martedì 27 maggio 2014

I CRIMINI DEI "BUONI" -- LA VOLANTE ROSSA

Volante rossa


La Volante Rossa fu un'organizzazione paramilitare attiva a Milano e dintorni nell'immediato secondo dopoguerra, dal 1945 al 1949. Il nome completo era Volante Rossa Martiri Partigiani, comandata dal "tenente Alvaro", soprannome di Giulio Paggio.


La Volante Rossa era composta da ex partigiani comunisti e operai che ritenevano di proseguire con le loro azioni la Resistenza italiana. Si costituì un apparato organizzativo che discendeva da quello dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) definito "garibaldino" e impiegato nella resistenza fino al 25 aprile 1945.

Il nome derivava da un reparto di partigiani comunisti che operava nella zona dell'Ossola.

Aveva base nei locali della ex Casa del Fascio di Lambrate (Milano) in via Conte Rosso 12, trasformata dopo il 25 aprile in Casa del Popolo.

Questa forniva loro una copertura e permetteva loro di incontrarsi senza farsi notare, dato il via vai di persone.


Svolgeva funzioni di sostegno nelle attività del partito comunista e del sindacato, in particolare durante gli scioperi e le manifestazioni operaie, durante le quali svolgeva il ruolo di servizio d'ordine e protezione dalle forze dell'ordine e dalle rinascenti organizzazioni non comuniste come il il Partito Liberale e quello dell'Uomo qualunque e dalle organizzazioni neofasciste che in quegli anni ritornavano in attività con sedi, giornali e liste elettorali. Soprattutto in questo periodo diverse organizzazioni neofasciste, come i Fasci di Azione Rivoluzionaria, operavano per mezzo di azioni violente ed attentati verso esponenti della Resistenza italiana e dell'associazionismo socialista e comunista. Da qui nasceva la necessità di dotarsi di un servizio di protezione.

Contro esponenti delle organizzazioni neofasciste la Volante Rossa effettuò attentati e violenze.
Creata a Milano, allargò la sua influenza appoggiandosi a strutture locali e estese la sua azione in gran parte dell'Italia settentrionale e centrale.
Aveva alleanze e basi in tutta la Lombardia ed anche in Piemonte, nel cosiddetto "triangolo della morte" emiliano e nel Lazio.

Fu attiva per quattro anni, fino al 1949.
Molti dei suoi componenti furono ritenuti responsabili di una serie di omicidi e violenze a danno di persone politicamente legate al passato regimefascista, a partiti ostili a quello comunista come quello Liberale o a quello dell'Uomo Qualunque.

Vi furono azioni anche in danno di dirigenti e capi reparto delle fabbriche milanesi ritenuti responsabili di vessazioni (vere o presunte) ai danni degli operai

La Volante Rossa agì nel contesto di una organizzazione più ampia, di cui costituiva una parte.

Spesso simpatizzanti e fiancheggiatori della banda contribuivano al depistaggio delle indagini (quando venivano avviate) spargendo la voce di fughe improvvise delle vittime per luoghi lontani, in genere l'Argentina (già luogo di rifugio di molti fascisti).

Dopo le elezioni del 1948, essendo evidente che il Partito Comunista aveva perso le elezioni e che non si profilava la possibilità di conquistare il potere con la forza, l'organizzazione perse molta della sua importanza ma non cessò l'attività.

Nel 1949, dopo che alcuni membri furono tratti in arresto, l'attività dell'organizzazione cessò.

Il partito comunista, che li aveva a lungo sostenuti, rinnegò l'organizzazione: i vertici furono aiutati a fuggire in paesi al di là della "Cortina di ferro", mentre diversi appartenenti furono abbandonati al proprio destino.

Il processo si svolse nel 1951 presso il tribunale di Verona. Gli imputati furono 32, di cui 27 in detenzione e 5 latitanti. Le condanne furono 23, di cui 4 all'ergastolo.

Eligio Trincheri, condannato all'ergastolo, rimase in carcere fino al 1971, quando fu graziato dal presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

I tre elementi di punta dell'organizzazione - Giulio Paggio, Paolo Finardi e Natale Buratto, condannati all'ergastolo - furono aiutati a fuggire in Cecoslovacchia.

Vennero tutti e tre graziati dal presidente della Repubblica Sandro Pertini nel 1978.

Delitti imputati alla Volante Rossa

Il 21 novembre 1953, presso la Corte di Assise e di Appello di Venezia presieduta dal giudice dott. Guido Pisani, venne emessa la sentenza di II grado del processo «Volante Rossa». Dopo sei giorni di dibattimento, i componenti del gruppo Volante Rossa vennero condannati per i seguenti reati:

• associazione a delinquere;

• detenzione di armi;

• 16 giugno 1947: assalto al bar di Via Pacini in Milano;

• 29 ottobre 1947: invasione e danneggiamenti della sede del giornale «Il Meridiano d’Italia»;

• 4 novembre 1947: omicidio di Ferruccio Gatti, responsabile milanese del Movimento sociale italiano e tentato omicidio di sua moglie Margherita Bellingeri;

• 12 dicembre 1947: sequestro di persona (Italo Tofanello);

• 15 luglio 1948: occupazione dell’azienda industriale «Bezzi»;

• 27 gennaio 1949: omicidio di Felice Ghisalberti;

• 27 gennaio 1949: omicidio di Leonardo Massaza.

Sono questi, e nessun altro, i reati dei quali i membri della Volante Rossa sono imputati, sono stati processati e hanno subìto condanne. Qualsiasi altro delitto loro attribuito è frutto di strumentalizzazioni e speculazioni. Per comprovare questo basti consultare, come sopra specificato, la sentenza di secondo grado emessa a Venezia nel novembre 1953, a disposizione presso l'Archivio di Stato

(fonti: tutto il materiale processuale, ivi compresi gli interrogatori; la sentenze di primo e secondo grado; il libro di Carlo Guerriero e Fausto Rondinelli "La Volante Rossa", Datanews, Roma, 1996; il libro di Massimo Recchioni "Il Tenente Alvaro, la Volante Rossa e i rifugiati politici italiani in Cecoslovacchia", DeriveApprodi, Roma, 2011)

Appartenenti alla Volante Rossa

Elenco di alcuni componenti dell'organizzazione comunista, tra le parentesi il nome di battaglia, la professione e l'anno di nascita:

• Otello Alterchi (Otelin), elettricista, classe 1928;

• Felice Arnè, nome di battaglia Ciro, operaio, classe 1930;

• Giordano Biadigo (Tom), operaio, classe 1929;
• Bruno Bonasio, elettricista, classe 1926;
• Primo Borghini, custode della Casa del Popolo di Lambrate, classe 1920;
• Mario Bosetti, classe 1926;
• Natale Burato (Lino);
• Luigi Canepari (Pipa), meccanico, classe 1925;
• Camillo Cassis, (Cassis), idraulico, classe 1925;
• Ennio Cattaneo, elettricista, classe 1930;
• Domenico Cavuoto (Menguc), barista, classe 1930;
• Giulio Cimpellin (Ciro), meccanico, classe 1920;
• Ferdinando Clerici (Balilla), operaio, classe 1928;
• Luigi Comini (Luisott), fotografo, classe 1925;
• Walter Fasoli (Walter), disoccupato, classe 1917;
• Paolo Finardi (Pastecca), classe 1928;
• Mario Gandini (Milà);
• Pietro Jani (Jani), idraulico, classe 1926;
• Giacomo Lotteri (Loteri), meccanico, classe 1920;
• Luigi Lo Salvio;
• Angelo Maria Magni, elettricista, classe 1926;
• Sante Marchesi (Santino), radiotecnico, classe 1926;
• Antonio Minafra (Missaglia), classe 1919;
• Enrico Mondani, tipografo e segretario della sezione Lambrate del Partito Comunista Italiano, classe 1925;
• Mario Mondani, meccanico, classe 1927;
• Giuseppe Morandotti;
• Angelo Ostelli (Stuccafiss);
• Mauro Ostelli (Maurino); ex latitante in Cecoslovacchia;
• Giulio Paggio (Alvaro), classe 1925;
• Ettore Patrioli (Iaia), meccanico, classe 1926;
• Carlo Reina, conciatore, classe 1926;
• Emilio Tosato (Lietù), elettricista, classe 1929;
• Ferruccio Tosi (Cazzo), elettricista, classe 1929;
• Eligio Trincheri;
• Angelo Vecchio (Tarzan), operaio, classe 1925;
• Dante Vecchio (Tino), meccanico, classe 1917;
• Walter Veneri;
• Italo Zonato (Italo), meccanico, classe 1925.


I CRIMINI DELLA VOLANTE ROSSA 


31 agosto 1945 - Rosa Bianchi Sciaccalunga e la figlia Liliana, uccise a Milano, perché rispettivamente moglie e figlia di Stefano Bianchi Sciaccalunga, ufficiale della Decima Mas fucilato dai partigiani il 26 aprile 1946.

27 gennaio 1946 - Orlando Assirelli, commerciante, ucciso a Sesto San Giovanni.

6 febbraio 1946 Enrico Meneghini,  perché sospettato di appartenere alle Sam.

gennaio 1947 – Omicidio di Eva Macciacchini e di Brunilde Tanzi, simpatizzanti di movimenti di destra.
14 marzo 1947 – Omicidio del giornalista Franco De Agazio, direttore della rivista “Meridiano d’Italia”.

16 giugno 1947 – Assalto ad un bar di via Pacini 32, ritenuto luogo di ritrovo di simpatizzanti di destra, a colpi di sassi e di pistola.

6 luglio 1947 – Attentato contro l’abitazione di Fulvio Mazzetti, simpatizzante di destra, in Corso Lodi 33. La bomba a mano lanciata contro l’abitazione rimbalza contro una zanzariera e ricade in strada, ove ferisce uno degli attentatori, Mario Gandini. L’altro si chiama Walter Veneri.

10 luglio 1947 – Attentato contro la sede del settimanale missino “Rivolta Ideale”. Qui una quarantina di persone erano radunate per ascoltare una conferenza del professor Achille Cruciani. Due terroristi lanciarono una bomba nella sala con la miccia già accesa. Uno dei presenti la raccolse e la lanciò giù dalla finestra, ove esplose danneggiando il palazzo di via Agnello 10 e tre automobili.

27 luglio 1947 – Un ordigno al plastico viene collocato all’interno di un cinema nel quale il professor Cruciani doveva tenere un’altra conferenza. La polizia lo ritrova prima che esploda.

11 ottobre 1947 – Assalto alla sede del M.S.I. di via Santa Radegonda, che viene devastata. Numerosi missini presenti vengono feriti.

29 ottobre 1947 – Al termine di una manifestazione indetta dalla Camera del Lavoro, viene assalita e distrutta la sede della rivista “Meridiano d’Italia”.

4 novembre 1947 – Omicidio di Ferruccio Gatti, responsabile milanese del M.S.I., nella sua abitazione, in viale Gian Galeazzo 20.

4 novembre 1947 – Tentato omicidio di Antonio Marchelli, segretario della sezione del M.S.I. di Lambrate.

5 novembre 1947 – Omicidio, a Sesto San Giovanni, di Michele Petruccelli, aderente al Movimento “Uomo Qualunque”.
11 novembre 1947 - Giorgio Magenes Folli, agricoltore, appartenente all’Uomo qualunque, linciato da una folla di comunisti a Robbiano Mediglia (Milano) guidati dagli uomini della “Volante rossa”.

12 novembre 1947 – Assalto alle sedi dell’Uomo Qualunque in Corso Italia, del M.S.I. in via Santa Radegonda e della rivista “Meridiano d’Italia”.

13 novembre 1947 – A bordo di tre camion i terroristi della Volante Rossa si recano in via Monte Grappa e devastano la sede del Movimento Nazionale Democrazia Sociale.

14 novembre 1947 – Irruzione nella sede del Partito Liberale Italiano in corso Venezia.

27 novembre 1947 – Assalto alla Prefettura di Milano, insieme a centinaia di manifestanti che protestavano contro la sostituzione del Prefetto Troilo. Nella stessa giornata viene assalita la sede del M.S.I. e quella della RAI in corso Sempione.

6 dicembre 1947 – Aggressione ad una guardia giurata della Breda, a Sesto San Giovanni.

12 dicembre 1947 – Sequestro dell’ingegner Italo Tofanello, dirigente delle Acciaierie Falck, in via Natale Battaglia 29. Condotto in Piazza Duomo l’ingegnere viene costretto a spogliarsi e quindi viene rilasciato senza vestiti.

10 aprile 1948 – Disordini durante un comizio del M.S.I. in piazza Belgioioso.

25 aprile 1948 – Disordini durante una manifestazione non autorizzata a piazzale Loreto.

15 luglio 1948 – Scontri con le Forze dell’Ordine durante l’occupazione degli stabilimenti Bezzi e Motta.

13 ottobre 1948 – Aggressione ad alcuni dirigenti della Breda.

27 gennaio 1949 – Omicidio di Felice Ghisalberti in via Lomazza 
27 gennaio 1949 - Omicidio del dott. Leonardo Massaza in piazza Leonardo da Vinci, ritenuto simpatizzante di destra. 


L’elenco di questi crimini naturalmente rappresenta in modo assai sommario la vera attività della Volante Rossa. Si tratta degli episodi sicuramente attribuibili a questa formazione, mentre non compare una quantità di altre azioni che in quegli anni turbolenti furono commesse da estremisti di sinistra, quasi sicuramente appartenenti alla Volante Rossa, ma di cui non abbiamo documentazione certa.


IL GEN. FERRUCCIO GATTI UCCISO
 DALLA VOLANTE ROSSA NEL 1947


BRUNILDE TANZI, SERGIO LUPARIA, ENRICO MENEGHINI 
UCCISI A MILANO NEL 1946


MILANO 17 GENNAIO 1947 IL CORPO DI EVA MACIACCHINI
 RINVENUTO IN UN PRATO PRESSO LAMBRATE


VOLANTE ROSSA
Questa aggregazione delinquenziale nasce poco dopo la cessazione delle ostilità belliche nell’estate del 1945, La creazione fu opera di un ex partigiano comunista, Giulio Paggio, già operativo in Valsesia nella “Banda Moranino” (zona passata alla storia per i fatti criminosi addebitati al “Moranino”, deputato comunista al Parlamento per il quale la Camera dei Deputati votò per ben tre volte l’incriminazione ed altrettante volte rifugiato in uno stato comunista dal quale rimpatriò tre volte per elezione). Il Paggio aveva operato in un gruppo chiamato “Volante Rossa” e ne conservò il nome. Lasciata la montagna era entrato a far parte della 118/a Brigata Garibaldi operante nella zona di Lambrate che conosceva molto bene avendo lavorato presso lo stabilimento “Innocenti” in quella zona cittadina. A fine guerra, contrariamente al ritorno alla normalità come quasi tutti, decise di continuare una sua clandestina lotta armata fuorilegge con scopi mai precisati. Si diede il nome di “Tenente Alvaro” e, riunendo intorno a se altri come lui, costituì una formazione che denominò, a memoria del passato,“Volante Rossa”. Questa formazione aveva come sede la “Casa del Popolo” di Lambrate, già sede fascista che ora ospitava diverse organizzazioni politiche comuniste. Con lui confluirono Ferdinando Clerici, Otello Alterchi, Natale Burato, Paolo Finardi, Giordano Biadigo, Sante Marchesi, Dante Vecchio, Eligio Trincheri e molti altri che successivamente furono tutti schedati dalla Polizia per crimini, tutti iscritti al P.C.I. (Partito Comunista Italiano) di Palmiro Togliatti.
Verso la fine del 1945 gli effettivi del gruppo erano una sessantina circa. Il programma della Volante era specificatamente politico. Non avevano problemi per l’approvvigionamento di armi perché, a sinistra, ne circolavano in abbondanza in attesa di nuovo impiego previsto per l’occupazione dello Stato Italia che si voleva far diventare provincia sovietica. Per il finanziamento si provvedeva con azioni di rapina, Primo obbiettivo fu lo svaligiamento dell’agenzia Bancaria di Varallo Pombia della Banca Popolare di Novara.
Venne acquistato anche un autocarro utile per le numerose trasferte. Venne anche adottata una specie di divisa consistente in giubbotti di pelle già in dotazione all’aviazione U.S.A., comperati in gran numero alla fiera “Sinigallia2 di Milano.
A Milano esistevano due formazioni armate comuniste ma la più attiva e feroce era la Volante Rossa.
Nel gennaio 1947 venivano uccise due nostre attiviste di destra. Eva Maciachini, attivista delle S.A.M. e Brunilde Tanzi del P.D.F. Il 14 marzo veniva ucciso Franco De Agazio, direttore del “Meridiano d’Italia”.
La notte del 5 luglio due militanti delle V.R.(Mario Gandini e Walter Veneri) effettuarono un attentato contro la casa dell’ex fascista Fulvio Mazzetti in Corso Lodi ma la bomba lanciata contro la finestra viene respinta da una zanzariera e ricade in strada ferendo il Gandino che viene arrestato.
Il 10 luglio avviene l’attentato di Via Radegonda (descritto in altra parte del libro) che se fosse andato a fine avrebbe fatto una carneficina (io ero presente).
Il 27 luglio un forte ordigno al plastico viene fortunosamente scoperto prima di un comizio politico all’interno di un cinema dove, in caso di scoppio, i morti sarebbero stati decine (io ero presente con tutta la direzione M.S.I.)
L’11 ottobre viene devastata la sede M.S.I. di Via Santa Radegonda ferendo varie persone presenti.
Il 29 ottobre viene distrutta e incendiata la sede del giornale “Il Meridiano d’Italia”.
Il 5 novembre viene assassinato Michele Petruccelli.
Il 13 novembre viene devastata la sede del Movimento Democratico in via Monte Grappa.
Inoltre vengono assassinati Felice Ghisalberti in via Paolo Sarpi e Leonardo Massaza.
Questo e molto altro dimostra la criminale determinazione della V.R. e la ragione per cui nacque in me la determinazione di restituire “pan per focaccia” e far capire ai capi comunisti che il “malfatto” si può anche riceverlo e perciò progettai l’attentato, poi realizzato) contro la Federazione Provinciale del P.C.I. sui bastioni Garibaldi dove si riuniva la Direzione del Partito con Longo, Paietta, Secchia, Amendola, e tutti gli altri tromboni del P.C.I. per il quale fui poi arrestato, processato e condannato.
Alla Polizia mi dissero poi che quando arrestarono tutti i componenti della V.R. fra i documenti trovarono un elenco di nomi di persone da assassinare nel quale il mio stava al 12° posto. Non poterono realizzare il mio assassinio perché mi trovavo detenuto a San Vittore.
Dagli incartamenti del processo alla V.R. venne alla luce senza equivoci che questa formazione era conosciuta e protetta dalla direzione del Partito Comunista.
Da una deposizione:” EE.. e in fondo il P.C.I. ci accettava, ci teneva nel suo ambito pur sapendo di determinate nostre attività.
Quando nella sezione eravamo armati o giravamo in camion armati, il partito
non poteva ignorarlo”.
Stando ad un rapporto della Prefettura la lotta politica a Milano si preparava
ad assumere i contorni di una vera e propria guerra tre bande paramilitari
organizzate da ogni partito politico.
Fra queste attività ha maggior risalto quella facente capo al P.C.I. che è appoggiata e controllata da elementi slavi. Essa dispone di un numero rilevante di adepti inquadrati e sottoposti ad un regime disciplinare che nulla ha da invidiare a quello militare e dispone altresì di importanti aliquote
di armi e munizioni.
Purtroppo qualcosa era trapelato su questa Brigata ed il primo a pagare con la vita fu proprio il Gen.le Ferruccio Gatti che venne assassinato a casa sua da Paggio e Biadigo della Volante Rossa che, per farsi aprire la porta di casa, usarono proprio il mio nome. Questo particolare fa parte degli atti del Processo relativo. Io stesso, seppi poi, ero nell’elenco dei candidati a morte della Volante Rossa e mi salvai solo per il fatto che venni arrestato e detenuto al carcere San Vittore.
Questo mi venne riferito dalla Polizia successivamente.
Tratto da “Giovinezza” Dicembre 2012

Rosa Bianca e Liliana Sciaccaluga.

Milano 31.08.1945 - Le sedute pubbliche del quarto Congresso del Partito Comunista Italiano si svolsero a Milano nel gennaio del 1948. Il servizio d’ordine che proteggeva, sorvegliava e bloccava l’accesso al palco dei dirigenti nazionali e dei delegati esteri era formato da circa cinquanta persone armati e in divisa militare con giubbotto di pelle marrone, dai bordi con lana di pecora. Sulla manica destra, cucito con cura, recava un triangolo di stoffa con la scritta “Volante Rossa”. Alcuni portavano sul petto una medaglia lucida di ferro sospesa legata ad un nastrino di colore rosso. Da un lato vi erano foglie di quercia in rilievo che sovrastavano la scritta “Brigata d’Assalto”; dall’altro vi era in primo piano una figura che imbracciava e mirava con il fucile. Generalmente gli uomini si spostavano insieme, viaggiando su alcuni camion Dodge, trafugati alle forze armate statunitensi. A volte, nelle rare occasioni di parata in pubblico per le strade della città, cantavano una marcia di origine russa adattata con parole italiane. Il gruppo storico della famigerata Volante Rossa, sorse nell’estate del 1945, come risposta alle riorganizzazioni neofasciste, per volontà di alcuni ex partigiani appartenenti alla Brigata comunista Garibaldi Valgrande Martire. La sede, fu collocata presso la Casa del Popolo di Lambrate in via Conte Rosso, mentre la direzione fu affidata a Giulio Piaggio, soprannominato Tenente Alvaro, ed ex comandante della Brigata Garibaldi. Operaio elettrotecnico presso la fabbrica Bezzi, riuscì ad ottenere l’esonero dal servizio militare come elemento insostituibile per la produzione aziendale. Già a partire dalla fine di agosto del 1945 si ebbe notizia di una prima esecuzione sommaria attribuita alla Volante Rossa. Grazie alle indagini condotte dalla Magistratura e al lavoro della stampa per la divulgazione della notizia stessa, fu svelato il mistero dell’assassinio della famiglia Sciaccaluga. La signora Rosa Bianca Sciaccaluga e la figlia Liliana, fanatiche fasciste, si erano trasferite a Milano quattro mesi prima, per sfuggire alle persecuzioni dei partigiani. Il marito, Stefano, fu giustiziato il 26 aprile mentre tornava da Brescia in divisa da ufficiale della Decima Flottiglia Mas. Le due donne vivevano in una camera di pensione presso la casa in via Pindemonte, a Porta Monforte. Nel giugno dello stesso anno, avevano subito una perquisizione ad opera di presunti agenti del Commissariato di Magenta. Il 31 agosto, intorno alle diciassette, furono invitate, dagli stessi uomini, a recarsi presso gli uffici amministrativi. Di loro si persero le tracce. Entrambe furono ritrovate alcuni giorni dopo nello stagno della cava Gaslini, cinquanta metri dal cimitero di Corsico, uccise da un colpo di rivoltella sparato a bruciapelo al volto.

sabato 24 maggio 2014

EUROPA AVANTI TUTTA!



Ieri si è votato in Gran Bretagna e Olanda per le elezioni europee, i cui risultati si conosceranno assieme agli altri domenica notte o lunedì ma, se il risultato confermerà le indicazioni dei sondaggi del dopo voto, si possono già trarre alcune importanti considerazioni, a cominciare dall’affluenza alle urne.
In Gran Bretagna ha votato solo il 36% degli elettori ed in Olanda solo il 37%.
Quindi malgrado la veemente campagna di euro-scettici e no-euro, che hanno chiamato a raccolta gli elettori per sfruttare a proprio favore il malcontento originato dalla lunga crisi, due inglesi su tre e due olandesi su tre non hanno abboccato e hanno ritenuto di fregarsene e di ASTENERSI dal voto.
In Gran Bretagna i risultati dovrebbero premiare il Partito euro-scettico, ma gli inglesi sono sempre stati anti-europei in quanto sono una propaggine degli Usa, per conto dei quali spiano e remano da sempre contro l’Europa.
In Olanda invece, il Partito accesamente euro-scettico, no-euro e xenofobo, che le previsioni davano addirittura come possibile primo Partito, sembra che finirà solo al quarto posto, perdendo oltretutto parecchi punti rispetto alle precedenti elezioni.
Adesso aspettiamo i risultati delle altre nazioni che voteranno domenica, a cominciare dall’Italia il cui popolo dovrà scegliere se dimostrarsi adulto e maturo per stare in Europa o se preferisce gli euro-scettici e no-euro del “tanto peggio tanto meglio” e quindi tornare ad essere quel popolo di “mandolinisti” e di “pizzaioli” come purtroppo molti ci considerano.
Adriano Rebecchi
Federazione dei Nazionalpopolari
del Verbano-Cusio-Ossola e Novara

venerdì 23 maggio 2014

Religioni: la legge dello Stato deve sempre prevalere



 
Religioni:
la legge dello Stato
deve sempre prevalere
di Ida Magli
Il Giornale |

  Meriam Yesya Ibrahim ha 26 anni, è cittadina sudanese, di religione islamica, è incinta all’ottavo mese ed è già madre di un bimbo di appena venti mesi. Un figlio all’anno dunque. Si trova in carcere fin dal mese di febbraio, condannata a morte dai giudici del tribunale di Karthum a causa della sua apostasia. Meriam infatti ha sposato un cristiano, ed è colpevole anche di adulterio, condannata per questo a cento frustate, perché il matrimonio con una persona di diversa religione non è valido. Di quest’uomo, però, il marito, non circolano molte notizie. Chi è? Quanti anni ha? Quale lavoro svolge? Come mai, pur essendo come tutti i maschi molto più informato della moglie e consapevole della “politica” in atto nel suo paese, non si è preoccupato di quello che poteva succederle? Toccava a lui valutare la situazione e prendere decisioni perché Meriam, come tutte le donne musulmane, dipendeva da lui, dalla sua volontà, tanto quanto ne dipendeva procreando un figlio all’anno.

Dietro ai dati riassunti brevemente in queste poche righe si nascondono però gli enormi problemi che oggi sussistono in tutte, o quasi tutte le regioni del mondo dove sono presenti in gran numero, o dove sono addirittura maggioranza, le popolazioni musulmane. Il “caso” di Meriam, quindi, non è un caso e bisogna assolutamente che diventi l’occasione per discuterne a livello mondiale, soprattutto da parte dell’Occidente, dell’Europa in particolare, che continua a cullarsi nel “buonismo” che ha indossato come virtù che non vede, non sente, non capisce. Prima di tutto un fatto: l’Islamismo è una religione. Come tutte le religioni è assoluta. Noi non riusciamo più a sentire, a credere in questa assolutezza soltanto perché non “crediamo” più, ma il cristianesimo che mandava le streghe al rogo o che condannava i sodomiti alla flagellazione pubblica era altrettanto assoluto. Inoltre l’Islamismo si fonda sull’Antico Testamento dal quale dipendono, fra tante altre cose, la legge del taglione, ossia la condanna a morte e tutte le varianti di condanne sul corpo, come pure la minorità delle donne e la loro dipendenza dal marito. Bisogna combattere, dunque, adesso, chiamando tutte le donne ad usare il potere di cui godono in Occidente, per chiarire le questioni di principio: l’uguaglianza dei diritti di ogni cittadino, incluse le donne, è in contraddizione con l’Islamismo e non si può sperare che non scoppi il conflitto se non con l’affermazione, priva di dubbi, che la legge dello Stato deve prevalere sempre. In realtà anche in Sudan gli avvocati difensori di Meriam contano di potersi avvalere delle leggi dello Stato “democratico” sudanese, ma non è sicuro che lo Stato voglia mettersi contro la religione. Non dobbiamo dimenticarci che perfino in Europa lo Stato ne ha poca voglia come dimostrato dal fatto che poco tempo fa Angela  Merkel ammise l’esistenza in Germania di tribunali islamici per gli immigrati. Noi siamo inflessibili soltanto sulle norme del Pil.

Ida Magli
Roma, 16 maggio 2014


                                                                                                                       

giovedì 22 maggio 2014

Città Nuove/Ugl, coppia di fatto (di Giannino Stoppani)




Città Nuove/Ugl, coppia di fatto
 
di Giannino Stoppani
 
Il nostro articolo del 22 aprile scorso sul pasticciaccio“Giovanni Centrella”, il segretario generale Ugl incriminato dai magistrati Pesci e Rossi per associazione a delinquere e appropriazione indebita aggravata (sottrazione di oltre 500 mila euro dai conti della confederazione), ha destato non poco interesse tra chi segue da lungo tempo le nostre inchieste sulla ex Cisnal. Un nostro affezionatissimo lettore, nonché profondo conoscitore delle vicende interne ugielline, non solo ci ha confermato quanto da noi denunciato riguardo alla vicenda Cnel (l’organigramma delle strutture di federazione Ugl pubblicato sul sito del Cnel conteneva nominativi di sindacalisti deceduti da tempo o dimissionari dallo stesso sindacato con tanto di lettera Urbi et Orbi contro la segreteria generale), ma ci ha anche informato che, all’indomani della pubblicazione del nostro pezzo sul quotidiano Rinascita e sul periodico del socialismo nazionale Italia Sociale, puff!, come d’incanto, sparivano, dal sito del caravanserraglio pubblico, tutte le “forze sociali rappresentate al Cnel”. La solerte manina che ha operato tale magia, cassando in blocco tutte le OO.SS. e le rappresentanze di categoria - una scelta obbligata, riteniamo, per tentare di arginare, dopo la nostra denuncia, il palese livello d’inutilità di questo cimitero degli elefanti da 20 milioni di euro l’anno
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2012/06/14/news/cnel-quanto-spende-la-casta-1.44157) - non ha però pensato che nel mondo informatico certe operazioni lasciano comunque delle tracce, come la bava delle lumache. E così,nominativi alla mano, abbiamo ritrovato nell’etere gli scomparsi [taluni purtroppo, come abbiamo detto, anche di fatto] rappresentanti sindacali Ugl presso il Cnel, di cui avevamo, tra l’altro, con lungimiranza, stampato il profilo dallo stesso sito anche prima dell’operazione pulizia. Per motivi di opportunità e di rispetto della privacy ne riportiamo solo le iniziali: F. D. per la federazione metalmeccanici; R. B. per la federazione coltivatori; V. G. per la federazione autoferrotranvieri; M. B. per la federazione ausiliari del traffico; G. A. per la federazione nazionale scuola; G. M. per gli enti pubblici; R. P. per la federazione trasporto aereo.
“Dal Cnel all’Ugl e da questa a Città Nuove l’avventura continua…” tiene a puntualizzare il nostro interlocutore.
Già, Città Nuove, la nota fondazione politica facente capo a Renata Polverini. Era il 13 gennaio 2012 quando, nella magnifica cornice del Tempio di Adriano a Roma, l’ex femme prodige di Via Margutta e tuttora zarina di Botteghe Oscure, presentava alla platea degli intervenuti, in massima parte politici navigati, la sua allegra macchina da guerra per la conquista delle poltrone messe in palio nei ludi cartacei. Una macchina ben oleata grazie anche a un lubrificante ad alta viscosità denominato “rimborsi elettorali”, vale a dire il finanziamento alla partitocrazia uscito malamente dalla porta, a seguito della bocciatura popolare nel noto referendum, e rientrato trionfalmente dalla finestra sotto forma appunto di “indennizzo”. La fondazione prese possesso di ben due uffici, 2° e 3° piano, nel bel palazzo del civico 184 di Via del Corso. Qualcosa però, da lì a qualche mese, ne avrebbe inceppato i meccanismi.
“Cominciava a scarseggiare l’olio”, aggiunge il nostro attento estimatore. Tradotto in parole povere il taglio ai rimborsi elettorali avrebbe costituito per le casse della fondazione un bel buco pari a un paio di milioni di euro
All’ordine di smobilitazione degli uffici del Corso, ormai un costo divenuto pressoché proibitivo, seguirà il trasferimento, armi e bagagli, degli apparatčik polveriniani nel refugium peccatorum di Botteghe Oscure.
Narrano testimoni oculari della vicenda che un super agitato Centrella ordina, in men che non si dica, la smobilitazione e lo sgombero immediato di alcuni uffici del sindacato, tra cui il Caf, per far posto alla nuova sede della fondazione Città Nuove. A nulla valgono le argomentazioni di alcuni addetti intenti a terminare un delicato lavoro di rendicontazione. Il Segretario va su tutte le furie e non vuole sentire ragioni. “Fuori tutti”, sembra essere la parola d’ordine. Non c’è tempo da perdere. Si predispone così l’immediato imballaggio delle suppellettili e il loro trasloco in altri lidi. Bisogna fare in fretta per lasciare il campo agli operai che procederanno alla ristrutturazione degli ambienti che dovranno accogliere la novella inquilina. Seguirà la fornitura di nuovo arredamento con tanto di tv al plasma.
Curioso. I guai economici sembrano accomunare entrambe le strutture controllate dall’on. Polverini: da un lato, appunto, Città Nuove, dall’altro l’Ugl, la cui “procuratela” pare ancora restare saldamente nelle mani del Centrella, nonostante l’imbarazzante inchiesta della magistratura che lo coinvolge. Come la prima, anche la seconda lamenta buchi al bilancio (già qualche tempo addietro il fallito acquisto di un palazzetto in via Guattani, che doveva essere adibito a nuova sede Ugl, con relativa uscita di un milioncino di Euro dalle casse dell’Enas, a quanto pare senza ritorno, aveva creato qualche “problema” di bilancio). Ciò imporrà alla confederazione sindacale l’ineluttabile soluzione dell’abbandono della prestigiosa sede di Via Margutta. Destinazione finale? Diamine, Botteghe Oscure no!
Città Nuove e Ugl si trovano accomunati in una sorta di convivenza, divenendo così una vera e propria coppia di fatto. Tale unione sarà vieppiù consolidata dal “prestito” di personale dipendente del sindacato alla fondazione della Polverini, al cui interno molti dei personaggi con ruoli chiave (soprattutto parenti stretti: figli, fratelli, cognati, mogli) fanno capo al clan avellinese, capitanato da Centrella senior, e ai fedeli cortigiani della rappresentante dei forzuti italioti.
In molti casi sembra essere di routine il doppio incarico “fondazione-sindacato” e i trascorsi politici di taluni esponenti nella giunta Polverini alla Regione Lazio (come il caso di Claudio Durigon, già capo di gabinetto dell’assessore Zezza) paiono costituire titolo di preferenza per l’assegnazione d’incarichi politici e sindacali. Nel recentissimo Consiglio nazionale Ugl svoltosi a Pomezia, sotto l’occhio vigile dell’on. Polverini anche lei presente alla kermesse, il Durigon, già coordinatore provinciale di Città Nuove, ottiene, si dice su input della succitata, la nomina di Segretario Confederale Ugl con delega alla Formazione e Enti bilaterali. E chi non ricorda la tenera coppia Ronghi-Peluso al tempo delle loro “preziose collaborazioni” alla regione Lazio? Il “ricongiungimento” affettivo costò al contribuente 122 mila euro l’anno. Emolumenti percepiti dalla compagna del fortunatissimo Salvatore, la sig.ra Gabriella Peluso per l’appunto, che dall’ufficio stampa della regione Campania fu catapultata nel bengodi regionale laziale, grazie ad una carica “su misura” appositamente confezionata per lei. Senza contare, naturalmente, i 189 mila euro annui guadagnati (si fa per dire) dal ras campano, fondatore del movimento Grande Sud e potente esponente della triade ugiellina, in qualità di segretario generale della regione Lazio
Attualmente il sig. Ronghi occupa la carica di Presidente Enof (l’ente dell’Ugl per l’Orientamento e la formazione professionale), mentre la sua gentile metà, la sig.ra Peluso, è capo dipartimento del settore legislativo dell’Ugl. Contemporaneamente Stefano Cetica, inseparabile ombra della Polverini (ubi tu Gaia ego Gaius), è stato nominato presidente dell’Enas, l’ente di assistenza sociale dell’Ugl.
Insomma tra la fondazione politica della Polverini e l’ex Cisnal l’osmosi ormonale sembra raggiungere picchi estremi. Non c’è carica di rilievo o posto di riguardo nel sindacato che non faccia capo ad un responsabile di Città Nuove, compreso lo staff che si occupa del nuovo sito www.mondougl.it. Nato per offrire agli iscritti al sindacato servizi e convenzioni varie, molti dei suoi quadri risultano infatti essere esponenti di Città Nuove di Avellino.
L’intreccio Città Nuove/Ugl arriva a sfiorare la soglia dell’impudenza, quando con la nota “in attuazione degli accordi di collaborazione raggiunti con la confederazione (…)” gli addetti della fondazione trasmettono quotidianamente alle strutture Ugl una rassegna stampa imbottita di articoli selezionati di Forza Italia.
“Quali sono i rapporti economici all’interno della coppia?” chiediamo alfine al nostro interlocutore, al quale si sono aggiunti nel frattempo alcuni dipendenti Enas/Ugl. “È qui che casca l’asino” rispondono in coro.
“Auspichiamo che sia ora la magistratura, che sta indagando sui fondi sottratti all’Ugl, ad approfondire la questione. Un’inchiesta seria deve essere condotta a 360 gradi, senza trascurare alcun dettaglio. Se ci saranno responsabilità penali per eventuali finanziamenti illeciti alla politica, attraverso questo strano ménage tra una fondazione politica e un sindacato, nel cui bilancio – è bene rammentarlo - transitano soldi pubblici rivenienti dall’attività sociale espletata dagli enti preposti a tale compito (Enas, Caf), non v’è dubbio che salteranno fuori. Con buona pace delle tante dichiarazioni sull’indipendenza dell’Ugl dalla politica e di coloro che continuano a spacciarsi per difensori dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei disoccupati.
Tra il dire e il fare si frappongono, purtroppo, enormi e inconfessabili interessi personali dei tanti, troppi parolai in servizio permanente effettivo”.

21/05/2014

                                                                                                                                           

martedì 20 maggio 2014

Europee 2014: il perché di certe “rivelazioni” in campagna elettorale





Europee 2014: il perché di certe “rivelazioni” in campagna elettorale

di Enrico Galoppini

 
C’è stato un “complotto” contro Berlusconi? E se c’è stato, che senso ha tirare fuori la cosa proprio adesso? Non poteva, il diretto interessato, chiarire a suo tempo come stavano le cose?

D’altra parte erano abbastanza chiare quando, nel breve volgere di tempo, dopo che la magistratura aveva cominciato a bombardarlo ed alcuni suoi alleati avevano tentato di far cadere la maggioranza, avvenne praticamente di tutto e di più: “donnine” che spuntavano da tutte le parti, “lettera” della BCE a mo’ di campana a morto, “spread” in vertiginoso aumento (e relativo bau bau mediatico), speculazione borsistica sui titoli delle sue società, attacco proditorio alla Libia ed eliminazione violenta di Gheddafi con tanto di ‘santino’ insanguinato recapitato ad Arcore.

Quindi, lo si chiami come si vuole, è indiscutibile che c’è stata una manovra concertata, da dentro e da fuori, per eliminare dalla scena l’ormai ex Cavaliere.

Per quale motivo? Perché è “mafioso” e “pidduista”? Perché è un “ladro”? Perché va a donne?

Niente di tutto questo, anche se so benissimo che non è possibile convincere del contrario un antiberlusconiano incallito.

Eppure, proprio perché nei passaggi cruciali non ha mai protestato come avrebbe potuto, né ha dato di fatto battaglia, c’è qualcosa che non convince in queste recenti denunce riguardanti i ben “quattro colpi di stato” subiti dal capo del Centro-destra e, di rimbalzo, dall’Italia.

Non convince, per prima cosa, la concomitanza con le imminenti elezioni europee.

Anche appena prima d’imporci Renzi saltò fuori, guarda caso, il libro di Friedman (vicino al Centro-sinistra: ha condotto dei programmi su Rai Tre) sulle “rivelazioni” riguardanti un “complotto” che avrebbe visto al centro nientemeno che Napolitano.

Il Giornale e Libero ovviamente gongolavano, e me lo ricordo bene quel giorno perché mi trovavo in treno e c’era uno davanti a me che leggendo Il Giornale sprizzava gioia da tutti i pori. S’illudeva che finalmente sarebbe arrivata “l’ora” anche per “Re Giorgio” (oltretutto considerato ancora come “comunista”, se mai lo è stato…).

La manfrina servì invece a togliere di mezzo in fretta e furia il giovane Letta, il quale dette a vedere di esserci rimasto male, anche se, a quanto pare, gli han promesso una poltrona nella Nato.

Come si vede, un gioco di uomini dal “potere” sempre a rischio di essere revocato, che alla bisogna vengono ripescati per determinati scopi e funzioni. È questa la democrazia rappresentativa.

Al di là di tutto questo balletto inconcludente, a un livello superiore, esiste infatti chi comanda per davvero ed ha una priorità in vista delle elezioni: mantenere un certo “equilibrio” tra le proposte politiche offerte e perciò “rispettabili”, in maniera che nessuno faccia veramente “cappotto”. Sennò finisce che un giorno può mettersi in testa di poter governare davvero senza rendere conto a nessuno e senza il ricatto della cosiddetta “opposizione”. Un po’ come fa Orban in Ungheria, insomma, che difatti attira tutti gli strali possibili ed immaginabili della “stampa libera”.

Tanto, con una legge elettorale sempre studiata col misurino, in un Paese senza più un barlume di sovranità sanno bene come ripartirsi le poltrone e chi far “vincere”, ma a livello di consensi è importante che né l’uno né l’altro coli a picco nelle preferenze. Anche perché sennò il gioco della democrazia parlamentare si svaluta, ed è bene tenere in caldo una “alternativa” per la famosa “alternanza” che serve ad allungare il brodo mentre tutto va come deve andare (la Cuccagna per la finanza speculativa).

Ovvio che queste “rivelazioni” di Geithner serviranno quindi a rinserrare un po’ i ranghi dell’elettorato di Forza Italia, che oltre al consueto odio verso “i rossi” questa volta ha il dente avvelenato anche contro i ‘cugini’ di Alfano.

Ma è o no una montatura generale, quella in cui viviamo, che coinvolge anche il “caso Dell’Utri”, il quale, guarda caso, come preconizzato da qualcuno ben informato, non subisce alcuna estradizione? Non sono forse una montatura anche i “servizi sociali” a Berlusconi, le cui foto, in esclusiva, le ha la rivista Chi, di proprietà della... Mondadori?

Intendiamoci: nel primo caso, è palese l’assurdità del “concorso esterno in associazione mafiosa”, mentre nel secondo è implicita l’umiliazione per un uomo che sognava di entrare nella storia. Ma come spesso accade in politica, tutto è ambivalente…

Il briciolo di ‘verità’ che, in frangenti ambigui come questi, risiede in una posizione ancora e malgrado tutto pro-Berlusconi sta in questo: che attorno a lui s’era evidentemente compattata una parte significativa del cosiddetto “partito nazionale” (cioè, quelli che “non ci stanno” a vedere l’Italia ridotta alla Repubblica delle Banane).

Ma il manico non è quello giusto, quindi questi “nazionalisti” hanno riposto la loro fiducia nel personaggio sbagliato, col risultato che anche loro hanno perso vent’anni dietro a un equivoco.

In poche parole, il sospetto più che fondato è che siccome c’è sempre – anche nelle situazioni più disperate come la nostra - chi non si vuol calare le braghe, hanno incoraggiato l’ascesa di questo personaggio dalle non comuni doti d’istrione ed organizzative, il quale, una volta straricco, ha potuto permettersi una “autonomia” impensabile per qualsiasi altro politico di mestiere.

Ma nei momenti cruciali, quando gli sono arrivati i fendenti più tremendi, Berlusconi s’è sempre calato le braghe, e non mi riferisco solo ai summenzionati attacco alla Libia e alla farsa dello “spread”, che già bastano e avanzano.

Penso a Monti, e a chi l’ha messo a fare il “commissario europeo”.

Penso alle tonnellate di spazzatura psichica che ha riversato nelle coscienze degli italiani con le sue televisioni.

Penso anche ai personaggi di cui s’è circondato da quand’è “sceso in campo”: possibile che tutti si rivelino poi “inadeguati” e/o “traditori”? No, perché altrimenti sarebbe come dire che Berlusconi è scemo, il che non è vero.

Ma scemi sono invece parecchi elettori, condizionabili da queste “rivelazioni” ad orologeria, le quali, come al solito, dopo un paio di giorni di can can scivoleranno via come l’acqua, seguite da altri “colpi di scena” che stavolta solleveranno l’indice di gradimento del Pd (per esempio, il ritorno dei marò?).

Allora si capisce meglio anche un’altra di queste recenti “rivelazioni”, tra l’altro vecchia, riguardante Grillo ed un suo incontro svoltosi alcuni anni fa con l’ambasciatore americano: screditarlo di fronte al suo elettorato, che assieme ad un inaccettabile “moralismo” e “giacobinismo”, mostra diversi mal di pancia verso la soffocante presenza in Italia dell’“alleato”, oramai chiara, nelle sue nefaste conseguenze, a quegli italiani che ancora non sono giunti alla fatidica età della pensione.

Andiamo perciò lontani dal vero se pensiamo che hanno una gran paura che Grillo stravinca le elezioni?

Fonte Arianna Ed.


19/05/2014

domenica 18 maggio 2014

INDOVINA, INDOVINELLO...DOVE ANDRA' IL MARIN BELLO ?


                                                                                                               


Zitti,zitti (ma non troppo,qualcosa hanno fatto trapelare) un "team di pronto intervento" di 180 marines si è piazzato a Sigonella (a due passi da Catania),la base logistica piú importante nel Mediterraneo che gli Usa controllano (formalmente "dipende" dall'Italia) per assistere la flotta operante nel Mare Nostrum (non quella,italiana,che imbarca profughi ma la "loro").
In verità Sigonella è molto,molto di più.
Già dal 1967 servì a sostenere Israele nelle guerre contro l'Egitto. Poi a supportare le gloriose operazioni della Nato in Libano,Somalia, Irak,Afghanistan ed in Libia. Ultimamente con il posizionamento di droni sempre piú sofisticati,capaci di arrivare fino all'Oceano Indiano per colpire chiunque e dovunque.
Senza contare le "leggende metropolitane" (le conosco bene perché catanese) che narrano di piste sotterranee con relative rampe di lancio di ordigni nucleari.
Insomma una base totalmente sottratta alla sovranità nazionale italiana tranne quando,nel 1985,Craxi minacciò di catturare l'intera Delta Force che aveva rapito Abu Abbas (sequestratore della Achille Lauro) per tradurlo negli Usa.
Quella volta i marines "si arresero" ma fu l'eccezione che conferma la regola.
Ora trapela sulla stampa,con scarso rilievo,l'arrivo della "Special purpose marine air...etc,etc.".
Questi mica si muovono per niente....,cosa bolle in pentola ?
Tiranni in vista da abbattere non se ne vedono nei dintorni. Quelli che ci sono fanno parte della "famiglia" a stelle e strisce,in qualità di fedeli servitori.
Ci sarebbe Assad,il più papabile ad essere assalito ed assassinato. Specie ora che sta vincendo la guerra contro Al Qaeda e pure le prossime elezioni.
Mi sembra improbabile che Obama sfidi le difese siriane per tentare qualcosa ed,ancora piú problematico,che voglia colpire indirettamente Putin via Siria.
Allora ? Algeria,Tunisia e Marocco sembrano relativamente calme.
Egitto e Giordania sono momentaneamente al sicuro da minacce fondamentaliste.
L'Africa subsahariana vede la presenza di francesi e dell'Onu per cui non sembra necessario si aggiungano gli specialisti Usa.
Restano,a mio modestissimo parere,Libano e Libia perché non oso neppure ipotizzare avventure in Iran.
Nel Paese dei Cedri (pare non sia rimasto neppure un albero) la situazione è esplosiva. Prima o poi qualcosa accadrà e,conoscendo la ferocia delle parti in causa e la improvvida presenza di soldati italiani,meglio non accada nulla.
Resterebbe la Libia......,ma non la avevano pacificata assassinando Gheddafi ?
Cosa temono gli americani ? Che ci lasci la pelle un altro loro ambasciatore ?
Non so,difficile capire a cosa siano pronti i 180 marines ed i 6 aerei parcheggiati a Sigonella....
Sono certo che,decollino o meno per qualche missione operativa,la solo loro presenza porta male.....sono "angeli della morte" al servizio del vecchio,carissimo Grande Satana (per l'occasione colorato).


Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello

                                                                                                                                                

giovedì 15 maggio 2014

I "CANCER VILLAGE"

 

I “cancer village”

Giovani uomini, giovani donne e bambini giacciono inermi sotto la scure del progresso e dell’industrializzazione. I paesi in via di sviluppo, emulando i paesi sviluppati, sono diventati una fucina di morte e distruzione.
Le città più inquinate del mondo si trovano tutte, guarda caso, nel continente asiatico – soprattutto India, Cina e Corea.
L’unico interesse dei governanti è fare in modo che i loro paesi non vengano limitati nella sfrenata corsa alla supremazia del potere economico, mentre i paesi occcidentali giocano a fare – oggi – i guardiani del pianeta e dell’ecosistema mondiale…

Il governo cinese tace, come ha sempre taciuto sui laogai e sui rapimenti delle bambine, anche su questo triste aspetto dei “villaggi del cancro”.
(ariannaeditrice.it) – Li chiamano “cancer villages”, ovvero villaggi del cancro, e sarebbero, secondo alcune fonti, almeno 459 località sparse in tutte le province della Cina, ad eccezione di quella del Quinghai, estremo ovest del Paese e Tibet. Il termine “sarebbero” è quanto mai appropriato, poiché studi ufficiali non ce ne sono e gli unici dati disponibili sono raccolti da ONG, istituti di ricerca indipendenti e qualche media cinese: il governo, infatti, evita ostinatamente di esprimersi su qualsiasi argomento riguardante i lati negativi del prorompente sviluppo industriale, ovvero l’ipotesi che esista un legame tra inquinamento ed aumento dei casi di cancro.
Queste località sono di solito piccole comunità che, nell’ultimo decennio, per effetto della crescita industriale della Cina si sono trovate a convivere con fabbriche altamente inquinanti come stabilimenti farmaceutici, industrie per la produzione di fertilizzanti o di agenti chimici. Nessuna legge regolamenta se ed in che modo debbano essere trattati gli scarti di lavorazione ed i rifiuti industriali: pertanto, tutti gli stabilimenti, scaricano le proprie scorie direttamente nei fiumi. Le immediate conseguenze per gli abitanti dei villaggi adiacenti, abituati a vivere grazie alle risorse naturali del territorio, sono la perdita dell’approvvigionamento di acqua potabile (con ricadute dirette sulla salute degli animali da cortile e sulle coltivazioni) e la rapida diminuzione (o, in alcuni casi, totale sparizione) delle risorse ittiche. Gli effetti a lungo termine sono, però, ancora più spaventosi: sembra infatti che in questi villaggi i casi di cancro siano sopra la media, soprattutto nelle fasce di età di solito meno a rischio come giovani e bambini.
Un tipico esempio di “cancer village” può essere Yanglingang, un piccolo paese situato nella provincia di Anhiu (est della Cina): senza un impianto pubblico per la distribuzione dell’acqua, gli abitanti di Yanglingang si sono sempre riforniti al vicino fiume, ricco inoltre di pesce; finché, nei primi del 2000, il governo non vi costruì nella adiacenze una nuovissima zona industriale. Da quel momento, la polvere e la cenere provenienti dallo stabilimento cartario e da quello di fertilizzanti hanno iniziato a ricoprire i campi, le case, le barche, mentre le acque di scarico rilasciate nel fiume Yangtze segnavano le rocce sulla riva con una continua linea marrone; gli abitanti purificano l’acqua con polvere di allume (alum powder) per renderla potabile, ma anche se ben trattata il sapore non è per niente gradevole. Il villaggio di Yanglingang conta solo un centinaio di persone, e dal 2003 ci sono state ben 11 morti accertate per cancro; sono in aumento, inoltre, patologie respiratorie e sindromi rare tra i bambini: sembra che in ogni famiglia ci siano problemi di salute.
Di Yanglinlingang, più o meno grandi, in Cina ce ne sarebbero quindi diverse centinaia. Ma anche le metropoli hanno i loro problemi: a Pechino, per esempio, capitale dell’ex Celeste Impero, lo smog è diventato un problema talmente serio da causare la chiusura di uffici e scuole.  Nel corso del 2013, in corrispondenza di particolari condizioni metereologiche, sono infatti accaduti degli episodi in cui l’inquinamento atmosferico era talmente fitto da oscurare i raggi del sole; nell’aria è stata rilevata una concentrazione di polveri sottili nocive pm 2,5 pari a 602,5 microgrammi per metro cubo, mentre il limite di sicurezza indicato dall’Oms è di 25 microgrammi. Il Governo, dato anche il disagio creato alla viabilità, ha dovuto prendere delle immediate contromisure chiudendo scuole ed edifici pubblici, limitando la circolazione di automobili ecc. Problemi simili, ma maggiormente frequenti, li hanno anche Shangai, capitale finanziaria della Cina, e la città di Harbin, capoluogo nella provincia della Manciuria che conta oltre dieci milioni di abitanti. In quest’ultima località è capitato di raggiungere fino 1000 microgrammi di particelle PM2,5 in una sola giornata: a causa della fitta nebbia di smog sono stati cancellati oltre 250 voli
Ma, per quanto riguarda la messa in atto di misure preventive per il futuro, l’unico provvedimento del Governo è stato quello di innalzare la soglia di allarme per i pm 2.5 a 115 microgrammi per metro cubo, contro i 75 di prima. Cercare di limitare il traffico con targhe alterne e restrizioni alla circolazione sono misure irrilevanti, in un Paese che copre gran parte del proprio fabbisogno energetico con il carbone (68,4%).
Fermo restando che il preciso collegamento tra sostanze inquinanti e sviluppo di forme tumorali è, ancora, scientificamente da dimostrare, secondo alcuni studi l’indice di mortalità per cancro, in Cina, è cresciuto dell’80% negli ultimi 30 anni. Nelle grandi città il fattore che rende la salute più a rischio sembra essere l’inquinamento dell’aria, spesso irrespirabile; nelle zone periferiche, invece, è l’acqua il principale sospettato. Il problema riguarda ormai tutto il territorio cinese a partire dalle risorse idriche, con due terzi dei fiumi inquinati
Ammesso e non concesso che l’inquinamento sia davvero una causa che possa favorire la comparsa di tumori è invece fuori da ogni dubbio che l’ecosistema ne risenta, con conseguenze immediate, a medio ed a lungo termine: acqua non potabile, aria irrespirabile, scomparsa o ampia diminuzione di specie animali, compromissione dell’equilibrio bio-ecologico.. E’ giusto, quindi,  correre il rischio di sacrificare la salute della popolazione e dell’ambiente di uno Stato in nome dello sviluppo economico? E’ plausibile per noi, Stati del Primo Mondo, fare la morale sui danni causati dall’inquinamento ai Paesi in Via di Sviluppo, dopo che abbiamo adottato lo stesso atteggiamento per decenni?
Una fredda nebbia cala sulla città nei primi giorni di dicembre: di conseguenza gli abitanti alimentano maggiormente i sistemi di riscaldamento a carbone, la cui combustione, a sua volta, provoca un aumento dell’inquinamento atmosferico che per il fenomeno dell’inversione termica viene intrappolato a terra dalla massa di aria fredda soprastante. La nebbia è così spessa che la circolazione automobilistica diviene pressoché impossibile, lo smog entra negli edifici impedendo le rappresentazioni teatrali e cinematografiche: non si riesce a vedere il palco o lo schermo! L’autorità sanitaria registra, nella prima settimana dall’inizio del fenomeno, 4000 decessi superiori alla media dovuti a infezioni dell’apparato respiratorio, bronchite acuta e polmonite. Seguono altri 8000 morti nelle settimane successive. Non stiamo parlando di una metropoli cinese dei giorni nostri, come quelle menzionate poco sopra, ma del Grande Smog che colpì Londra tra il 5 ed il 9 dicembre 1952.
Ovviamente questa è solo una delle tante catastrofi causate dall’inquinamento che hanno colpito il mondo occidentale; l’uomo ha da sempre modificato l’ambiente per i suoi scopi, persino gli antichi romani avvelenavano i fiumi estraendo metalli preziosi, ma è solo con l’industrializzazione moderna che l’impatto antropico sull’ecosistema diventa particolarmente esteso e rilevante, facendo comparire il problema dell’inquinamento su larga scala. Di contro, la consapevolezza di questo pericoloso effetto collaterale non crebbe con la stessa velocità dello sviluppo economico e industriale: nel XIX Secolo infatti, la relazione tra sfruttamento delle risorse, progresso umano e tecnologico e degrado ambientale non fu presagita nella sua gravità anche perché le principali critiche politiche verso il sistema capitalistico-tayloristico si incentravano prevalentemente sugli effetti sociali del sistema, piuttosto che su quelli ambientali. Questi ultimi furono percepiti in momenti definiti all’interno di un orizzonte sanitario minacciato, come quando gravi epidemie colpirono le popolazioni urbane facendo emergere, nel tempo, il concetto d’igiene pubblica.
La consapevolezza della vitale importanza nel caso della protezione delle risorse idriche fu ulteriormente lontana dal realizzarsi. Le cicliche epidemie veicolate dall’acqua, di colera in particolare, nel corso dell’800 testimoniano l’arretratezza igienica e culturale delle aree urbanizzate, di gran lunga le più colpite, oltre ad evidenziare chiaramente la limitata efficacia dei provvedimenti socio-igienici predisposti per sanare, o almeno ridurre, i contagi. La prevenzione dall’inquinamento microbico si limitò alla salvaguardia della salute pubblica in sé, in senso restrittivo, mentre non si presero provvedimenti contro l’inquinamento delle acque al di fuori dei centri abitati. Il nodo centrale dell’inquinamento industriale fu quindi regolato da leggi sanitarie: la raccolta delle acque doveva essere sistematica mentre quelle utilizzate nei cicli industriali e sature di sostanze inquinanti e tossiche non preoccupava se venivano scaricate nei fiumi o nel mare, purché a distanza dei grandi centri urbani. Non era ancora chiaro il legame che sussisteva fra  sfruttamento intensivo del territorio e delle risorse e l’inquinamento che si produceva nello stesso; in taluni casi ciò arrivava a dar luogo ad imponenti fenomeni di erosione o desertificazione e normalmente si confidava semplicemente nella capacità della natura di auto-rigenerarsi
Ai tempi si riteneva inoltre che i negativi effetti derivanti dallo sfruttamento territoriale potessero essere risolti grazie a ipotetiche e salvifiche soluzioni tecnologiche, senza necessitare un ripensamento tout court del modello di sviluppo scelto. Lo sviluppo delle industrie britannico, per esempio, produsse una notevole crescita di alcuni centri urbani in precedenza relativamente modesti (Liverpool, Manchester), aumentando così i problemi igienico-sanitari esistenti e creandone di nuovi. Questa dinamica spinse molti contemporanei ad interrogarsi sull’invivibilità ambientale e sociale delle città inglesi. Nei centri urbani crebbero disordinatamente quartieri nei posti più sfavorevoli: vicino alle industrie e alle ferrovie, lontano dalle zone verdi. Le fabbriche disturbavano le case con i fumi e con i rumori, inquinando i corsi d’acqua, e attirando un traffico veicolare che si sommava a quello residenziale. L’industrializzazione pervasiva ed intensiva fu comunque ritenuta un male accettabile ma necessario in quanto portava dei risultati immediati e decisamente positivi in termini di occupazione,  aumento del reddito complessivo, crescita dei consumi, aumento del tenore di vita della popolazione.
La grande ricchezza prodotta e la promessa del benessere diffuso frenarono l’azione politica di controllo nei confronti di processi chiaramente deleteri per l’ecosistema e le persone, finché essi non rappresentassero una minaccia immediata e diretta alla salute pubblica. Non esisteva, infatti, il riconoscimento e la definizione del rischio ambientale da parte della comunità scientifica e della classe politica al governo. Gli Stati Uniti furono i primi pensare a territori in termini di risorse naturali da proteggere dall’intervento umano con l’istituzione nel 1872 del parco nazionale dello Yellowstone.
Ma è solo a partire dalla seconda metà del XX secolo che complessivamente in Occidente inizia a farsi strada concretamente la consapevolezza delle conseguenze legate allo sviluppo industriale: salute dell’ambiente o, meglio, dell’habitat, e della popolazione umana sono strettamente legate. Le medicina, inoltre, ha a disposizione dati e tecnologie per individuare le cause di alcune patologie che si scopre essere collegate a fattori inquinanti (infezioni respiratorie, aumento delle allergie, malformazioni dei feti ecc.). Per la prima volta si mettono in atto misure preventive e di riparazione a livello nazionale ed internazionale: il Protocollo di Kyoto, per esempio, al di là della sua effettiva efficacia, è il segno che l’uomo è arrivato ad avere la coscienza di quanto i propri atteggiamenti possano avere effetto a livello globale.
Proprio il tentativo di imporre provvedimenti che limitino l’impatto dell’attività antropica sull’ambiente è visto dai paesi in via di sviluppo, ed in particolare dalla Cina, come l’intenzione, mascherata da motivi ecologisti, da parte dei Governi dei paesi occidentali di frenare la loro vertiginosa crescita. Anche se ciò fosse vero, avviene con giusta cognizione di causa: innanzitutto i Paesi Occidentali hanno tutto il diritto di difendere i propri interessi economici, ed in secondo luogo, come visto poc’anzi, la storia della consapevolezza sulle conseguenze dell’inquinamento sull’habitat umano è già stata scritta, proprio sulla pelle degli abitanti di quella parte di Mondo che ha visto nascere per la prima volta l’industrializzazione. Si è visto infatti come il processo di acquisizione di una volontà collettiva per la salvaguardia ambientale, derivato dalla presa di coscienza del collegamento esistente tra fattori di inquinamento e salute pubblica, non sia stato per nulla immediato.
Gli errori commessi nel corso della Storia dovrebbero costituire un monito per tutti i Paesi del Mondo, come nel caso delle catastrofi ambientali: il disastro ecologico dell’Isola di Pasqua, per esempio, causato dalla deforestazione praticata dai propri abitanti, è un modello tragico ma eccellente di cosa può accadere in un sistema ecologico chiuso. In questo caso viene da chiedersi come è possibile che gli umani dell’Isola, circondati dall’Oceano Pacifico e senza contatti esterni, non si siano accorti del danno che stavano arrecando (a loro stessi in primis), e di come siano arrivati ad abbattere l’ultimo albero senza pensare alle conseguenze di tutto ciò; ma per il sistema Terra vale la stessa identica cosa: non ci renderemo conto dell’irreparabilità dei danni fintanto che, ormai, non avremo superato il punto di equilibrio per il quale le risorse non saranno più in grado di rigenerarsi e consentire la vita di 8 miliardi di esseri umani. La Cina, come altri Paesi in Via di Sviluppo, avrebbe avuto tutti i mezzi e le conoscenze per improntare fin dall’inizio il proprio piano di crescita industriale in un modo più sostenibile, evitando di cadere negli stessi errori di quanti l’hanno preceduta nell’industrializzazione, ma hanno preferito una crescita più a basso costo e quindi rapida; per quanto grande e ricca di risorse, c’è da ricordare che l’immensa fa pur sempre parte di uno stesso sistema chiuso.
La semplice esistenza del dubbio che esistano villaggi e città del cancro, in Cina come altrove (anche in Italia, purtroppo, ne sappiamo qualcosa), dovrebbe quindi essere sufficiente per giustificare l’intervento internazionale per limitare e contenere le cause del rischio. Attendere anni ed anni per avere le prove scientifiche che attestino l’esatta corrispondenza tra sostanze inquinanti e sviluppo di tumori negli esseri umani è un inutile spreco di tempo, ma soprattutto di vite.