lunedì 8 gennaio 2018

Anna Frank: frode letteraria e falso storico.


La menzogna del diario di Anna Frank: frode letteraria e falso storico.

di Dagoberto Husayn Bellucci
Indignazione generale e sdegno unanime catterizzarono  un episodio relativo al mondo delle curve e del tifo ultrà organizzato. Tralasciando la bagarre suscitata crediamo doveroso occuparci in questa ricognizione d'analisi storica prevalentemente sulle reazioni, alquanto scomposte quando non esageratamente sbracatamente filosioniste, e principalmente su uno studio attento del diario di Anna Frank che, di fatto, fa da sfondo all'intera vicenda.
Vediamo di occuparci subito delle reazioni e del vespaio di critiche suscitate dall'episodio degli adesivi 'antisemiti' in curva sud di domenica scorsa: dal ministro dello sport Lotti al segretario del P.D. Matteo Renzi, dal ministro degli interni Minniti alla Presidenza della Repubblica coro unanime da parte del mondo politico sempre sodale ogni qualvolta si tratta di difendere a spada tratta gli ambienti del Portico d'Ottavia e dintorni.
Siamo tutti Anna Frank", ha scritto Mario Calabresi nel suo editoriale di oggi su Repubblica. Il che ci pare quantomeno eccessivo.
"Se fossi un tifoso della Roma, mi appunterei sul petto il suo fotomontaggio", gli ha fatto eco Massimo Gramellini sul Corriere della Sera. Il che non fa una piega: a quanto ci risulta siamo ancora in un paese nominalmente libero...Gramellini potrà appuntarsi sul petto ciò che più desidera.
Come ha scritto Andrea Picardi nel suo articolo "Anna Frank, i tifosi della Lazio e la vergogna degli adesivi" :"A di 24 ore di distanza dalla scoperta di quegli adesivi portati da un gruppo di tifosi della Lazio domenica allo stadio Olimpico, lo sconcerto é ancora forte: una vergogna nazionale“ arrivata inevitabilmente sulla stampa estera (Usa Today) che dimostra quanto le battaglie di questi anni contro il razzismo e l'antisemitismo non abbiano ancora raggiunto i risultati sperati… "É inaccettabile e scioccante. Sono sconcertata", ha commentato con Formiche.net l'assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Roma, Giorgia Calò. Che ha sottolineato anche l'alto valore simbolico dell'immagine di Anna Frank, la cui offesa risulta per questo ancora più grave e dolorosa: "Il suo volto e il suo nome appartengono all'immaginario collettivo di tutti noi, non solo degli ebrei. Per questa ragione quanto accaduto all'Olimpico ci fa ancora più male. Sul libro di Anna Frank moltissime generazioni in tutto il mondo si sono formate e hanno capito, attraverso il suo sguardo e la sua penna, cosa stata davvero la barbarie della shoah" (1).
E non dimenticando che nella mattinata di ieri, 24 ottobre, una delegazione della società sportiva Lazio calcio ha deposto una corona di fiori dinnanzi il tempio centrale della comunità ebraica, la sinagoga di Roma, ed il suo presidente Lotito ha rimarcato la condanna del gesto sottolineando che la società si impegnerà a promuovere 'viaggi culturali' ad Auschwitz per 200-250 giovani ...
Veniamo invece alla questione del 'diario' ... un falso storico ampiamente sconfessato del quale ci siamo occupati in altre occasioni e sul quale abbiamo ancora qualcosa da dire.
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In un volume di Richard Harwood, "Did six million really die? The truth at last" (2), l'autore ci informa che il diario di Anna Frank è un falso storico. In realtà Harwood si riferiva all'opera teatrale di un certo Meyer Levin sul diario basata. Ma la gaffe di Harwood ha avuto l'effetto di suscitare in Ditlieb Felderer, un ebreo di origine austriaca emigrato in Svezia, la curiosità per una indagine a tutto tondo sul famoso diario assurto a simbolo esso stesso dell'olocausto ebraico.
Scrive Felderer: "...controllando meglio il materiale pertinente il Diario venimmo a conoscenza di certi fatti, alcuni dei quali tanto gravi, che non potemmo fare a meno di domandarci come mai nessuno avesse mai indagato prima su tutta la faccenda. Con una metafora potremmo dire che Harwood aveva riconosciuto che il paziente era ammalato, ma aveva fornito la diagnosi sbagliata. (...) La menzogna su cui il diario di Anna Frank poggia è talmente colossale, le sue implicazioni talmente profonde che l'umanità ha il diritto di esserne a conoscenza." (3).
Vediamone alcune.
"Ci viene riferito - scrive Felderer nel primo capitolo del suo libro - che "inizialmente, la pubblicazione del Diario venne rifiutata da numerosi editori" (Enc. Giudaica, 7:54). Nonostante ciò, la prima edizione olandese era apparsa già nel 1947 (L'Enciclopedia Brockhaus, 6:450, dà addirittura il 1946)) con il titolo "Het Acheteruis" (il retrocasa - Casa editrice Contact, Amsterdam).
Ancora Felderer ci informa che "...un norvegese, il signor Thilo Schoder, di Kristiansand, aveva ricevuto il manoscritto ORIGINALE dalla scrittrice ebrea Annaliese Schùtz, editrice del giornale berlinese 'Die Neue Zeit'. Dopo aver incontrato il signor Frank in Olanda, Schoder tornò in Norvegia con il manoscritto ORIGINALE e cercò di farlo pubblicare, ma gli editori rifiutarono ('Aftonbladet', 10 febbraio 1947). La prima traduzione, o piuttosto trascrizione tedesca (ubertragen = trascrivere) apparve ad Heidelberg nel 1949 (L'enciclopedia Brockhaus, op. cit., dà la data del 1950, 6.à ediz. 1959), edita da Lambert Schneider. La trascrizione era opera della summenzionata A. Schutz (titolo completo 'Das Tagebuch der Anne Frank, 14 giugno 1942-1 agosto 1944", con una prefazione di Marie Braun). La famosa casa editrice ebraica Fischer KG Frankfurt/am Main lo ripubblicò in seguito. Nel 1955 uscì la 77.a ristampa del testo con una prefazione di Albrecht Goes. Anche questa edizione era stata trascritta da Schùtz. La 'Nuova Enciclopedia Britannica', 4:279, ci informa che la ragazza era nata il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno e che la prima edizione inglese del suo Diario era uscita nel 1953. L'edizione Cardinal in nostro possesso afferma però afferma che il Diario di Anna Frank uscì per la prima volta in Inghilterra, nell'edizione Doubleday, nel giugno 1952. Osservate come anche nei confronti della data di uscita del Diario le fonti principali siano in contrasto tra loro. La prima edizione Cardinal comparve nell'ottobre 1953. La nostra copia (36.a ristampa, agosto 1963) ha una prefazione di George Stevens, mentre l'introduzione e l'epilogo sono a cura di Eleonor Roosevelt. Il libro consta, in totale di 240 pagine. Sappiamo anche che, oltre ad Anneliese Schutz, due altre persone 'assistettero' il signor Frank: Isa e Albert Cauvern. Si racconta che Anna Frank morì di tifo nel campo di concentramento di Bergen Belsen nel marzo 1945 (Enciclopedia Giudaica, op. cit. : 53). Considerato che scopo dei nazisti era, si dice, quello di sterminare gli ebrei sembra piuttosto strano che la ragazza sia stata mandata prima "a Westerbork e poi (2 settembre 1944) a Auschwitz-Birkenau, "nel dicembre 1944 Anna arrivò a Bergen Belsen con sua sorella Margot" (Enciclopedia Giudaica, op. cit.) - un lungo tragitto da Auschwitz! Tutto questo andirivieni da un lager all'altro è parecchio in contraddizione con la teoria dello 'sterminio' degli ebrei. (...) Il padre della Frank e i suoi sostenitori dichiarano che il Diario è una testimonianza vivente e veritiera e un baluardo contro il fascismo, l'hitlerismo e il neo-nazismo. Quanto la nostra ricerca, comprovante che il Diario è un falso, potrà intaccare queste affermazioni, resta da vedersi. (...) In un'opera come il Diario, in cui una ragazza che passa dai 13 ai 15 anni descrive la propria vita, ci sarebbe da aspettarsi dei cambiamenti stilistici. Nell'opuscolo di 38 pagine distribuito dalla Fondazione Anna Frank ci vengono mostrate alle pagine 6 e 10 varie fotografie della ragazza a diverse età; non ci viene però mostrata la sua calligrafia nei vari periodi della sua vita; soltanto alla fine dell'opuscolo a pagina 36 ce ne viene mostrato un saggio. Anna Frank era allora quindicenne. Questo saggio, l'unico riprodotto nella brochure, non corrisponde
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affatto, secondo noi, alla calligrafia di una ragazza di quell'età, e comunque non presenta nessuna somiglianza con quella pubblicata sulla rivista americana 'Life' il 15 settembre 1958 che sembra assai più consona ad un'adolescente. L'intero caso di Anna Frank pone tutta una serie di domande di cui il tempo aumenta, anziché diminuire, il numero. Abbiamo già ricordato il silenzio del padre sui molti punti oscuri della vicenda. Inoltre, perché, quando ci si reca in visita alla casa di Anna Frank, anziché mostrarci storie dell'orrore sui lager nazisti non ci viene mostrato il manoscritto originale del Diario? Perché l'originale non è esposto nella sede della Fondazione, anziché essere tenuto nascosto in una cassetta di sicurezza di una banca svizzera?"
Ancora dal volume di Felderer apprendiamo alcune stranissime omissioni fra cui:
- la mancata copiatura da parte del padre di alcune parti del diario il quale - come raccontano i responsabili della stessa Fondazione Anna Frank - avrebbe omesso "soltanto alcuni passaggi troppo intimi o che avrebbero potuto offendere i sentimenti di alcune persone (???) . Non aveva, comunque, nessuna intenzione di far pubblicare il diario.".
In un solo colpo, in poche righe dell'opuscolo ufficiale diffuso dalla fondazione intitolata alla ragazzina ebrea, ci troviamo di fronte a ben tre menzogne: a) se il padre non aveva alcuna intenzione di far pubblicare il diario non si capisce per quale motivo si sia dannato l'anima per ricopiarlo e tanto meno perché lo avrebbe mostrato agli amici. Se non si desidera pubblicare qualcosa che deve rimanere nella memoria privata non si ha motivo di farne alcuna copia né mostrarne il contenuto ad estranei. Non sarebbe in proposito neanche sbagliato domandarsi se Isa e Albert Cauvern che avrebbero assistito il signor Frank nella battitura a macchina del Diario abbiano utilizzato l'originale o la copia che aveva fatto il padre.
In ogni caso anche il semplice fatto che il padre abbia sentito la necessità di fotocopiarlo è una dimostrazione palese che aveva l'intenzione di procedere ad una sua pubblicazione. L'esistenza poi di una copia inficia irrimediabilmente la pretesa autenticità dell'opera.
La seconda menzogna è quella che riguarda le omissioni ovvero quanto il padre di Anna decise di omettere dal diario originale.
La Fondazione nell'opuscolo ufficiale scrive che "salvo alcune parti che non hanno interesse per il lettore, il testo originale è stato stampato integralmente.". Intanto ci domandiamo CHI e PERCHÉ ABBIA DECISO CHE QUESTE PARTI ELIMINATE NON AVREBBERO AVUTO INTERESSE PER IL LETTORE?
In secondo luogo viene da chiedersi cosa debba intendersi per STAMPATO INTEGRALMENTE quando risulta 'mondo' di alcune parti. La risposta, comunemente accettata dall'opinione pubblica, è che si tratti di parti relative alla sfera sessuale ed a giudizi alquanto negativi vergati dalla ragazzina sui suoi familiari in particolare sui genitori.
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Vi è da ricordare forse che alcuni anni più tardi numerosi altri racconti, attribuiti ad Anna Frank, siano stati dati alle stampe quasi a voler colmare questa lacuna? E non è forse vero che, anziché sviare l'attenzione, queste spiegazioni fornite dalla Fondazione non facessero altro che aumentarne l'interesse? Non casualmente come ha ricordato Felderer diverse sono le pagine relative alla sessualità contenute nelle prime edizioni date alle stampe del Diario. "Margaretha Schwart, autrice del già citato articolo sull'Expressen - scrive Felderer - ci informa che i passaggi omessi trattavano argomenti sul sesso... Eppure, il Diario, contiene tratti nei quali l'argomento "sesso" viene ampiamente dibattuto e che hanno sicuramente giocato un ruolo importante nel grande successo ottenuto dal Diario. Quindi, perché non pubblicare la versione integrale? A meno che nei passaggi soppressi la ragazza non scivolasse in perversi dettagli sul sesso, non si vede una ragione plausibile per non includere anch'essi nel testo ufficiale.".
Ora analizziamo altre questioni quali quella delle diverse annotazioni : "Non è che si possano raccogliere molte informazioni esaminando le date dei vari passaggi del Diario, tuttavia si possono scorgere alcuni curiosi ripensamenti. - scrive sempre Felderer - Cominciando col Giugno 1942, troviamo 6 passaggi (più uno datato due volte nello stesso modo). Luglio ha 6 e Agosto 2 passaggi. Sembra piuttosto strano che ci siano così poche annotazioni in un periodo in cui la ragazza si diceva tanto entusiasta di possedere un diario, sarebbe logico aspettarsi che vi scrivesse qualcosa ogni giorno. Poiché ci viene costantemente ricordato che ella era "una giovane di grande talento" e che la sua maggior ambizione era quella di diventare scrittrice, ci si stupisce che abbia scritto così poco. Tutto ciò acquista un senso soltanto ridimensionando tutta la faccenda e riassegnando a ciascuno il proprio ruolo: così Anna era soltanto una ragazzina qualsiasi, per nulla diversa dalle sue coetanee, annoiata a morte dai litigi continui che avevano luogo in casa,, e che si sfogava scrivendo di tanto in tanto nel suo diario."..
Ma vediamo come viene descritta la presunta/pretesa storia d'amore o flirt di cui l'autrice - o chi per lei - dell'ormai famosissimo Diario scrive diffusamente: "É interessante notare come il numero di annotazioni aumenti proporzionalmente al progredire della "love story" con Peter Van Daan, che, come Anna, era "ebrea" (cfr 16 Febbraio '44, 137). Sembra proprio che l'"autrice" tenti in tutti i modi di rendere il suo racconto più interessante ed accattivante. In Aprile, mese in cui il suo flirt con Peter diventa sempre più importante e durante il quale si discute con lui "le cose più intime" (18 aprile 1944, 221), troviamo 15 passaggi. Maggio ne ha
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17 e Giugno, che ne ha 10 è seguito dai semplici 4 di Luglio. Si conclude con l'annotazione del 1° Agosto 1944, mese nel quale fu, a quanto si dice, arrestata.".
Altra particolarità di cui Felderer scrive è quella dell'uso, sproporzionato, di soprannomi. Un tale utilizzo è tipico e ben si adatterebbe ad un pubblico quale era quello statunitense dell'epoca assai poco credibile che sia uscito dalla penna di una ragazza di una distinta famiglia ebreo-tedesca. Non era affatto usuale, specialmente negli anni Quaranta, che una bambina utilizzasse nomignoli e soprannomi per i propri cari: a dirla tutta una cosa del genere sarebbe risultata oltremodo offensiva e di cattivo gusto... nel caso questi nomignoli irrispettosi si trovassero nell'originale saremmo di fronte ad una ragazzina alquanto maleducata e piuttosto fantasiosa...cosa che ci riporta ad una possibilissima opera di manipolazione e falsificazione dell'opera o, per essere più precisi, a dubitare fortemente che mai Anna Frank abbia scritto un Diario.
E veniamo ad una delle parti più importanti di questo Diario: quella relativa alle 'gasazioni' degli Ebrei delle quali Anna scrive: "Sotto la data di Venerdì 9 Ottobre 1942 (45/46) - scrive Felderer - troviamo "Stanno arrestando, a gruppi, tutti i nostri amici ebrei...secondo noi li ammazzano quasi tutti. La radio inglese dice che li "gasano":". É d'uopo osservare che i Frank non furono né "gasati" né "assassinati", ma morirono di malattia, come migliaia di altri Tedeschi. Anna stessa pare sia morta di tifo. Inoltre, il 13 dicembre 1942 (68) afferma di aver visto "due Ebrei" camminare liberamente per la strada, quando poco prima aveva affermato che li stavano arrestando. Un giornale svedese del 1963 riportava la notizia che Karl Silberbauer, l'uomo che aveva arrestato i Frank, non sospettava minimamente che gli ebrei venivano "gasati" nei campi di concentramento. Pare che abbia dichiarato: "Fummo sorpresi di sapere che Anna Frank aveva scritto nel suo Diario che gli ebrei venivano "gasati" ; come faceva a essere a conoscenza di un tale segreto? ("Stockholms Tidningen, 22 novembre 1963):
C'é una spiegazione logica per questo. I Frank, non avendo quasi niente da fare tutto il giorno, ascoltavano costantemente la radio inglese che diffondeva in continuazione racconti propagandistici di atrocità commesse dai Tedeschi; siccome i Frank odiavano i Tedeschi, non avevano nessuna difficoltà a credere a tutte queste invenzioni. A. R. Butz, nel suo interessantissimo libro "The Hoax of the XX Century", ci informa che Thomas Mann, parlando dalla radio inglese BBC, già nel 1941 aveva diffuso la notizia che "negli ospedali tedeschi, le persone gravemente ferite, i vecchi e i più deboli vengono UCCISI CON GAS VELENOSI - in un ospedale, ha affermato un medico tedesco, ne sono già stati assassinati due o tremila (1976, 176). Dopo accurate indagini, la maggior parte di noi ha scoperto di essere stata imbrogliata. Tutta la faccenda si è dimostrata essere un bluff architettato dall'efficiente macchina propagandistica ebraica. Nel passaggio, datato Giovedì 3 Febbraio 1944, gli abitanti dell'"Alloggio segreto" pare abbiano affermato: "É escluso. La radio inglese ha sempre detto la verità. E pur ammettendo che le notizie siano esagerate i fatti sono gravi abbastanza; perché lei non può negare un fatto, che in Polonia e in Russia molti milioni di pacifici esseri umani sono stati assassinati o gasati senza tanti complimenti." (pag. 158). Quale migliore strumento di propaganda che il Diario di Anna Frank!".
E infatti questo diario quotidiano di una adolescente ebrea sembra spesso in modo esagerato un classico esempio di letteratura propagandistica di quella inventata di sana pianta per inculcare delle verità costruite ad hoc e/o storie inventate di sana pianta come molte tra quelle che furono diffuse dagli ambienti ebraici nell'immediato secondo dopoguerra mondiale.
Fondamentale invece lo studio, dedicato all'autenticità del diario fornito dallo storico revisionista francese Robert Faurisson da cui apprendiamo quanto segue:
"Il diario di Anna Frank é autentico? Questa domanda ha fatto parte per due anni del programma di studi del corso di Critica testuale e dei documenti, un seminario riservato agli studenti del quarto anno già in possesso di un diploma di licence.
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1. Il diario di Anna Frank é un falso. Questa é la conclusione dei miei studi e delle mie ricerche e questo é il titolo del libro che pubblicherò.
2. Per indagare la questione posta da tale domanda e rispondervi, ho sviluppato il seguente lavoro di indagine:
Capitolo I
Una critica interna del manoscritto: il testo stesso de Il diario di Anna Frank (in olandese) riporta una quantità inspiegabile di fatti inverosimili o inconcepibili (sezioni 4-12).
Capitolo II
Uno studio dei locali dell'edifico ad Amsterdam: e impossibilità fisiche da una parte e le spiegazioni inventate dal padre di Anna Frank dall'altra compromettono gravemente la posizione di quest'ultimo (sezioni 13-17 e l'appendice n°1 della documentazione fotografica).
Capitolo III
L'intervista al testimone principale: il signor Otto Frank. Questa intervista si é rivelata insopportabile per il padre di Anna Frank (sezioni 18-47).
Capitolo IV
Un esame bibliografico: silenzi curiosi e rivelazioni curiose (sezioni 48-55).
Capitolo V
Il ritorno ad Amsterdam per una nuova inchiesta: l'audizione dei testimoni si rivela sfavorevole al signor Otto Frank; la probabile verità (sezioni 56-63).
Capitolo VI
Chi ha denunciato e chi ha arrestato i Frank: perché il signor Frank ha voluto assicurare loro l'anonimato? (sezioni 64-71 e l'appendice n°2 marcata 'Confidenziale').
Capitolo VII
Un confronto tra i testi in olandese e in tedesco: il signor Otto Frank, nel tentativo di strafare, si é¨ smascherato, firmando così un falso letterario (sezioni 72-103).
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Capitolo I
3. Una critica interna del manoscritto: il testo stesso de Il diario di Anna Frank riporta una quantità inspiegabile di fatti inverosimili o inconcepibili.
4. Prendiamo, per esempio, la questione dei rumori; ad un punto in cui viene detto che se tossivano doveva assumere rapidamente la codeina potevano essere uditi dai nemici, talmente sottili erano le pareti (25 marzo 1943). Quei nemici erano molto numerosi: Lewin, che conosce bene tutto l'edificio (1 ottobre 1942), i magazzinieri, i clienti, i garzoni, il postino, la donna della pulizia, il guardiano notturno Slagter, gli idraulici, il personale del servizio sanitario, il ragioniere, la polizia che moltiplica le perquisizioni, i vicini di casa, vicini o lontani che fossero, il proprietario, ecc. É pertanto inverosimile e al tempo stesso inconcepibile che la signora Van Daan avesse l'abitudine di passare l'aspirapolvere ogni giorno alle 12:30 (5 agosto 1943); si tenga presente inoltre che gli aspirapolvere di quell'epoca erano particolarmente rumorosi. Chiedo: Come sia pensabile che possa essere vero? La mia domanda non di pura forma; non é retorica; non é una manifestazione di stupore. La mia domanda é una domanda e come tale esige una risposta. A questa domanda potrebbero seguirne altre quaranta riguardanti i rumori. Bisogna, per esempio, spiegare come fosse possibile che venisse usato uno svegliarino (4 agosto 1943); É necessario spiegare come fosse possibile che si eseguissero rumorosi lavori di carpenteria, quali la rimozione della scaletta di legno, la trasformazione di una porta in uno scaffale girevole (21 agosto 1942), la realizzazione di un candelabro di legno (7 dicembre 1942). Peter spacca la legna nella soffitta con la finestra aperta (23 febbraio 1944). Quei lavori riguardavano la costruzione, con la legna che c'era nella soffitta, di qualche scaffaletto e altre graziose carabattole (11 luglio 1942) e perfino la sistemazione in soffitta di... un angolino dove il dentista potesse lavorare tranquillamente (13 luglio 1943). Viene prodotto rumore quasi costantemente dalla radio, dallo sbattere le porte, da una fragorosa risata (6 dicembre 1943), dalle discussioni, dalle urla, da un fracasso da giudizio universale (9 novembre 1942). Segue un gran baccano (...) mi torcevo dal ridere (10 maggio 1944). L'episodio riportato in data 2 settembre 1942 é inconciliabile con la necessità di rimanere in silenzio e discreti; per l'occasione ci viene descritta una cena tra coloro che si nascondevano. Cianciano allegramente, quando all'improvviso un fischio penetrante giunse loro; udirono poi la voce di Peter che gridava nel tubo della stufa: Sotto, non ci vengo proprio, sappiatelo! Il signor Van Daan balza in piedi, lasciando cadere il tovagliolo per terra, e tutto rosso in viso grida: Ora basta! Sale in soffitta e la colpi e battito di piedi. L'episodio riportato in data 10 dicembre 1942 é simile. Ci viene descritta la signora Van Daan curata dal dentista Dussel, il quale comincia a raschiarle un buchino [nel dente]. La signora inizia a urlare in modo incoerente [con lo strumento in bocca] e cerca di togliersi il raschietto. Il dentista guarda la scena con le mani sui fianchi; gli altri spettatori ridono smodatamente. Anna, invece di mostrare il minimo segno di disagio di fronte a queste grida e alle risate scomposte, dichiara: Molto villani; perché io, certamente, avrei strillato ancor più forte.
5. Potrei ripetere queste osservazioni che ho appena fatto in materia di rumori a proposito di tutti gli aspetti delle realtà della vita fisica e morale. Il diario di Anna Frank presenta perfino la particolarità di non descrivere un aspetto di una vita vissuta che non sia inverosimile, incoerente, o assurda. I Frank, al momento dell'arrivo nel nascondiglio, mettono alcune tendine per nascondere la propria presenza, ma munire di tendine finestre che fino ad allora non le avevano non é forse il modo migliore per attirare l'attenzione al proprio arrivo? Non é forse singolare che quelle tendine fossero fatte di teli [trasparenti], del tutto diversi per forma, qualità e disegno (11 luglio 1942)? Per non tradire la loro presenza, i Frank bruciavano i rifiuti. Così facendo però avrebbero richiamato l'attenzione sulla loro presenza per via del fumo che sarebbe fuoriuscito dal tetto di un edificio che sarebbe dovuto essere disabitato! Accesero per la prima volta la stufa il 30 ottobre 1942 (lettera del 29 ottobre 1942: Domani) benché fossero giunti in quel luogo il 6 luglio. Ci si chiede che cosa mai abbiano fatto dei rifiuti durante l'estate per 116 giorni. Faccio presente che, d'altra parte, le consegne di cibo erano ingenti. In condizioni normali, le persone che si nascondevano e i loro ospiti consumavano ogni giorno otto colazioni, dagli otto ai dodici pranzi e otto cene. In nove passaggi del libro si allude a cibo cattivo, mediocre, o insufficiente; il cibo per il resto abbondante e delizioso. Il signor Van
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Daan si serve abbondantemente di tutto e Dussel ne prende enormi porzioni di cibo (9 agosto 1943). Sul posto fanno le salsicce e salumi, confetture di fragole, e conserve in barattoli. Non sembrano mancare nemmeno acquavite, alcool, cognac, vino, e sigarette. Il caffè cosa comune che non si capisce perché l'autrice, elencando (23 luglio 1943) ciò che ciascuno vorrebbe fare quando potrà di nuovo uscire in libertà, afferma che il desiderio più intenso della signora Frank era quello di bersi una tazza di caffé. D'altra parte, il 3 febbraio 1944 - durante il terribile inverno del 1943 / 1944 - ecco l'inventario delle scorte disponibili alle sole persone che si stavano nascondendo, con l'esclusione di qualsiasi amico convivente e dei nemici:trenta chili di farina, 30 chili di fagioli e 5 di piselli, dieci scatole di pesce, 40 di latte condensato, 10 chili di latte in polvere, 3 bottiglie d'olio, 4 barattoli di burro, altrettanti di carne, 2 fiaschi di conserva di fragole, 2 di lamponi, 20 di pomodori, 5 chili di fiocchi d'avena, 4 di riso. Fanno ingresso poi, in altri momenti, alcuni sacchi di legumi ciascuno del peso di... 25 chilogrammi, o ancora dieci chili di piselli (8 luglio 1944). Le consegne vengono effettuate da un verduriere gentile, e sempre verso mezzogiorno (11 aprile 1944). Appare inverosimile; in una città descritta altrove come alla fame, come faceva un verduriere a lasciare il negozio, in pieno giorno, con simili carichi e andare a consegnargli a una casa situata in un vicinato trafficato? Questo verduriere come avrebbe potuto evitare nel proprio quartiere (era dietro l'angolo) di incontrare i suoi clienti normali da cui, in quel tempo di scarsità di cibo, di norma veniva cercato e sollecitato? Ci sono molti altri misteri in relazione ad altre merci e al modo in cui queste raggiungevano il nascondiglio. In occasione delle feste e dei compleanni dei clandestini, i regali sono abbondanti: garofani, peonie, narcisi, giacinti, vasi per fiori, dolci, libri, caramelle, accendisigari, gioielli, rasoi, una roulette, ecc. Vorrei richiamare l'attenzione su una vera prodezza di cui l'autrice scrive: Elli [un'amica di famiglia, ndt], la quale trova il modo di offrire un po’ d'uva il 23 luglio 1943; ripeto: un po’ d'uva ad Amsterdam il 23 luglio [fuori stagione quindi, ndt]. Ci viene detto anche il prezzo: 5 fiorini al chilo.
6. L'invenzione dello scaffale girevole é¨ un'assurdità . La parte dell'immobile in cui si sarebbero nascosti esisteva infatti ben prima del loro arrivo. Mettere quindi un armadio significava indicare, se non la presenza di qualcuno, almeno un cambiamento in quell'edificio. La trasformazione dei locali dell'edifico - accompagnata dal rumore dei relativi lavori di carpenteria - non poteva sfuggire ai nemici e, in particolare, alla donna della pulizia. Questo preteso sotterfugio, escogitato con lo scopo di ingannare la polizia nell'eventualità di un setacciamento, è probabile invece che, al contrario, l'allertasse (stanno facendo molte perquisizioni per scovare biciclette nascoste, spiega Anna il 21 agosto 1942, motivo per cui la porta d'ingresso del nascondiglio venne celata in quel modo). La polizia, non trovando nessuna porta d'ingresso per l'edificio che serviva da nascondiglio, sarebbe rimasta sorpresa da tale stranezza e avrebbe presto scoperto che qualcuno aveva voluto ingannarla dal momento che si sarebbe trovata dinnanzi a un edificio abitativo privo di un ingresso!
7. Per quanto riguarda i seguenti punti, abbondano altrettante situazioni inverosimili, incoerenze, e assurdità : le finestre (apertura e chiusura), l'elettricità (attaccata e staccata), il carbone (prelevato dal mucchio comune senza che i nemici se ne accorgessero), l'apertura e la chiusura delle tendine ovvero il camuffamento, l'uso dell'acqua e del gabinetto, i mezzi per cucinare, i movimenti dei gatti, gli spostamenti dalla parte anteriore della casa all'annesso (e viceversa), il comportamento del guardiano notturno, ecc. La lunga lettera dell'11 aprile 1944 è particolarmente assurda. In essa viene riportato il caso di un furto con scasso. Si sappia per inciso, che ci viene detto che la polizia si era fermata nel cuore della notte di fronte allo scaffale girevole, sotto la luce elettrica, alla ricerca dei ladri che avevano commesso quella intrusione. Armeggiano lo scaffale girevole. La polizia accompagnata dal guardiano notturno, non si é accorta di nulla e non ha cercato di entrare nell'annesso! Come dice Anna: Dio ci aveva protetti.
8. Il 27 febbraio1943 ci viene detto che fortunatamente il nuovo proprietario non ha insistito a prender visione dell'annesso. Koophuis gli disse di aver dimenticato a casa la chiave; il nuovo proprietario, anche se accompagnato da un architetto, non chiese altro e non esamina il suo nuovo acquisto, quel giorno ma successivamente.
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9. Quando si ha un intero anno per scegliere un nascondiglio (vedere 5 luglio 1942), si va a scegliere il proprio ufficio? Vi si porta la famiglia? E in aggiunta un collega? E pure la famiglia di quel collega? Si sceglie un luogo pieno di nemici in cui la polizia e i tedeschi sarebbero andati automaticamente a cercarli se non li avessero trovati a casa? Quei tedeschi, è vero, non erano molto curiosi. Il 5 luglio 1942 (una domenica) Frank padre (a meno che non si trattasse di Margot [la sorella di Anna, ndt]?!) ha ricevuto una chiamata dalle SS (si veda la lettera dell'8 luglio 1942). Tale ingiunzione a presentarsi non ha avuto nessun seguito. Margot, ricercata dalla SS, raggiunge il nascondiglio in bicicletta e, per giunta, lo fa il 6 giugno, quando, secondo la prima delle due lettere del 20 giugno, da qualche tempo agli ebrei era stato ordinato di consegnare le biciclette.
10. Per contestare l'autenticità de Il diario di Anna Frank si potrebbero invocare argomenti di carattere psicologico, letterario, e storico. Mi asterrò dal farlo in questa sede; mi limiterò semplicemente a sottolineare che le assurdità sul piano della realtà fisica sono così gravi e numerose da aver un effetto sul piano psicologico, letterario, e storico.


NOTE

1) Andrea Picardi, articolo "Anna Frank, i tifosi della Lazio e la vergogna degli adesivi" dal sito internet www.formiche.net in data 24.10.2017;
2) traduzione italiana "Auschwitz o della Soluzione Finale: Storia di una leggenda", ediz. a cura del Centro Studi e Documentazione Giovanni Preziosi;
3) Ditlieb Felderer, introduzione a "Il diario di Anna Frank: una frode", ediz. "La Sfinge", Parma 1990;
4) Robert Faurisson, articolo "Il diario di Anna Frank è autentico?" del 30 agosto 1978 pubblicato sulla rivista 'Etudes Revisionnistes';

giovedì 4 gennaio 2018

ELOGIO ALLA GERMANIA


I nostri politici, supportati dai
media che fanno finta di
criticarli, ma poi, quando il
momento diventa difficile li
supportano in cambio di una
legislazione clienteralmente
favorevole, da un po’ di tempo
stanno facendo una critica
spietata alla Germania.
La Germania è cattiva, la                          
Germania è avida, la
Germania è prepotente, La
Germania è insensibile, la
Germania è egoista, La
Germania è priva di
solidarietá, la Germania è...!!!           
Il problema vero è che le cose
tedesche vanno molto meglio
di quelle italiane ed i nostri
politici non vogliono
riconoscere che se,
nonostante la crisi mondiale,
le cose da noi vanno molto
peggio che oltre il Brennero, la
colpa principale è della loro
inettitudine, della loro
corruzione, della loro
propensione a rubare, della
loro scarsa preparazione per
amministrare la cosa pubblica
e tentano, more solito, di
addossare agli altri le loro
precise responsabilitá
Analizziamo dunque i FATTI                            
e tralasciamo le giustificazioni
fatte di retorica e di
menzogne.                                           
Nel 1945 la Germania si trovó
in una situazione civile,
sociale ed economica di gran
lunga peggiore di quella
Italiana.                                                                           
Le case, le fabbriche, le cittá
ridotte ad mucchio di macerie,
nessuna attivitá produttiva in
piedi, la sua classe dirigente
decimata o incarcerata, i suoi
brevetti tecnologici razziati
dagli USA e venduti in giro per
il mondo al migliore offerente,
la sua classe lavoratrice
massacrata e fagocitata dalla
guerra e dai campi di
concentramento russi ed
americani, le scuole distrutte e
la classe insegnante
decimata, nessun credito e
nessun aiuto dall’estero.!
Nel giro di due o tre decenni la
Germania si risollevó DA
SOLA e tornó a competere
vantaggiosamente con tutte le
altre nazioni del mondo e
quando si decise la
federazione dell’Europa, essa
si trovó ai primo posti anche
nella UE e tenne questa
posizione sino ai giorni nostri
suscitando l’ammirazione dei
membri bravi e l’invidia di
quelli inetti ed incapaci di stare
al suo passo!
Altro esempio di efficienze il
modo in cui la Germania ha
superato la batosta economica
e strutturale della
riunificazione
Se tutto questo è avvenuto                             
cosí rapidamente ed in modo
cosí eclatante si deve
concludere che non è
accaduto per caso, ma per
ben precisi motivi.
Sará perché i tedeschi sono
persone piú serie, che hanno il
senso dello Stato, che sono
meno corrotti, che hanno una
mentalitá piú razionale ed
organizzata, che hanno
maggiore voglia di lavorare
anziché cercarsi solamente un
“Posto” ed aspettare il 27 del
mese, che non riescono a
concepire la mentalitá da
furbetti del cartellino” ..???!!!
Chi scrive ha avuto modo, per
motivi di lavoro, di frequentare
la Germania e di avere contatti
con operai e dirigenti ed ha
constatato di persona quanto
sopra esposto e pertanto non
fonda le proprie convinzioni su
ipotesi o teorie, ma sulla
concretezza delle proprie
esperienze.
Altro FATTO: di questi giorni
la notizia che la Germania ha
al suo attivo un avanzo
commerciale con l’estero e
cioè, in parole povere, esporta
molto di piú di quanto non
importi e questo nonostante
che un operaio tedesco
percepisca un salario medio di
due volte e mezzo rispetto a
quello di un suo omologo
italiano, segno che la
tecnologia piú avanzata e
l’organizzazione produttiva piú
razionale compensano
largamnente il maggiore costo
della mano d’opera.
Sarebbe dunque il caso che i
nostri politici ed i nostri media
la smettessero di inveire
contro la Germania e, se mai,
incominciassero a pensare di
prendere esempio dal suo
modo di comportarsi e dalla
sua serietá individuale e
collettiva.
In caso contrario la nostra
unica salvezza sarebbe quella
di dichiarare guerra alla
Germania… e di perderla


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    I VIDEO
                                                                                                                                        

lunedì 1 gennaio 2018

LOGOCRAZIA

MASSONERIA
Qualcuno ha detto che, 
dopo la civiltà classica,
quella feudale, quella
rinascimentale e quella
industriale, ora viviamo nella
civiltà della comunicazione e
se questo significa classificare
un’epoca evidenziandone           
l’elemento caratterizzante,
allora è veramente così.
Costruendo e sviluppando
sulle basi delle teorie
elaborate dal dott. Goebbels,
ministro della propaganda del
terzo Reich, l’arte del
comunicare ha raggiunto,
negli ultimi decenni ed anche
con il supporto della psicologia
applicata, un tale grado di
sofisticata elaborazione che
oggi si può dire tutto ed il suo
contrario, in modo convincente
e senza ricorrere alla
menzogna smaccata.
Basta sottol ineare ed
illuminare alcuni aspetti della
r e a l tà sorvol ando o
mettendone in ombra altri e
marcare alcuni sottintesi
piuttosto che altri in modo che
i l quadro complessivo
risultante può essere appunto,
indifferentemente, tesi o
antitesi.                                          
Basterebbe ricordare certi
paradossali dialoghi del
“Candide” di Voltaire oppure
quelli della rubrica “visti da
destra, visti da sinistra” che il
buon Guareschi pubblicava
sul “Candido”.                                         


A riprova di quanto andiamo
affermando è l’evidente
interesse ( che ultimamente è
diventata ossessione) di
grossi gruppi finanziari ed
industriali, abituati ad azioni
che diano grossi profitti di
ritorno, per accaparrarsi i più
imp or t a n t i me z z i d i
comunicazione mediatica
nazionale, siano essi TV o
quotidiani o case editrici.
Se gruppi finanziar i ,
p a l a z zi n a r i , banche,
assicurazioni e quant’altro
danno scalata ai media, si può
stare certi che lo fanno per un
profitto che sarà il ritorno di un
servizio mediatico fatto al
potere politico che a sua volta
ricambierà…..
D’altronde, anche a livello dei
rapporti individuali, mai come
oggi è stata determinante la
capacità dialettica e la
prevalenza è spesso il
risultato della maggiore
capacità nel suo uso come
uno strumento o un’arma
adoperata per prevaricare
anziché per esporre con
obiettività e ragionevolezza i
fatti che possono determinare
la ragione o il torto.                               
Ed eccoci al punto: la
culturizzazione, condita con il
cinismo e l’amoralità propria di
questa nos t ra epoca                                    
                                       
materialistica e consumistica,
ha fornito un’arma, nuova
nelle modalità d’uso, un’arma
sottile e perfida perché non
palesemente tale e che quindi
non spinge ad alzare la
guardia lasciandoci scoperti
agli assalti.
E’ la parola, che guizza, si
insinua, blandisce, colpisce e
sconfigge.
Dalla clava alla parola ed in
assenza della spiritualità che il
materialismo marxista e
capitalista hanno sconfitto,
mutate le armi, rimane
immutata l’aggressività e la
volontà di sopraffazione
dell’uomo sull’uomo che forse,
anziché più civile, è solo
meglio armato..
La civiltà della comunicazione,
che potrebbe essere un
mezzo di evo l u z ione
dell’umanità se fosse nella
possibilità soggettiva di tutti
anziché essere uno strumento
di oggettivazione nelle mani
di pochi detentori della
ricchezza che la usano per
manipolare le menti, plasmare
a piacere le coscienze e
costruire artificiosamente il
consenso, diventa così la
civiltà della prevaricazione,
una moderna schiavitù
ottenuta con l’inganno ed il
condizionamento!
Forse, se la scienza della
comunicazione entrasse a far
parte di TUTTI i programmi
scolastici di base, si                           


fornirebbe perlomeno ai
Cittadini sia la conoscenza
dell’esistenza del problema
che i rudimenti per esserne
psicologicamente vaccinati.
Certo è molto difficile
convincere il potere ad
autolimitarsi….

...Chi parla troppo, ti vuole
fregare…
L’azione fa la storia,

la parola il pettegolezzo

 
                                                                                                

martedì 26 dicembre 2017

PISTOLESI ANGELO, 40° anniversario


PISTOLESI ANGELO, 40° anniversario 


Nei prossimi giorni ricorre il 40 °anniversario del sacrificio del giovane Angelo Pistolesi militante dell'idea nazionale e popolare .
L'omicidio delle bande armate comuniste che operavano indisturbate nel Paese avveniva nell'ambito delle loro operazioni terroriste su scala nazionale. In quegli anni violenti la guerriglia causó molte centinaia di morti e feriti attraverso migliaia di attentati col fuoco, le bombe e gli assassinati. Le attivitá delittive beneficiavano della incapacitá delle autoritá di governo che forse era segretamente sottoposto alla inoperanza . Di fatto il governo della nazione era tacitamente piegato al programma strategico della “ destabilizzazione stabilizzante “ impiantato dalla intelligence USA per mantenere l'Italia nell'ambito del Patto Atlantico . I terroristi comunisti - di ispirazione trozchista - all'inizio operavano con assassinati e guerriglia diffusa al fine di pregiudicare elettoralmente il PCI ( allineato con Mosca ) che minacciava con, l'aiuto della DC allo sbando, la realizzazione del progetto del ” compromesso storico”. Una volta superata la fase elettorale , con il fallimento dell'ingresso del PCI al governo del Paese, il terrorismo ( ideologicamente trozchista e storicamente avverso al comunismo sovietico )continuava per altri dieci anni la sovversione seminando sangue e terrore. La diffusione del pensiero antifascista costituiva il collante educativo e mobilitante tra i giovani nelle scuole come nelle Universitá per indurli infine alla violenza e all'assassinio degli avversari. Si trattava, infatti, di una intossicazione culturale installata ad arte nelle menti dei piú giovani che si manifestava come una ubriacatura di massa atta a produrre terrore , panico , dolore e tragedie nella societá . Gli ex alleati e consoci di Yalta nel 1945 dopo la spartizione dell'Europa in zone di dominio politico militare passarono dalla guerra fredda alla guerra rivoluzionaria . Negli anni settanta del secolo passato decisero di confrontarsi in Italia attraverso l'impiego dei propri servizi di intelligenza che manovravano sul nostro territorio partiti, sindacati, mezzi di informazione, enti culturali,etc. Con la necessitá della promozione di una coscienza “ democratica “, tra i partiti contrapposti ( e per fini elettorali ) capitalisti e comunisti consumarono la loro guerra vile e assassina provocando innumerevoli e rilevanti danni nel tempo al popolo italiano.

IN MEMORIA DEI CADUTI PER L'ITALIA
Angelo Pistolesi sará sempre presente nella nostra memoria assieme a tutti i caduti per l'Italia vittime della follia assassina dei comunisti. Angelo assieme agli altri sacrificati compartiva il credo ideale dell'amore per la Patria , la fede nella giustizia sociale e la speranza nei valori della vita. La sua scomparsa avveniva a Roma il 28 dicembre del 1977 con armi da fuoco sotto la sua abitazione alle prime ore dell'alba mentre si recava al lavoro. Il giovane dirigente della Sezione del MSI-DN del quartiere della Magliana -Portuense era sposato e padre di due bambine. L'omicidio veniva rivendicato dai terroristi rossi attraverso chiamate telefoniche alla stampa ove annunciavano il lascito di messaggi firmati a Milano come a Roma.
Gli autori di quell'omicidio non vennero mai ricercati dalle autoritá preposte all'ordine pubblico , mai si ebbe conoscenza della minima evoluzione delle presunte indagini di polizia criminalistica e giudiziaria. La morte violenta di un cittadino era cosa di non rilevante importanza e la non curanza dell'accaduto costituiva una ulteriore prova di assenza delle forze dell'ordine. La libertá di azione di cui disponevano i terroristi poteva – pertanto - permettere di prefigurare all'orizzonte il dramma che stava per abbattersi nella cittá di Roma , a soli 10 giorni dalla morte di Pistolesi, sulla societá politica di ispirazione nazionale. Un eventuale e possibile intervento delle forze di Polizia, a suo tempo, avrebbe forse potuto scongiurare, frenare la onda assassina che i terroristi scatenarono con l'eccidio di Via Acca Larentia il 7 gennaio del 1978. Nella circostanza della strage venivano uccisi i giovani del MSI-DN nella Sezione del Tuscolano : Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Il dolore che aveva colpito la intera Cittá fu la causa di ulteriori sequele nell'ambito delle famiglie dei giovani sventurati. Mai alcuno degli assassini venne assicurato alla Giustizia.Il sacrificio dei caduti per la difesa della libertá costituisce, oggi, un mónito per le nuove generazioni.
VERITA'. GIUSTIZIA.MEMORIA.

                                                                                                                                                 

martedì 19 dicembre 2017

Scrivere "Bastardi islamici" non è reato

18/12/2017 13:38

Scrivere "Bastardi islamici" non è reato

Assolto il direttore Maurizio Belpietro per questo titolo dopo la strage di Parigi: nessuna offesa alla religione musulmana

Scrivere "Bastardi islamici" non è reato

Nessuna “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone" nel titolo “bastardi islamici” con cui il quotidiano Libero aprì la prima pagina del 13 novembre di due anni fa.
Lo ha deciso di tribunale di Milano, che ha così assolto <perché il fatto non sussiste> Maurizio Belpietro, all’epoca dei fatto direttore proprio di Libero e ora invece alla guida del quotidiano La Verità.
Quel titolo venne pubblicato in testa alle cronache della strage di Parigi, opera per l’appunto di fondamentalisti islamici, e provocò la solita ridda di proteste da parte della sinistra radical-chic
Il giudice monocratico Anna Calabi ha escluso anche l’aggravante dell’odio razziale a carico di Belpietro. «Non so quale siano le motivazioni con cui sono stato assolto – ha commentato subito dopo la sentenza lo stesso Belpietro. Immagino che il giudice abbia ritenuto che ciò che ho spiegato in aula e che io ho sempre detto è assolutamente fondato, ossia che non c’era alcuna intenzione di offendere e di sostenere che tutti gli islamici sono bastardi».
Per il pm Piero Basilone, quel titolo era invece una «espressione che ha generato grande frustrazione nella comunità musulmana» e così aveva chiesto una multa di 8300 euro a carico di Belpietro.
Nessuna “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone" nel titolo “bastardi islamici” con cui il quotidiano Libero aprì la prima pagina del 13 novembre di due anni fa.
Lo ha deciso di tribunale di Milano, che ha così assolto <perché il fatto non sussiste> Maurizio Belpietro, all’epoca dei fatto direttore proprio di Libero e ora invece alla guida del quotidiano La Verità.
Quel titolo venne pubblicato in testa alle cronache della strage di Parigi, opera per l’appunto di fondamentalisti islamici, e provocò la solita ridda di proteste da parte della sinistra radical-chic e l’indignazione sui social.
Il giudice monocratico Anna Calabi nell’assolvere il direttore ha escluso anche l’aggravante dell’odio razziale, evocata invece dal pubblico ministero, a carico dello stesso Belpietro. «Non so quale siano le motivazioni con cui sono stato assolto – ha commentato subito dopo la sentenza lo stesso Belpietro. - Immagino che il giudice abbia ritenuto che ciò che ho spiegato in aula e che io ho sempre detto è assolutamente fondato, ossia che non c’era alcuna intenzione di offendere e di sostenere che tutti gli islamici sono bastardi».
Per il pm Piero Basilone, quel titolo era invece una «espressione che ha generato grande frustrazione nella comunità musulmana» e così aveva chiesto una multa di 8300 euro a carico di Belpietro.
“Quando abbiamo fatto quel titolo ‘Bastardi islamici’ per noi era scontato che ci si riferisse ai terroristi, perché ‘islamici’ era aggettivo relazionale del sostantivo ‘bastardi’ e serviva a definire la matrice islamica degli attentati e non ho scritto, infatti, ‘bastardi musulmani’”, ha poi ulteriormente aggiunto Maurizio Belpietro, difeso dal legale Valentina Ramella, una specialista nelle cause che vedono coinvolti giornalisti.
 “La lingua italiana è chiara – aveva ribadito il direttore de La Verità anche davanti al giudice Anna Calabi – basta andare su Google e digitare ‘islamico’ e si può leggere ‘aggettivo’”, definendo le polemiche scatenate dal titolo come “strumentali”, “perché si cerca di far sparire il fatto che c’è qualcuno che ammazza in nome dell’Islam”.
Il Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza, che si era costituito parte civile ed era stato ammesso dal giudice, aveva chiesto un risarcimento di 350mila euro e una provvisionale da 100mila euro. Ovviamente né l’uno né l’altro sono stati accordati dal giudice.

                                                                                                                                         

venerdì 15 dicembre 2017

L'antifascismo come abituale foglia di fico...

L'antifascismo come abituale foglia di fico
 per nascondere la crisi della sinistra italiana

di Mario Consoli

La presidenta della Camera Boldrini – grazie a Dio alla fine del suo mandato – nelle sue insistenti esternazioni continua a rivendicare i valori della Resistenza e dell’antifascismo indicandoli come i pilastri della nostra Costituzione.

Ebbene, nei 139 articoli che compongono la Costituzione italiana non appare mai – neppure una volta – la parola Resistenza, né la parola antifascismo.

Il termine «fascista» compare solo nell’appendice della Costituzione, quella intitolata «Disposizioni transitorie». Nella XII Disposizione transitoria che si compone di due commi.

Il primo recita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Il secondo recita: «In deroga all’art. 48, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, sono stabilite limitazioni al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista».

Questo secondo comma, che passati i cinque anni previsti è evidentemente decaduto dal lontano 1952, è stato redatto dalle Commissioni della Costituente e dopo il dibattito in aula è stato regolarmente approvato dai deputati.

Il primo comma, che è tutt’ora valido e che è stato poi rafforzato dalla promulgazione della legge Scelba e che oggi si vorrebbe inasprire con la legge Fiano, invece non è stato redatto da nessuna Commissione e non è mai stato dibattuto dall’aula della Costituente.

Vediamo allora chi l’ha scritto e che strada ha percorso sino a finire dentro la XII Disposizione transitoria della nostra Costituzione.

Si tratta di un percorso molto interessante e istruttivo.

La frase «È vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista» fu scritta a Mosca, il 30 ottobre 1943, dai ministri degli esteri inglese, statunitense e sovietico.

Compare poi nell’art. 17 del Diktat di Parigi del 10 febbraio 1947 e fu sottoscritta da un servizievole Alcide De Gasperi – di ritorno da un viaggio in USA dove era andato a prendere ordini – col Decreto Legge 1430 del 20 novembre 1947.

La frase è stata infine calata d’autorità dentro la XII Disposizione transitoria della Costituzione.

La proibizione, quindi, di riorganizzare il disciolto partito fascista non è stata assunta dai rappresentanti del popolo italiano eletti in Assemblea Costituente, ma è stata imposta dalle nazioni che avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale. 

E questa, in termini storici e politici, non è una questione da poco.

Sarà, a questo proposito, interessante ricordare che tutti i lavori della Costituente furono discretamente, ma continuamente, monitorati da una speciale Commissione Alleata di Controllo diretta dall’Ammiraglio Ellery Stone.

Questa Commissione era stata istituita dal generale Eisenhower il 10 novembre 1943, per controllare l’adempimento delle clausole dell’Armistizio dell’8 settembre firmato dagli anglo-americani e dal governo Badoglio.

Significativamente la Commissione cessò la propria attività in concomitanza con l’approvazione finale della Costituzione italiana, nel dicembre 1947.

È anche importante sottolineare il fatto che da molto tempo tutte le 18 Disposizioni transitorie della Costituzione sono superate, abolite o decadute.

Compreso quella relativa ai componenti di Casa Savoia il cui esilio è finito e dal 2012 possono tranquillamente scorrazzare su tutto il territorio nazionale. Il «pretendente al trono», il principe Emanuele Filiberto, ha persino cantato al Festival di Sanremo.

Tutte le Disposizioni transitorie, tranne il primo comma della XII. «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito fascista».

E questo nonostante nella Costituzione sia scritto con estrema chiarezza – negli articoli 21 e 49 – «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero» e «Tutti hanno diritto di associarsi liberamente in partiti».

Tutti, tranne i fascisti?

Quello dell’antifascismo rappresenta un gravissimo vulnus alla libertà che inficia tutta la realtà istituzionale italiana. Non era legittimo, con la scusa della passata esperienza dittatoriale, proibire il Partito Fascista e contemporaneamente legittimare il Partito Comunista, propugnatore della dittatura del proletariato, dei gulag, dell’eccidio di milioni di dissidenti, della pulizia etnica antitedesca nell’Europa Orientale e antiitaliana in Istria e Dalmazia.

I «padri costituenti» probabilmente si resero conto dell’insostenibilità della soluzione data alla questione e, proprio per questo, in un estremo sussulto di pudore, la relegarono nel capitolo finale della Carta, quello delle «Disposizioni transitorie».

In questi 72 anni più volte si è tentato da parte di esponenti politici di varia estrazione di avviare embrionali esperimenti di pacificazione e di superamento del clima antifascista da guerra civile. Ricordiamo quelli – superficiali e poi velocemente rientrati – di Luciano Violante, di Carlo Azeglio Ciampi e di Silvio Berlusconi.

Oggi, piombate nel più totale vuoto ideologico, le forze politiche al potere non parlano più di pacificazione e sono tornate ad attribuirsi un’identità e una ragion d’essere nella «Repubblica nata dalla Resistenza» e nell’«antifascismo totale, intransigente ed eterno».

Scorrendo la storia, è interessante scoprire come il «mito della Resistenza» nel primo ventennio del dopoguerra sia stato tenuto in penombra, praticamente nascosto. Innanzitutto ciò è avvenuto perché al partito al potere – la Democrazia Cristiana – il fatto che la leadership del movimento partigiano fosse vantata dai comunisti non era ben digerito, e poi perché gran parte della classe dirigente postfascista aveva iniziato a muoversi proprio all’interno del regime mussoliniano.

Amintore Fanfani aveva insegnato nella Scuola di Mistica fascista e aveva collaborato, assieme a Giovanni Spadolini, alla rivista La Difesa della Razza; Giovanni Gronchi nel 1920 era stato eletto deputato nel listone fascista ed era stato il Sottosegretario all’Industria e al Commercio nel primo governo Mussolini; Giovanni Leone era stato un fedele iscritto al PNF; ai GUF e ai Littoriali avevano partecipato Giulio Andreotti, Pietro Ingrao, Giorgio Napolitano, Aldo Moro, Luigi Preti, Paolo Emilio Taviani, Carlo Azeglio Ciampi, Antonello Trombadori, Alessandro Natta, tanto per citarne alcuni.

Il «mito della Resistenza» così come ci viene propagandato oggi è nato solo durante la presidenza di Giuseppe Saragat (1965-1971). Questo mito servì a quel presidente socialista per ricreare un clima unitario in una sinistra dilaniata da liti e scissioni a catena – proprio come avviene oggi – e per favorire la formazione di governi di centro-sinistra.

Saragat lanciò l’«operazione Resistenza» sfruttando le celebrazioni del ventennale della fine della guerra, con un discorso pronunciato a Milano il 9 maggio 1965. Di lì presero le mosse quelle ritualità e quelle glorificazioni partigiane che ci hanno seguito fino ad oggi. 

Anche la colonna sonora resistenziale è stata elaborata in quegli anni. Bella ciao, prima, era conosciuta da pochissimi; la musica ha origini lontanissime: è un misto di un pezzo francese del XV secolo e di un canto yiddish inciso a New York nel 1919. Durante la guerra era stata canticchiata solo da qualcuno a Reggio Emilia e nel Modenese. 

I partigiani cantavano soprattutto Fischia il vento, canzone costruita sulle note della popolare Katiusha sovietica, ma i registi del mito della Resistenza furbescamente preferirono, a un canto dove si invocava «la rossa primavera dove sorge il sol dell’avvenir», la sconosciuta Bella ciao dove si canta genericamente del «fiore del partigiano morto per la libertà».

Oggi sono passati 72 anni dalla fine della guerra e non ci dovrebbe essere bisogno di «revisionismi» per ristabilire un minimo di obbiettività storica. Ormai i documenti ci sono tutti – o quasi – e tutti sono consultabili. Invece siamo ancora al livello delle commemorazioni fantasiose e all’accanimento sui temi della guerra civile.

Oggi, come nel 1965, si cerca di nascondere la crisi politica – come fosse polvere – sotto il tappeto di una recrudescenza antifascista.

Ma l'italiano è una lingua – almeno fino a quando riuscirà a sopravvivere all'offensiva dell'americanizzazione – dove le parole hanno un preciso significato.

Tolleranza, libertà, democrazia. Sarebbe bene riflettere bene sul significato di queste parole e confrontarlo alle attuali cronache politiche.

Sarebbero proprio i fascisti, oggi, gli intolleranti?