"Noi sosteniamo non la superiorità di una razza sull'altra, ma il rispetto che ciascuna razza deve avere di sè, della propria forma razziale - ossia della propria 'identità', intendendo con questo la propria cultura, le proprie tradizioni, i propri costumi, la propria religiosità. Gli unici che, semanticamente, rispettano la società multirazziale siamo noi, rispettosi dell'identità di ogni razza. Noi avversiamo il dissolvimento delle razze, il disfacimento dei popoli e la deformazione delle culture nel meticciato universale. Una comunità interrazziale può rivelarsi naturale solo a patto che ciascuna razza viva in autonomia dalle altre, sulla propria terra, sviluppando entro questo perimetro una cultura che, come proiezione della propria entità razziale, differisce dalle altre culture. In questo senso, condannata ogni ipotesi di assimilazione e integrazione, la coesistenza armoniosa tra gruppi etnici differenti viene concepita come il frutto di rapporti in cui alla separatezza e distanza delle rispettive comunità venga associata una equa cooperazione tra le stesse, affinchè ognuna di esse abbia garantite dignitose condizioni di vita sul territorio a cui è legata da disegni divini."
mercoledì 4 febbraio 2015
IL RISPETTO DELLE RAZZE!
"Noi sosteniamo non la superiorità di una razza sull'altra, ma il rispetto che ciascuna razza deve avere di sè, della propria forma razziale - ossia della propria 'identità', intendendo con questo la propria cultura, le proprie tradizioni, i propri costumi, la propria religiosità. Gli unici che, semanticamente, rispettano la società multirazziale siamo noi, rispettosi dell'identità di ogni razza. Noi avversiamo il dissolvimento delle razze, il disfacimento dei popoli e la deformazione delle culture nel meticciato universale. Una comunità interrazziale può rivelarsi naturale solo a patto che ciascuna razza viva in autonomia dalle altre, sulla propria terra, sviluppando entro questo perimetro una cultura che, come proiezione della propria entità razziale, differisce dalle altre culture. In questo senso, condannata ogni ipotesi di assimilazione e integrazione, la coesistenza armoniosa tra gruppi etnici differenti viene concepita come il frutto di rapporti in cui alla separatezza e distanza delle rispettive comunità venga associata una equa cooperazione tra le stesse, affinchè ognuna di esse abbia garantite dignitose condizioni di vita sul territorio a cui è legata da disegni divini."
lunedì 2 febbraio 2015
sabato 31 gennaio 2015
Democrazia, quanti crimini in tuo nome
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Democrazia, quanti crimini in tuo
nome
di Gianfredo Ruggiero (*)
Ma quando a
massacrare inermi civili sono gli americani allora la notizia passa
sotto silenzio.
Nel novembre del
2004, durante l’invasione NATO dell’Iraq alla ricerca delle
inesistenti armi di distruzioni di massa di Saddam, gli americani
bombardarono per giorni e giorni la città irachena di Falluja con
bombe al fosforo bianco provocando la morte di migliaia di civili e,
a causa delle radiazioni, la nascita di bambini deformi e un aumento
esponenziale dei tumori tra i sopravvissuti.
Le immagini
raccapriccianti, visibili su Youtube, dei corpi corrosi e
scarnificati dalle bombe al fosforo: uomini, donne e bambini
bruciati vivi tra atroci sofferenze e senza alcuna possibilità di
cura, non hanno suscitato, a differenza della Siria, alcuna reazione
da parte del mondo politico occidentale e hanno lasciato del tutto
indifferenti le grandi testate giornalistiche e le maggiori reti
televisive.
Anche in questo
caso, per i massacri perpetrati dagli americani sui civili inermi,
nessuna ondata di sdegno, nessun titolo in prima pagina, nessuna
presa di posizione dei governi europei a dimostrazione del totale
asservimento della cosiddetta libera stampa e dell’Occidente
americanizzato agli interessi economici e geopolitici degli USA.
Dalle due bombe
atomiche (non ne bastava una?) gettate su un Giappone prossimo alla
resa, alle bombe al napalm sui villaggi vietnamiti, fino ai
proiettili all’uranio utilizzati nei Balcani, l’America non è nuova
a questi metodi e nonostante sia la prima produttrice, esportatrice
e utilizzatrice al mondo di armi di distruzione di massa è sempre e
comunque considerata un baluardo di democrazia e libertà.
Chissà se un
giorno, per questi crimini contro l’umanità, ci sarà una nuova
Norimberga...
(*) Presidente Circolo Culturale
Excalibur - Varese
venerdì 30 gennaio 2015
L'IGNORANZA VOLUTA
L’ignoranza voluta
Molti in Italia hanno ricevuto a scuola perlomeno una infarinatura sulla conoscenza dei nomi legati alla letteratura e alla storia della nazione.Non solo…vengono proposti nelle aule scolastiche i nomi di coloro che hanno fatto epoca, degli statisti che a livello internazionale hanno fatto da ago della bilancia nell’incedere degli eventi, e di quei letterati che hanno interpretato con i loro scritti l’essenza contemporanea e il suo divenire.
Chi non ha mai sentito nominare William Shakespeare ? oppure Alessandro Manzoni…o ancora Sartre…o un qualsiasi altro personaggio reso famoso dai suoi scritti in Europa…?
Li conosciamo tutti…siamo in grado di apprezzarli o criticarli, in base alle preferenze più o meno politiche verso cui indirizziamo le simpatie di riferimento…così come possiamo tracciare una mappa dettagliata degli eventi storici e politici delle società europee e dei sentimenti che hanno travagliato il vecchio continente nel secolo scorso.
Siamo quindi informati…anzi informatissimi…su storia e letteratura…
Conscio di questa nostra cultura europea, mi chiedo però quanti conoscano altri nomi, altrettanto importanti, di letterati o di uomini politici….e di eventi straordinari, che tutti noi abbiamo avuto sotto gli occhi per decenni, senza che ci siano stati fatti conoscere.
Mi riferisco ai dissidenti russi della prima metà del 1900, ai poeti e agli scrittori che con la loro penna ci hanno presentato una realtà la cui conoscenza ci sarebbe altrimenti stata negata, e che per questo hanno pagato con decenni di deportazione, di prigione, o addirittura con la vita.
Sono stati testimoni di un mondo a parte, come scrive Gustaw Herling, e ci hanno resi partecipi di questa realtà, ma nonostante ciò sono quasi tutti relegati ad uno stadio di non conoscenza e di indifferenza nei recessi della italica cultura.
Infatti molti degli scrittori dissidenti della ex Unione Sovietica, condannati e deportati da Lenin prima e da Stalin poi, sono stati testimoni di spezzoni di realtà agghiaccianti, di genocidi sistematici, di stermini pianificati…ma sono tuttora illustri sconosciuti tra le italiche genti.
Tutti noi conosciamo di nome le Fosse Ardeatine, i campi di sterminio nazisti, Anna Frank e il suo diario, e tutti gli scrittori che giustamente ci hanno dato la possibilità di apprendere ogni argomento che possa gravitare intorno a queste tematiche.
Ma allora perchè se chiedo a qualcuno : “Sai raccontarmi qualcosa sulla collettivizzazione delle campagne in Russia, e la conseguente carestia indotta, che ha portato alla morte di milioni di persone negli anni 30 in quel paese ? ” ottengo solo imbarazzati silenzi ?
Proviamo a interrogare qualche studente universitario…domandiamogli se sa chi è Anne Applebaum, o Varlam Salamov, o Dante Corneli…non ci sarà data alcuna risposta su questi veri e propri eroi dimenticati dai più.
Chi dobbiamo ringraziare per essere stati tenuti in questa particolare forma di ignoranza, settaria, circoscritta, mirata…?…forse che i genocidi compiuti per decenni in Russia dovevano passare sotto silenzio, mentre quelli nazisti no…?
Il discorso potrebbe essere allargato ai paesi asiatici che più soffrono l’oppressione comunista a tutt’oggi : Cina in testa, Corea, Cambogia, Filippine, ecc
Mai sentito nominare Claire Ly…?
E Harry Wu…?
Strano…i libri di storia contemporanea che ci propinano a scuola non ne contengono traccia…sarà un errore…non posso pensare che sia stato tutto stralciato ad arte, per falsare la realtà.
Non posso credere che si sia tentato (inutilmente…visto che fortunatamente abbiamo internet ) di cancellare gli orrori comunisti, semplicemente cercando di cancellarne le tracce.
Non posso credere che gli odierni Franceschini, o Dalema, o i vecchi rappresentanti dei partiti di governo degli anni precedenti si siano trovati d’accordo su cosa dire a riguardo, e cioè niente…nulla…
Se non esiste non ne devi parlare….
Oppure c’è un’altra spiegazione…e se è così vi prego…ditemela…ma siate convincenti…io, quei libri li ho letti.
mercoledì 28 gennaio 2015
PERSECUZIONE DEI CRISTIANI NELL' IRAK OCCUPATO DALLO STATO ISLAMICO
Blog politicamente scorretto contro la dittatura del pensiero unico. AVV. E. LONGO
PERSECUZIONE DEI CRISTIANI NELL' IRAK OCCUPATO DALLO STATO ISLAMICO
Qualche
notizia sulla tragedia che colpisce i cristiani iracheni tramite i dispacci
della Agenzia Fides: il coraggio di anziani fedeli, un monastero trasformato in
carcere islamista, le speculazioni sull’emigrazione dei cristiani.
Rifiutano di convertirsi all’islam: espulsi da Mosul 10 anziani
cristiani.
Kirkuk (Agenzia Fides)
– I miliziani jihadisti dell’autoproclamato Califfato Islamico hanno espulso da
Mosul 10 anziani cristiani caldei e siro-cattolici rastrellati dai villaggi della
Piana di Ninive e temporaneamente ospitati nella seconda città irachena, dopo
che aver rifiutato di abiurare la fede cristiana e di convertirsi all’islam.
Mercoledì 7 gennaio il gruppo di anziani – alcuni dei quali con gravi problemi
di salute – è stato accolto a Kirkuk, dopo aver passato due giorni al freddo
nella “terra di nessuno” tra i villaggi occupati dalle milizie dello Stato
Islamico (IS) e l’area sotto controllo dei Peshmerga curdi. “Ci avevano
cacciato dai nostri villaggi e dalle nostre case per occuparle – racconta
Rachel, una delle anziane, contattata dall’Agenzia Fides – e poi ci hanno
ammassati tutti in una residenza di Mosul. Siamo andati avanti grazie
all’assistenza di alcune famiglie musulmane, che ci portavano il cibo e quello
di cui avevamo bisogno. Poi, a un certo punto, quelli del Califfato ci hanno
detto che potevamo restare lì soltanto se ci convertivamo all’islam. Ma io, che
mi nutrivo sempre del Corpo di Cristo e andavo sempre al santuario a pregare
Santa Barbara, come potevo rinnegare tutto questo? Ho detto loro: io non posso
farlo. Se volete, mandatemi via”. Una volta espulsi da Mosul, gli anziani sono
potuti entrare a Kirkuk grazie anche all’intercessione del Patriarca caldeo
Louis Raphael I, che ha convinto le autorità civili a sospendere il blocco ai
check point d’ingresso alla città messo in atto per motivi di sicurezza.
Insieme ai dieci anziani, è stata accolta a Kirkuk anche una delle famiglie
musulmane di Mosul che si erano prodigate con sollecitudine nella loro cura.
(GV) (Agenzia Fides 9/1/2015).
Lo Stato Islamico trasforma in prigione il monastero di San Giorgio,
divelta la croce sulla cupola.
Mosul (Agenzia Fides) –
Nella città di Mosul, conquistata a giugno dai miliziani jihadisti dello Stato
Islamico (IS), le chiese cristiane continuano a essere trasformate in carceri.
Durante l’ultimo fine settimana i jihadisti dell’IS hanno trasferito almeno 150
prigionieri bendati e ammanettati nell’antico monastero di San Giorgio,
appartenente all’Ordine antoniano di Sant’Ormisda dei caldei. Lo riferiscono
fonti locali, entrate in contatto con il website iracheno ankawa.com. Tra i
prigionieri, in precedenza detenuti presso la prigione di Badush – evacuata
nella previsione di un possibile attacco da parte della coalizione
anti-Califfato – ci sarebbero capi tribù sunniti oppositori dello Stato
Islamico ed ex membri degli apparati di sicurezza smantellati dai jihadisti. Le
ultime foto del monastero circolanti via internet documentano che anche la
croce della cupola di San Giorgio è stata divelta, seguendo il destino toccato
anche alle altre chiese cristiane occupate dai jihadisti. In precedenza, fonti
locali avevano riferito all’Agenzia Fides che presso il medesimo monastero
erano stati portati gruppi di donne. “Le notizie e le foto delle chiese
occupate dai jihadisti – commenta all’Agenzia Fides Rebwar Audish Basa,
Procuratore dell’Ordine antoniano di sant’Ormisda dei Caldei – rendono ancora
più dolorose le ferite interiori dei cristiani fuggiti da Mosul e dalla Piana
di Ninive, che si preparano a passare il primo Natale lontano da quei luoghi da
loro tanto amati. Chiese e monasteri adesso subiscono profanazione da chi non
mostra di avere alcuna pietà, per niente e per nessuno”. (GV) (Agenzia Fides
18/12/2014).
Patriarcato caldeo: nessuna “approvazione” all’emigrazione dei
cristiani in Germania e Canada.
Baghdad (Agenzia Fides)
– Il Patriarcato di Babilonia dei Caldei, con un comunicato ufficiale,
smentisce le affermazioni circolate online secondo cui il Patriarca Louis
Raphael I avrebbe concesso la sua approvazione all’emigrazione di 13mila
cristiani caldei iracheni in Canada e in Germania. Tali strane affermazioni –
si legge nel comunicato, diffuso dai media ufficiali del Patriarcato e
pervenuto anche all’Agenzia Fides – risultano essere completamente infondate.
Riguardo all’emigrazione dei cristiani dall’Iraq, il Patriarcato ribadisce la
posizione già espressa in altre occasioni: chi decide di lasciare il Paese
martoriato dai conflitti settari e destabilizzato dalla creazione del Califfato
Islamico, lo fa in piena libertà e assumendosene la piena responsabilità. Il
Patriarcato non vincola nessuno all’obbligo morale di rimanere, né tanto meno
incoraggia nessuno a andare via. La strada dell’emigrazione rappresenta sempre
una decisione personale, che non può essere giustificata con riferimenti a
inesistenti approvazioni da parte dell’autorità ecclesiastica. Nel comunicato
del Patriarcato si mettono in guardia i fedeli caldei dalle manovre di singoli
e gruppi organizzati che “soprattutto negli Stati Uniti” puntano a far
aumentare i numeri della diaspora irachena per allargare la propria “clientela”
elettorale, da mobilitare in appoggio alle loro iniziative politiche. (GV)
(Agenzia Fides 13/1
lunedì 26 gennaio 2015
OLTRAGGIO AL VALORE
OLTRAGGIO AL VALORE
IL DIFFICILE SFORZO DI RISTABILIRE LA
VERITA’ CONTRO LA MENZOGNA
Una autentica pacificazione nazionale
non può ignorare quanti si sono battuti come volontari di guerra per
sostenere e difendere le proprie idee e convinzioni ed hanno meritato le più
alte decorazioni.
Di PIERO BARONI
Persino da autorevoli seggi del
potere istituzionale creato dalla repubblica (anche se in forma non proprio
limpida) dell’esigenza di un’autentica pacificazione naturale. In sostanza
si sarebbe considerata inopportuna la permanenza di contrapposizioni aspre
relativamente alla guerra civile che insanguinò l’Italia nel periodo fine
1943-1945 e ancor più con lo sterminio sistematico dei fascisti nei mesi
immediatamente successivi alla fine della guerra (il tristemente
“celebre” triangolo della morte; le “giornate radiose” di
togliattiana memoria; l’omicidio, ad esempio, del Maggiore Adriano Visconti,
assassinato nel 1945 dopo la sua resa quale militare dell’aeronautica
repubblicana, e accreditato di 26 vittorie in combattimenti aerei, 19 nella
Regia Aeronautica, 7 dopo l’(8 settembre, nell’aviazione repubblicana; etc.,
etc…).
La parola “pacificazione”
presuppone il superamento autentico, e non meramente formale e strumentale,
dell’odio, del rancore, della faziosità e di quanto altro utilizzato per
lunghi decenni per alimentare il “mito” della resistenza). Un’analisi
oggettiva, distaccata, rispettosa delle situazioni sarebbe utile,
addirittura indispensabile. Risalendo alle cause autentiche. Non è certo
questo lo spazio per un’analisi del genere. Purtroppo esso è utile per
indicare uno degli argomenti che formano il retroterra degli interrogativi e
delle tematiche legate all’impossibile, almeno per ora e chissà per quanto
tempo ancora, cammino verso il chiarimento storico da porre ineludibilmente
alla base di un serio discorso di pacificazione tra i “vecchi” e di
verità a favore dei giovani.
Vi sono dei nomi che
istintivamente aprono orizzonti di memorie e di immaginazione. Purtroppo
certa gente si è impegnata con tutte le forze, e altro ancora, per
cancellarne la memoria, per celarne ogni sia pur minimo ricordo. El Alamein,
Culqualber, Bir el Gobi, Ai nel Gazalqa, tanto per citare alcune località
africane dove il valore di Soldati italiani destò l’ammirazione del nemico.
Oltre i nomi delle località vi sono quelli di Uomini consegnati alla Storia.
E qui non si tratta di fare della stupida retorica, di esaltarne il
cosiddetto amor patrio, e via discorrendo. Si tratta, più semplicemente, di
riconoscere il merito di quanti consapevolmente hanno compiuto il loro
dovere di Soldati, giungendo sino al sacrificio della vita. Tra i nomi che
meritano tale riconoscimento quello di Carlo Faggioni, Tenente Colonnello
Pilota, aerosiluratore della 282.ma Squadriglia - (quella di Carlo Emanuele
Buscaglia, di Giuseppe Cimicchi, di Giulio Cesare Graziani, di Marino
Marini), pluridecorato, protagonista, tra l’altro, di un attacco alla
corazzata Barham (13 dicembre 1941) colpita “al traverso di dritta”,
come precisa un documento ufficiale stilato dal comando dell’aeronautica
dell’Egeo il 18 ottobre 1941. Dopo l’8 settembre, Faggioni aderì alla
Repubblica Sociale, rendendosi protagonista di numerose azioni con il suo S.79.
Nel 1944, durante un attacco a unità alleate nelle acque di Anzio, il
velivolo di Faggioni venne colpito dalla contraerea mentre a bassa quota
lanciava il siluro. Il suo sacrificio (e quello del suo equipaggio) venne
onorato con la medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Una
decorazione che il ministero della difesa della repubblica si è poi
affrettato a revocare, abrogare, cancellare.
Non è un caso isolato. Altre
massime decorazioni alla memoria sono state revocate sulla base di una
faziosità accanita, velenosa, obnubilante il rispetto per il valore ed il
sacrificio, da qualsiasi parte manifesti.
Al termine di una ricerca non
certamente esaustiva, si elencano qui i nomi dei decorati alla memoria con
la Medaglia d’Oro, caduti nella guerra di Spagna ed in seguito epurati
perché combattenti nelle file “nazionaliste”.
Capomanipolo Mario Mina, da
Milano; Capitano Luigi Giuliani, da Torino; Sergente Pilota Guido Presel, da
Trieste; Ufficiale Pilota Enrico Schievano; Capomanipolo, Tenente del regio
esercito, Tullio Baroni; Sottotente Pilota Manfredi Appiani; Sottufficiale
Pilota Paolo Buccella Ducloz; Sergente Pilota Gastone Picchini; Sergente
Maggiore Pilota Giuseppe Lo Moro; Sottotenente Pilota Sebastiano Bacchini,
da Venezia; Maggiore Paolo Lorenzo Paladini, da Massa; Capitano Romolo
Fowst, da Padova; Camicia nera universitaria Antonio Floris, da Oschiri
(Sassari);Sottotente Pilota Renato Andreani, da Carrara; Capitano Pilota
Mario Viola, da Roma; Tenente Pilota Ernesto Monico, da Vicenza; Sottotente
Carrista Salvatore Morioni, da Terni; Tenente Giovanni Conte, da San Pietro
Infine (Caserta); Maresciallo Pilota Arnaldo Moro, da Rinasco (Pavia);
Legionario Giovanni Belloccio, da Alessandria; Sergente Pilota Aldo
Gasparini, da Mantova; Ispettore federale amministrativo della “X Legio”
Lino Zambrini; Comandante di plotone Arditi Renato Gomez de Ayalo da
Napoli; Tenente Corradino Squarcia, da Ascoli Piceno.
Una autentica pacificazione
naturale non può ignorare quanti si sono battuti, volontari di guerra, come
la massima parte dei caduti sopra elencati, per le proprie idee, per le
proprie convinzioni. Una guerra, sarebbe opportuno non dimenticarlo, nella
quale l’Unione Sovietica – e sia detto con il massimo rigore documentale –
profuse sforzi notevolissimi sia in materiali (carri armati, aerei da
combattimento, munizioni, equipaggiamenti), sia in consiglieri politici,
militari e, soprattutto, in attività di sabotaggio e di spionaggio. Le
ultime, per ora, conferme arrivano dall’Archivio Mitrokhin. L’entità
dell’impegno dei comunisti sovietici nella guerra di Spagna supera di gran
lunga quanto sino a pochi anni fa era dato sapere. Coinvolge i massimi
vertici dell’NKVD (responsabile del servizio di sicurezza dello stato,
divenuto poi KGB). Nel febbraio 1937 uno dei suoi agenti britannici Kim
Philby (uno dei cosiddetti “magnifici cinque” che per decenni fecero
il doppio gioco a favore di Mosca lavorando nei sistemi di sicurezza del
governo di Londra) ottenne da un’agenzia della capitale inglese una lettera
che lo accreditava come corrispondente di guerra in Spagna, dal versante
nazionalista. Il suo obiettivo (come egli scrisse nelle sue memorie) era
“raccogliere informazioni di prima mano su tutti gli aspetti dello sforzo
bellico fascista”. In realtà Philby doveva riuscire ad avvicinare Franco
e ucciderlo. Un piano approvato da Stalin e che venne comunicato all’agente
(in partenza per il fronte di guerra) dal capo della residenza illegale
sovietica di Londra, Tedor Maly. Un piano che non ebbe seguito solo per
l’impossibilità di avvicinare Franco.
Altro aspetto dei retroscena di
quel conflitto, le lotte intestine tra comunisti; aspetto poco conosciuto
dal grande pubblico e riguardante l’attività dell’NKVD contro i Trockisti.
Aleksandr Orlov venne mandato in Spagna, da Mosca, come residente legale
dopo lo scoppio della guerra. Obiettivo: eliminare i trockisti all’interno
del Partido Obrero De Unificaciòn Marxista (POUM). L’organizzazione
trockista, affermò Orlov, “può essere facilmente liquidata”.
L’obiettivo strategico assegnato da Stalin ad Orlov era ancora più
ambizioso: “costruire una forza di polizia segreta sotto il controllo
dell’NKVD per mettere in atto la stalinizzazione della Spagna”.
Un’ultima annotazione: durante il
conflitto in Spagna, uno dei grandi problemi strategici consisteva, per
ambedue le forze in campo, nei rifornimenti. Una ulteriore conferma del
ruolo a tutto campo dei servizi segreti sovietici e, quindi, della
dimensione della guerra, si riferisce al sabotaggio attuato da agenti
sovietici nei porti del Baltico ed in Scandinavia: l’affondamento di
numerose navi cariche di armi dirette a Franco. Tra i sabotatori Ernst
Wollweber, giovane comunista tedesco. “Vent’anni più tardi sarebbe
diventato capo della Stasi nella Germania dell’Est” (Citazioni da:
Archivio Mitrokhin, pag. 109). Forse sarebbe il caso che i giovani, per una
questione di elementare rispetto della storia, apprendessero che il
nemico, in Spagna, era il comunismo.
Quello che, ad esempio, la Stasi
impose, con il supporto del KGB, nella Germania Orientale; quello del muro
di Berlino, dei “vopos”, della repressione a Danzica, Budapest,
Praga…
sabato 24 gennaio 2015
Crisi attuale e precedenti storici
Crisi attuale e precedenti storici
Sebastiano Caputo
di Sebastiano Caputo - 02/04/2013
Fonte: lintellettualedissidente (pubblicato anche su ariannaeditrice.it)
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“L’attuale crisi finanziaria è una crisi relativa alla distruzione dei capitali, è la conseguenza della cosiddetta “demonetizzazione” dell’oro, decisa quarant’anni fa il 15 agosto 1971 dal presidente americano Richard Nixon, con i consigli di Milton Friedman,vincitore del premio nobel per l’economia nel 1976”. (Prof. Antal Fekete, nel libro “Il ritorno al sistema aureo”)
L’ordine monetario internazionale è un castello di carte basato sulla fiducia degli investitori, dei politici e dei cittadini, i quali l’hanno accettato come valido. Per questo la finanza mondiale potrebbe implodere da un giorno all’altro. Basato sulla fiducia perché non più legato all’economia reale, alla produzione di beni e servizi, al deposito e al credito, alle leggi del plus-valore, del sistema aureo (in inglese, “gold standard”), delle frontiere nazionali. La moneta non è più un mezzo di pagamento bensì un bene sul quale fare profitto. Il capitale è diventato oppressore, predatore, apolide, devastatore, speculatore, non più al servizio della libera imprenditoria, delle famiglie e dei cittadini, bensì proprietà di una minoranza.
Sessant’anni di rivoluzione bancaria ed economica
Per capire questa rivoluzione bancaria ed economica è necessario ricollocarsi in una remota località turistica del New Hampshire, Bretton Woods, dove fu tenuta nel luglio del 1944, la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni unite. Se prima di quella Conferenza – alla quale avevano partecipato 44 nazioni alleate – il metallo aureo era il bene di riferimento di ciascun Stato sovrano sulla propria moneta – che emetteva banconote proporzionalmente ai propri depositi preziosi -, dopo quel giorno fu concordato un nuovo ordine monetario, basato sull’unicità del dollaro quale moneta convertibile in oro; mentre tutte le altre valute potevano essere commutate esclusivamente in dollari. Se i primi biglietti erano dello Stato (recavano la scritta United States of America sulla carta stampata), dal 1963 diventarono privati, cioè della Federal American Reserve (che non è né federale, né americana, né una riserva), il più grande cartello bancario e finanziario del mondo.
Non a caso l’ex presidente francese Charles De Gaulle, in una celebre conferenza stampa tenuta a Parigi il 4 febbraio 1965, allertò l’Europa intera, preconizzando un ritorno al sistema aureo tradizionale dato che a suo avviso gli Stati Uniti d’America non avrebbero avuto oro a sufficienza da scambiare contro i dollari. Lo statista francese fu un visionario: pochi anni dopo, all’inizio degli anni Settanta, in conseguenza dei primi Accordi di Bretton Woods, l’80 per cento delle riserve valutarie di tutti gli Stati del mondo erano costituite da dollari, dato che la Federal American Reserve stampava colossali quantità di carta senza però avere la rispettiva riserva aurea per garantire l’equilibrio del sistema monetario mondiale. Non a caso, il 15 agosto 1971, Nixon annunciò a Camp David la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, abrogando unilateralmente gli accordi di Bretton Woods del 1944. Quest’accordo, spinto dal caposcuola di Chicago Milton Friedman (il più grande alfiere del liberismo), ha fatto sì che il denaro “svincolato” dall’oro, non si basava, come d’altronde non si basa tuttora, su nessuna base solida, reale.
Questo progressivo disfacimento dell’economia reale e di tutte le sue leggi – processo storico-economico appoggiato dagli alfieri del liberismo e della globalizzazione forsennata – è stato attuato in questi ultimi sessant’anni con la complicità dell’intera classe politica occidentale, fino a consolidarsi in Europa con l’avvento dell’Euro, una moneta nelle mani dei mercati come ha ricordato l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti in un suo libro: “diversamente dalle vecchie banche centrali nazionali, e a differenza delle altre banche centrali del mondo (ndr, la Federal Reserve, la Bank of Japan, la Bank of England, la Bank of China) , la Bce non è fornita di quella che dovrebbe essere la funzione principale e tipica di una vera Banca centrale: il ruolo di agente del governo, di garante di ultima istanza (lender of last resort).
La complicità delle nomenklature degli Stati era già stata denunciata a suo tempo da Ezra Pound nelle sue poesie in prosa quando scriveva che “i politicanti sono i camerieri dei banchieri”. Lo disse a modo suo anche l’ex presidente della Repubblica italiana Francesco Cossiga nel libro “Fotti il potere”: “i politici sono marionette nelle mani dei banchieri”. Ieri, banchieri e statisti, erano collusi. Oggi non si nascondono più e si appropriano direttamente del potere. Non a caso il golpista Mario Monti era un uomo della Goldman Sachs (una delle 12 banche proprietarie della Fed che durante la crisi ha persino triplicato gli utili!).
Nelle recenti elezioni l’unico ad aver rimesso in discussione l’Eurosistema parlando di “sovranità monetaria” è stato il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, il quale nei suoi venti punti propone un referendum sulla moneta unica europea: o dentro o fuori. Tuttavia per risalire ad una critica viscerale dell’attuale ordine monetario internazionale bisogna risalire ai vecchi spettacoli. In campagna elettorale il genovese si è limitato (soltanto?) a rimettere in discussione i trattati bancari che reggono l’Euro.
Di fatto un referendum propositivo di questo genere è sembrato distruttivo agli occhi dei più. È necessario che Beppe Grillo torni a spiegare, come faceva nei suoi vecchi spettacoli sotto gli insegnamenti del Prof. Giacinto Auriti, il processo storico che ha portato all’attuale recessione economica. Parlare dei costi della politica – questo fine settimana il MoVimento 5 Stelle ha approntato una proposta di tagli per 42 milioni di euro l’anno, sugli stipendi e le indennità dei deputati – non basta, o meglio è troppo facile, dal momento che la “casta” è l’albero che nasconde un’intera foresta (l’ordine economico, bancario e monetario internazionale).
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