sabato 13 settembre 2014

Le atrocità del Califfo Al-Mossad: occhio alle menzogne



Le atrocità del Califfo Al-Mossad: occhio alle menzogne
 
Maurizio Blondet, 6 Settembre 2014

«Strage in Iraq, uccisi 500 yazidi. Donne e bambini sepolti vivi». Sui media, i titoli sono riprodotti con lo stampino. «300 donne ridotte schiave sessuali» dal Califfo, decine di migliaia di yazidi e cristiani un fuga, i bravi peshmerga (tanto amati da Israele) che aprono un corridoio umanitario. Tutto vero e terribile (così ci assicurano gli inviati speciali). Tanta tragedia ha almeno un vantaggio: ha fatto sparire le atrocità israeliane su Gaza, le immagini di morte e distruzione ebraiche.
Si metteva male, stavolta, per Sion. Troppi goym s’erano indignati del genocidio, in tutto il mondo. Per tornare a fare le vittime, stavolta, non basta nemmeno ricorrere alla vecchia misura propagandistica: scritte anti-ebraiche sui muri a Roma e Parigi, occasione di articolo frementi di civiltà sul rinascente antisemitismo europeo. S’è dovuto organizzare una campagna contro un mostro sacro del «diritto umanitario», Amnesty International, accusandola di antisemitismo, perché minaccia di documentare le atrocità commesse a Gaza in un futuro processo presso il Tribunale Internazionale.
Si è arrivati a questo: che il Times di Londra aveva persino rifiutato un articolo di Elie Wiesel (o dell’uomo che sotto questo nome ha riscosso il Nobel come sopravvissuto-tipo dei Lager di sterminio nazisti), dove Wiesel diceva che a Gaza era Hamas ad ammazzare i bambini palestinesi, non le bombe e le cannonate ebraiche. Eppure gli accenti del grande sopravvissuto non potevano essere più alti e vibranti: «Gli ebrei hanno rifiutato la pratica di sacrificare bambini 35000 anni fa; adesso è la volta di Hamas». «Nella mia vita ho visto bambini ebrei gettati nel fuoco», ha scritto Wiesel senza spiegare dove e come (la sua memoria dei Lager si arricchisce di sempre nuovi, tremendi dettagli via via che passano i decenni), «e adesso, vedo bambini musulmani utilizzati come scudi umani – in entrambi i casi da adoratori del culto della morte che non li differenzia dagli adoratori di Molok».
Niente, il Times non ha voluto il pezzo. A questo punto, che fare?
Per fortuna è apparso il Califfo. Un musulmano più cattivo degli israeliani, che compie più atrocità di Sion e del glorioso Tsahal. Seppellisce vivi bambini yazidi, uccide cristiani. Anzi, peggio: «Abu Bakr al-Baghdadi ha dato ordine di infibulare tutte le ragazze e le bambine presenti sul suolo iracheno». Mette in pericolo la Cristianità (di cui i media scoprono improvvisamente l’esistenza minacciata) e le «conquiste delle donne», stringe nella reazione alla minaccia la Bonino ed il buon Socci, unifica la Boldrini non meno dell’ateo devoto neocon Giuliano Ferarra – nello stesso raccapriccio. Tutto l’occidente unito.
Obama ordina il bombardamento delle posizioni dell’ISI: due bombe (due). Con delicatezza, quei ribelli e quegli armamenti sono costati un occhio al contribuente USA. Applausi, la guerra continua. Mandiamo armi pesanti ai peshmerga tanto amati da Sion (come abbiamo già fatto ai ribelli siriani che poi si sono rivelati essere l’ISIS): loro ci difenderanno, i valori giudeo-cristiani sono affidati alle loro mani civilissime, sicuramente Hollywood sta già producendo il film: Peshmerga, con Angelina Jolie e Jonny Depp.
I bambini di Gaza, il sangue, le macerie, il genocidio sotto gli occhi dell’Occidente? Dimenticati. Hanno distrutto case, ospedali, scuole, cimiteri, la centrale elettrica. Hanno lasciato su questo monte di macerie 250 mila senza tetto che non hanno cibo né acqua. Migliaia di feriti senza cure né ospedali, e nemmeno ambulanze (hanno sparato sulle ambulanze). Non ce ne preoccupiamo più, basta, la notizia è scomparsa. Adesso, ci insegnano a piangere sugli yazidi.
I grandi giornali USA possono finalmente postare vignette come quella di cui sopra, con un bell’amalgama fra terroristi veri, terroristi falsi e patrioti che difendono il proprio suolo (Hezbollah, Hamas). Gli attivisti di Sion, incaricati dell’Hasbara, possono postare equivalenze un po’ azzardate come questa: «Chi è con Hamas contro Israele, sostiene il califfato».
Hillary Clinton può dichiarare quanto segue: «Cosa succede in Europa? Ci sono enormemente più manifestazioni contro Israele che contro la Russia, eppure questa s’è impadronita di un pezzo di Ucraina ed ha abbattuto un aereo civile».
La Russia ha abbattuto un aereo civile!?: un po’ forte, un po’ azzardato, tanto che rischia di scoprire il gioco. Il gioco che si chiama «disinformazione», ed è in pieno corso a proposito dell’atroce Califfo. I giornalisti nostrani ci vanno a nozze.
Favoriti da provvidenziali vuoti di memoria o santa ignoranza. Hanno dimenticato che la truppa dello IS è finanziata ed armata dai sauditi ed è stata addestrata da istruttori americani per distruggere il regime di Assad in Siria, e che ha recuperato Humvee, carri armati e artiglieria mobile Made in USA con il suo assalto di sorpresa alle truppe irachene: e sùbito la Casa Bianca, invece di prendersela con i tagliagole, ha messo sotto accusa il premier iracheno Al Maliki – di cui chiaramente cerca di provocare la caduta.
I giornalisti non hanno visto gli articoli dove Edward Snowden, l’ex analista della National Security Agency, lo spifferatore dei loschi segreti americani, ha spiegato che per creare lo ISIS ci si sono messi in tre, « the British and American intelligence and the Mossad worked together to create the Islamic State of Iraq and Syria (ISIS)». Lo scopo, «creare un’organizzazione capace di attrarre tutti gli estremisti del mondo in un posto solo». Siccome oggi lo Stato ebraico manca di un nemico reale, grosso e minaccioso abbastanza da giustificare lo slogan «Israele si sta solo difendendo», la creazione dell’ISIS serve anche a questo: «La sola soluzione per la protezione dello Stato ebraico è creare un nemico presso i suoi confini». Mica un nemico vero: un islamismo che «semini discordia e violenza settaria» fra i musulmani, en passant rendendo odioso l’Islam, allarmando gli occidentali sul pericolo verde, e coalizzandoli a difesa della civiltà giudaico-cristiana.
Appunto la funzione che svolge Abu Bakr Al Baghadli, il califfo. Ammesso che questo sia il suo nome, anzi non concesso: «Abu Bakr» fu il nome del primo califfo dopo Maometto, ed è chiaramente un nome inventato per suggestionare. Secondo Snowden, e l’intelligence iraniana, il suo vero nome è Elliot Shimon, figlio di padre e madre ebrea, addestrato in guerra psicologica contro le società arabo-islamiche, oltreché in arte militare, teologia islamica ed oratoria-retorica islamista dal Mossad. In altri periodi della sua vita l’hanno chiamato «Emir Daash» (dalla sigla dell’ISIS in arabo), in altri, ha avuto il nome di Ibrahim ibn Awad ibn Ibrahim Al Al Badri Arradoui Hoseini. Gli americani gli hanno fornito un passato giusto, detenendolo per qualche tempo (le date sono incerte) a Camp Bucca, la più vasta prigione che le forze occupanti USA hanno gestito in Iraq (l’hanno chiusa nel 2009), presso la frontiera col Kuwait.
La Croce Rossa, in un suo rapporto riservato del 2004, ha scritto che il 90% degli iracheni che gli americani detenevano a Camp Bucca erano stati arrestati «per caso», ossia senza motivo. Alcuni ex detenuti di Camp Bucca hanno detto ad Al Jazeera che quello era «una scuola di Al Qaeda», dove gli americani lasciavano che gli elementi più estremisti radicalizzassero gli arrestati «per caso». Un carceriere, l’ex ufficiale della US Air Force James Skylar Gerrond, l’ha definita «una pentola a pressione dell’estremismo».
Riapparso come Califfo, l’ex prigioniero (o addestrato) fa il diavolo a quattro proprio mentre Israele rade al suolo Gaza con tutti i suoi abitanti. Israele ammazza duemila palestinesi, fra cui 470 bambini? E il Califfo «seppellisce vivi 500 yazidi», e in più «ordina l’infibulazione di tutte le donne».
Andare a combattere contro Israele? Il Califfo sancisce: «Combattere gli apostati vicini è più importante che combattere gli infedeli lontani», aggiungendo: «Il Profeta aveva combattuto Quraysh prima di passare a combattere gli ebrei di Banu Qurayza» (è davvero ben istruito).
Come si vede, Israele e il Califfo coi suoi takfiri hanno lo stesso nemico: gli sciiti, Iran, Assad, Hezbollah. È una sorprendente coincidenza? Basta aver dimenticato, come fanno i giornalisti, quelle foto del maggio 2013 in cui il senatore McCain posava con i bravi ribelli anti-siriani, molti dei quali – oh sorpresa – oggi militano nell’ISI e stanno col Califfo Al-Mossad. Era andato a trovarli nelle retrovie, e s’era felicitato con loro. Anche loro si erano felicitati con lui (oggi, McCain accusa Obama di mollezza perché bombarda poco i suoi amici di ieri).
Ma i giornalisti non ricordano.
Nessuno sparga più lacrime su Gaza, adesso i Lorenzo Cremonesi, i Maurizio Molinari eccetera vi fanno spargere lacrime sui poveri cristiani in Iraq costretti a lasciare le loro case (che sotto Saddam abitavano sicuri): non c’è ateo occidentalista cui non si inumidiscano le ciglia al racconto delle loro disgrazie. E degli yazidi, poi, poveretti! nessuno ne sapeva niente, fino all’altro ieri. Adesso l’Occidente si mobilita per loro, per loro bombarda e a loro lancia cibo ed acqua. Anche loro, sotto Saddam, avevano cibo, acqua ed abitazioni. Sono state le invasioni americane a devastare le loro vite, come quelle di tutti gli iracheni.
Non che non siano vere queste sciagure, e quelle altre che il Califfo procurerà. Sono stati riuniti da ogni parte del mondo dei fanatici sgozzatori, che filmano i loro assassinii e li postano sui social network. Cercate di vedere che – come Israele – stanno ammazzano dei musulmani. Non solo sciiti, ma sunniti dell’Iraq vengono terrorizzati; e questi, se scappano nelle zone kurde, sono dai curdi trattati come nemici: come fanno gli israeliani.
Ma cercate – sotto la tempesta informativa, che contrasta così tanto con il buco informativo di altre tragedie –, imparate a sentire il puzzo della disinformazione, della propaganda, del «due pesi due misure»: i media plaudono all’intervento umanitario di Obama in Iraq, mentre nel Donbass, dove il regime di Kiev compie una strage nel silenzio dei media ed è in corso una catastrofe umanitaria voluta e favorita dagli americani, un intervento umanitario russo è vietato: Obama e la NATO hanno avvertito che lo considererebbero «una invasione dell’Ucraina».
Dovreste ormai sapere come sono bravi, i soliti noti, nella «narrativa». Come sono bravi a ficcare le mani nel sangue, e piangere come vittime. Uno l’abbiamo nominato, è Elie Wiesel. Un altro è Bernard Henry Lévy, il philosophe che ha incitato all’intervento francese in Libia, l’uomo che ha detto «La primavera araba è buona per Israele», l’uomo di cui il Corriere (al contrario del Times) ha pubblicato una difesa dei massacri israeliani a Gaza che unisce minacce a menzogne rivoltanti, una vera vergogna per il «grande» giornale:
«A Parigi, col pretesto di difendere la Palestina, migliaia di uomini e donne se la sono presa di nuovo con gli ebrei. A questi imbecilli oltre che mascalzoni, o viceversa, ricordiamo, ad ogni buon conto, che mescolare ebrei e israeliani in una stessa riprovazione è il principio stesso di un antisemitismo che, in Francia, viene punito dalla legge – (...) Non c’è aggressione, ma contrattacco di Israele di fronte alla pioggia di missili che, ancora una volta, si abbattono sulle sue città e che nessuno Stato al mondo avrebbe tollerato così a lungo; che Gaza è, in effetti, una sorta di prigione ma, avendola gli israeliani evacuata ormai da quasi dieci anni, non si capisce come potrebbero esserne i carcerieri. Cosa pensare, invece, di Hamas che mantiene l’enclave sotto il giogo, che tratta i propri abitanti come ostaggi». (Leggete il resto qui, se avete lo stomaco).
Lacrime per i poveri cristiani iracheni, è giusto. Ma le lacrime sono mancate per le decine di guerre che gli Stati Uniti hanno sferrato contro l’Iraq perché altrimenti Israele non si sentiva tranquillo, portando il Paese all’età della pietra e alla guerra civile permanente, un milione di morti dopo: da Bush padre a Clinton, da Bush figlio ad Obama Operation Desert Shield; Operation Desert Storm; Operation Provide Comfort I and II; Operation Southern Watch; Operation Desert Strike; Operation Northern Watch; Operation Desert Fox; Operation Southern Focus; Operation Iraqi Freedom; Operation New Dawn, fino alla attuale Operation «Humanitarian» di Obama.
Come siamo umani, noi occidentali. Come siamo teneri.
Maurizio Blondet

                                                                                                                                              


venerdì 12 settembre 2014

IL GENOCIDIO DEI CRISTIANI DI ALEPPO

IL GENOCIDIO DEI CRISTIANI DI ALEPPO


 “Questi selvaggi, chiamati dagli Occidentali 'ribelli o combattenti per la libertà' quando essi commettevano i loro crimini in Siria, sono improvvisamente "diventati" barbari e terroristi, quando alcuni dei loro effettivi si sono trasferiti in Iraq?”

Rimanere o partire, questo è il dilemma a cui sono di fronte oggi, più che mai, i siriani, in particolare gli Aleppini. Cosa fare? Resistere ancora? Rimanere nonostante tutto quello che sta succedendo? Nonostante tutto ciò che soffriamo da oltre tre anni? Qual è la soluzione? Qual sarà il futuro? Ma anzitutto, ce ne sarà uno? Lasciare definitivamente il Paese? Andare a cercare altrove un futuro e, soprattutto, quello dei propri figli? Ma dove? E come? Fare una croce sul proprio passato? Lasciare tutto quello che si ha e ricominciare da capo? La litania di queste domande alle quali nessuna risposta è possibile è lunga e ci tormenta tutto il giorno. Le persone che temporeggiavano, che avevano lasciato le domande e le risposte in sospeso in attesa di vederci più chiaramente, o perché speravano in una prossima soluzione della crisi o semplicemente perché non avevano il coraggio di partire, lasciano ora un numero crescente la Siria, specialmente i cristiani, per prendere la via dell'esilio definitivo verso un paese che non hanno scelto. "Non importa dove vado, la cosa importante è che io lì ci arrivi e possa vivere in pace."

La pazienza del popolo si sta esaurendo: dopo 3 anni di conflitto siriano (con i suoi 192.000 morti, i suoi milioni di sfollati e rifugiati), non vede nessuna soluzione all'orizzonte. Inoltre, la sequenza degli eventi ha fatto perdere anche ai più ottimisti le illusioni. Prima il blocco durato diverse settimane della città, seguito dal taglio totale di acqua per più di due mesi , il tutto costellato da piogge di colpi e mortai che continuano a fare il loro raccolto quotidiano di morti e feriti. …

Ma la cosa peggiore è la paura che ti prende alle viscere, ispirata da questa banda di selvaggi che ha preso possesso di tutta la Siria orientale e del nord dell'Iraq … Questo è una banda composta principalmente di stranieri, con cui i nostri compatrioti musulmani non si identificano affatto, che macellano, decapitano (e non solo giornalisti americani), crocifiggono fino alla morte che ne deriva, lapidano le donne presunte adultere, frustano per punire (i fumatori, per esempio), seppelliscono persone vive, vendono le donne come schiave ... L'elenco delle loro barbarie e crudeltà è troppo lungo per essere integralmente riprodotto in questa lettera .
Ma è soprattutto la sorte dei cristiani di Mosul e Qaraqosh, così come di altre "minoranze" religiose (iracheni, tuttavia, allo stesso titolo dei musulmani, come gli Yezidi per esempio) che è stato l'evento-catastrofe. E 'questo che ha portato alla decisione dei siriani di lasciare il paese. Di fronte alla scelta di convertirsi o morire, oppure fuggire, centinaia di migliaia di persone hanno preso la strada dell'esodo, lasciando la terra dei loro antenati, le loro radici, la loro storia, e sono partiti senza essere in grado di prendere nulla con sè, nemmeno la loro fede nuziale o un po 'di soldi, espulsi come furono sterminati nel 1915 gli Armeni dalle mani ottomane durante il primo genocidio del 20 ° secolo.




Così Aleppo si è anch'essa spopolata dei suoi cristiani. Ne resterebbero poco più della metà (secondo stime ottimistiche) o perfino un terzo. Nei precedenti tre anni, sono stati il ricco e l'élite (medici, imprenditori, accademici ...) che hanno lasciato la città in attesa di giorni migliori, prima che il provvisorio diventasse definitivo. Ma di recente, si tratta di tutti, tutti vogliono lasciare: classe media, giovani, anziani, poveri, persone indigenti ... tutti spingono il cancello. 

E noi che possiamo dire, che cosa abbiamo da dire a tutti questi aspiranti immigrati? Dovremmo incoraggiarli o dissuaderli?

  Cosa possiamo dire a queste tre giovani coppie in partenza per il Libano che devono iscriversi all'Ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati per ottenere un visto d'immigrazione, che sono venuti da noi una settimana fa per dirci addio? Tre anni senza lavoro, è difficile per giovani famiglie a cui tutto sorrideva quando si erano imbarcati nella via professionale e coniugale da pochi anni...

  Che possiamo rispondere ai più poveri delle famiglie che aiutiamo materialmente e che non ne possono più di vivere nel povero quartiere di Midane, quotidiani bersaglio dei colpi dei ribelli? A coloro che hanno veduto i loro vicini uccisi o feriti e che temono per sé e per i propri figli? : "Vogliamo andarcene, aiutateci a completare le formalità, abbiamo cugini e fratelli in America Latina, ci aiuteranno a ottenere un visto." 
 Cosa consigliare, che dire a quelle persone che sono stanche di aspettare che "gli eventi" finiscano, che non ce la fanno più a sopportare la mancanza di acqua, di elettricità, di cibo, medicine, di denaro; o i colpi di mortaio e le sofferenze; che non vogliono che i loro figli crescano senza sapere null'altro che la guerra e aspirano infine, a un futuro di sicurezza, stabile, in pace. ...

Che rispondere a questo medico disgustato dalla codardia dell'Occidente? : "I leader occidentali hanno qualificato la decapitazione del giornalista americano come atto barbarico. Bisogna ricordare loro che questi selvaggi che commettono atti di barbarie a casa nostra sono proprio quelli che sono stati incoraggiati, finanziati e protetti da loro stessi e dai loro alleati, con il pretesto di portare al popolo siriano la democrazia e la libertà! Tutto parte di un piano dal romantico nome di "Primavera Araba", che è successore di precedenti formulazioni tipo "caos costruttivo" e "Nuovo Medio Oriente".

Questi selvaggi, chiamati dagli Occidentali 'ribelli o combattenti per la libertà' quando essi commettevano i loro crimini in Siria, sono improvvisamente "diventati" barbari e terroristi, quando alcuni dei loro effettivi si sono trasferiti in Iraq?

Cosa dire alle decine, centinaia di persone incontrate presso noi Maristi, nella strada o nel mio ufficio, che mi esprimono la loro angoscia e panico davanti al diluvio Daech (ISIS): "E se invadessero Aleppo? E se dovessimo subire la stessa sorte, come i cristiani di Mosul, dover scegliere tra la conversione o la morte, per fuggire in colonne di profughi senza poter raccogliere niente? Tanto vale partire immediatamente prima che "loro" stiano arrivando! Noi non vogliamo morire assassinati, decapitati, sepolti vivi, crocifissi da questi selvaggi. E pensare che "loro" sono a pochi chilometri ad est di Aleppo e adesso sono riusciti a prendere il controllo di tutta la regione a nord della città! 

E le persone se ne vanno. Il nostro autista, la sua famiglia, i suoi fratelli e le loro famiglie che sono appena arrivati  in Germania. Diversi lavoratori dell' ospedale, che hanno ottenuto il visto e sono partiti per l'Europa. La nostra governante, che si sta preparando per andare in Venezuela. Un'altra famiglia, che è partita per l'Australia, gli altri (armeni, soprattutto) per gli Stati Uniti e il Nord Europa.

Nel frattempo, il Vaticano e le istituzioni caritative della Chiesa chiedono ai cristiani siriani di non abbandonare la loro terra, la culla del cristianesimo. Mentre i loro rappresentanti locali distribuiscono aiuti ricevuti con parsimonia per "responsabilizzare" le persone, non farne degli "assistiti" !!! Tra pochi mesi ci saranno un sacco di soldi, ma nessuno a cui darli. Un amico ben informato mi ha detto: "Se tra pochi mesi l'ISIS invadesse Aleppo, sarebbe una colonna di poche migliaia di rifugiati cristiani che si vedrebbero a quel momento sulle strade dell' esilio. "

Noi maristi Blu non abbiamo certezze da offrire, nè risposte a dubbi e domande. Non ci viene neanche di disapprovare le decisioni prese. Stiamo solo cercando, attraverso la nostra attiva presenza, di essere un faro di speranza per coloro a cui non resta speranza... una forza per coloro che dubitano... un conforto per coloro che sono tormentati. Cerchiamo di alleviare il dolore e la sofferenza, fisica e morale, e almeno di offrire a coloro che rimangono delle condizioni di vita accettabili perchè la loro miseria non sia la ragione principale della partenza. (…)



Noi perseveriamo in condizioni di vita molto difficili: alla carenza di acqua ( la fornitura di ogni quartiere di Aleppo è per 10 ore ogni 10 giorni) si è aggiunto quella dell'elettricità (un'ora e mezzo per 2 volte ogni 24 ore) e la minaccia dei colpi di mortaio.

Che cosa ci riserva il futuro? Andarsene, o si deve restare? Tante domande a cui non si può rispondere per ora, fino a quando... , fino a che cosa?

Un sacerdote domenicano dall'Iraq ha scritto recentemente: "L'Iraq oggi è completamente distrutto. Inoltre, il tessuto sociale dell'Iraq è chiaramente strappato. Le statistiche indicano anche che il paese è molto pericoloso, è diventato invivibile e inabitabile. I poveri di questo paese si chiedono: verso quale futuro l'Iraq è spinto? Verso un paese moderno, stabile, democratico? Una risposta semplice di qualsiasi abitante dell'Iraq sarà: l'Iraq è spinto verso l'ignoto. Ma in questo disordine imposto dal potere del male, la questione centrale è: qual è il futuro dei cristiani in Iraq? Bisogna cacciarli e sterminarli? Il nostro pellegrinaggio, la nostra croce e il nostro fardello sono apparentemente diventati pesanti e lunghi. L'evento drammatico che i cristiani iracheni soffrono in questo momento, è scandaloso. Non restano che campi di concentramento in questo progetto di sradicamento diabolico. Mentre le delegazioni politiche ed ecclesiastiche si succedono, gli esuli trascorrono le loro notti in tenda e nei luoghi pubblici. Nonostante l'allarme rosso, il tempo passa e gli esuli , loro, restano senza rifugio. "Ecco, sostituite la parola Iraq con Siria, e iracheni con siriani, e capirete tutto.
Questa lettera è datata 1 ° settembre, festa di uno dei santi più venerati della Siria, S. Simeone Stilita, che, nel 5 ° secolo, ha vissuto 42 anni arroccato su una colonna di 18 metri. Ha scelto questa via, secondo la tradizione, per essere più vicino a Dio. Che il nostro sacrificio e la nostra sofferenza possano non durare così a lungo.

Aleppo,  1 settembre 2014
Nabil Antaki, per i Maristi Blu

mercoledì 10 settembre 2014

TOGLIETEMI TUTTO, PURE LA FERRARI !


"La Ferrari è oramai americana". Così parlò Luca Cordero di Montezemolo in risposta alla sciabolata di Marchionne : "nessuno è indispensabile".
E,con la tecnica del Califfo,il killer seriale canado-svizzero decapitò il manager di Maranello.
Oddio,il fascinoso Luca,già tradito da Italo (treno,non equivochiamo) non poteva immaginare di perdere repentinamente la "rossa" nazionale.
Però 10 anni di insuccessi ed il fallimento attuale non potevano restare impuniti.
Almeno agli occhi della Chrysler,la cui proprietà effettiva sa tanto di "mistero finanziario". Obama,che ci ha messo i dollari pubblici all'inizio,ha di fatto portato la Fiat in orbita yankee. Mica gli attuali proprietari sono degli Agnelli doc.
Anzi,per precisione,la ha proprio smantellata in Italia. Come vendite e tecnologia. Cosa restava da "esportare" a Detroit  ? La Ferrari....,con ottimo fatturato di vendita ma pessime prestazioni di gare.
Così,visto che gli affari vivono solo per la gloria passata,è arrivato Marchionne.
Per portare a casa,negli Usa,pure il Cavallino Rampante.
Perde la testa (della fabbrica) l'algido Montezemolo....perde l'Italia il marchio piú prestigioso nel mondo (con la Nutella) del fu "made in Italy".
Io,misero mortale cresciuto con l'una (la Nutella) e senza l'altra (la rossa),disperato ma consapevole del nostro stato di miserabili lancio il mio grido di dolore mediatico :
"toglietemi tutto....pure la Ferrari".

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello
                                                                                                                                                      

lunedì 8 settembre 2014

Manifesto di Rinascita Nazionale





Manifesto di Rinascita Nazionale
Un laboratorio di sovversione mondiale lavora per la perversa distruzione di ogni cultura, di ogni identità, di ogni giustizia sociale, di ogni differenza territoriale, linguistica e storica, di ogni assetto umano già fondato sulla libertà individuale, sulla solidità della famiglia, sulla centralità e solidarietà di ogni parte della comunità nazionale.

L’arma brandita da questo “laboratorio della distruzione” è la feroce iniezione di massicce dosi di un pensiero unico ispirato a pseudo-modelli “universali” di finto egualitarismo culturale, sociale ed economico, imposti a una società di massa rassegnata e narcotizzata, ed estranei ai nostri costumi, valori, ideali, speranze.

Il suo inconfessabile obiettivo è l’annientamento dei popoli, soprattutto se forti di una civiltà e di un destino comune.

È fondamentale dovere, di ogni uomo libero e di ogni forza sociale ancora gelosa e fiera della propria indipendenza e creatività, contrastare questa strategia della distruzione nelle sue molteplici manifestazioni.

Nostro è il dovere di ricostruire l’identità e la solidarietà di popolo.

Innanzitutto rovesciando le nefaste politiche di decrescita demografica e di coatta immigrazione-invasione che hanno quale scopo comune la distruzione del tessuto identitario e socio-economico delle nostre genti.

L’accoglienza indiscriminata di moltitudini sradicate dalle proprie culture, provocata dalla continua propaganda in favore di un falso umanitarismo spacciato come “espiazione” di presunte colpe ancestrali, è una politica criminale, e per noi suicida, che conduce all’ineluttabile rottura di quel “contratto sociale” che ha reso possibile, da sempre, la nascita e la crescita delle civiltà.

Questa la strategia della distruzione contrabbanda come “becero razzismo di un popolino scomposto e ignorante dal cuore di pietra che mai sanguina”, il sacro diritto di essere padroni in casa nostra.

I nuovi negrieri manovrati da “menti oscure” utilizzano questa merce umana per procurare profitti ai signori del denaro. L’iniezione di questa manovalanza a basso costo per abbattere i cosiddetti costi del lavoro crea soltanto, nei territori di accoglienza, disoccupazione, delocalizzazioni e disordine delinquenziale. Nei territori di origine, guerre, sottosviluppo e destabilizzazione sociale, economica, culturale e politica.

Ogni comunità organica ha diritto a decidere e a costruire essa stessa, nella sua terra, il proprio futuro.

La civiltà non si sradica né si esporta: è il cammino autodeterminato di ogni popolo.

La forzata integrazione, la forzata acculturazione, crea soltanto emarginazione e conflitti sociali.

La nobiltà dell’uomo e la nobiltà del lavoro.

Ogni realizzazione dell’uomo, ogni creazione manuale ed intellettuale dei nostri popoli, va gelosamente protetta: si tratti della cultura o della mozzarella, dell’acciaio o del vino.

Rifiutiamo di importare ciò che già da noi si produce, in abbondanza e di qualità.

Rifiutiamo ogni modello monoculturale di massa che il laboratorio della distruzione vuole imporre per dividere uomini e popoli e così assoggettarli alle leggi del profitto e dell’usura: dall’ipermercato h24 all’informazione unica e manipolata, dalle armate neocoloniali alla “giustizia universale”, dalla moneta unica alla lingua unica.

Noi e la nostra terra possiamo già soddisfare ogni necessità sociale, industriale, agricola, politica e intellettuale.

È vitale restituire all’uomo la sua centralità nella vita, nel lavoro e nell’economia. L’uomo, il lavoratore, il produttore, non più numero o consumatore, deve tornare ad essere attore ed artefice della propria esistenza, del proprio benessere e del proprio futuro. Non più mercificato e sfruttato. Non più inconsapevole strumento dell’arricchimento della ristretta oligarchia dei signori del denaro, la stessa che guida le multinazionali, le banche, la politica del Debito Infinito di uomini e nazioni e la globalizzazione. Globalizzazione e mondializzazione da noi mai voluta, ma certamente subita!

Un’oligarchia senza volto, che utilizza i suoi camerieri imposti alla guida dei governi e degli Stati, che si nasconde dietro i suoi delegati di Wall Street e della City e che distrugge l’economia reale con vergognose speculazioni finanziarie, privatizzazioni-rapina, liberalizzazioni-truffa, delocalizzazioni e deregolamentazioni.

Un’oligarchia senza volto che si maschera dietro impenetrabili trust e impone miseria per tutti,  con la flessibilità, la precarietà e la mobilità del lavoro. Che spegne ogni scintilla di iniziativa imprenditoriale non conforme agli interessi della lobby globalista.

Un’oligarchia che si ingrassa di eterne cedole e di tassi usurai imposti alle nazioni con inique tassazioni emanate da “governi tecnici” nominati ad hoc. Immoralità del debito pubblico.

Soltanto riprendendo nelle mani il suo futuro il popolo potrà liberarsi dalle catene dell’attuale servitù. Con ogni mezzo.

Tutto deve essere ridiscusso.

L’imposizione di una società multietnica.

I trattati di servaggio internazionale.

Le leggi capestro sulla proprietà della moneta, che non può che essere dei popoli e non, come oggi, di banche d’affari “anonime”.

Le norme liberticide: quelle che comprimono le libertà dell’uomo, rapinano il futuro ai giovani e quelle che soffocano l’economia produttiva ad esclusivo vantaggio di speculatori e finanzieri internazionali.

La struttura elefantiaca e inefficiente dei mille organi istituzionali – amministrativi, governativi, legislativi e giudiziari – non più strumenti del contratto sociale e degli interessi del popolo, ma autoreferenziali e al tempo stesso sudditi di caste interne e di poteri transnazionali.

Tutto nell’interesse di tutti

È tempo di rovesciare il piatto avvelenato che il laboratorio della distruzione impone.

È tempo di rivendicare con orgoglio la nostra diversità e unicità. Gelosi delle nostre autonomie e delle nostre tradizioni.

Roma, Parigi e Mosca non sono né la New York delle banche né la Bruxelles dell’eurocrazia.

Arte, cultura, storia, genio, solidarietà e civiltà sono radicate nelle nostre terre e nelle nostre genti.

La nostra identità vive anche delle nostre case, delle nostre strade, delle nostre campagne, della nostra opera, della nostra memoria. Non può essere  accettato alcun attacco speculativo o fiscale contro questi valori primari. E quando prone e assenti istituzioni latitano dai loro doveri di tutela, è nostro compito e obbligo civile sostituirle con un impegno in prima persona.

  • È il momento di riaffermare la sovranità di ogni nazionalità.
  • È il momento di stracciare tutti i pezzi di carta che altri hanno scritto e sottoscritto a nostro nome e a nostro danno.
  • È il momento di riproporre il vero contratto sociale tra i cittadini e i loro rappresentanti, di costruire uno Stato strumento del popolo e non soggetto a caste interne ed oligarchie apolidi.
  • È il momento di farla finita con la cosiddetta “unione europea” che altro non è che la cinghia di trasmissione dei diktat del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, delle sue Banche Centrali, della grande finanza e delle multinazionali.
  • È il momento di riaffermare il sacro diritto dei popoli all’autodeterminazione.
  • È il momento di riunire in un solo corpo vivente, in una potente alleanza, i popoli che da sempre condividono lo stesso destino, da Dublino a Vladivostok.
  • È il momento di una Lega di terra e di popolo.        
  • È vitale costruire rapidamente e attivare una Lega Nazionale.

  • Per aggregare rapidamente ogni energia, ogni forza italiana orgogliosa della nostra comune memoria, della nostra storia, della nostra gente, della nostra cultura e pronta a riprendere la strada del virtuoso cammino un destino comune.
  • Per mandare a casa definitivamente i distruttori della nostra patria comune e i parassiti loro camerieri, tutti vergognosi esportatori di “democrazia” a colpi di guerre e di odio.
  • Per riprenderci le nostre vite, la nostra dignità, i nostri sogni, la famiglia, la natura, le amicizie, le risate  e quindi un lavoro che ci permetta tutto ciò e non al loro posto.
  • Per restituire ai giovani il diritto-dovere di riconquistare, in una scuola “seconda famiglia” e maestra e palestra di vita, la migliore educazione e istruzione nazionale. Con la libertà di dissentire dal pensiero unico, con il confronto diretto tra tesi contrapposte e con l’ausilio di ogni nuova tecnologia.
  • Per spazzare via ogni deviazione multiculturale, predicata dalle varie chiese, propagandata dai media asserviti e tesa soltanto alla massificazione del genere umano in un indistinto e “tollerante” caos di teatranti, mimi e schiavi.
  • Per uscire dai patti capestro di sudditanza politica imposti dalla cosiddetta “unione europea”, dall’Alleanza Atlantica e dall’alta finanza – dal Trattato di non proliferazione nucleare alla Corte internazionale di Giustizia, al fiscal compact fino al prossimo Trattato commerciale transatlantico – sottoscritti ai danni di ogni popolo d’Europa e combattere ogni strategia di deregolamentazione economica, meticciato culturale ed esproprio militare della nostra sovranità nazionale.
  • Per aggregare tutte le entità nazionali europee, da Dublino a Vladivostok, su una via comune di progresso e di destino culturale, economico, scientifico, politico e militare.
  • Per un’Europa dei Popoli.
Promotori e sottoscrittori su:
La nostra è la tua lotta.

Non è certo di chi, schiavo senza dignità, si fa scimmia e cane e zerbino di questi Signori della tristezza e del denaro. Di esseri senza spina dorsale che di tutto conoscono il prezzo ma di niente il valore.

  • Qui si tratta di porre fine al tempo del bastone e della carota.
  • Qui si tratta di sollevarsi dalle macerie. Di smettere di guardare soltanto alle nostre scarpe senza combattere per l’avvenire e senza chiedersi mai quale impronta lasceremo del nostro passaggio. Di urlare la propria dignità, di realizzare il proprio destino.
La sottoscrizione di questo manifesto è un dovere personale e comunitario per creare non oltre questo autunno 2014 un potente, trasversale, fuori dai vecchi schemi e risolutivo movimento di popolo: una Lega Nazionale.


06/09/2014

                                                                                                                

sabato 6 settembre 2014

Comitato Onoranze Caduti di Rovetta



Ass.ne Reduci 1^ Legione CC. NN. 'M' d'Assalto Tagliamento
Comitato Onoranze Caduti di Rovetta
Ass.ne  Il Campo della Memoria di Nettuno

Visita alla Tomba dei Caduti di Rovetta
al Cimitero del Verano di Roma
21 Settembre 2014

P R O G R A M M A
Ore 9,30
Incontro all’ingresso secondario del Cimitero del Verano nel Piazzale delle Crociate
 (poco prima della Tangenziale).
Ore 10,00
Corteo dei Reduci dall'Ingresso del Verano alla Tomba dei Caduti.
Ore 10,30
Visita alla Tomba dei Caduti di Rovetta e Cerimonia commemorativa come segue:
Breve saluto di un rappresentante dell'Ass. Reduci della Tagliamento
e del Presidente Alberto Indri  del Campo della Memoria
Sintetica Commemorazione storica del prof. Stelvio Dal Piaz
Appello ai Caduti di Rovetta.
Ore 11,30
Cerimonia religiosa come segue:
Santa Messa in suffragio dei Martiri officiata da  Don Marco Solimena, sacerdote del Clero romano, e Benedizione della Tomba.
Lettura della 'Preghiera del legionario'.
Ore 12,45
Pranzo presso il Ristorante 'Mammà' (ex Le Crociate). Il convivio sarà preceduto dalla consegna del Premio Alto Morale Edizione 2014 all'Associazione 'Campo della Memoria' di Nettuno,
annunciato nel XXII Raduno di Rovetta domenica 25 Maggio scorso.
Ore 16,00
Eventuali comunicazioni degli Appuntamenti in Programma per  l'anno 2015, e commiato.

RIFERIMENTI
Pernottamento
Per prenotazioni pernottamento di sabato sera 20 Settembre 2014
 presso l'Hotel Regina Margherita, via Bari n.3 (una traversa di Viale Regina Margherita):
camera singola euro 74.00, inclusa prima colazione, non inclusa tassa di soggiorno
camera doppia euro 84.00, inclusa prima colazione, non inclusa tassa di soggiorno
Rivolgersi al sig. Lucio tel. 06 44202145 facendo riferimento all' Ass. Reduci Tagliamento
Pranzo
Per prenotazioni per il pranzo (prezzo euro 22,00) che avrà luogo domenica 21 alle ore 12,45 al vicino Ristorante 'Mammà' (ex Le Crociate) che è in Piazza delle Crociate 17 (sopra il Supermercato INS) ,
 rivolgersi a: Alberto Indri, tel. 06 64721096, cell. 339 4676055, Paolo Piovaticci, cell. 335 5280754



VERANO 2014..

venerdì 5 settembre 2014

CULTURA - La concezione politica di Platone: la critica alla democrazia

La concezione politica di Platone: la critica alla democrazia

Raffaello Sanzio, Platone e Aristotele (Particolare da Scuola di Atene, 1509). Immagine tratta da: www.pedagogy.ca di Franco Ferrari*   (Da Treccani.it)

Nonostante i tentativi compiuti negli ultimi decenni da numerosi studiosi di interpretare in senso liberal-democratico la filosofia politica di Platone, la tesi del filosofo austriaco Karl Popper secondo la quale Platone fu un pensatore totalitario, che avversò in maniera radicale la società aperta e la democrazia, appare difficilmente contestabile. L'avversione platonica nei confronti della democrazia è di natura profonda e investe importanti aspetti del suo pensiero filosofico, sia sul versante antropologico sia su quello etico e morale. Per Platone la democrazia assume in maniera del tutto ingiustificata l'uguaglianza degli uomini e rinuncia programmaticamente al principio di competenza. Inoltre essa è destinata inevitabilmente a degenerare nella più terribile delle forme di governo: la tirannide.

Protagora ‘ideologo’ della democrazia
La riflessione filosofica del V-IV secolo a.C. fu generalmente ostile alla democrazia. Forse la prassi democratica non aveva bisogno di venire legittimata sul piano teorico dal momento che era, almeno ad Atene, diffusa e accettata. Quando la filosofia, con Socrate, Platone e, sia pure in misura meno radicale, con Aristotele, iniziò a riflettere sistematicamente sui fondamenti della democrazia, assunse un atteggiamento critico e polemico. Non mancarono tuttavia, soprattutto in ambiente sofistico, tentativi di legittimare teoreticamente la prassi democratica. Il più interessante di questi tentativi fu probabilmente compiuto da Protagora di Abdera, uno degli intellettuali più prestigiosi e celebri attivi ad Atene nella seconda metà del V secolo.
Platone, proprio nel dialogo dedicato a questo sofista, fa esporre a Protagora il celebre mito sull'origine della civiltà. In base al racconto di Protagora nella distribuzione originaria delle capacità, che Zeus affidò al poco preveggente Epimeteo, gli uomini restarono privi di dotazioni naturali, cioè senza forza, velocità, robustezza, ecc., e di conseguenza non erano in grado di sopravvivere di fronte alla soverchiante forza degli altri esseri viventi. Per supplire a questa carenza, Prometeo donò agli uomini la sapienza tecnica, cioè la competenza artigianale (demiourgikè techne) sotto forma di fuoco. Per Protagora, tuttavia, il possesso di una competenza tecnico-artigianale non è ancora sufficiente a garantire la sopravvivenza, perché gli uomini sono naturalmente portati a sopraffarsi a vicenda e, sulla base della sola dotazione tecnica, non risultano orientati ad associarsi tra loro e a dare vita a forme di collaborazione e a nuclei associativi. Per questa ragione intervenne direttamente Zeus, donando la tecnica politica (politikè techne), la quale si costituisce di due principi: il rispetto (aidòs), cioè una forma di riconoscimento reciproco, e il senso di giustizia (dike). A differenza delle dotazioni naturali e delle singole competenze artigianali, la tecnica politica venne distribuita a tutti gli uomini, i quali risultano così legittimati ad assumere le decisioni che riguardano la vita della comunità (Protagora, 320 D-323 C).
Il mito di Protagora viene considerato il ‘manifesto’ dell'ideologia democratica perché in esso trova giustificazione una certa forma di uguaglianza tra gli uomini, i quali sono tutti, almeno potenzialmente, in possesso della virtù politica, cioè sia di una dotazione minima di competenze utili a governare la città, sia di un'autonomia decisionale, che rinvia a una soggettività autonoma e trasparente. In altre parole, Protagora sembra fondare l'assunto fondamentale dell'ideologia democratica, il quale stabilisce che i membri di un gruppo chiamati a discutere, a deliberare e a istituire norme valide per tutti, sono liberi e consapevoli, cioè perfettamente in grado di stipulare un patto negoziale.

Disuguaglianza naturale e principio di competenza
Sul piano della riflessione filosofica la polemica antidemocratica di Platone si indirizza proprio contro la validità di questo insieme di assunti. Alla tesi dell'uguaglianza degli uomini egli contrappone un celebre argomento di natura antropologica, che si fonda su una spregiudicata analisi della struttura dell'anima. Quest'ultima presenta tre differenti centri motivazionali, dalla prevalenza di uno dei quali dipende l'orientamento generale della vita psichica dell'individuo. Solo il primo di questi centri motivazionali è razionale, e si identifica con la capacità calcolativa della ragione (logismòs). La sua prevalenza nell'anima dell'individuo garantisce l'orientamento dello stesso alla conoscenza e soprattutto la capacità di universalizzazione. Viceversa le altre due ‘parti’ sono irrazionali: l'una rappresenta le istanze dell'impulsività e della reattività collerica, l'altra dei desideri collegati alla corporeità.
Secondo Platone solo in un numero molto limitato di individui il centro razionale esercita il dominio e assoggetta le altre due parti; le anime della maggioranza dei cittadini sono invece dominate dalle parti irrazionali. Ciò significa che in questi individui gli interessi privati, i desideri, la pretesa di autoaffermazione prendono il sopravvento nei confronti dell'orientamento al bene generale. Si tratta di uomini che risultano ‘schiavi’ dei desideri e che perciò non sono in grado di esercitare in maniera libera e veramente autonoma il loro ruolo di cittadini. Solo coloro nei quali prevale l'istanza calcolativa e razionale, cioè i filosofi, possono assumere legittimamente il governo della città, perché solo loro sono in grado di universalizzare le proprie decisioni, cioè di agire nell'interesse collettivo. Inoltre i filosofi conoscono il mondo delle idee, cioè l'ambito eterno e invariabile dei valori normativi (la giustizia, il bene, ecc.) ai quali deve uniformarsi ogni comportamento politico razionale. La conoscenza delle idee consente di fissare dei criteri universali e assoluti in riferimento ai quali l'uomo politico può stabilire se una certa legge o un determinato comportamento sia conforme alla ragione e al bene. E' evidente che, secondo Platone, la democrazia viola le due norme fondamentali del buon governo: la naturale disuguaglianza degli uomini e il principio di competenza, cioè il possesso del sapere.

Il paradosso della democrazia: l'avvento della tirannide
Platone affianca alla riflessione filosofica sui fondamenti etici e antropologici della politica un'approfondita analisi storico-fenomenologica delle varie forme di governo. Come la città democratica è dominata dall'uguaglianza (isonomìa) dei cittadini, così l'uomo democratico è un individuo ‘isonomico’, nel quale è assente ogni principio gerarchico tra i desideri. Nell'uomo democratico non esiste un orientamento psichico prevalente, dal momento che ogni desiderio (perfino quello di sapere) si colloca sullo stesso piano degli altri: la sua anima è dominata dal principio di libertà, la quale sconfina inevitabilmente nella licenza.
Dal punto di vista storico la democrazia è destinata a trasformarsi nella tirannide che rappresenta la forma più nefasta di governo. L'eccesso di libertà induce i cittadini a consegnarsi a un difensore, solitamente un demagogo, il quale sollecita le istanze irrazionali degli individui e riesce a farsi consegnare ‘democraticamente’ il potere, trasformandosi in tiranno, ed eliminando tutte le libertà della democrazia. Platone fu il primo pensatore a formulare il cosiddetto paradosso della libertà o della democrazia: si tratta dell'incapacità della democrazia di autofondarsi, cioè della circostanza che una democrazia può decidere in forma democratica di annullarsi.

Attualità di Platone?
Come si vede, la filosofia politica di Platone fu profondamente antidemocratica; essa appare del tutto inconciliabile con principi liberali della modernità. Tuttavia la riflessione platonica ha il merito di aiutarci a collocare in prospettiva, e forse a relativizzare, una serie di assunzioni che appaiono naturali. In particolare essa invita a considerare l'uguaglianza tra gli uomini non come il presunto dato di partenza, ma come il fine dell'azione politica. Inoltre l'orientamento universalizzante e comunitario del pensiero platonico può rappresentare un eccellente antidoto contro l'individualismo e l'eccesso di privatezza che deformano di fatto la prassi democratica moderna.


*Insegna Storia della filosofia antica presso l'Università di Salerno. Si occupa prevalentemente di Platone e del platonismo antico. Fra le sue pubblicazioni: Platone. Contro la democrazia, BUR 2008.
                                                                                                                                             

martedì 2 settembre 2014

"LE CASSANDRE" AVEVAMO RAGIONE

 
Ucraina,poco fa...,Siria oggi ed ieri,Irak oggi,ieri e da Bush padre.
Libia : da Sarkozy a BombObama, via Berlusconi,un video mostra gli integralisti islamici nuotare nella piscina dell'ambasciata (abbandonata di corsa) Usa a Tripoli.
Afghanistan dal primo giorno dopo l'11 settembre...Somalia ancor prima...
Algeria,Tunisia,Egitto e "primavere arabe".
Gaza e Palestina in coda.
L'elenco degli eventi accaduti,trattati ed ipotizzati è lunghissimo e potrebbe andare a ritroso senza fine.
Tutto guardato ed esaminato con un'ottica "diversa",non conformista e decisamente "scomoda" in questo 70ennio che va dal 1945 ad oggi.
Non solo da me (che però mi riconosco il vanto di averlo detto e scritto mettendoci sempre faccia e nome) quanto da quel poco di stampa e tanto di libera informazione su internet che,nel tempo,hanno avuto il coraggio di riprendere e pubblicare (senza censura) gli interventi delle "Cassandre" scomode.
Quelle,tante ma non "di grido",che ammonivamo sui rischi di "tutte" le operazioni di guerra sopracitate (sempre per restare a quelle di attualità) nella consapevolezza che,vivendo in Occidente e sotto un regime mediaticamente manipolatore,quanto dicevamo,scrivevamo e (a volte) facevamo  sarebbe stato o censurato oppure ferocemente condannato perché in contrasto con l'operato delle "democrazie  occidentali".
Personalmente mi sono visto affibbiare di tutto : "nazista,fascista,razzista,antisemita,terrorista,islamico,difensore di dittature e dittatori sanguinari..."e tante altre cose per finire con " testa di ca...".
Tutte offese (ed a volte minacce) che non mi hanno mai toccato piú di tanto ma che si sono pure riversate sulle testate di informazione libera,ree di ospitare "opinioni" alternative (condivise o meno che fossero dalla direzione).
Stessa cosa,sicuramente in maggior misura, per altre "Cassandre" colpite da vere e proprie persecuzioni.
Tornando alla sostanza di quanto spero di comunicare : come Troia cadde (a tradimento) malgrado gli avvisi e profezie della Profetessa così oggi abbiamo la realizzazione di quanto segnalato per tempo.
Le "primavere arabe" hanno portato,con il pieno appoggio degli occidentali :
la dittatura militare (toh..e Mubarak ?) in Egitto con migliaia di morti per le strade ed una situazione che esploderà nuovamente  ;
la frammentazione della Libia in Califfati e territori tribali incontrollati ed incontrollabili,con in più centinaia di migliaia di profughi esterni che si riverseranno in Italia ;
la creazione del Califfato dell'Irak e del Levante,sogno di Bin Laden e dei suoi eredi piú o meno legittimi ;
la mai cessata guerra in Afghanistan ove i talebani riprenderanno subito il potere non appena andranno via i soldati Usa (ma non ci credo che andranno via) ;
la aggressione ad Assad in Siria (fermata solo da Putin) che,oggi, viene "riabilitato" di fatto quale argine essenziale per fermare l'Isis.
Gaza e Palestina....,dopo migliaia di civili morti (tutti palestinesi,meno cinque) nessuno crede che le ostilità siano cessate davvero.
Ucraina,notizia di poco fa : Putin continua ad ammonire BombObama,l'UEismo e la Nato che mai permetterà il massacro dei russofoni ucraini e che...ha le bombe atomiche.
Chiaramente ho usato Cassandra per rendere l'idea e non perché mi senta tale o per darmi soverchia importanza.
Sono certo che le analisi del tempo (e quelle di oggi) le avrebbe potuto fare qualunque persona minimamente informata e con un poco di buonsenso.
Come i direttori delle libere testate telematiche che hanno dato loro spazio e quanti abbiano potuto o voluto esaminarle.
Ad altri, quelli che li hanno respinte "per partito preso" e perché "allineati e coperti" suggerisco solo una cosa :
un bell'esame di coscienza.....

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello