martedì 10 novembre 2015

GIU' LE MANI DAI BAMBINI



 
 
BRITISH MEDICAL JOURNAL: IL “BLOCKBUSTER” DEGLI ANTIDEPRESSIVI PER MINORI,
É INEFFICACE E PERICOLOSO,
PUÓ STIMOLARE SUICIDI TRA BAMBINI E ADOLESCENTI
 
COMUNICATO STAMPA
 
Nell’assordante silenzio di molti specialisti, la più autorevole rivista medica del mondo conferma i sospetti di parte della comunità scientifica: a fini di business, la multinazionale farmaceutica Glaxo aveva alterato i dati sullo psicofarmaco. Appello al Ministro Lorenzin: serve un registro per monitorare queste prescrizioni. 

La recente revisione sistematica[1] promossa dalla più autorevole rivista medica del mondo non lascia spazio a dubbi: i dati che finora hanno giustificato la prescrizione a bambini e adolescenti del potente antidepressivo a base di paroxetina – usato anche in Italia – erano stati falsati dal produttore, la multinazionale farmaceutica GSK – GlaxoSmithKline, e quella molecola è “inefficace e pericolosa”.  Lo studio cosiddetto “329”[2] era stato pubblicato nel 2001, a firma di 22 ricercatori, e originariamente pareva confermare l’appropriatezza d’uso per questa molecola nei casi di depressione. In realtà la ricerca fu redatta da Sally K. Laden, una ghostwriter pagata dalla casa farmaceutica che aveva finanziato la ricerca allo scopo di dimostrare l’efficacia della molecola. Ci sono voluti poi 14 anni – e la tenacia di validi ricercatori – per ribaltare i risultati dello studio, e dimostrare che la paroxetina aumenta il rischio di suicidio per i minori che la assumono.

Dopo lo studio n° 329 del 2001, le vendite della paroxetina e di altri SSRI subirono una fortissima impennata, grazie anche a prescrizioni di medici generici e pediatri, con il risultato che molti adolescenti subirono effetti negativi e alcuni morirono. La paroxetina divenne l’antidepressivo più venduto, con guadagni per centinaia di milioni di dollari e più di due milioni di ricette emesse ogni anno per i soli bambini e adolescenti, ha commentato[3] Paolo Migone, Medico specializzato in Psichiatria in Italia e in USA[4]. “Mentre la Glaxo continuava a utilizzare lo studio 329 come dimostrazione dell’efficacia e sicurezza della paroxetina – prosegue Migone – già nel 2004 la Procura Generale di New York denunciò la multinazionale per frode contro i consumatori per aver contraffatto i dati e diffuso informazioni false. La causa si concluse con un accordo: la GSK doveva pagava 2,5 milioni di dollari di sanzione e si impegnava a pubblicizzare sul suo sito internet i dati effettivi dello Studio 329. Successivamente, anche il Dipartimento di Giustizia americano denunciò la GSK per truffa nei confronti di Medicare e Medicaid – le principali agenzie assicuratrici pubbliche che finanziano la Sanità in America – in quanto aveva diffuso affermazioni false o fraudolente. La GSK si dichiarò colpevole e accettò di pagare 3 miliardi di dollari – conclude Migone -  ovvero la multa più alta comminata a una azienda farmaceutica nella storia americana”.

La Glaxo fu allora definitivamente obbligata a rendere noti i dati relativi alla paroxetina, “Ma lo fece a modo suo – commenta Luca Poma, giornalista membro dell’Unione Nazionale Medico-Scientifica d’Informazione e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”®, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica[5]“La multinazionale pubblicò infatti oltre 77.000 pagine di resoconti clinici visibili solo in remoto a video, senza che i file potessero essere scaricati o stampati. Una scelta ridicola e aggiungo anche dannosa sia dal punto di vista reputazionale che sostanziale: di fatto questi manager intralciarono deliberatamente le verifiche scientifiche, danneggiando la salute di bambini e adolescenti pur di continuare a fare soldi”.

Il team guidato dal professor Jon Jureidini presso l’Università di Adelaide ha successivamente identificato lo studio finanziato da Glaxo come un esempio di un processo autorizzativo da rivedere, e utilizzando documenti in precedenza riservati ha rianalizzato i dati originali e ha scoperto che i dati all’epoca forniti dalla casa farmaceutica erano fortemente fuorvianti, e che il pericolo per i minori che utilizzano questo psicofarmaco è “clinicamente significativo”.[6]

L’articolo pubblicato ora sul BMJ – reso accessibile a tutti senza restrizioni, in virtù dell’assoluta importanza del tema trattato – è accompagnato da un editoriale di Fiona Godlee, editor-in-chief del BMJ, da un duro intervento di Peter Doshi, editor del giornale, e da altri contributi tra i quali un editoriale di David Henry e Tiffany Fitzpatrick e una ricerca di Ingrid Torjesen sull’aumento di crimini violenti nei giovani che assumono farmaci antidepressivi SSRI, cioè gli “inibitori selettivi del re-uptake della serotonina”, categoria farmacologica cui appartiene sia la paroxetina – commercializzata come “Paxil” o “Serotax” – che l’altrettanto tristemente famoso “Prozac”, a base di fluoxetina.

“Ciò che sconcerta di più – prosegue Poma – è l’assordante silenzio di una parte significativa della neuropsichiatria infantile, anche italiana: risultati così sconcertanti – e per certi versi sconvolgenti – non hanno meritato neanche una dichiarazione da parte del SINPIA, la società scientifica che raggruppa gli specialisti in disturbi mentali dei minori; anche l’Istituto Mario Negri tace, sul loro sito neanche un comunicato; stesso dicasi dello Stella Maris, come della maggior parte dei centri più attivi nella somministrazione di psicofarmaci ai bambini nel nostro paese. D’altra parte non stupisce: all’associazione gemella del SIMPIA in USA, l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, è stato chiesto per anni di ritrattare lo studio 329, ma inutilmente. Tutte queste realtà dovrebbero vigilare sulla salute mentale dei più piccoli. Dovrebbero, appunto – conclude Poma – mai condizionale fu più appropriato.”

“Giù le Mani dai Bambini”® ha lanciato un appello al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, da sempre molto sensibile al tema del diritto alla salute dell’infanzia, affinchè valuti l’istituzione di un registro per il controllo e monitoraggio delle somministrazioni di antidepressivi ai minori, molto diffusi anche in Italia, come già in vigore per gli psicofarmaci per i bimbi iperattivi.

[1] Joanna Le Noury, John M Nardo, David Healy, Jon Jureidini, Melissa Raven, Catalin Tufanaru & Elia Abi-Jaoude, «Restoring Study 329: Efficacy and harms of paroxetine and imipramine in treatment of major depression in adolescence»
[2] lo studio contestato è Efficacy of paroxetine in the treatment of adolescent major depression: A randomized, controller trial. JAACAP, 2001, 40, 7: 762-772, di Martin B. Keller e altri
[3] in un articolo sulla rivista Psicoterapia e Scienze Umane, 2015, volume 49, n. 4; www.psicoterapiaescienzeumane.it
[4] Medico e ricercatore, autore di oltre 300 pubblicazioni, è membro dell’American Academy of Psychoanalysis, del Rapaport-Klein Study Group., e fondatore della sezione italiana della “Society for Psychotherapy Research”. Ha insegnato alle Università di Bologna, Parma, San Raffaele di Milano e Aosta
 
07/11/2015

                                                                                                                

sabato 7 novembre 2015

VATICANO...

Vaticano: una fucina di conti segreti, sprechi, privilegi e spese pazze

Conti segreti, sprechi, privilegi e spese pazze: ecco la nuova Vatileaks che scuote il Vaticano.
La rivoluzione della sobrietà di Papa Francesco non decolla. Nelle carte l’attico di Bertone restaurato con i fondi del Bambin Gesù e i 5mila appartamenti della Curia. E dai soldi di carità dello Ior nulla va ai poveri.
La rivoluzione della sobrietà di Francesco ha il piombo nelle ali. I documenti contenuti nei libri «Via Crucis » di Gianluigi Nuzzi e «Avarizia» di Emiliano Fittipaldi illuminano realtà inedite e altre già emerse nei mesi scorsi.
Carte riservate su ricchezza, scandali e incoerenze tra la «Chiesa povera per i poveri» di Bergoglio e il reale svolgimento della vita in Vaticano oggi. Nell’insieme i volumi tracciano a tinte fosche un panorama inquietante. Dai mega-appartamenti da 500metri quadri dei cardinali di Curia al tesoretto ecclesiastico di quattro miliardi di euro in proprietà immobiliari. Segreti non ritenuti così rivelatori della situazione del pontificato da meritare negli Usa l’anteprima dei principali media, che non fanno mai sconti alla Chiesa. Non vi hanno trovato novità o dati sconvolgenti.
La Grande Bellezza in Vaticano in un vortice di peccato e santità. I soldi, tanti soldi, raccolti per opere pie finiscono anche per soddisfare la brama di lusso e potere di chi non accetta la rivoluzione di Francesco.
I soldi, certo. Quelli buttati e quelli spariti. La carità raccolta per fare il bene e finita ad alimentare il male. Ma non c’è solo questo nell’inchiesta che ha portato all’arresto di monsignor Vallejo Balda e della Chaouqui (scarcerata, lei, perché sta attivamente collaborando con la Gendarmeria vaticana). A ben vedere quel che è sotto accusa è il modo d’essere del Vaticano a Roma, la città che da sempre ospita il Papa e la Curia, e a poco a poco è riuscita a trasformare questa grande, eterna, istituzione universale, in una colossale centrale di scambio di favori e rapporti clientelari. Tal che si può dire che una parte consistente della popolazione della Capitale, non necessariamente appartenente alla classe dirigente, vive e ha vissuto alle spalle del Romano Pontefice e dei suoi cardinali e monsignori, in un sistema che a tutto è sopravvissuto, la fine della Democrazia cristiana, della Prima e della Seconda Repubblica, il declino e la morte di Andreotti, che di quel mondo è stato l’ambasciatore presso tutti i governi, anche quelli di cui raramente non faceva parte. E poi il divorzio, l’aborto e le unioni gay, l’inaridirsi dei patti del Concordato, le incomprensioni sempre più forti, con Prodi, prima, e poi con Berlusconi; fino a Renzi, ricevuto con la famiglia e con grande simpatia da Papa Francesco, che, dopo l’incontro, si sarebbe lasciato sfuggire: «Però, parla sempre lui!». 
PATRIMONIO IMMOBILIARE: Destinato a cadere, a soccombere all’onda che ha valicato il Tevere dei poveri che cercano giustizia è ciò che al Papa appare come una casta; è quest’intreccio di convenienze, grandi e piccoli privilegi, aiuti chiesti, promessi e restituiti. Un mondo stretto, fatto solo di conoscenze, le tessere di favore per entrare allo spaccio o nella farmacia vaticana; le messe chiuse, esclusive, a inviti, che nei giorni prima di Natale ancora oggi vedono entrare in fila dalla Porta di Sant’Anna le berline scure di ministri e sottosegretari venuti a chiedere la benedizione, con mogli, figli e statuetta del Bambin Gesù da riporre nel presepe. Le sole case dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio immobiliare del Vaticano, 5050 tra appartamenti, negozi, terreni e locali di vario tipo, dislocati in buona parte al centro di Roma, alimentano un mercato sotterraneo di cui invano la commissione papale nominata da Francesco ha cercato di misurare l’entità. Si sa che per diventare inquilini del Santo Padre c’è una fila di aspiranti disposti anche ad aspettare mesi, se non anni; circolano elenchi segreti di occupanti anziani che per motivi di salute, per necessità o per morte, potrebbero lasciare liberi gli alloggi all’improvviso, o forse cedere a una generosa buonuscita. E si racconta di un bravo sarto romano, neppure un grande sarto di firma, accurato nel fasciare le Eminenze con eleganti tonache su misura, cappotti in cachemire e «magne cappe», mantelli lunghi anche otto metri per le cerimonie liturgiche ufficiali, che nelle case dell’Apsa aveva sistemato tutta la famiglia, figli, nuore e nipoti compresi.
FELLINI PROFETICO: Tanti anni fa, quando uscì nei cinema il «Roma» di Fellini, la scena madre della sfilata di moda dei monsignori avvolti nei loro paramenti dorati fu considerata sacrilega, e invece era profetica: vi si affacciavano, descritte per la prima volta con la mano magistrale del grande regista, la mondanità e la vanità tenute nascoste per anni, e una chiara allusione all’effeminatezza, oggi si direbbe la gaiezza, di certi principi della Chiesa rubicondi e appesantiti da pranzi e libagioni, che si godevano la vita terrena non sapendo cosa avrebbe potuto riservargli l’Aldilà. Era – ed è ancora, sono abitudini mai tramontate in certi giri della Capitale – l’epoca in cui un pranzo o un ricevimento importante non era tale se insieme a un ministro o a un leader politico non sedevano, uno accanto all’altro, un ambasciatore, un porporato e un pregiudicato. Le riffe, le cacce al tesoro, perfino il gioco d’azzardo praticato nei circoli cittadini, dove le buste coi soldi venivano servite su vassoi d’argento da camerieri in guanti, si confondevano in un vortice di santità e peccati, preghiere e assoluzioni, vizi e virtù, e tutto nel superiore obiettivo del bene da fare, e dei mezzi necessari da procurare, per accontentare il Papa. Che poi troppo spesso il Papa fosse ignaro di quel che gli girava intorno, che non potesse immaginare fino a dove potesse spingersi la corruzione praticata in suo nome, che non conoscesse, o fosse informato solo in parte, delle pratiche illecite svolte dallo Ior, la banca vaticana che il presidente (fino a luglio 2014) Ernst Von Freiberg ha definito senza mezzi termini dedita «al riciclaggio», al contrario erano in molti a saperlo, dietro il Portone di Bronzo. E in tanti si adoperavano per far sì che questa potesse restare la regola. Le dimissioni di Benedetto XVI, l’11 febbraio di due anni fa, piuttosto che trasmettere il senso di gravità e di eccezionalità della decisione, oltre la quale la Chiesa doveva tornare sui suoi passi, avevano accentuato, inverosimilmente, il senso di precarietà del potere papale e il parallelo rafforzamento di quello temporale della Curia e delle sue diverse fazioni. 
CAMMINO INARRESTABILE: E da questo punto di vista l’arrivo di Francesco non era stato uno di quegli imprevisti che solo l’illuminazione dello Spirito Santo può portare nel Conclave. Molto di più: come ha detto il Pontefice fin dal suo primo giorno, l’inizio di un’epoca nuova in cui l’inferno dei poveri comincia a lambire con le sue fiamme le segrete stanze dei principi della Chiesa. Una crociata, un cammino inarrestabile, per Francesco: che non potrà essere rallentato, né dallo scandalo degli arresti di due giorni fa, né dalla pubblicazione dei due libri che stanno per uscire sulla corruzione in Vaticano. L’ingenuità, come chiamarla diversamente, di un Papa che pensava di scoperchiare gli arcana imperi della monarchia più antica del mondo col solo ausilio della sua commissione, di un uomo come monsignor Vallejo Balda e di una donna come la Chaouqui, che raccontava di mettere ogni sera la crema anti screpolature sulle mani del Santo Padre, non avranno conseguenze sulla sua missione, mirata a rifondare la Chiesa. Dovrà ricredersi, spiega chi lo conosce, chi s’illude che prima o poi Francesco s’arrenda. 
Ultimo viene il Corvo: Una delle ossessioni ingigantite dai social consiste nel privilegiare il retroscena alla scena, le modalità con cui si è venuti a conoscenza di un fatto rispetto al fatto vero e proprio. Ogni volta che affiora un’intercettazione non si discute tanto del suo contenuto ma della sua liceità e del chi l’ha fatta uscire e perché. Lo stesso meccanismo si applica alle gole profonde del Vaticano, i famosi Corvi. Dei primi due scandali che squassarono il Cupolone è rimasto nella memoria il maggiordomo del Papa che passò le carte alla stampa. Non che in quelle carte ci fosse scritto che Giulio Andreotti aveva nella sua disponibilità un conto di sette miliardi di lire presso la banca vaticana.
Lo schema si replica in queste ore. È tutto uno svolazzare di pennuti, un proliferare di allusioni sul monsignore spagnolo offeso col Papa per un mancato scatto di carriera, sulla giovane italo-francese issata senza alcuna ragione apparente ai vertici di un ente della Chiesa, sulle loro feste in terrazza riservate ai potenti. Ma il fumo delle chiacchiere rischia di togliere visibilità all’arrosto, ovvero ai documenti che la strana coppia avrebbe messo in circolo, da cui si scopre che il Vaticano possiede 4 miliardi (in euro) di patrimonio immobiliare soltanto a Roma e che valanghe di denaro raccolte per scopi benefici servono a finanziare la bella vita di qualche cardinalone allergico ai costumi evangelici di papa Francesco. Se ci si può permettere una garbata ingerenza nei confronti di uno Stato confinante che notoriamente non se n’è permesse mai, invece di chiudere in gabbia i corvi, il nuovo corso vaticano farebbe meglio a liberarsi degli sciacalli.
CASI NUOVI E VICENDE NOTE:  Alcune situazioni erano già conosciute. Per esempio, il lussuoso attico dell’ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone, la «malagestio» della sanità cattolica dall’Idi all’ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, dai conflitti interni per la gestione delle finanze vaticane tra i vertici vaticani (Pell, Calcagno, Parolin). A questo quadro descritto negli ultimi mesi dai mass media, il libro di Nuzzi aggiunge registrazioni di incontri riservati tra prelati e il Papa («i costi sono fuori controllo, ci sono trappole», dice Francesco).  
Bilanci non ufficiali da cui emergono corruzione e malaffare. Per il resto non sono una novità i fasti delle gerarchie, le regge a canone zero, la fabbrica dei santi, le offerte dei fedeli sottratte alla beneficenza, il buco nero delle pensioni, le veline e i veleni di chi sabota le riforme Nell’inchiesta di Fittipaldi, soldi, immobili, sprechi. Ma anche affari sporchi e privilegi. Lo Ior gestisce 4 fondi di carità ma nel 2013 e nel 2014 neppure un euro è andato ai bisognosi o alla solidarietà nonostante saldi in attivo per decine di milioni di euro.  
SPESE PAZZE IN CURIA: Piccole furbizie che diventano business. Come il carburante: garantisce ingenti margini, scrivono gli analisti Ernst&Young. Come si sa, in Vaticano le pompe di benzina sono due, e il prezzo per i consumatori è 20% più basso rispetto a quello italiano. Fittipaldi ricostruisce: ci sono 550 tessere che consentono di fare benzina: 1.800 litri all’anno, 27 mila utenti. Molti non sono autorizzati. Ma non sono solo i due libri in uscita a far affiorare nuovi scandali finanziari in Curia. 
ALTRI SOSPETTI SULLL’APSA: Secondo un documento interno rivelato dall’agenzia Reuters, l’Apsa sarebbe stata usata per riciclare denaro di provenienza oscura dalla Banca Finnat di Giampietro Nattino, il finanziere del quale l’immobiliarista Stefano Ricucci diceva al pm in un interrogatorio: «Chi è Nattino? Ma lei vuole che mi uccidono stasera? Lo lasci stare questo, io lo dico per me poi se lei vuole andare avanti lo faccia. Lei fa quello che le pare, la proteggono 600 persone, ma a me chi mi protegge?». Due milioni sarebbero stati spostati in Svizzera pochi giorni prima che il Vaticano imponesse una stretta con la nuova normativa contro il riciclaggio e mettesse i trasferimenti di denaro sotto controllo minuzioso. Dal 22 maggio 2000 al 29 marzo 2011, a Nattino faceva capo il «Portfolio 339». Origini e finalità di destinazione dei fondi sarebbero «dubbie», si legge nel dossier degli investigatori vaticani di 33 pagine, poi passato alla finanza italiana e svizzera perché potessero a loro volta svolgere accertamenti. L’Apsa gestisce anche finanze e fondi della Santa Sede. Una cassaforte ancora una volta nel mirino.
Mezzo milione in sei mesi, le spese folli del cardinale
G
eorge Pell, detto “il Ranger” volava solo in business class. Nell’elenco anche 47 mila euro di mobili e 2.500 euro in sartoria.

Tra le mille rivelazioni del Vatileaks2, ha fatto impressione la lista delle spese del cardinale George Pell, detto «il Ranger», il porporato australiano che è stato chiamato a Roma a mettere ordine nei conti della Curia.
A voler usare un eufemismo, Pell non è amato. Guarda caso la sua preziosa nota spese viene rubata da un ignoto hacker e ora compare nel libro «Avarizia» di Fittipaldi. Notizie del diavolo, si dirà. Sì, ma da leccarsi i baffi. «Da luglio 2014 a gennaio 2015 gli esborsi hanno infatti toccato i 501 mila euro». Nell’elenco c’è un sottolavello da 4600 euro, ma anche 7292 euro di tappezzeria, 47 mila euro per mobili e armadi, lavoretti vari da 33 mila euro. Il cardinale o uno dei suoi segretari hanno messo in nota spese anche gli acquisti fatti al negozio Gammarelli, sartoria storica che dal 1798 veste la curia della Città Eterna: in genere i porporati pagano di tasca loro tuniche e berretta, stavolta la segreteria ha fatturato direttamente abiti per 2508 euro.
Pesante anche il capitolo viaggi. Il «Ranger» per andare da Roma a Londra lo scorso 3 luglio ha speso 1103 euro, business class. Quattro giorni dopo si è fatto rimborsare un volo Roma-Dresda, in Germania, da 1150 euro, un altro per Monaco da 1238, mentre lo scorso settembre la Scuola dell’Annunciazione del Devon, di cui l’ultraconservatore è diventato «patrono», ha dovuto sganciare per un Roma-Londra 1293 euro. Pell e il suo vice Casey si accomodano in business anche quando vanno a Malta, dove vanno ad ascoltare i consigli del finanziere Joseph Zahra. Ma sono tutti gli uomini vicini al cardinale a volare in business, da lord Christopher Patten (ex presidente della Bbc che dovrebbe riformare la comunicazione della Santa Sede) all’industriale di Singapore George Yeo, membro della Commissione per la riforma del Vaticano.
Un menage dispendiosissimo che fa a pugni con i desideri del Papa e non così dissimile da quanto emerso, per dire, dai processi a carico di Don Verzè e altri amministratori del «San Raffaele», i quali hanno dissipato una cinquantina di milioni in fondi neri, jet privati, fazende brasiliane, ville con piscina, e spese strampalate tra cui quella per un’enorme voliera piena di pappagallini in ufficio.
La verità è che quando a saldare le fatture è il Vaticano, non si fanno sconti. Così capita – scrive Gianluigi Nuzzi – che «in tre anni la società Cap Gemini Ernst & Young si è fatta pagare ben 10 miliardi di vecchie lire (5,6 milioni di euro) per una consulenza sul sistema contabile».
Il Vaticano raccoglie donazioni da tutto il mondo, il Governatorato poi le dilapida. «Già nel 2009-10 un’analisi riservata di McKinsey sui conti dell’ente aveva fatto emergere una situazione disastrosa. Diversi centri di spesa, come quelli relativi alla manutenzione, presentavano costi maggiori dal 200 e fino al 400 per cento rispetto alle tariffe di mercato». Quel monsignor Viganò che aveva provato a frenare le spese pazze (famoso il caso di un albero di Natale costato 500 mila euro) è finito screditato e esiliato a Washington.


giovedì 5 novembre 2015

RADIOMAMMA...CHE FAI, MI CACCI?


...il grido disperato,quasi incredulo, si è fatto largo (figurativamente) nel profondo del mio animo allorché mi sono reso conto che "mamma" Radiouno mi aveva "bloccato" su Twitter,Wathsapp e (presumo) pure su sms...una tragica delusione per me !!
Quanti hanno la bontà di seguire le mie "osservazioni e riflessioni" (ce ne sono alcuni,a dispetto dei censori radiotelevisivi) sanno della continua battaglia che intraprendo con la Rai riguardo la informazione che ci propina via etere.
So benissimo che trattasi di una lotta impari, io sono soltanto un singolo cittadino che reclama il proprio diritto ad una informazione pluralista e completa da parte del "servizio pubblico".
Radiouno (mi limito a lei,vista la mia frequenza di ascolto),emittente di grandi capacità professionali e copertura 24h, eccelle in molte trasmissioni ma,troppo spesso e volentieri,trovo dia spazio solo agli esponenti della partitocrazia e del "politicamente corretto".
Politici o tecnici che siano ruotano in onda sempre personaggi ben definiti e legati al potere politico,economico e sociale interno ed estero.
Cosa voglio significare ? Semplice : avete mai,dico mai, potuto ascoltare le opinioni di giornalisti che scrivono sulle testate indipendenti telematiche ? Eppure sono centinaia,forse migliaia,rappresentano globalmente un mare di cittadini che esprimono le proprie osservazioni liberamente su tematiche diverse.
Hanno il polso della pubblica opinione sul territorio molto piú dei costosi inviati speciali della Rai.
Ma hanno,evidentemente,un grande limite : sono davvero pluralisti e,spesso,si fanno portatori pure di richieste e contestazioni "scomode" che mai e poi mai potrebbero rappresentare liberamente dai microfoni della radio di stato....aperti sempre ai giornalisti dei media nazionali e rarissimamente a qualche ospite "minore".
Sistema pure identico usato per tecnici,professoroni ed esperti vari : tutti allineati e coperti nell'alveo partitocratico interno ed estero.
Quasi tre quarti di europei non votiamo avendo totale sfiducia nello UEismo...Radiouno ci impone tutti ospiti presenti a Bruxelles o legati alle istituzioni UEiste, "Manuale d'Europa" esalta Juncker e soci quasi fosse Mao ai tempi belli !
Abbiamo piú o meno mezza Italia che non si reca alle urne per disgusto di tutti i partiti e dei politici vari...cosa fanno "Radio anch'io", "Bianco e nero" e "Zapping" ?? Ignorano pervicacemente queste decine di milioni di italiani non trovando mai,dico mai,un solo ospite che possa dire perché e per come si astenga dal voto...vi sembra normale ?
Non parliamo della politica estera...sono stati capaci di trasferirsi (a spese nostre) ad Istanbul per analizzare i risultati delle elezioni turche...con chi ? Ma con gli sconfitti dalla volontà popolare..,logico !
In onda solo (fin quando ho spento la radio perché disgustato) #curdinnamorati e censori spietati di Erdogan (che,per inciso,non piace neppure a me).
Tutti esperti e paladini, a Radiouno,delle "libertà civili e democratiche"...in Turchia,mentre in Italia propugnano la galera persino per quanti salutino  romanamente e vendano statuette del Duce !! Scrivo il falso? non è così...?
C'è pure una giornalista,la Falcetti con "Sotto inchiesta" che rispetta pluralismo di tesi ed opinioni dando spazio agli ascoltatori..per condurre ha dovuto vincere la causa contro la Rai (spero di non danneggiarla citandola) !
Insomma,ho sempre cercato di interagire con le citate trasmissioni per portare un minimo contributo di "riequilibrio"...via mail,sms,wathsapp e twitter...,duramente ma pure educatamente e,quando capitato,sempre riconoscendo al conduttore di aver dato spazio ad opinioni differenti.
Ieri,nel dopo Erdogan,mi sono reso conto di essere stato "bloccato" su Twitter e Wathsapp,forse pure su sms.
Colpito al cuore...Radiomamma che fai..,mi cacci ??

Grazie per l'attenzione
Vincenzo Mannello 

                                                                                                                                       

lunedì 2 novembre 2015

Chirurgo di trapianti -- di Ida Magli





Chirurgo di trapianti

di Ida Magli

  Ho seguito fin dall’inizio le vicende politiche di Ignazio Marino nella speranza che, malgrado il deterioramento della sensibilità sociale e democratica verificatosi in Italia nel corso degli ultimi anni, qualcuno mettesse l’accento sull’unico, drammatico errore che è stato commesso eleggendo a un’alta carica politica un chirurgo di trapianti, ma non l’ha fatto nessuno. Eppure è evidente che il punto nevralgico è quello: si ha a che fare con una personalità particolarissima, che ha scelto una specialità chirurgica di limite nella quale si trova a decidere della vita e della morte, a operare su individui debolissimi che dipendono da lui per la propria sopravvivenza. Chi ha, o ha avuto, il potere di decidere della vita e della morte, deve essere necessariamente escluso dalle istituzioni del Potere, da qualsiasi tipo di governo. Non può governare né gruppi né popoli; non è adatto a nessuna attività nel mondo della “politica”, tanto più in una democrazia.

 Nessuno si può misurare con Marino, è evidente, e di fatto nessuno ci prova direttamente, neanche quando afferma di aver abbandonato gli incarichi. Da dimissionario, infatti, ha provocato perfino più imbarazzo e timore di quando era in carica visto che non si era in grado di prevedere ciò che avrebbe pensato e fatto. Quando ha ritirato le dimissioni c’è stato quasi un respiro di sollievo: era tornato ad essere il Marino di sempre. Non basta dire che è un chirurgo, come è solito fare il Pd. Ignazio Marino ha sessant’anni e pur avendo operato per tutta la sua vita di chirurgo nel mondo dei trapianti, non ha mai detto neanche una parola sul mercato degli organi, non l’ha mai denunciato, pur sapendo che coinvolge soprattutto i bambini, i quali semplicemente “scompaiono”. Dal territorio italiano ne sono scomparsi 3.600, come ha affermato con freddezza nel gennaio 2015 il Ministro degli Interni, Angelino Alfano. Notizia-non-notizia visto che nessuno l’ha commentata e il giorno dopo è sparita. “Scompaiono”? Che cosa significa? I bambini non compiono l’azione di scomparire, non vengono risucchiati dal vento o dalla pioggia, ma il silenzio sulla loro scomparsa dipende dal fatto che tutti sanno, o almeno suppongono che, tranne i pochi “fortunati” che vanno ad alimentare il mercato della pedofilia, tutti gli altri finiscono nel mercato degli organi. Ogni volta, però, che qualcuno ha provato a parlarne, la notizia non ha attecchito. Nel 2008 le suore Serve di Maria avevano mandato dal Monzambico alla loro Casa generalizia in Roma un appello disperato perché vedevano sparire i bambini del proprio istituto e ne ritrovavano i resti senza occhi, senza reni, senza cuore, nei cassonetti della spazzatura. La loro speranza che il Vaticano, o almeno i giornali italiani ed europei, dessero risonanza a questi atroci delitti, è andata quasi del tutto perduta. Il Giornale ha pubblicato allora una serie di servizi molto puntuali, ma il silenzio del Vaticano è stato più forte. Da allora tre Papi, uno dei quali, Wojtyla, ha anche presieduto il primo Convegno tenutosi a Roma sui trapianti, si sono susseguiti sul trono di Pietro, ma nessuno ha parlato della scomparsa dei bambini, nessuno ha condannato gli orridi crimini che si commettono nel mondo dei trapianti. Neanche Bergoglio. Con il Giubileo si può perdonare il divorzio, l’aborto…

Perché dunque il Pd ha favorito la carriera politica di un chirurgo di trapianti? Di un chirurgo che non ha mai detto neanche una parola per denunciare il mercato degli organi, per aiutare le Forze dell’Ordine a trovare almeno le fila di questo atroce mercato?


Ida Magli
30 ottobre 2015


                                                                                                           

venerdì 30 ottobre 2015

Il progresso è cancerogeno





Il progresso è cancerogeno

di Marco Cedolin

Se c'è una cosa che nel nuovo millennio, imbevuto di progresso e sviluppo come un babà al rum, sta diventando sempre più complessa ed inarrivabile, questa è l'aspirazione di riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena, possibilmente senza svuotare il portafoglio nelle prime due settimane del mese, senza avvelenarsi e mantenendo in vita almeno un embrione di quella sottile linea che separa il gustare il cibo dall'ingurgitarlo semplicemente per mere ragioni di sopravvivenza.

Del problema di allestire il desco dal punto di vista economico abbiamo già dissertato spesse volte su queste pagine, arrivando alla conclusione che il progresso e lo sviluppo sono ipocalorici e assai poco funzionali al sostentamento del corpo, prima ancora che dell'animo.

Sul problema di non avvelenarsi riteniamo valga la pena di spendere qualche parola, alla luce della campagna di terrore messa in atto dall'universo mediatico, dopo che l'OMS ha inserito le carni rosse e lavorate nel novero delle sostanze cancerogene, alla stessa stregua del fumo e dell'alcool.....

Ammesso e non concesso che gli esperti ed i soloni della medicina siano in grado d'individuare con sicurezza le cause di una malattia che fondamentalmente non conoscono e non sono in grado di curare, dovrebbe essere evidente a tutti che il problema non riguarda la carne in quanto tale, dal momento che gli uomini la mangiavano fin dalla notte dei tempi, quando il cancro (malattia della modernità per eccellenza) neppure esisteva. Il problema semmai è costituito dalle sostanze che vengono usate per alimentare il bestiame, dallo stato d'inquinamento in cui versano i pascoli e dagli additivi utilizzati per conservare le carni e gli insaccati, al fine di renderli fruibili per il sistema di grande distribuzione al quale il progresso ci ha ormai abituato.

Alla luce di questa considerazione, senza dubbio le carni e gli insaccati presenti all'interno degli ipermercati (e non solo) tossici lo sono sicuramente, ma senza ombra di dubbio non solamente le carni rosse e gli insaccati, bensì anche quelle bianche, le verdure, la frutta, i vini, le bevande, fino ad arrivare all'acqua del rubinetto che in molti casi è più tossica di tutto il resto.

Questo non perché gli alimenti succitati siano tossici o cancerogeni in quanto tali, bensì in quanto i mangimi con cui viene allevato il bestiame sono tossici, i terreni in cui vengono coltivate le verdure e la frutta o gli animali brucano risultano pesantemente inquinati, gli additivi chimici usati per la conservazione e l'insaporimento dei cibi contengono elementi ad alta tossicità e via discorrendo.

Ad essere tossico è cancerogeno, con buona pace delle diatribe stantie fra vegetariani e carnivori, è il modello di sviluppo che ci è stato imposto ed abbiamo abbracciato in fondo senza farci troppe domande. Gli isterismi collettivi come quello attualmente in atto (una caduta nelle vendite di carni rosse ed insaccati del 20% in soli 2 giorni) sono semplicemente parte del disegno dell'elite mondialista che ha in progetto di cambiare gli orientamenti alimentari della popolazione, indirizzandoli dove può ottenere i maggiori profitti, magari inducendo il "popolo bue" a credere che cibarsi di bagarozzi o escrementi riciclati possa rappresentare un'esperienza maggiormente salutare ed edificante.

A prescindere dal fatto che si sia carnivori o vegani, a meno di possedere un conto in banca con davvero tanti zeri, si continuerà ad allestire (quando ci si riesce) un desco infarcito di alimenti tossici e probabilmente cancerogeni, quale che ne sia il suo contenuto, così come si continuerà a respirare aria pesantemente inquinata e con tutta probabilità altrettanto cancerogena, anche se un giorno non esistesse più la Volkswagen.


                                                                                                                             

martedì 27 ottobre 2015

SMARTFONES, I GIOCHINI DEL GREGGE UMANO

SMARTFONES, I GIOCHINI DEL GREGGE UMANO




Sarà senz’altro capitato anche a voi di osservare come questi giocattolini da gregge umano siano diventati una ossessione sociale e come, ovunque andiate, in tram, nei bar, nelle scuole, nelle sale d’aspetto, nei negozi, ed addirittura anche in chiesa, vediate gente indaffarata a sfogliare, digitare, scorrere e guardare questi mostricciattoli tecnologici come se da ciò dovesse dipendere la loro vita..!
E’ una forma di rimbecillimento generale che assomiglia tanto ad una droga tecnologica con estasi informatiche e crisi di astinenza.
Nessuno che ne denunci la pericolosità per l’equilibrio psichico delle persone che assume le forme di una vera e propria dipendenza, né per le situazioni in cui la disattenzione può portare ad incidenti anche gravi.
Un esempio per tutti quello, riportato dalle cronache, della madre che, giocando con lo smartfone non si era accorta che il suo piccolo bambino stava per affogare nella vasca da bagno..
Sarà perché viviamo comunque in una società abbastanza alienata, sarà perché, data la capillare diffusione degli Smartfones che si vendono a miliardi di esemplari il mercato che rappresentano, compreso quello dei consumi telefonici collegati, è tale da sopire qualsiasi critica e qualsiasi allarme, fatto sta che nulla traspare e nemmeno i giornali che solitamente sono ( quando gli conviene ) fustigatori di costumi, tacciono con un assordante silenzio sull’argomento.
Vedere quattro o cinque amici al bar, seduti al tavolino che invece di parlare discutere o litigare come da sempre gli amici hanno fatto, sono immersi nello sfogliare questi aggeggi demoniaci fa veramente pena e mette paura..!
Se fosse per noi li proibiremmo per legge, ma si sa noi siamo dei retrogradi fascistoidi e non abbiamo il senso del progresso sociale ed economico per potere capire il mondo moderno ..!!
Sarà vero ma noi siamo convinti che smettere di socializzare attraverso il contatto umano, il dialogo, il confronto con gli altri sia alla lunga un fattore che porta verso l’alienazione e che l’isolamento, già evidente per altri motivi nella nostra società, non possa che peggiorare con l’uso ossessivo di questi giocattoli da gregge umano che sono gli smartfones.
Naturalmente in un mondo super materialista come questo che privilegia il denaro sull’uomo ed il profitto sul sociale, le speranze di guarire da questa ossessione tecnologica sono quasi nulle.
Come abbiamo detto più volte ci vorrebbe una rivoluzione totale, ma dubitiamo fortemente che una generazione di rincoglioniti dagli smartfones sia, non solo in grado di farla, ma nemmeno in grado di capire che si dovrebbe fare..!!

Alessandro Mezzano

                                                                                                                                               

venerdì 23 ottobre 2015

Il manuale W2eu per "rifugiati"...

Il manuale W2eu per "rifugiati" prodotto e consegnato ai migranti da una fondazione ebraica statunitense

Contro i profughi. E non per “razzismo”.

w2ueFra i salvagenti abbandonati e i gommoni sgonfiati dell’isola di Lesbos, l’inviato di Sky News ha scoperto questo “manuale” per rifugiati organizzati. Una vera guida turistica con tutte le informazioni necessarie: carte geografiche, consigli pratici sui comportamenti degli stati europei, numeri di telefono delle organizzazioni da chiamare per farsi accogliere; UNHCR, Croce Rossa volonterose. L’opuscolo, scritto in arabo, è stampato e distribuito gratuitamente in Turchia da un’associazione che si chiama W2eu, che sta per “Welcome to Europe”, Benvenuti in Europa. La volonterosa organizzazione fornisce anche sua sua “hotline”, un numero verde che il profugo ben organizzato può chiamare, 24 ore su 24; il volontario al telefono raccoglie le coordinate del profugo ed avverte le autorità del paese che lo accoglieranno.
Nel caso, al giornalista di Sky ha risposto una “Sonia” che parla arabo, dalla sua casa in Austria, e tutta ilare dice: “Siamo un gruppo grosso, circa cento persone, presenti in tutta Europa e il Nordafrica”. Anche l’ingenuo capisce che una simile organizzazione, disponibile 24 ore su 24, ha un costo. Chi lo paga?
Un valoroso blogger ,http://liberticida.blogspot.it/, seguendo le tracce lasciate da un’altra simile organizzazione tedesca e tanto caritatevole verso gli immigrati clandestini da aiutarli a passare i confini nascosti nelle auto dei volontari,luchthelfer.in, ha scoperto che essa è una emanazione della Ayn Rand Foundation,una fondazione ‘culturale’ Usa: “strana fondazione, la Ayn Rand, da una parte sostiene apertamente Israele e il sionismo, e non è strano, pensando al nome del suo direttore, Yaron Brook, dall’altra si oppone fermamente alla religione musulmana, e dal 2001 i suoi vertici affermano che : “occorre decidere tra uno sterminio di massa in America o nei paesi che sostengono il terrorismo” (citazione).
fluchthilfe
Che coincidenza: un lettore mi invia una serie di citazioni tratte da un sito americano, che riporto – avvertendo che mi dissocio dalle idee che possono suscitare.
“La chiave per risolvere il problema sociale nel nostro tempo è di abolire la razza bianca”. Professor Noel Ignatiev, storico, docente al Massachusetts College of Arts.
“L’ufficio del censimento ha appena riferito che circa metà della popolazione americana sarà presto non bianca o non europea, E saranno cittadini americani. Abbiamo superato il punto in cui nessun partito anzi-ariano potrà prevalere in questo paese. Noi abbiamo nutrito per mezzo secolo il clima americano di opposizione ai pregiudizi etnici. Questo clima non è ancora perfetto, ma il carattere eterogeneo della popolazione tende a renderlo irreversibile”. Earl Raab, già direttore del Jewish Community Relations Council, scrittore e saggista molto amato dai sionisti.
HWKH7LO“La non-europeizzazione dell’America è una notizia consolante di natura quasi trascendente”: Ben Wattenberg (1933-2015), vero nome Josef Ben Zion Wattenberg, scrittore e giornalista americano, influente negli ambienti del partito democratico.
“Gli ebrei americani sono impegnati alla tolleranza culturale a causa della loro convinzione, ben radicata nella storia, che gli ebrei sono al sicuro solo in una società che accetta un ampio ventaglio di atteggiamenti e comportamenti, come anche una diversità di gruppi etnici e religiosi. Per esempio è questa convinzione, non una approvazione della omosessualità, a far sì che la stragrande maggioranza degli ebrei promuove i “diritti dei gay” e prende una posizione liberale su quasi tutte le altre cosiddette questioni sociali”:
Charles Silberman (1925-2011), giornalista di Fortune, saggista e scrittore di “temi sociali”.
“Un giorno nel futuro, la gente colorata riuscirà – vorrei dire genererà – la sua andata al potere in Europa e in America. La popolazione araba cresce i paesi come la Francia e l’Olanda, e vedremo come andranno i messicani qui in America. Eh sì, perché scopando di più, i popoli scuri domineranno il mondo! E i bianchi, per la loro stessa sopravvivenza, dovranno essere gentili con loro! Ottimo!”.
Bill Maher, comico e conduttore televisivo di successo su vari network (Real Time, Politically Incorrect), dove si è espresso a favore della legalizzazione delle droghe e dei matrimoni gay, e ha deriso la religione.
“Il rafforzamento di un’Australia multicultulturale o diversa è la nostra miglior assicurazione contro l’anti-semitismo. Il giorno che l’Australia avrà un governatore generale australian-cinese, mi sentirò più libero e fiducioso come ebrea australiana”
Miriam Faine, direttrice dello Australian Jewish Democrat.
IIl rabbino Levitts shmael Levitts, rabbino.“E’ nell’interesse ebraico, e dell’umanesimo, che i bianchi esperimentino un genocidio. Finché i bambini bianchi non saranno bruciati vivi, le donne bianche violentate, mutilate assassinate e gli uomini bianchi che non saranno ancora stati massacrati non assisteranno impotenti mentre la loro gente viene terrorizzata…solo allora il genere umano sarà su un piede di uguaglianza, pronto a discutere il privilegio bianco e l’evidente risentimento che provano le altre minoranze”.
“Ritengo ci sia un ritorno di antisemitismo perché a questo punto del tempo l’Europa non ha ancora imparato come essere multiculturale. E ritengo che noi saremo parte delle doglie di questa trasformazione, che deve avvenire. L’Europa non dovrà più essere le società monolitiche che sono state nell’ultimo secolo. Gli ebrei saranno al centro di questa: è una grande trasformazione quella che l’Europa deve subire. Adesso stanno andando nell’età multiculturale, e ci sarà risentimento verso gli ebrei per il nostro ruolo-guida. Ma senza questo ruolo-guida e questa trasformazione, l’Europa non sopravviverà”.
Barbara Lerner Spectre, fondatrice di “Paideia”, fondo ebraico in Svezia per l’educazione degli europei.
barbara-spectre-quote
Non c’è alcun posto nella Europa moderna per stati etnicamente puri. E’ un’idea del 19mo secolo e stiamo tentando la transizione al ventunesimo secolo, e lo faremo attraverso gli stati multi-etnici”.
Wesley Clark, generale, che ha comandato le forze NATO nella guerra del Kossovo contro la Serbia.
Sono citazioni utili per sapere chi ci sta facendo questo e perché. E per sapere quali padroni servano i volontari di questo umanitarismo alla moda, l’accoglienza agli immigrati senza alcun limite.
Ma prendo la più fiera distanza dalle idee che queste citazioni possono suscitare, ossia che sia essenziale avere stati mono-etnici. Faccio salvi casi particolari, come il popolo magiaro, la cui identità etnica e linguistica ostinatamente conservata nei secoli di fronte alla marea slava merita rispetto, è segno di dignità da onorare ed è giusto che sia difesa (1); per la Politica (con la p maiuscola) le etnie sono poco significative, sono “accidenti” bisognosi di  ”sostanza”, sono “materia” a cui il Governo politico deve dare “forma”.
Ethnos necessita Logos.
Uso una terminologia che risale ad Aristotile ed è stata adottata da Tomaso d’Aquino. Come spiegarla?
Un pugnale può essere fatto di acciaio, di bronzo,  oggi  di ceramica,  un tempo di ossidiana; ciò che lo rende “pugnale” non è la materia di cui è fatto, ma la “forma” che gli dà l’artefice: è lui a dare al coltello la sua “essenza”, a rendere la materia “intelligibile”. Ogni realtà è materia- e- forma, potenzialità ed atto, “sostanza e accidente”.
L’artigiano che fabbrica un pugnale impone alla materia una volontà, una finalità. La “forma” è sempre una rivelazione di intelligenza, e rende la materia “intellegibile”; nell’intera creazione è la Intelligenza (con la maiuscola) per eccellenza che traspare. E chi non la vede, è semplicemente un bruto.
Il lato “formale” è l’imposizione della intelligenza, della volontà e della finalità a qualcosa che per sé, non ne ha  (2).
Questo vale anche per le masse umane. Quando il filosofo che spesso cito ricorda che Roma unì “ genti diverse e reciprocamente ostili ” chiamandole a “ a fare qualcosa di grande assieme”, è chiaro che l’impero romano non fu mosso da buonismo, da una untuosa e lacrimosa voglia di “accoglienza”, da pseudo-sentimentalismi caritativi, e men che meno da ideologie multi-etniciste; nemmeno si propose, credo, quella che oggi chiamiamo “integrazione” del “diverso”. I romani erano dotati di quella qualità rara che si chiama “saper comandare” (che i greci, tanto più profondi, non avevano); e il comandare, nel senso vero e profondo, è dare una volontà, intelligenza e un fine a masse disperse. Era dare “forma” ad accidentali differenze, biologiche, linguistiche e razziali, ridurre i molteplici particolarismi in una unità spiritualmente superiore. Diedero alla “materia”, ethnos, una “essenza intellegibile”. Disciplina e diritto, essenzialmente. Quando Paolo dice che sotto Cristo “non c’è più né giudeo né greco”; non aggiunge però “…e nemmeno romano”, perché essere giudeo o greco era un’appartenenza etnica; “romano” invece era uno status giuridico e politico, un ordine di realtà completamente diverso. E superiore.
E Roma – è da notare – ottenne questo risultato senza omologare burocraticamente, senza cancellare le specificità etniche, come vuol fare oggi il mostro freddo chiamato UE; e la prova è che quando l’impero si disgregò sotto l’alluvione dei barbari, rispuntarono vitalità nazionali, specifiche, riconoscibilmente pre-romane, che si mescolarono coi nuovi arrivati d’oltre Danubio. E quando la grande struttura di civiltà dell’impero romano non fu più in grado di “dare forma” e finalità alle nuove tribù guerreggianti, nello sforzo  subentrò la religione cristiana: che diede ai tanti ethnos addirittura il Logos. Nazioni che divennero stati diversi, con lingue volgari diverse, restarono tuttavia unificate dal latino, dal ricordo dell’impero a cui la Chiesa si poneva erede, e furono tutte parte della Europa Cristiana. Unificate, finché durò in un impero Sacro e Romano.
Perciò è vero che velleità di chiusura “identitaria” sono moti regressivi, perdenti, ed è il motivo per cui il razzismo politico è votato alla sconfitta. Perché si appoggia su una particolarità biologica, ossia è materialismo; e la materia, come avvertiva San Tomaso d’Aquino, è “signata quantitate”: ciò vuol dire che la materia è segnata dalla divisione, dalla molteplicità; differenzia e non unisce. E, come nota Michael Jones, definirsi oggi “uomo bianco” è la patetica affermazione di aver perso l’identità;  non a caso è una ideologia fortemente “americana”: dalla legge di Lynch agli autobus separati nel Sud, all’eugenetica che fu coltivata  in Usa  molto prima che Hitler nascesse.
Non è “l’uomo bianco” ad aver fondato Roma, la Cristianità, il Sacro impero che durò a Vienna fino al 1918; è l’uomo romano, l’uomo cristiano.
E i signori rabbini e militanti citati qui sopra, non è “la razza bianca” che vogliono sterminare. E’ la civiltà europea greco-romana e cristiana, l’unità spirituale  che essa rappresenta, e che essi odiano ed invidiano fino alla follia. La prova è che i neonazisti ucraini, con la loro esibita “identità razziale”, servono benissimo ai loro scopi: sono “materia” senza forma, ethnos senza Logos, zoologia senza intelligenza….
nazi-ukraine-todayConfesso: ho meno paura delle centinaia di migliaia di profughi e immigrati che ci stanno mandando, quanto della nostra “integrazione”. Li “integriamo” in una civiltà in degrado terminale, in sistemi giuridici dove domina il “positivismo” (ossia l’arbitrio), dove la disonestà è esibita e la ineguaglianza scandalosa, dove il potere politico non è più chiaro e chiaramente identificato, e perciò sempre più irresponsabile, tra entità tecnocratiche e sovranazionali a più strati cui sono consegnate porzioni sempre più importanti di sovranità (che è il fondamento del diritto!); e a cui si risponde con impossibili “ chiusure identitarie”, che sono sogni ad occhi aperti e regressivi. Insomma, li integriamo nella inciviltà avanzante. E non è allegro.L’etnia meglio favorita di qualità “naturali” degrada, se non riceve la “forma intellegibile”; e infatti le nuove generazioni “bianche” occidentali che si riempiono di tatuaggi ed anelli al naso segnalano – è un sintomo allarmante e sottovalutato – la decadenza della “razza”verso stati inferiori di esistenza collettiva, senza dignità né nobiltà, uno scadere verso il “facile”; e la “rivoluzione della tenerezza” di cui parla El Papa non è che un accompagnamento a questa caduta nella neo-barbarie. “Tenerezza”, sentimentalismi, hanno sempre anche il lato della ferocia irrazionale e improvvisa, anche quella è un impulso – una società che si commuove è anche una società che fa’ stragi. E’ lo status tribale, sub-civile. Contro Rousseau che predicava il ritorno allo stato di natura come liberazione, Hegel mostrò: “Lungi dall’essere il dominio della libertà, lo stato selvaggio è associato a passioni brutali ed atti violenti. Lo Spirito, nelle condizione sua naturale, è una condizione di servitù in cui l’uomo vive sotto la soggezione dei sensi”. Ci vorrebbe un Logos che desse forma al pullulare di gruppi minimi fra loro ostili, a cui ci stiamo riducendo. Ma come ne siamo lontani, lo dice un fatterello che vi racconto. L’agosto scorso, mi capitò di ascoltare una conferenza di Massimo Cacciari al mare, una sera. In modo eloquente, il filosofo dalla capigliatura preternaturalmente folta e nera, lamentò con appassionata eloquenza come si stava costruendo l’Europa, come una potenza ottusa, omologante, che schiaccia le vitali diversità dei popoli europei… insomma le stesse lagnanze che avete letto anche in queste pagine, molte volte. Mi alzai e gli chiesi se, allora, non sarebbe stato meglio accettare l’idea del generale De Gaulle, che fu sempre nemico di quest’europeismo tecnocratico-massonico, e propugnava una “Europa delle patrie”.
Cacciari storse la faccia. “Patria”, disse, non gli piaceva, c’è troppo di “Pater”, di autoritario. Se mai, avrebbe voluto una “Europa delle Matrie”. Applausi da pubblico (di sinistra). Non ebbi modo – ne voglia – di replicargli che come filosofo aduso alla terminologia ellenica, doveva sapere che il regno delle Madri fu, n ella Grecia arcaica, il regno delle Erinni. Le civiltà delle madri è quella mafiosa, fu quella della vendetta familiare, della catena di faide, del familismo amorale. Già Eschilo celebrò la fine di quel “regno” della tenerezza-violenza, in una nota quadrilogia. Oreste uccide sua madre, che aveva ucciso suo padre Agamennone; le Erinni lo vogliono fare a pezzi, perché ha versato sangue della sua stessa famiglia, famiglia degli Atridi, una catena di omicidi…..Interviene Atena, spuntata dal cervello di Giove, e difende Oreste nel processo davanti all’aeropago: d’ora in poi si valuta il fatto in tribunale, ed Oreste ha compiuto un atto di giustizia, avendo sua madre tradito ed ucciso Agamennone. La Giustizia è soddisfatta, dunque cessi la catena della faida. D’ora in poi lo stato sarà virile, razionale, “forma” e non “materia”; le Erinni siano confinate al focolare, diventino Eumenidi, che significa le benevole; loro sarà il “regno della tenerezza” che si applica però rigorosamente solo ai nipotini, agli infanti. Di giustizia, le Madri non si occupino più.
Tutte queste cose, Cacciari sa benissimo. Sa anche che qui, non ci mancano le Matrie. Ne siamo pieni. La mafia è una Matria, è una Matria la camorra; il clan dei Casamonica un’altra Matria, la cosca dei giudici in fondo è un’altra Matria; la Rai è una Matria, la Chiesa come s’è venuta atteggiando, un’altra ancora. Siamo soffocati da madri, la nostra vita è piena di affetti, i figli so’piezz’e core, gli immigrati si accolgono tutti perché poverini, i disonesti e parassiti pubblici non vanno licenziati, all’omicida diamo quattro anni, i delinquenti si fanno uscire di galera perchè nessuno tocchi Caino…e così, passo passo, si regredisce alle Erinni. Perdendo il senso della giustizia, della forma, della razionale intelligenza a cui obbligare i cittadini.
L’Europa delle Matrie l’abbiamo già. Anche il dominio della Merkel ne è un sintomo preoccupante. Disperatamente continua a mancarci la Patria, e non abbiamo più padri.
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Note
  1. Proprio perché profondamente consapevole della propria identità e dotato di dignità particolare, il popolo magiaro ebbe l’umiltà di restare per secoli fedele suddito dell’impero asburgico, cattolico e multinazionale propaggine del Sacro Romano Impero. Nell’ottocento dove le altre etnie, istigate dalla propaganda massonica, si ribellarono al mite monarca di Vienna e pretesero a farsi “stati nazionali” (una moda funesta che oggi ci viene cancellata dai padroni), gli ungheresi – proprio loro che potevano rivendicare una monarchia nazionale, con la corona di Santo Stefano re – si sentivano meglio garantiti e valorizzati sotto l’ala “romana” di Francesco Giuseppe. Appunto per punirla di questa fedeltà, i massonici vincitori della Grande Guerra la smembrarono, regalandone lacerti vitali a stati e staterelli slavi appena creati.
  2. Il dare forma alla materia è sempre un atto d’imperium, una imposizione, “perché a risponder   la materia è sorda” (disse Dante).   Per  questo lo Stato “porta la spada”,   come ricorda san Paolo, è una autorità e una forza.  Ma non “solo” forza,   bensì forza illuminata da uno scopo, da un’intelligente volontà. Una forza disciplinante e  unificante.

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