ‘E vanno via quelli e arrivano quest’altri! Io non mi sposto, io vo’ per la mi’ strada! E se t’hai furia, passa da un’altra parte!". O ancora: "o che vi credete d’essere a casa vostra? C’è tanto posto nel mondo per andare a fare la guerra, proprio qui vu’ avete a venire?..". Insomma, i fiorentini erano ormai stanchi della guerra e di tutti coloro che occupavano la città. Volevano riappropriarsi della loro amata città e tornare a una situazione di normalità, in tutto e per tutto. E in questo erano vicini a gran parte della popolazione italiana, che in un momento così difficile e triste, scelse la via più facile, quella attendista, che non avrebbe aggiunto problemi alle già numerose avversità quotidiane.